Nuove abitudini

•febbraio 10, 2010 • Lascia un commento

E’ da qualche tempo che non mi alzo più imbambolata maledicendo la sveglia alle 7.30.

Adesso mi sveglio alle 5.30 maledicendo i mie arti che, peggio di una sveglia, mi richiamano dal sonno con brucianti dolori; e non è nemmeno come la sveglia che posso spegnere e riaccendere quando voglio.

Il dolore non riesco a spegnerlo altrettanto facilmente.

Mi alzo per non svegliare nessuno e nessuno disturbare con i miei pianti e lamenti sommessi, vago per casa come uno zombie aspettando l’orario per prendere l’antidolorifico che per qualche ora mi permette di sopportare il dolore che come un’unghia rovente mi taglia le carni.

Accendo il computer, leggo i miei blog preferiti, guardo i giornali online e quando le mani me lo permettono scrivo qualcosa sulla tastiera.

Intanto la città, che è ancora addormentata, si risveglia piano piano; cominciano a passare le prime macchine i cui fanali fendono le tenebre che, appena appena, cominciano a rischiararsi.

Cominciano a vagare i primi pedoni, infreddoliti, aspettando il primo autobus.

C’ è un parallelo tra il mio dolore, il suo lieve attenuarsi e le luci del mattino che fendono l’ombra.

Adesso l’anestetico comincia un po’ a fare effetto, posso vestirmi, lavarmi e cominciare un’altra giornata di lavoro.

I compagni fedeli

•febbraio 8, 2010 • 12 commenti

“D’ora in poi non sarai più sola, avrai un compagno fedele sempre con te: il dolore”.

Questo mi ha detto il medico oggi.

Certi compagni fedeli sarebbe meglio perderli che trovarli.

Non mi tornano i conti

•febbraio 5, 2010 • 12 commenti

Brunetta è in pensione dal 2009 (lasciamo perdere il fatto che loro vanno in pensione nemmeno a 60 anni, e noi ci vogliono mandare a 65 anni)

E’ nato il 26 maggio 1950.

Dichiara di avere fatto 38 anni di insegnamento universitario, quindi ha iniziato ad insegnare a 22 anni.

Si è laureato nel 1973.

Come fa fatto a diventare professore universitario a 22 anni, non ancora laureato?

I Bossi, le trote e le capre

•febbraio 5, 2010 • 9 commenti

Quanto sono stanca.

Una stanchezza immane si riversa sulle spalle.

Non chiedo la coerenza, che è arte difficile ed impervia; un certo senso di onestà e di decoro, invece, mi piacerebbe e lo gradirei.

La candidatura alle regionali del figlio di Bossi mi disgusta; l’unico merito che ha il Renzo è quello di essere figlio di papà; non sa un cavolo di niente, è stato pure bocciato 2 o 3 volte alla maturità in questa scuola italiana che, a dir loro, è un diplomificio.

Ebbene nemmeno in un diplomificio che dà a tutti un pezzo di carta il Renzo ce l’ha fatta al primo colpo e nemmeno al secondo; ha dovuto aspettare il terzo, ed in più si chiama Bossi, che nel nostro paese un nome importante apre le porte.

E adesso lo manderanno a fare il consigliere regionale a 8.000.000 euri al mese con i voti di papà, perchè se la campagna elettorale la dovesse fare con le sue forze prenderebbe due voti: il proprio e quello di sua madre (si sa che per le mamme italiane “ogni scarafone è bello a mamma sua”).

E se fossi leghista mi incazzerei ancora di più, perchè i leghisti non hanno figli meglio di quello di Bossi o almeno capra come lui da candidare?, ma stiano tranquilli, i loro figli come i miei, non verranno mai proposti per un simile lavoro.

Cornuti e mazziati due volte quelli del popolo verde, votano un partito che aborre, a parole, i nepotismi e gli intrallazzi di Roma ladrona; esalta, sempre a parole, il merito e le capacità e che, nel contempo, candida una trota di figlio che non sa parlare, non sa capire ma sa fare di conto, mentre i loro figli staranno a fare i disoccupati, i sotto pagati, a contendersi, in un’eterna guerra tra poveri, il lavoro con i tanto odiati extracomunitari.

