Una risata sarkastica


Una risata vi seppellirà.

La risata pronosticata dagli anarchici all’inizio del novecento e ripresa nel ’68 dai moti studenteschi doveva essere una risata catartica, dissacrante e liberatoria, non la risata sarcastica e piegata del presidente francese con la cancelliera tedesca.

Ad essere onesta, a me quella risatina, ha dato fastidio.

Oddio, per capire, capisco; in fondo è la stessa risatina che faccio io e tantissimi altri, ogni volta che ne sento una nuova di Berlusconi, alzo le spalle e dico: eh vabbè eccone un’altra, eppure mi ha dato fastidio perchè oltre a ridere o, peggio, ghignare del presidente del consiglio i due capi di stato hanno ghignato di noi che da Berlusconi siamo, purtroppo, rappresentati.

Ed hanno riso anche di noi che, di Berlusconi, ne abbiamo le ovaie o le palle piene (dipende dal genere), che non ne possiamo più di questo governo che non decide nulla che non sia di interesse personale ed economico del pedone d’Arcore, che abbiamo il terrore di finire prima che poi come la Grecia.

Sono queste le ragioni del fastidio.

Mi ha colpito, inoltre, come sia stata puntuale la pena del contrappasso.

E’ stato proprio il Silvio nazionale a sdoganare, negli incontri formali, il linguaggio del corpo (essendo che il suo corpo è quello che è, anche ciò che il corpo dice è quello che è) facendo corna, cucù e segnali di attesa rivolti ad altri leader mentre stava al telefonino; e, dal linguaggio del corpo, è stato colpito.

Quello che la Merkel e Sarkozy non potevano e non volevano esprimere con le parole (che diplomaticamente non potevano essere espresse) è venuto fuori, quasi di getto, con il linguaggio del corpo.

E poichè il linguaggio del corpo è universale tutti lo hanno capito e compreso senza bisogno di traduzioni.

Il gesto dell’irridere, inoltre, nasce non solo dalla ragione politica della impossibilità, oggettiva, di credere a fatti e promesse di Berlusconi, ma anche da un cumulo di astio e fastidio personale che i due hanno nei confronti del presidente italiano; la prima non ha, assolutamente, smaltito l’epiteto, mai confermato, ma neppure mai smentito, di c….a i……….e, ed il secondo non deve avere digerito moltissimo le insinuazioni ed i dubbi, epressi in un’altra telefonata con Lavitola, sulla reale paternità dell’allora incinta Carlà.

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