L’isola degli escort


Che sia femminista della prima ora non l’ho mai nascosto, che non sia una bacchettona non è mai stato mistero per nessuno, ma il concetto che ho di parità in generale e di parità dei sessi in particolare non si accorda molto a ciò che vedo.

Sono sempre partita dal presupposto che la vera uguaglianza sia dare a tutti le stesse basi di partenza, le stesse possibilità che ognuno, poi, svilupperà o meno secondo capacità, sensibilità ed intelligenza propri, liberi da giudizi e pregiudizi o, almeno, con l’applicazione dei medesimi giudizi e pregiudizi.

E’ l’ipocrisia dei due pesi e delle due misure che, sommamente, mi irrita.

E non è bontà, ma mero calcolo economico e di convenienza; non applicando questo principio si rischia la perdità di enormi potenzialità che potrebbero migliorare la qualità di vita (economica, sociale e culturale) di tutta l’umana società.

Ed anche nel sesso ho sempre ragionato in questo modo, eppure vedo sempre più casi in cui le donne considerano la parità nel fare le stesse cose che fanno gli uomini, nel bene e nel male (soprattutto nel male) senza invece tentare di sviluppare le uguali possibilità secondo le sensibilità personali.

Perchè gli uomini e le donne non sono uguali in assoluto tra di loro, come ogni donna non è uguale ad un’altra e ogni uomo non è uguale al suo vicino, ma devono essere paritari i trattamenti.

Quindi perchè una cinquantenne che si bombardi o meno la faccia di iniezioni deve andare in Giamaica, a Cuba o a Capo Verde a fare del turismo sessuale seduta di fianco al coetaneo con la pancetta e le rughe nella medesima tratta malinconica?

Quindi perchè una donna deve tiranneggiare colleghi e colleghe assumendo gli atteggiamenti stronzi imparati dal suo ex capo con sottofondo di ricatti e battutine sessuali?

Forse questi atteggiamenti femminili non sono ancora molto presenti, ma sono sempre più diffusi, perchè le donne sono bravissime ad adattarsi agli atteggiamenti maschili, ma non hanno ancora imparato a formulare la libertà ed il potere secondo comportamenti e logiche individuali slegati dalla cultura machista che imperversa.

L’idea di questo post mi è venuta leggendo un articolo di Lidia Ravera dal titolo: “Ma Strauss-Kahn non è femmina”

Le mai-state-belle, le non-più-giovani, le già-sfiorite, le scarsamente-sexy, sono sttocategorie di umanità femminile considerate, nell’attuale mondo/mercato prive di mezzi propri per attirare partner di caratura modesta, figuriamoci un ventisettenne “dagli addominali scolpiti” che, come la ventitrenne con le tette a palloncino, rappresenta il premio più ambito.

Prima dell’emancipazione minima, quella che consente di comperare un biglietto per partecipare alla riffa del piacere, le donne inferiori allo standard richiesto, non avevano alternative al convento, alla solitudine, e/o nonnitudine, allo zitellaggio, alla disperazione.

Oggi, invece, pare, le racchie possono volare in un qualche terzo mondo, dove l’età media della popolazione è talmente bassa che i “giovani&belli” te li tirano dietro a casse.

Sono paesi dove la maggior parte degli uomini e delle donne  non possiedono altro che il proprio corpo.

Lo prestano, lo vendono, finchè possono.

Se qualcuno glielo quota in borsa, come attrazione turistica, romantica o sensuale, si salvano dalla povertà.

Prezzi modici, quindi, e prestazioni efficaci.

Inclusa, per le più esigenti, per i più sentimentali, la simulazione d’amore.

Prima c’erano soltanto charter carichi di “pancetta e riporto”: maschi normodotati in scadenza, maschi decisamente ipodotati o maschi dotati ma spaventati dalle sofisticate pretese delle loro compagne di razza (bianche, liberate, sarcastiche, magari addirittura femministe).

