A piede libero


Come una calata di cavallette, come un ciclone inarrestabile, come una tempesta imperfetta, ecco Bologna cadere in balia, al primo caldo, della terrificante invasione delle infradito.

“Soccia che cheld, soccia che cheld” e zac, inforchiamo con i nostri ditoni qualsiasi cosa sia inforcabile.

Quella che una volta era la ciabattina da donna o quella per scendere in spiaggia è diventata una cosa imprescindibile a qualsiasi ora del giorno e della notte.

C’è chi la mette coi pantaloni corti, chi con il completo lungo; gli sboroni le usano con la polo e i bermuda, ma il fenomeno curioso è che la polo, alla vista delle infradito, alza il bavero da sola, come un cagnolino ammaestrato, e forma così un quadro perfetto.

Sotto la giacca e la cravatta poi fa fighissimo, come a dire: sono uscito in fretta e sono un po’ nègligè, la vedete la barba incolta (poi scopri che le infradito sono di Armani)?.

Fantastico.

Le donne le mettono a fare la spesa, a guidare il Suv, a fare shopping, a messa, al matrimonio dell’amica, dal dentista, a colloquio con i professori, a correre a giardini (che si fa una fatica boia), sul K2 e sull’astronave per Marte.

E’ un mondo infradito.

E siccome si vuole esagerare, adesso si vedono anche infradito con tutte le dita infraditate.

Non bastavano l’alluce ed il secondo dito, ora si infilano tutte le dita del piede nella scarpa infraditandole come un guanto.

Il risultato è che ci sono donne che si sveglilano alle 5 e 40 del mattino per iniziare l’operazione che è difficoltosissima; per le 8, 8 e 15 sono pronte per uscire.

La moda si è scantenata a livelli pazzeschi; ci sono moto infradito, bici infradito, cappotti infradito, rapporti sentimentali infradito.

Bisogna mettere infra tutto (le mutande avevano già cominciato da tempo, il tanga in fondo, a suo modo, è un infradito).

Ma ci sono alcune tipologie singolari delle nuove infradito che andiamo ad elencare.

1) a tubo di stufa: sono delle normali infradito con un pezzo di cuoio o di pelle fatto a tubo della stufa, un po’ accartocciato, che fascia interamente la caviglia e lascia scoperto un esausto pezzettino di tallone; la sua estetica è allarmante, un pensionato, l’altro giorno, vedendo passare una ragazza con quel tipo di calzatura ha detto: “ban cuss’ela quella lè? un pà incartè?”. Un piede incartato.

2) a scarpa da tennis: ci sono le infradito da tennis, ormai è chiaro; la Converse ne ha fatto un tipo. Sinceramente non si capisce perchè ed il tipo di utilizzo. Per correre?, per giocare a tennis? perchè sta bene? boh.

3) a stivale: ebbene sì ci sono gli stivali infradito; nel senso che siccome fanno un caldo tropicale alle gambe, almeno che le dita del piede possano prendere una boccata d’aria. Alcune, l’estate scorsa, sono morte boccheggiando. Ma la logica comunque si sta spostando. Stivale d’estate ed infradito d’inverno. Bello, no?

4) a scomparsa: ormai le studiano tutte per minimizzare gli stili. Si passerà dal bottoncino nel quale infilare un piede terrorizzato di essere sbalzato nell’universo (e c’è già) a una suola con niente; a pressione. Senza infilare più nulla, a piede libero insomma (la pedonalizzazione di Merola è in questa ottica). Si troverà di sicuro il  modo di ciabattare lo stesso sull’asfalto; in che modo, ancora, non è chiaro.

Bologna sarà anche in crisi, ma è anche già in ciabatte.

Forse per stare più comoda.

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