La torre del Mulino Parisio abbattuta ed il senso di quartiere


Li trovi, normalmente, davanti ai cantieri e commentano l’andamento, la modalità e la tempisitica dei lavori pubblici.

E non sono mai d’accordo nè fra di loro nè, tantomento, con quelli che i lavori sono preposti a farli.

Sono gli ùmarel di Bologna.

Sono un po’ di mattine che li vedo; sono fermi a cappanello con il naso all’insù.

Guardano tutti la torre del mio quartiere che, a causa dei recenti terremoti, è crepata e rischia di cadere.

Tutti hanno la loro personale opinione e non si esimono dall’esprimerla: “la casca, la casca…”, “an casca mega, la supportè anca i carr’armè”, “e anca al bomb”, “eh ma la crepa l’è bròtta, l’è bròtta dimondi”.

Vanno avanti tutta la giornata, sembra un film e starli ad ascoltare risulta alquanto divertente.

L’altra faccia della medaglia della situazione sono i fotografi (l’ho fatto pure io quindi non c’è ironia alcuna), la torre del Mulino Parisio nei suoi quattro secoli di storia non è mai stata tanto fotografata ed ammirata.

Come tutte le cose che abbiamo sotto gli occhi non la vedevamo neppure più; nel momento della perdita, improvvisamente, tutto il quartiere si rende conto della sua esistenza e del dispiacere nel non averla più davanti agli occhi.

Se ne stanno tutti con il naso in aria ad osservarla come se l’atto potesse sostenerla e puntellarla; persone che si portano le sedie da casa, si piazzano in mezzo alla strada, osservano e considerano.

Le strade limitrofe (compresa quella di casa mia) sono state completamente chiuse al traffico, si vedono scene di altri tempi: ragazzini che si rincorrono in bicicletta, altri che giocano a pallone, adulti che chiaccherano fra di loro, il tutto in mezzo alla strada; si sentono gli uccellini che cinguettano, i rumori di lavori domestici che escono dalle finestre aperte.

Se non fosse per la torre che oggi verrà abbattuta sarebbe perfetto, un quartiere restituito ai cittadini che lo occupano, lo vivono e lo godono.

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4 risposte a La torre del Mulino Parisio abbattuta ed il senso di quartiere

  1. Franz ha detto:

    Con l’abbattimento della ciminiera, il sogno incantato del tuo quartiere cesserà, e ci ritroveremo tutti senza un punto di riferimento sobrio ma molto intenso.
    Un mio amico che abita da codeste parti è sicuro che le crepe ci fossero già prima del terremoto.

    Vabbè, malinconie lussuose, le mie: ci sono sicuramente situazioni più gravi non lontano da qui.

    Salutone.

    • silvanascricci ha detto:

      Qualche crepa c’era certamente prima del terremoto, le scosse hanno peggiorato la situazione.
      Ci sono sicuramente e purtroppo situazioni più gravi, anche molto vicino, però la caduta di simboli, anche picccoli e di quartiere, fa sempre un po’ di malinconcia.
      Ciao carissimo.

  2. Che bel post..
    Magari queste giornate di tranquillità sono state un regalo da parte del gigante che ci ha osservati in tutti questi anni.
    L’altro giorno sul Facebook di Iperbole ho trovato un link alla notizia della crepa, e un sacco di persone – metà delle quali ovviamente non di Bologna – nei commenti si lamentavano del fatto che avessero chiuso la strada, che per colpa di questa cosa tutta Bologna era bloccata.. ho intimato a tutti di stare zitti, in primo luogo perché meglio via Toscana transennata che vederlo crollare in testa a qualcuno, e in secondo luogo perché noi del quartiere eravamo già tristi abbastanza del fatto che qualcosa alla quale siamo affezionati non ci sarà più, o non ci sarà più a metà. Nessuno mi ha ancora risposto, forse li ho messi al loro posto. In compenso Iperbole “in persona” mi ha messo un “mi piace” al commento.
    La gente non capisce nulla.
    E concordo con il tuo commento sopra, è vero che ci sono situazioni peggiori e che a noi qui con questo terremoto è andata fatta di lusso, ma è comunque una cosa che mette davvero dispiacere, specie per chi ha vissuto qui per tantissimi anni.

    • silvanascricci ha detto:

      Per contro il 99% degli abitanti del quartiere ha capito il perchè ed è dispiaciutissimo.
      I non bolognesi sono, appunto, non bolognesi e quindi non sono legati ai simboli della città e tanto meno dei quartieri.
      Iperbole “in persona” mi piace!

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