La mafia del collirio


Noi non lo sapevamo nè l’avremmo mai supposto, ma il collirio è un farmaco pericolosissimo.

Deve essere questa, perchè altre non ne trovo, la ragione per cui un farmaco come il collirio non può essere venduto, come tutti i medicinali di fascia C, nelle parafarmacie e nei supermercati.

Certo i farmacisti l’hanno messa giù in un altro modo, se la sono smenata con il fatto che solo il professionista del farmaco può dare indicazioni sugli effetti collaterali o dire come, quando e, soprattutto, dove metterlo.

Evidentemente i farmacisti delle parafarmaci devono essersi laureati al CEPU o per corrispondenza per non riuscire a dare le stesse informazioni agli utenti.

Questa è la facciata professionale che si sono dati perchè ognuno di noi ha provato l’esperienza di recarsi in una farmacia chiedere, anche senza ricetta, un qualsiasi farmaco di qualsiasi fascia ed ottenerlo, basta pagare il prezzo per intero.

E non parlo solo di collirio, colluttorio o lavande, ma di antibiotici, di anti infiammatori anche pesanti tipo il Vioxx (che ha fatto più morti, in cinque anni, dello tsunami) e pure farmaci psicogeni senza uno straccio di ripensamento, di consiglio, di esistazione.

La verità non è la difesa della professionalità quanto piuttosto la difesa di interessi economici e di categoria, legittimi, per carità, senza, però, la pretesa di legittimarli con pretesti etici e deontologici.

Sulla questione farmaci chiedo il parere illuminato ed illuminante di Spera che di queste cose ne sa a pacchi.

Chi non ha problemi di ammantare la propria casta con scuse etiche e deontologiche sono i taxisti, loro te lo dicono chiaro e tondo che non gliene frega una minchia del libero mercato e dell’interesse degli utenti; che a loro interessa solo pagare l’eventuale licenza e guadanarci il più possibile (mi scuserà l’amico Franz che magari mi spiegherà nel dettaglio le motivazioni della categoria).

Potrei continuare con i notai, i medici, i commercialisti, i dipendenti pubblici, i giornalisti, la camorra, la mafia, la ‘Ndrangheta perchè il bene comune è sì un bene, ma il bene singolo di ognuno di noi è un bene un po’ più bene.

Allora non stupiamoci, poi, più di tanto e non scandalizziamoci se i nostri politici cercano di tenersi stretti i loro privilegi e le loro prebende, non fanno altro che comportarsi come ognuno di noi; è da tempo che ho smesso di pensare che i cittadini sono meglio della classe politica che li rappresenta, sono esattamente lo specchio di ciò che siamo e se ce l’abbiamo tanto con loro è, spesso, perchè vorremmo che noi, la nostra piccola o grande casta, la nostra gilda avesse i loro stessi privilegi e a culo tutto il resto.

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9 risposte a La mafia del collirio

  1. Sileno ha detto:

    e ti sei scordata dei pensionati che drenano risorse che potrebbero essere utilizzate in sostituzione delle tasse degli industriali, degli operai a tempo indeterminato, privilegio intollerabile in un’economia di mercato, dei giovani con contratti temporanei, così hanno più tempo libero per scialare i loro ricchssimi i stipendi, di coloro che rubano tre bistecche al supermercato o frugano nei bidoni della spazzatura, perché non hanno dignità quando potrebbero benissimo usare la “Social card”, generosamente donata da berlusconi- bossi- tremonti, poi basta perché troppi ancora sarebbero i privilegiati

  2. speradisole ha detto:

    Si tocca una lobby non da poco, molto danarosa e potente.
    E’ stato difficilissimo mettere nei supermercati, a suo tempo, alcuni prodotti semplicissimi come il “Bialcol”. cerotti e cotone idrofilo. perchè sembra che le farmacie, soprattutto di montagna, dovessero chiudere, immaginiamoci i farmaci.
    Con la liberalizzazione di Bersani alcune erboristerie ed alcuni supermercati distribuiscono qualche farmaco da banco, (come aspirina, tachipirina e poco più), ora la liberalizzazione dovrebbe consentire la distribuzione a questi punti vendita anche dei farmaci non a carico del servizio sanitario nazionale, (la cosidetta fascia C), ma pur sempre distruibuibili solo su ricetta medica e quindi tutta una serie di prodotti farmaceutici, per esempio molti antinfiammatori, tranquillanti, purganti eccetera, come detto non a carico del servizio sanitario.
    E appunto i collirio.