Adesso ci sono voli di linea che, a quanto pare, pullulano di signore.

I “pancetta&riporto” viaggiano gomito a gomito con le “non più giovani” (magari ancora magre e coi capelli, ma per le donne, si sa, la selezione è più severa).

E’ una conquista o un’abdicazione?

E’ un segnale di accresciuta libertà interiore o una dolorosa spia del tasso di omologazione al modello maschile inferiore?

Che cosa cercano le donne “di una certa età” quando si pagano il ragazzo?

Che cosa non lo so, è che non lo trovano.

La sessualità femminile non è meccanica.

Cioè: un orgasmo è facile da raggiungere, ma è difficile che sia sufficiente a soddisfarle.

Una donna ha bisogno di essere desiderata e di desiderare.

Quando circola denaro, smette di circolare desiderio.

Il denato è come il viagra: ottieni la prestazione richiesta, ma non il rischio, la scommessa, l’azzardo che danno senso al gioco d’amore.

Una fredda transazione economica è un’erezione farmacologica.

Alle donne non basta.

Proviamo ad immaginare una Strauss-Kahn, femmina di potere mondiale e gagliardi appettiti: salterebbe addosso al fattorino del Four Seasons? No: perchè l’uomo non è un oggetto.

“E'” uomo anche se “fa” il fattorino.

Duemila anni di cultura andropocentrica non passano invano; no: perchè la donna, nel segreto dell’alcova, non si sente superiore in virtù del potere che ricopre fuori dall’alcova.

Quando è nuda, è nuda; se potere c’è, nell’alcova, è il potere del corpo più tonico, non di quello che, vestito, presiede la più grande banca del mondo (il potere che la donna è abituata a esercitare è quello della seduzione pura.

No: perchè la donna ha un debole per la relazione; e la relazione non si dà, o si dà molto più difficilmente, fra persone separate da un gap sociale culturale, anagrafico o economico così enorme.

La banchiera e il fattorino? la generalessa ed il soldatino? la nonna e il nipotino? eventi rari, scarsamenti praticati.

E la Lorena Fiftysomething che si paga il ventisettenne dagli addominali assassini e, pur sapendolo un amore opportunista, non sa reprimere una lacrimuccia quando si dilegua?

E’ la lacrimuccia di chi non è capace di raccontarsi palle.

Quello che Lorena piange è il mancato amore, non un amante che se ne va.

Se fosse stato un qualsiasi “pancetta&riporto”, avrebbe creduto ad ogni dichiarazione di sentimento, ad ogni bacio, sentendosi affascinante.

E facendo finta di non vedere il tassamentro.

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4 risposte a L’isola degli escort

  1. lorettadalola ha detto:

    Bella possibilità di riflessione dataci da entrambe le autrici a cui mi unisco al grido del mio sempre valido slogan: le donne non sono contenitori di sperma e gli uomini non sono pompe meccaniche! – la libertà del vivere il piacere deve essere giocata sulla reciprocità mentale, sulle diverse sensibilità che giovano ad entrambi e sulle intelligenti capacità riassuntive dei duei mondi a confronto – la libertà della propria affermazione passa solo attraverso l’intelligenza umana senza distinzione di generi – ciao

  2. Antonella ha detto:

    Ho notato che su questo post ci sono pochi commenti: in effetti c’è poco da commentare. Condivido le riflessioni e sottoscrivo soprattutto la frase di Lidia Ravera “..è la lacrimuccia di chi non sa raccontarsi balle.” La sincerità con se stesse, il non accontentarsi, la capacità di togliersi le cosiddette “fette di salame dagli occhi” è la vera “dote” che distingue le donne dagli uomini. Dovremmo usarla di più e meglio.

    • silvanascricci ha detto:

      Anche perchè una certa dose di sincerità con se stesse aiuta a vivere meglio o, almeno, a non farsi troppe illusioni su chi si è, ed evita risvegli eccessivamente bruschi.

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