Complimenti, grande intelligenza caro popolo delle camice verdi!

Io sarò cornuta ma almeno non  mazziata come i leghisti.

Ulivo…ulivo… ah no era un sicomoro

•febbraio 3, 2010 • 6 commenti

Finalmente è tornato nei posti della sua giovinezza, dove camminava scalzo al fianco di suo padre, il falegname.

“Sono l’unico italiano che possiede un olivo di duemila anni … a volte scherzando dico ai miei ospiti, ben venuti nel mio Getsemani privato.”

Ulivo?… ulivo?… ah no! Era un sicomoro, peccato!

Le sorprese dell’autobus (3)

•febbraio 3, 2010 • 14 commenti

I miei viaggi sull’autobus continuano.

Come sempre ogni giorno ed ogni sera, o quasi.

E’ strano, o forse no considerando la mia idiosincrasia per la mattina (animale notturno sono), come non colga mai nel viaggio di andata verso il lavoro nulla di particolare, e come, di sera, io sia molto più attenta e partecipe all’umanità che mi sta attorno.

Ieri sera, appunto, ero su un autobus stipato di gente, una muraglia umana, cercando di mantenere il precario equilibrio appesa ai malefici appigli che sono posti sempre troppo in alto per una venere tascabile come me.

Mentre cercavo di non farmi scivolare la borsa dalla spalla, di non far cadere il libro che avevo in mano, di non farmi pestare il piede che mi duole, mi sono guardata attorno e, naturalmente per caso, mi sono fermata ad ascoltare il discorso di una bionda platinata e truccatissima, sui cinquanta anni, al cellulare.

Avete notato come le persone che difendono la loro privacy con un atteggiamento morboso quando sono in ospedale, alle poste, in banca, poi non si facciano il minimo scrupolo di urlare al cellulare tutti i più dettagliati particolari dell’ultima visita dal ginecologo, o di snocciolare con una nonchalanche britannica il loro conto bancario e la loro situazione fiscale?

Comunque, tornando a noi, mi metto ad ascoltare la conversazione; ha parlato per 35 minuti 35 (durata del percorso in queste giornate con le strade piene di traffico e di rincoglioniti per la neve) dei personaggi di Amici della defilippa.

Oh, ma li conosceva tutti, manco fossero suoi parenti o suoi amici, discuteva sulle loro performance, sul loro carattere, sul trucco, sugli abiti, sulle risposte date ed avute dalla conduttrice.

Si sperticava in lodi, in improperi, in “dio, la adoro”, in “vorrei che fosse mia figlia”, in “gli spaccherei la faccia, tanto mi sta sul culo”, “la considero la mia migliore amica”.

Quest’ultima affermazione mi ha fatto accapponare la pelle.

Ho pensato in quale abisso di solitudine vera debba trovarsi una persona adulta per considerare un personaggio televisivo la sua migliore amica, quale buco dell’anima poteva avere una persona che considera amica una persona che non ti conosce, con cui non dialoghi, con cui non hai un rapporto epistolare, che non sa nemmeno della tua esistenza nel terragno ed acqueo mondo.

Mi è presa una botta di malinconia tremenda pensando alle vere solitudini delle persone che nemmeno, forse, sanno di essere sole e costruiscono discussioni con un’altra solitudine trattando del nulla.

Ciò che ha reso il tutto ancora più surreale è stata un’altra signora, esteriormente molto differente dalla precedente: sui sessantacinque anni, senza trucco e senza “panteramenti”, che per tutti i 35 minuti che sono stata sull’autobus, è rimasta con il suo cellulare attaccatto all’orecchio senza profferire una sola parola, senza alitare un solo suono.

Da un lato una donna che ha parlato continuamente, senza interruzione, di nulla.

Dall’altro una donna che non ha parlato mai, senza interruzione, di nulla.

