Il caro utilizzatore


Ho di nuovo saccheggiato il blog di Vittorio Zucconi, ma questa non potevo non riportarla perchè è la sintesi perfetta di cosa sia morale, immorale o reato.

“Soltanto in una cultura sessuofoba come quella che ammorba l’Italia sotto l’influenza di una gerarchia religiosa misogina dietro tutte le predichine sul culto di Maria, ossessionata dal “peccato” inteso come peccato carnale , quando si parla di moralità e di moralismo si pensa immediatamente a quella cosa lì.

Ma la completa immoralità e/o amoralità dei comportamenti di Berlusconi non sta nel numero di donne che paga o non paga per fare le sue orgette da ginnasiale con accesso a YouPorn via PC o da vecchio ormai impotente che deve circondarsi di carne femminile giovane per succhiare un po’ della loro energia vitale.

Minorenni a parte.

Questo sarebbe un reato, che è altra cosa dall’etica.

La vergogna sta nell’evidente uso delle persone, maschi o femmine che siano, vecchi cortigiani come Fede o giovani cortigiane come Ruby, come semplici “attrezzi” per il proprio divertimento e intrattenimento, uso consentito dal proprio potere.

L’oscenità non sta in un culo scoperto o in un seno all’aria, ma nel disprezzo per gli altri, oggetti da usare, affittare, pagare, ricompensare magari con marchette tv,  buste di soldini, appartamente in comodato gratuito per crearsi un vivaio costante di carne fresca, incarichi che non gli appartengono (seggi, per esempio) e poi da buttare quando un altro oggetto umano più divertente appare e quello di ieri viene a noia.

Chi si comporta così non ama le donne, le disprezza, le considera come cornici o accessori soltanto di quello che hanno fra le gambe. Chi ama le donne non le usa, come del resto il suo avvocato, in un momento di imprudente onestà, ha ammesso con la famosa formula dell’ “utilizzatore”.

Se in Italia avessimo una gerarchia cattolica ancora capace di dignità, e non disposta a barattare se stessa  e il Verbo  – che credo si esprima e si fondi sulla dignità e responsabilità inalienabile dell’individuo – per trenta denari alle scuole confessionali o per gli stipendi agli insegnanti di religione, ne sentiremo delle belle”.

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