Il coraggio degli operai


Il risultato del referendum di Mirafiori mi è sempre parso scontato.

E’ ovvio che, in questi tempi magri, la preoccupazione primaria sia il mantenimento del posto di lavoro a qualunque costo, rinunciando anche a diritti che si sono conquistati in decenni di lotte e di sacrifici.

Ma mi hanno stupito.

Non pensavo sarebbe stata così alta la percentuale dei no al contratto Fiat proposto da Marchionne.

Nonostante la paura, nonostante i timori hanno avuto il coraggio di vedere le carte della controparte; perchè sia chiaro che questo contratto non garantirà affatto il lavoro a Mirafiori o negli altri stabilimenti Fiat.

Gli operai hanno detto di no, gli impiegati che  non erano interessati al peggioramento delle condizioni di lavoro hanno detto sì.

Era certamente giusto che gli impiegati votassero, dal momento che se Mirafiori chiude vanno a casa anche loro, però è un dato sintomatico; gli operai mettevano sul piatto la loro salute e le loro condizioni professionali, per mantenere la fabbrica aperta sono loro a doversi sacrificare.

Ma non saranno le riduzioni delle pause, non saranno le giornate di malattia non pagate, non saranno i turni di lavoro articolati in 7 giorni su 7 a garantire il lavoro domani, se la Fiat continuerà a perdere attrattività nel mondo del mercato automobilistico (- 17% contro il – 4% delle altra case).

Si dice sempre di guardare alla Germania, alla Francia, agli altri grandi paesi produttori di automobili.

Ebbene guardiamoci.

In Germania, Volkswagen, gli operai lavorano 35 ore la settimana se assunti dopo il 2006, 33 ore se assunti prima; tre turni di lavoro su cinque giorni e 2.800 euro al mese.

In Francia, Peugeot e Citroen, gli operai lavorano 34 ore e 40 minuti la settimana; due turni di lavoro su sei giorni, un terzo turno solo nei picchi produttivi e 2.550 euro al mese.

In Giappone, Toyota, gli operai lavorano 39 ore la settimana; due turni di lavoro su sei giorni, 1.900 euro al mese.

Naturalmente Toyota e Volkswagen sono i primi due produttori al mondo di automobili.

Intanto in Serbia stanno ancora aspettando l’investimento in milioni di euro garantiti da Marchionne, stanno ancora aspettando di aprire le fabbriche promesse.

Ed era a novembre che dovevano arrivare soldi e lavoro…

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14 risposte a Il coraggio degli operai

  1. Marco ha detto:

    E’ vero, le promesse di Marchionne assomigliano tanto a quelle di Berlusconi.

    In fondo i due personaggi si assomigliano e si stimano, perchè uno fa profitti con il lavoro degli italiani e mette i soldi in cassaforte svizzera, pagando in percentuale di tasse meno della metà di quanto pagano i suoi dipendenti in italia, l’altro invece si è arricchito sulle spalle degli italiani, svendendo la loro coscienza e rubando i loro risparmi…

  2. Altro pensiero ha detto:

    Una volta lo Sciopero permetteva di dialogare con il padrone… …adesso il padrone alle prime avvisaglie di sciopero, chiude e va all’estero…

    • Silvana ha detto:

      Adesso va di moda il ricatto, in fondo dialogare comporta fatica, intelligenza e capacità. Meglio minacciare di andare altrove a fare i padroni e sfruttare la gente ancor di più di come si fa da noi.

  3. Marco ha detto:

    Credo che tutti ricordiamo cosa sono stati capaci di fare, in italia, 3000 tifosi della squadra di calcio nazionale serba. e meno male che avevano rabbia contro gli stessi giocatori serbi e non contro noi italiani…

  4. speradisole ha detto:

    Leggendo questo tuo post, dove intelligentente hai messo a confronto le ore lavorative ed i compensi, mi sorge il dubbio che il “fallimento di idee innovative” della Fiat, venga scaricato sui lavoratori.
    Si penalizzano togliendo loro diritti acquisti essenziali per la loro salurte, per produrre macchine obsolete, inquinanti e poco appetibili dal pubblico.
    Il problema quindi non è produrre di più, ma di meglio.
    Ora poi che a Torino si faranno i gipponi, quei SUV odiosi, chissà come andrà bene la Fabbrica!
    Penso sinceramente che gli Agnelli di adesso non ne vogliano più sapere di fare macchine e che queste siano tutte manovre per arrivare alla chiusura totale.
    Ciao carissima.

    • silvanascricci ha detto:

      Che le richieste di Marchionne sui sacrifici degli operai fosse pretestuoso lo rivela lo stesso Marchionne quando, qualche anno fa, dichiarò che il costo del lavoro incide sul prodotto Fiat per il 7%; se dunque gli operai alla catena verranno spremuti anche per un 5% in più (che per loro sarà tremendo) la competitività dell’auto modello Marchionne aumenterebbe dello 0,35%; un niente.
      A presto.

  5. umberto ha detto:

    Guardando i risultati il primo dato che emerge è una differenza troppo risicata per poter dire che si possa pensare di affrontare serenamente il fututo.

    E’ vero che hanno vinto i si, ma i no sono stati tanti….. a questo punto ritengo che sarebbe meglio che tutte le parti si siedano nuovamente attorno ad un tavolo e valutino congiuntamente il modo migliore per far conciliare redditività dell’impianto e carichi di lavoro.

    • silvanascricci ha detto:

      Ma non sarebbe stato meglio riunirsi prima di effettuare una prova di forza che, per Marchionne, non è stata nemmeno di così tanta forza?

      • umberto ha detto:

        Io parto dal presupposto che bisogna sempre trovare quello che unisce piuttosto che quello che divide.

        Penso che i tentativi prima siano stati fatti.

        In questi giorni ho letto varie interviste agli operai, ritengo che gli impiegati (come dimostrato dal voto) non si ponevano grossi problemi se non quello di salvare il posto di lavoro, e vi erano pareri contrastanti.

        Sicuramente, considerato che la fiom a mirafiori aveva il 13%, un risultato del genere deve far riflettere attentamente, perchè è giusto far rendere le attività ma è altrettanto giusto fare in modo che i propri collaboratori possano lavorare nel miglior modo possibile.

      • silvanascricci ha detto:

        Io però non ho saputo di grandi trattavive prima del referendum, certo che per gli impiegati è stato più “semplice” votare mi giocavano le condizioni di lavoro sulla propria pelle, e questo lo trovo un poco ipocrita.

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