Due facce della stesso isolamento, dello stesso abbandono?

Che mi frega della geografia… ho il GPS

•febbraio 1, 2010 • 14 commenti

Io sono una che si perde, continuamente.

Non ho il senso dell’orientamento.

Dice Dalla che nel centro di Bologna non si perde neanche il bambino, non credeteci, a me, a volte riesce.

Però so quali sono le capitali dei paesi del mondo (quasi tutte), so in quale continente si trova una nazione, riesco a collocare un paese coi suoi confinanti. Perchè?

Perchè da giovane a scuola, ci avevo l’insegnamento della geografia e non ci avevo il GPS.

Gran bella scoperta il GPS, è un aggeggino che ti salva da imbarazzanti circumnavigazioni dell’solato e del quartiere.

Ma bisogna lo stesso sapere la geogreafia altrimenti rischi di trovarti a Carpi mentre cercavi di raggiungere Capri, almeno se sai la geografia capisci se, almeno, la direzione è quella giusta.

Milena Gabanelli sindaco

•gennaio 30, 2010 • 7 commenti

Ti prego Milena, non farlo.

Ti stimo troppo come giornalista per vederti soffocare nelle pastoie della politica, almeno di quella ufficiale; certo l’idea di avere te come sindaco della mia città mi farebbe molto piacere, ne sarei onorata ma ti prego di non accettarla una candidatura.

Ti voterei, certo, ma poi ti penserei sempre di più ingabbiata e bloccata nelle sabbie mobili dei veti incrociati.

Non si riuscirebbe a far passare tutte quelle riforme che sono descritte nei tuoi servizi di good news che a noi paiono tanto irragiungibili quanto in altri paesi sono fattibili e fatte.

Dalla raccolta differenziata alla politica di energia rinnovabile e “fatta in casa”.

No cara Milena non accettare di candidarti a sindaco, rimani  la bravissima giornalista che sei; rimani a dare mazzate a destra e a manca che è nobile e smarrita arte in questo paese.

Ti prego rimani in RAI, con i tuoi tailleur pantalone, con il tuo trucco discreto, con il tuo viso di donna normale ed intelligente per farci ancora credere che per essere riconosciute ed apprezzate non è necessario essere solo culi e tette.

Macchè primarie, ci vuole qualcuno come la Gabanelli

Io, tampax

•gennaio 30, 2010 • 2 commenti

Come, in tutta superbia modesta, avevo previsto nel mio primo commento a caldo sull’ iPad lanciato da Stevie “Wonder” Jobs, 202215-hero20100127quel “Pad” scelto per il telefonone della Apple ha suscitato le reazioni perplesse di molte donne americane, che associano il “Pad”, il pannolino, all’igiene femminile e le tv americane ci ironizzano sopra apertamente. Da anni la Ibm, e oggi la Lenovo cinese, producono portatili chiamati “ThinkPad”, ma quella parola “Think” davanti, rende l’allusione involontaria assai meno sgradevole ed evidente. Tradotto in inglese femminile, “IPad” suona brutalmente e immediatamente come “Io Pannolino”. Ma possibile che nel circolo ristretto di chi ha scelto il nome alla Apple, dopo mesi di voci e di indiscrezioni e di discussioni, non ci fosse neppure una donna che potesse farlo notare? Forse c’era, ma il circolo di chi decide, a Cupertino, comincia con Steve e finisce con Jobs. Poi avrà successo lo stesso, ma per un Harry Potter del marketing come lui, questa è una gaffe, perchè l’estetica, il fantastico design dei prodotti della Mela ha sempre avuto, nelle sorelle di Eva attratte dalla sua bellezza, un mercato importante. Comprereste, voi signore italiane, un telefonino o un computer che si chiamasse “ioTampax”?

(dal blog: tempo reale – Vittorio Zucconi)

Protesta della toghe

•gennaio 30, 2010 • Lascia un commento

I magistrati escono dalle aule.

Per forza.

Con il processo breve si sentono soli.

Cercano compagnia.

La protesta delle toghe