Quello che le donne non dicono


Quello che le donne non dicono sono tante, troppe cose.

Le donne non dicono dei loro dolori più profondi: di quelli che squarciano il ventre e graffiano l’anima.

Le donne non dicono dei loro patimenti, delle loro speranze e delle loro delusioni per i figli.

Le donne non dicono dei loro amori fortunati e dei piaceri del corpo.

Le donne non dicono dei loro odi e dei loro rancori.

Le donne non dicono delle loro paure di non corrispondere ad un modello che altri occhi vedono ed hanno loro imposto.

Le donne non dicono delle loro conquiste, dei loro cambiamenti e delle loro vittorie.

Le donne non dicono perchè hanno imparato, per lunga consuetudine, a tacere per non venire dileggiate, offese ed umiliate.

Le donne non dicono e spesso hanno la pretesa di venire capite ugualmente.

Le donne non dicono, ancora e ovunque, che è ora di smettere di tacere e di cominciare a parlare con una voce che sia la loro e non quella della subalterna cultura.

Le donne non dicono che è ora di aprire le porte, di uscire nelle strade, di farsi vedere per davvero senza sovrastrutture imposte da mercanti e pubblicitari.

Le donne  non dicono che gli uomini hanno paura.

Le donne non dicono di dovere imparare a parlare e soprattutto a farsi ascoltare.

Le donne non dicono che vogliono ancora credere nella futura generazione di donne.

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2 risposte a Quello che le donne non dicono

  1. frastellina ha detto:

    te lo dico fin da adesso. nei prossimi giorni,io questo post me lo copio e lo metto scritto a lettere cubitali nel mio blog… spero che non ti dispiaccia…
    è bellissimo. In più inizia con le parole di una delle mie canzoni preferite.
    oltre alla PR, puoi mettere nella lista dei lavori facoltativi anche la scrittrice… 🙂
    un abbraccio

  2. silvanascricci ha detto:

    Grazie, mi hai scritto un bellissimo commento e quasi quasi mi sono commossa.
    Puoi riportarlo TRANQUILLAMENTE e A LETTERE CUBITALI sul tuo blog, mi fa solo piacere.
    Per quanto mi senta lusingata, decisamente non ho la stoffa per fare la scrittrice, ma non sai quanto mi piacerebbe usare bene le parole e creare con esse emozioni ed immagini.
    A questo proposito se ti capita, leggi “Il libraio di Selinunte”, racconta la storia di un libraio, deriso e picchiato che ad un certo punto scappa dal proprio paese portandosi via tutte le parole, cosicchè nessuno degli abitanti può più esprimere emozioni, sentimenti e bisogni.
    Un bacio
    Silvana

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