Ciao Enrico

Perché ricordare ancora Enrico Berlinguer a 35 anni dalla sua scomparsa? Il perché, credo, risieda nella sua diversità, nell’alterità del vir probus, che non abbiamo più in questa politica, ma che, a tratti, ancora rimpiangiamo.
Enrico Berlinguer, un uomo “sempre alle prese con una coscienza esigente”.

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Avevo rifatto il letto

Avevo rifatto il letto, lo avevo fatto dopo il bucato con l’ammorbidente profumato, quello che ti piaceva perché sapeva di fresco e di pulito.

Ero davvero convinta che saresti tornata, magari un po’ acciaccata ma ancora con me, con noi.

Ma non sei più tornata.

E adesso, ancora oggi, io guardo quel letto e aspetto.

E’ rimasto il frigorifero acceso, il tuo bicchiere sul secchiaio, le tue medicine in cucina; sul tavolo della sala è rimasta anche quell’ultima medicina che ti avevo frantumato perché non riuscivi ad inghiottirla.

E’ rimasto il tuo cuscino sul divano, è rimasto il tuo golfino sulla sedia e sul quel golfino è rimasto anche il tuo profumo.

Continuo a portare la posta in casa, ad aprirla e a scrivere sulla busta di cosa si tratta, della data di scadenza, dell’importo da pagare come volevi tu.

Continuo a pagare le bollette della telefono perché a volte ti chiamo ancora, faccio squillare il telefono nella stupida illusione di sentire la tua voce.

A volte mi chiamo per vedere comparire sul display del cellulare il tuo nome.

Anche il tronchetto della felicità continua a crescere e a piegarsi perché ha toccato il soffitto e il lampadario non lo regge più.

Quando torno in casa vago di stanza in stanza per ritrovarti nelle cose, negli oggetti, nelle carte che hai lasciato in giro e, per un attimo, sei di nuovo con me e ti ritrovo.

Mi siedo sul divano e guardo le foto che ho davanti; ci sei tu, c’è papà, zio Michele, zio Angelo ma in realtà non c’è più nessuno.

Io lo so che dovrei sgombrare casa, aprire i cassetti, gli armadi; togliere gli abiti, la biancheria; dovrei rimettere in ordine la tua collezione di asciugamani e tovaglierie.

Io lo so che dovrei fare la cernita delle cose da tenere e quelle da buttare, ma ancora non ci riesco; non sono ancora pronta a lasciarti andare via da quella casa, a lasciare che il tuo profumo svanisca del tutto dalle stanze.

Perché è vero che tu non sei davvero andata via, sei sempre presente nei miei pensieri, qualche volta compari nei mei sogni, ma non voglio ancora che tu te ne vada neppure dalle cose che ti hanno legata alla casa che amavi, agli oggetti che ti hanno fatto compagnia tutta la vita; a tutte quelle piccole cose per te importanti.

Perché sono io che ho ancora bisogno di te.

 

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Quando si è democristiani dentro…

Di maio: “ il governo lo facciamo noi”
Salvini: “il governo lo facciamo noi”
(Nessuno ha una maggioranza)
Renzi: “ mi dimetto è ovvio, ma dopo che è stato fatto il governo” : GENIO !

(Si ringrazia Alvise del prestito)

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Le relazioni pericolose

Mi hanno sempre detto che le donne sono un universo difficile da comprendere, complesso, imperscrutabile e persino arcano e misterioso.

Beh, anche gli uomini non scherzano.

Tutti ad ambire una donna che non crea problemi, con cui divertirsi, fare sesso senza estenuanti complicazioni sentimentali.

Sempre più spesso non risulta essere vero; inzialmente ne sono molto soddisfatti, infantilmente euforici di avere trovato finalmente il paese di bengodi.

Poi appena si accorgono che anche per la signora in questione le cose stanno esattamente nello stesso modo: sesso ludico senza alcun tipo di altra complicazione vanno in crisi.

Non gli va più bene, sembrano defraudati di qualcosa a loro dovuto: l’amore a senso unico.

Va benissimo che essi non abbiamo innamoramenti, ma il contrario li disturba profondamente; cominciano a dibattersi in domande, lacci e ragnatele mentali che amplificano le masturbazioni cerebrali.

Valli a capire gli uomini!

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La principessa nel palazzo incantato

le-tifoserie-di-bologna-hanno-fame-di-derby-22.840 giorni per disintossicarsi.

