Il paese dei servi


Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello. (Dante Alighieri)

I popoli vengono prontamente sedotti dalla servitù sol che ne sentano per così dire l’odore sotto il naso. E’ strabiliante osservare quanto prontamente vi cedano, per poco che li si alletti. Teatri, giochi, commedie, spettacoli, gladiatori, bestie feroci, medaglie e consimili droghe, erano per i popoli antichi l’esca per la servitù, il prezzo della loro libertà, gli strumenti della tirannide. In tal modo i popoli instupiditi, divertiti da un vano piacere che ne abbagliava la vista, s’abituavano a servire pedissequamente, peggio di come i bambini imparano a leggere guardano le immagini luccianti dei libri. (Étienne de La Boétie)

A questa nazione, giovine di ieri e vecchia di trenta secoli, manca del tutto l’idealità; la tradizione cioè delle tradizioni patre e la serena e non timida coscienza che sole affidano un popolo all’avvenire. Ma religione non può esserci dove uomini e partiti non hanno idee o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccoli interessi, barbagli di piccoli vantaggi: dove si baratta per genio, e per abililtà qualche cosa di peggio; dove tromba di legalità e alfiere dell’attualità è la vergogna sgattaiolante tra articolo e articolo del codice penale. (Giosuè Carducci)

Questo individualismo è proprio tale? Non partecipare alla vita collettiva significa forse non essere partigiani, non appartenere a nessun gruppo costituito? Nient’affatto. Significa che il partito politico o al sindacato economico moderni si preferiscono forme organizzative di altro tipo, e precisamente di tipo di malavita, quindi le cricche, le camorre, le mafie, sia popolari sia legate alle classi alte. (Antonio Gramsci)

C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, nè che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente, cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Di tanto in tanto, un tribunale decideva d’applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere. In questi casi il sentimento dominante anzichè di soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse di un regolamento di conti di un centro di potere contro un altro centro di potere. (Italo Calvino)

La libertà dei servi o dei sudditi consiste nel non essere ostacolati nel perseguimento dei nostri fini. La libertà del cittadino consiste invece nel non essere sottoposti al potere arbitrario o enorme di un uomo o di alcuni uomini. Poichè in Italia si è affermato un potere enorme, siamo – per il solo fatto che questo potere esiste – nella condizione dei servi. (Maurizio Viroli)

Dal 1300 di Dante ai giorni nostri, filosofi, intellettuali, poeti hanno così descritto il nostro paese.

Nei secoli nulla è cambiato, servi eravamo allora e servi siamo rimasti oggi; soffriamo della sindrome di “disagio della libertà”.

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2 risposte a Il paese dei servi

  1. Gibran ha detto:

    Come erano e son lungimiranti,non c’è che dire.
    Ciao.

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