Il male impronunciabile


Quando in Italia muore una persona conosciuta, se cade stroncata da un attacco cardiaco, da un’emorragia cerebrale, sotto un autobus o colpita da un vaso da fiori in testa mentre passeggiava, i necrologi e i coccodrilli lo riportano con la precisa, stucchevole monotonia del giornalismo pigro e automatico: “colto da malore, veniva invano trasportato eccetera eccetera”.

Se si tratta di altre patologie, ecco scattare i lugubri, grotteschi eufemismi ipocriti, la “lunga malattia”, il “da tempo malato”, il “gravemente malato” quando non si ripiomba addirittura – ma sempre meno, fortunatamente – nel “male incurabile”, un falso, perchè un male può essere purtroppo “inguaribile”, come per esempio la micidiale vecchiaia alla quale nessuno di noi sopravvive (”senectus ipsa….”) ma sempre più “mali incurabili” sono invece “curabili”, quando non guaribili.

Soltanto l’ignoranza della pubblicistica stracciona, nella quale i TG eccellono, può ancora confondere “curabile” con “guaribile”.

Ma perchè in Italia i tumori devono ancora essere considerati una vergogna impronunciabile, come se esserne colpiti fossero un peccato, una colpa, un’indecenza, un vizio orrendo, quando ormai la grande maggioranza dei medici dicono la verità ai pazienti, che hanno il diritto di discutere con loro terapie, protocolli, previsioni e, almeno nelle società civili e non oppresse da superstizioni medioevali, la loro fine?

Siamo chiamati, continuamente e con grande clamore, a concorrere al finanziamento della ricerca su linfomi, leucemie, tumori di ogni genere, per supplire alla crescente deficienza e indifferenza delle risorse pubbliche gettate via in pozzi neri di clientelismo di destra e di sinistra, clericale o laico, ma se qualcuno ne viene attaccato, ecco che cade il sudario di una incomprensibile pruderie.

Stroncato da infarto ve benissimo.

Stroncato da cancro allo stomaco, no, vergogna.

Eppure, disse in un’intervista di anni or sono in California il Nobel italiano Dulbecco: “Se campiamo abbastanza a lungo, tutti siamo destinati a morire di quello”.

E se ne moriamo dopo gli 80 anni possiamo considerarci molto fortunati, non peccatori colpiti da chissà quale turpe castigo biblico.

(Vittorio Zucconi)

Fateci caso quanto sia vero, eppure quando mi sono ammalata ho pronunciato esattamente la parola che identificava la mia malattia, mi è sempre parso che chiamare le cose con il loro nome aiuti ad affrontarle.

L’ipocrisia ed il senso di colpa, non si sa bene quale colpa poi, sono un danno da aggiungere alla malattia, almeno quelli non accettiamoli.

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14 risposte a Il male impronunciabile

  1. Plenius ha detto:

    sono perfettamente d’accordo con te.
    Post molto interessante…ciao

  2. Barabba Marlin ha detto:

    “chiamare le cose col loro nome è un atto rivoluzionario” Rosa Luxemburg. Un abbraccio.

  3. Ernest ha detto:

    hai assolutamente ragione
    un saluto

  4. Quarchedundepegi ha detto:

    Fui operato per la prima volta, per un cancro, nel 2004. La seconda volta nel 2006. Sto continuando a “rompere le scatole” a chi mi sta intorno, facendo una vita quasi normale.
    Ho imparato a conoscere i miei colleghi.
    Quando parlo con qualcuno del mio cancro, per non danneggiare troppo il mio interlocutore utilizzo la parola “cancretto”.

    • silvanascricci ha detto:

      Io sono stata operata nel 2007 ed ho sbandierato la mia visibile cicatrice quasi con orgoglio, come una ferita della guerra della e per la vita.
      Come sei gentile, tu; io invece non ho mai neppure provato ad addolcire le parole.
      Un abbraccio.

  5. rasoiata ha detto:

    La figlia di Banfi ne scrisse pure un libro.

    Ancor prima delle malattie “inguaribili”, per volere antico della solita chiesa, non si scrive mai
    “e’ morto”.
    “e’ scomparso” “ci ha lasciato” “e’ salito in cielo”,
    ma mai “e’ morto”.

    Ciao
    Zac

  6. Giovanni Farzati ha detto:

    Non si usa, salvo in pochi casi, un linguaggio colorato al gisuto, tg, informazione, in genere, usano un linguaggio massificato, solite frasi fatte, delle volte corbellate stupide e senza senso pratico, sui coccodrilli poi, c’è una letteratura infinita, meglio sarebbe mettere una foto, oppure piazzare un pezzo di cronaca crudo crudo. se uno è ucciso da un cornicione.. meglio
    Carlo, impiegato, 32 nni, una figlia, una famiglia, un’amante, stava passeggiando lungo via Saltafosso; pietre dal cielo, non era la fine del mondo, ma un cornicione che aveva deciso di rovinare proprio in quel momento..più o meno

    • silvanascricci ha detto:

      Impariamo a raccontare i fatti per quello che sono, senza cerca di abbellirli o renderli più digestivi.
      Ma forse sarebbe chiedere troppo.

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