68.160 ore per togliersi la scimmia dalla spalla.

4.089.600 minuti per dimenticare sensazioni ed emozioni.

Buttati via, gettati nel fiume, abbandonati sul ciglio della strada.

40 minuti, 2.400 secondi per ricadere.

Forse, in realtà, non ne sono mai, davvero, uscita, forse nel mio inconscio sapevo che non avrei resistito, negli anfratti della mia psiche il demone si era solo nascosto aspettando l’occasione buona per farsi avanti, attendendo un rilassamento per sollevare la testa, prendendo tempo per trovare una breccia dalla quale riaffacciarsi.

E stasera l’ha trovata.

Si ripreso la rivincita.

E ve lo posso dire?  finalmente!!!!

Sono tornata al basket ed tornato il derby, sono tornata alle discussione se c’era o no il fallo, se c’erano o meno i tre secondi che, (tra parentesi non si fischiano più), sono tornata a far polemica con i tifosi avversari e….mi sono divertita da matti.

Ragazzi, sono tornata, e chi se ne frega se abbiamo perso; mi sei mancato vecchio amico mio!

 

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Hasta la victoria siempre

Vorrei dire agli esuli cubani che, dalla Florida, festeggiano di non gioire troppo per la morte di Fidel Castro e di non augurarsi, eccessivamente, la caduta del governo castrista.

Se dovesse succedere loro, per Trump, diventerebbero soltanto dei latinos al pari dei messicani.

Non servirebbero più.

Non servirebbe più coccolarli, foraggiarli sbandierandoli come il simbolo oppresso da una feroce dittatura.

Non dimentichino che prima di Fidel a Cuba non regnava proprio una democrazia perfetta, non dimentichino che la dittatura di Fulgencio Batista agli americani andava benissimo, nulla avevano in contrario.

All’America, come a tutti gli stati imperialisti, le dittature piacciono purchè siano quelle che si sceglie.

Non ho visto, qualcuno mi corregga se sbaglio, accogliere come eroi, anzi, neppure accogliere esuli che scappavano dall’Argentina di Videla o che fuggivano dal Cile di Pinochet aiutato dagli americani a rovesciare un governo democraticamente eletto.

Anzi, c’erano ordini precisi di sbarrare anche le ambasciate, americane ed europee, affinchè cileni ed argentini non provassero neppure a metterci piede e “imbarazzare” nazioni amiche di dittatori.

All’ipocrisia americana e degli esuli cubani a Miami: hasta la victoria siempre!

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Di treni, stragi ed altre storie

Tutti noi abbiamo bisogno di certezze.

Possiamo dire, con certezza, che la settimana che sta per finire aveva Saturno contro.

Si sono palesate altre certezze ed alcune conferme.

La conferma che oltre la facciata delle frecce rosse, bianche, argento e altri bei colori abbiamo una rete ferroviaria da terzo e quarto mondo dove l’errore umano che, meglio ricordarlo, è nel naturale ordine delle cose non viene annullato, disattivato da sistemi moderni di controllo.

La conferma che ai terroristi, tutti, concetti come fraternità, uguaglianza ma soprattutto libertà non piacciono; decisamente non piacciono.

La conferma , l’ennesima, che i terroristi non arrivano con i barconi, quei barconi raccontati così bene da Rosi in Fuocoammare; e che, se, arrivano lo fanno con un volo di prima classe.

La certezza della doppiezza ed inaffidabilità del paese Germania, che prima costringe l’europa tutta a mollare 3 miliardi di euro ad Erdogan, che ha instaurato in Turchia un governo che nega i diritti e reprime le libertà fondamentali,  per rafforzare il controllo sui migranti nelle operazioni Frontex e Europol per scaricarlo senza se e senza ma quando lo stesso Erdogan chiede asilo politico.

La certezza della vigliaccheria e dell’incoerenza dello stesso Erdogan che davanti al colpo di stato dei militari a testa alta e con sprezzo del pericolo scappa in cerca di asilo, come fece qualche tempo fa un re di nostra conoscenza che davanti ai tedeschi scappò ad Oporto, usando, per incitare i suoi sostenitori a farsi massacrare, un social network; proprio uno di quei social che ha tentato costantemente di vietare a turchi.

Vorrei invitarvi, come si fa nei giochi della Settimana Enigmistica, a trovare le differenza con un altro presidente democraticamente eletto che si fece ammazzare per non venire meno ai principi davvero democratici per difenderli fino all’ultimo.

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