La linea dell’orizzonte non sta mai ferma


A me, come a tutti, potrebbe capitare di tutto.

E’, però, fortemente improbabile che mi possa capitare un naufragio.

Mi viene la nausea anche solo a guardare un pontile che si muove.

Ah, ma ci ho provato, eccome se ci ho provato.

Ho giocato alcune partite con le onde e le navi, poi hanno vinto loro per 25 a 0 ed ho deciso di abbandonare la partita.

Il mio primo tentativo risale a parecchi anni fa con l’attraversamento dello stretto di Messina.

Ho ritentato parecchio tempo dopo con l’attraversamento dello stretto di Gibilterra.

Sono stata male come un cane tutte e due le volte, ma avevo dato la colpa al fatto che fossi su di un aliscafo (sebbene il mio caro consorte e la mia adorata figlia sostenessero che il rollio fosse meglio di una ninna nanna per conciliare il sonno, con la ciliegina sulla torta della cucciola che sosteneva di essere cullata dalle onde, ed infatti due minuti dopo ronfava come un ghiro).

Poi mi sono detta sarà il Mediterraneo che è un mare che non mi si confà.

Quindi, temeraria, ho provato sull’oceano Atlantico.

In Canada, per vedere le balene.

Ero pure quasi contenta, finchè siamo stati sul fiume non ho fatto un plissè; mi sono goduta il paessaggio, ho chiaccherato con i passeggeri, ho fatto foto.

Arrivati alla foce del San Lorenzo ho cominciato a sentire un certo aggrovigliamento delle budelle, in mare aperto ero già talmente concentrata nel tentativo di evitare i conati di vomito che non sono riusciuta a vedere una balena che fosse una.

Tenendo conto delle dimensione delle balene e del fatto che ce ne fossero parecchie che ci guazzavano attorno (mi hanno detto…) potete immaginare il mio stato psico-fisico.

Siccome sono una tenace, od incosciente, vedete voi, ho ritentato, sempre sull’oceano Atlantico, in Irlanda alle isole Aran.

E lì, c’è stata la definitva capitolazione.

Ok era una barchetta del menga, ok c’era il mare agitato però ho passato una delle peggiori ore che io ricordi; ho vomitato anche l’anima, avevo la testa che girava come una trottola impazzita,  sbarcata alle Aran non volevo più tornare indietro.

Belle erano anche belle, ma io non volevo più tornare indietro per non rifare quel tratto di mare; ero disposta ad imparare il gaelico in quindici minuti netti e restare a vivere sull’isola; ero disposta a scolarmi Guinnes a tutte le ore e fare la prostituta per mantenermi piuttosto che tornare indietro.

E se proprio avessi, mai, voluto tornare ero disposta a salire su un piper e pilotarlo da sola, mi sarebbe sembrato più sicuro.

Alla fine mi hanno cacciata, di forza, sulla barca.

Ho fatto tutta la traversata fuori, bagnata fradicia dalla pioggia e dalle onde con un vento che tagliava in due cercando, disperatamente, di trovare un punto da fissare che stesse fermo (non credete mai a quelli che vi dicono di fissare la linea dell’orizzonte, mica è vero che sta ferma, si muove pure quella; forse si muove solo per quelli che soffrono il mal di mare, con gli altri, magari, sta immobile, la stronza).

Quanta ragione aveva Gaber: “il mare…il mare, non è che non capisco la sua poesia, è che mi fa vomitare”.

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14 risposte a La linea dell’orizzonte non sta mai ferma

  1. ilgattosyl ha detto:

    ahahahaha….povera, non ti invidio. Io fortunatamente sono all’opposto e se solo ti raccontassi cosa sonbo riuscito a fare ti verrebbe la nausea solo a leggere 😉

    • silvanascricci ha detto:

      Neppure io mi invidio, davvero!
      Però in compenso invidio tutti quelli come te, come mia figlia, come mio marito che anche con il mare forza otto non fanno una piega.