  3. speradisole ha detto:

    Mi è partito il commento prima che potessi completare il discorso.
    Volevo sottolineare la difficoltà di intervenire su una lobby così potente. Basta un esempio: tutti conosciamo il dentifricio Az, ottimo naturalmente, ma l’unica differenza che distingue il dentifricio di farmacia e quello del sipermercato è il peso. Quello di farmacia è 100 g anziché 75 dei supermercati, a giustificazione di un prezzo diversissimo.
    Questa nuova e più allargata liberalizzazione dei farmaci di fascia C, consentirebbe risparmi notevoli, perchè avvierebbe finalmente la competizione commerciale e quindi si abbasserebbe molto i prezzi. Le farmacie non farebbero più cartello.
    I farmaci di questa fascia toccano appena l’8 – 9% del fatturato di una farmacia, che oggi come oggi, vende profumi, collane, giocattoli, alimenti, ed ogni altro ben di dio, sotto il “camice con la croce”, ma che non hanno nulla doi diverso da quelli dei supermercati o degli altri negozi.
    Ma anche quest’ultima liberalizzazione, è molto timida, non consente la vendita di tutti i farmaci di fascia C nei paesi con meno di 15.000 abitanti.
    Di conseguenza coloro che abitano in paesi piccoli non potrebbero usufruire di prezzi inferiori o scontati.
    E, sempre a proposito di prezzi, ti faccio notare che sulle confezioni dei farmaci di fascia C, oltre che dei farmaci da banco, non è indicato il prezzo. Mentre invece nei farmaci a carico del Servizio sanitario vicino al lotto, e alla data di scadenza è sempre indicato anche il prezzo. Quindi quel prezzo non è fisso, non è stabilito dal Cipe, e quindi modificabile o scontabile, se si vuole fare concorrenza
    Ciao carissima, un abbraccio.

  4. Pierre Fabbri ha detto:

    Queste cose dette da una donna mi fanno sorridere. L’Angelini è stata costretta a modificare la confezione del Tantum Rosa granulare con scritte cubitale “NON INGERIRE” dato che molte donne lo bevevano invece di farsi la lavanda (http://www.tantasalute.it/articolo/tantum-rosa-boom-di-intossicazioni/19151/). Forse un buon farmacista serve ancora.

    • silvanascricci ha detto:

      Hai centrato il punto: serve un buon farmacista, non un farmacista solo in alcuni punti.
      Perchè pure il “commesso” della parafarmacia è un farmacista con una laurea uguale a quella presa da chi sta dietro il bancone della farmacia classica; hanno preso lo stesso tipo di laurea e fatto gli stessi studi.
      E’ per questo che non vedo la differenza se non quella di non avere un padre/madre farmacista.

  5. Franz ha detto:

    Per questa ragione l’esclusione del settore taxi dalle norme di attuazione previste dalla direttiva 2006/123 CE

    Cara Silvana, una direttiva CEE (per la precisione la 2006/123) esclude il settore taxi dalle norme di liberalizzazione, prevedendo dunque il modello regolamentato in vigore in Italia, come in quasi tutti gli altri Paesi europei (compresi Francia e Germania, a quanto mi risulta).
    La direttiva nasce anche dalla constatazione degli esiti fallimentari di deregolamentazione avvenuti, ad esempio, in Olanda, dove, dopo un primo calo delle tariffe, l’utenza dovette constatare il rapido degrado del servizio e poi una nuova tendenza all’aumento delle stesse, tanto da costringere ad un ritorno al vecchio regime normativo.
    Eppure ad ogni nuovo governo si rimettono le regole in discussione, salvo poi lasciare i criteri di base inalterati, ma ogni volta di più l’opinione diffusa di una forte lobby dei tassisti inattaccabile.
    Un parlamentare di Futuro e Libertà addirittura ha esaltato il modello americano, senza spiegare la situazione, ad esempio, di New York, dove, cito la risposta di un collega: le licenze sono gestite da pochi miliardari, mentre gli autisti sono dei poveri immigrati sfruttati, (per lo più Senegalesi e Pakistani) i quali, per rabbia di fame, sono costretti a vivere una vita infernale, dominata dallo sfruttamento e dall’illegalità. Sulla vita di quei poveracci puoi leggere questo libro.

    Mi amareggia vedere gran parte degli organi di stampa schierati su posizioni ultraliberiste, e del tutto lacunosi a livello informativo sugli aspetti della vicenda, tanto che nasce il sospetto che la vera lobby sia dei gruppi industriali o finanziari che vorrebbero mettere le mani sul settore, spostando ancora una volta gli introiti dal reddito delle persone al profitto finanziario.
    Mi amareggia anche, peraltro, vedere tanti blogger, che si dicono di sinistra, schierati acriticamente su queste stesse posizioni.
    Ciao!

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