L’abito non fa il monaco


Approfittando di questo caldo e soleggiato aprile che pare più giugno inoltrato sono andata a fare colazione al bar a piedi.

Io abito ai piedi della collina di Bologna e, per arrivare a casa, ho soltanto strade in salita, non una poderosa ma comunque abbastanza salita da farti arrivare con l’arranco (non fate della facile ironia, non sono le primavere, ma proprio la salita).

Nel tornare a casa ho notato la seguente scenetta: arriva un circa trentenne, armato di tutina aderente in tessuto sintetico elasticizzato, munito di una futuristica bicicletta con 154 cambi in titanio super leggera, imbocca la salita con fare baldanzoso e dopo quattro/cinque pedalate scendere dalla medesima con la lingua che striscia sull’asfalto, e portare, rassegnato, la bicicletta a mano.

Dopo qualche minuto vedo arrivare un vecchietto sui settantacinque anni che conosco di vista, su di una vecchia bicicletta olandese, di quelle che solo per mettere il cavalletto devi essere uno scaricatore di porto, senza neppure l’ombra del cambio, con il fondo dei pantaloni trattenuto da un ciappo per stendere la biancheria, che fischiettando allegramente imbocca la salita affrontandola senza neppure fare un plissè.

Sorpassa il superdotato senza neppure degnarlo di uno sguardo, mi lancia un “buongiorno bella signora, fa caldo eh?” e continua, allegro e beato, per la sua strada.

Che sia colpa della tutina?

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8 risposte a L’abito non fa il monaco

  1. Quarchedundepegi ha detto:

    Anni fa dicevano che i pantaloni troppo aderenti rendevano impotenti gli uomini e producevano cistiti alle donne.
    Forse quella tutina aderente e sintetica toglie ogni forza!…

  2. quarchedundepegi ha detto:

    Uno era normale, l’altro tecnologico. Intendi così?

    • silvanascricci ha detto:

      In pratica sì.
      E quello normale ha stracciato quello tecnologico che se lo tirava di brutto.
      La cosa mi è molto piaciuta, non conta quello che ti metti, ma quello che sei; questa potrebbe essere la morale del mio raccontino.

  3. Marinella da Durban R.S.A. ha detto:

    Carissima Silvana, ho letto a voce alta il tuo blog in modo che i miei figli potessero ascoltarla, abbiamo riso tantissimo, loro naturalmente “aborranoooo” la palestra, giusto a scuola fanno educazione fisica e qualche cosa al pomeriggio specialmente quando si tratta di piscina, la bicicletta la usano a Ravenna perche’ e’ piatta e per andare a prendere il pane.
    Comunque che il settantacinquenne sia piu’ in forma del trentenne non c’e’ ombra di dubbio, loro i muscoli se li sono fatti in modo sano e lavorando sodo, i trentenni fanno palestra, steroidi, pasti vegetariani, tirano tardi la notte, lavorano in ufficio e poi …. fanno queste figure!
    Condivido la tua morale.

    A presto, Marinella

    PS: se sei su FB cercami … Marinella Fogli, ti aspetto.

    • silvanascricci ha detto:

      Sono proprio contenta di aver fatto divertire tutta la famiglia!
      I settantacinquenni, o giù di lì, sono, mediamente, più scafati dei giovinotti e sanno cosa possono permettersi e cosa no, a prescindere dalle mode e dalle apparenze (fatto salvo il nostro “caro” presidente del consiglio)-
      P.S. ti cerco subito.
      Ciao.

  4. cescocesto ha detto:

    ahahahah! bellissimo questo racconto.
    l’abito non fa il monaco, e la tutina attillata non fa il ciclista. 🙂

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