  2. Checchè tu ne dica, l’orizzonte E’ fermo. Posso capire tutto, ma non che l’orizzonte si muova.
    PS. Devo aggiungere una chiosa al racconto delle Aran, per gli altri lettori: una volta tornata sulle coste irlandesi, non ha più rivomitato. In compenso, all’affermazione di mio padre – peraltro rivolta a me – “Ora andiamo a prendere la macchina” ha iniziato a urlare frasi senza senso, come “Non lo so non lo so non lo so non lo so!”, ripetendole come una macchinetta in loop. Poi, arrivati in albergo, ha dormito dalle 20.00 di quel giorno fino alle 10.00 del giorno successivo. E’ stato molto divertente.
    PPS. Considerando che tu hai sputtanato me postando le mie foto orrende fattemi da quei simpaticoni dell’Unità e messe in prima pagina, io dovrei postare una tua foto sul traghetto del ritorno dalle Aran. Eh già.
    PPPS. Ma sono una persona magnanima e non lo farò.
    PPPPS. Ma solo perché non mi ricordo dov’è.

    • silvanascricci ha detto:

      Checchè ne pensiate voi io ho la certezza matematica che l’orizzonte si muove.
      A volte fa pure un doppio giro.
      Per il resto è tutto vero dopo la seconda traversata ero completamente andata fuori di testa, non sapevo assolutamente cosa stessi dicendo.
      Prova a pubblicare quella foto e ti uccido dopo lenta tortura!!!!!

  3. Gibran ha detto:

    Sbagliare è umano,perseverare è diabolico.
    Ciaoooooooooooooo. 🙂 🙂 🙂

  4. Samanta ha detto:

    ahahah anch’io soffro il mal di mare… Ho fatto varie volte la traversata per la sardegna dalla liguria e da civitavecchia ed , in una di queste traversate ho passato 12 ore, dico 12 ore sdraiata sulla moquette della nave per non vomitare…. Poi ho anche scoperto che stare a venezia sulle banchine mobili del vaporetti mi fa stare peggio… un bellissimo blog il tuo!

    • silvanascricci ha detto:

      Anche a me Venezia fa lo stesso identico effetto, quindi non sono la sola desperadas che subisce queste onte!!!!
      Grazie per il complimento.

  5. Gibran ha detto:

    Io non ti ho raccontato le mie esperienze che sono da dimenticare,ma ho l’impressione che siamo tutti da montagna.
    ciao.

    • silvanascricci ha detto:

      Tutti tranne mio marito che in mare sguazza, ma se lo metti all’altezza di una sedia comincia ad avere le vertigini.
      Anche su di lui potrei raccontare alcune storielle carine come quando si è rifiutato di salire in seggiovia in Austria, quando su un ponte sospeso canadese ha bloccato tutta la fila e quando, a Cuba, era disposto a buttare giù una torretta pur di scendere.
      Cara Lidia, ognuno ha le idiosincrasie.
      Ciao

  6. rasoiata ha detto:

    E’ soggettivo, intendo l’orrizzonte che si muove o sta fermo.

    Canonicamente sta fermo, ma se sali su uno shuttle, esci dalla ionosfera e ti fermi immobile al di fuori dell’orbita terrestre, cominci a vederlo muovere, non perche’ sei tu che ti muovi, ma perche’ l’orrizzonte e’ fermo solo se lo guardi dalla crosta terrestre.

    Detto cio’, cara Silvana, avere una figlia blogger puo’ riservare delle sorprese, io non riesco a immaginarmi te che ripeti all’unisono “nonloso”, mi fa’ troppo ridere.

    Ciao
    Zac

    • silvanascricci ha detto:

      Carissimo Zac,
      se esci dalla ionosfera e ti guardi da fuori sono convinta che il mio incessante ripetere “nonloso” fosse piuttosto divertente ed altrettanto bizzarro, ma in quel momento non lo trovavo tale.
      In effetti una figlia blogger rivela all’universo mondo anche quello che per decenza ed autostima si era omesso.
      Un abbraccio
      S.

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