Io, moglie di un “mobile”


La cassa integrazione, la messa in mobilità sono concetti che, sentiti nei racconti, ti mettono ansia, ti coinvolgono; ne cogli l’angoscia e la disperazione.

Nonostante tu sappia che sono cose che possono, in questo momento più che mai, capitare a chiunque, sotto sotto, in fondo in fondo, non pensi davvero che possano capitare a te.

Invece capita e succede.

Succede che, nonostante l’esperienza, l’alta professionalità, le responsabilità che ti sei accollato, un giorno, a sessant’anni, ti arriva una telefonata con cui sei convocato in sede per importanti comunicazioni.

Succede che all’incontro, ipocritamente e maliziosamente, ti dicano che apprezzano moltissimo il lavoro che hai svolto, che sei un elemento prezioso dell’organizzazione aziendale, che l’esperienza maturata è un bene, ma che la crisi colpisce e morde duramente e, quindi, dal mese prossimo sei posto in mobilità.

Sei in mobilità perchè hai un sacco di anzianità di servizio, hai un sacco di benefit, hai un livello retributivo alto e quindi, all’azienda, costi un botto.

Ti trovi, improvvisamente, a fare i conti con quell’età anagrafica che è troppo poca per la pensione e quell’età lavorativa che sembra troppa all’azienda.

Come in tutti gli stati shock sei inizialmente anestetizzato, quasi inconsciente della portata dell’accaduto, poi un poco alla volta realizzi l’accaduto e pensi ai cambi di prospettiva, alle modifiche delle abitudini, alle variazioni di status.

Pensi a come poter mettere rimedio alla situazione e ti accorgi che puoi fare ben poco perchè ti trovi, per tre anni, costretto all’immobilità del non poter fare altro che accontentarti dello stipendio “mobile” senza altro che attendere il passare del tempo perdendo l’aggiornamento necessario al lavoro che hai sempre fatto e che sempre ti è piaciuto.

Sei cristallizato in una situazione immobile con l’unica alternativa del licenziamento; quindi hai l’opzione tra la corda e la pistola.

In queste condizioni fare la moglie del mobile è altrettanto complesso.

Perchè oltre agli stessi problemi pratici del mobile hai pure l’onore di mantenere l’ottimismo, devi inventarti e prospettare alternative, devi trovare il positivo nel negativo.

Una fatica doppia anche per me che ho un marito che non ha mai considerato il lavoro come il fulcro della sua vita, non ha mai considerato il lavoro come la realizzazione di un’esistenza, non hai mai pensato a se stesso come il pater familiae che tutto deve controllare e mantenere.

Come diceva Cesare Pavese: lavorare stanca, ma non avere un lavoro, per altrui imposizione, stanca ancora di più.

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20 risposte a Io, moglie di un “mobile”

  1. Pattinando ha detto:

    E, la moglie del falegname? Che tristezza la vita in un mobilificio che va avanti solo con pialle e seghe :-).

  2. Sileno ha detto:

    Hai tutta la mia solidarietà, una situazione di mobilità, salvo non far parte dei privilegiati con qualche milione di euro sul conto corrente, è sempre motivo di grossi traumi; in pochi anni ci hanno rapinato le conquiste sindacali e regalato la precarietà.
    Un abbraccio

    • silvanascricci ha detto:

      Ti dirò che mi dispiace non essere nell’elenco dei privilegiati.
      Sia chiaro che non mi lamento, in assoluto, della mia situazione che è meglio di quella di tanti; voglio raccontare lo spaesamento che questa situazione provoca.
      Un abbraccio.

    • silvanascricci ha detto:

      Ti dirò che mi dispiace non essere nell’elenco dei privilegiati.
      Sia chiaro che non mi lamento, in assoluto, della mia situazione che è meglio di quella di tanti; voglio raccontare lo spaesamento che questa situazione provoca.
      Un abbraccio.

  3. ilgattosyl ha detto:

    è verissima la tua premessa. Pensi sempre non possa mai capitare a te e poi….
    In bocca al lupo.

    • silvanascricci ha detto:

      E poi capita.
      Non sono comunque in condizioni disperate, io continuo ad avere un lavoro, rispetto a molti altri mobili.
      Grazie e crepi il lupo.

  4. piero testi ha detto:

    Amica non ti lagnare, pensa che hai un capitale in mezzo alle gambe che attende di essere sfruttato, il peggio va agli uomini che non hanno nulla da dare in cambio

  5. Franz ha detto:

    La vita a volte fa delle strane sorprese, carissima Silvana.
    Penso che non ti manchi la carica interiore per far fronte a quella che ha fatto a voi, e che la tua vitalità si possa rivelare determinante anche per Stefano, di cui posso solo lontanamente immaginare lo stato di frustrazione.
    Se può esserti d’aiuto, penso che gli imprevisti più destabilizzanti si rivelino a posteriori occasioni di felice rinnovamento. E tre anni di tempo sono un tempo molto comodo per inventarsi un nuovo ruolo e nuove abitudini.
    In bocca al lupo e un abbraccio a tutti voi!

  6. speradisole ha detto:

    Conoscendovi sono sicura che ci sarà una “rigenerazione” dell’intelletto notevole.
    L’intelligenza c’è, la capacità pure e ne uscirà qualcosa di nuovo e soddisfacente.
    Almeno è quello che vi auguro con tutto il cuore

    • silvanascricci ha detto:

      A dire il vero io ho già tutta un’idea in testa che mi frulla da un po’ e questo potrebbe essere il momento giusto per rischiare.
      Pur non essendo affatto contenta sono, però, stimolata a rischiare la mia convinzione!
      Un abbraccio grandissimo
      S.

  7. lorettadalola ha detto:

    La disperazione per la cassa integrazione, anticamera del licenziamento è una situazione che tocco con mano tutti i giorni – Se il lavoro nobilita l’uomo, la cassa integrazione lo debilita, perché disintegra la vita, mette ansia, arrivarono i problemi. Iniziano le tensioni, le liti sulle bollette, sulla spesa da fare, sugli acquisiti a cui rinunciare – senza un lavoro non si ha un futuro! ciao

    • silvanascricci ha detto:

      Per fortuna io ho un buon lavoro che ci permette di non disperarci più di tanto.
      In realtà io ho cercato e, soprattutto, ho cercato di far vedere il lato positivo della cosa al mio consorte, ma con il suo carattere non è facile; pur nella botta presa io ritengo che ci possa essere la possibilità di tentare nuove sfide ora che da perdere ha molto poco.
      Ciao

  8. cescocesto ha detto:

    torno alla lettura dei blog dopo tre settimane di astinenza e comincio come sempre dal tuo.. e mi trovo a leggere questo post.
    ho percepito da queste righe tutto lo spaesamento che la situazione deve aver provocato a te e a Stefano. certo, siete comunque fortunati e blablabla, ma questo non rende la botta meno forte.
    ma se, come mi pare di aver intuito da alcuni tuoi commenti, questo può essere un “Nuovo Inizio”.. ben venga.

    • silvanascricci ha detto:

      Caro Cesco, sono onorata (e non scherzo) che il primo blog da cui cominci sia il mio!
      Oddio un certo spaesamento la news l’ha provocato, ma, davvero, potrebbe essere l’occasione buona per mettere in pratica un’idea imprenditoriale che mi frulla nella testa da un po’ di tempo.
      Un abbraccio

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