Non dirò mai più la verità


Nel mio piccolo mondo antico godo di una certa fama.

Cioè io sono l’anti casalinga per eccellenza, l’opposto della massaia, l’antinomia della donna di casa.

Il sacro focolare domestico sta a me come la matematica pura sta ad un imbecille, come la fede religiosa sta ad un ateo.

Ho chi lava, chi stira, chi  fa le pulizie di casa.

Ma, ahimè, può capitare che qualcuna delle persone che ti girano attorno sia momentaneamente impossibilitata a svolgere le sue naturali funzioni.

Ed ecco che sommersa da camice, abiti, lenzuola e tutta la tovaglieria di genere ho deciso di fare una lavatrice.

L’atavico elettrodomestico ha subito un tale shock, dal quale non si è ancora ripresa (sta ancora perdendo acqua nonostante l’intervento di un paio di tecnici), che gli ha fatto dire: “ma come? perchè dopo tanti anni di ozio mi devo rimettere a lavorare? non son più capace, non rammento più come si fa!” (perchè dovete sapere che non solo non lavo e non stiro, ma chi lo fa per me non lo fa a casa mia, ma nella sua propria abitazione).

Comunque, la povera lavatrice si è rassegnata, si è piegata al mio brutale ed imperioso volere, ha rispolverato la memoria ed ha lavato ed asciugato.

Una volta terminata questa faticosa operazione si è posto il problema di stirare la montagna di roba lavata.

Armata di santa pazienza, ho recuperato l’asse ed il ferro da stiro (ed ho dovuto fare immane sforzo mnemonico per ricordarmi dove li avevo riposti) e mi son data da fare.

Ma ho commesso un errore.

In alcune telefonate ho comunicato a parenti ed amici ciò che stavo facendo.

E in quel attimo si è creato un momento di vuoto cosmico in cui si è sovvertito l’intero pensare.

Il passaparola si è verificato alla velocità del fulmine e, alla velocità del fulmine, si è prodotta la reazione dell’incredulità.

C’è stato chi ha dovuto farselo ripetere due o tre volte, pensando che stessi menando per il naso, c’è stato chi mi ha sussurrato, con voce incrinata dalla commozione, “allora anche tu sei come noi”; chi, con moto d’angoscia, mi ha confessato di non avere più, giunti a questo punto, certezze nella vita; chi arrabbiata ha urlato al crollo del mito; e c’è stato chi, alle dieci di sera, si è fiondato a casa mia per verificare di persona ciò che stava accaddendo.

Per un attimo ho temuto che lo comunicassero anche al telegiornale, per lo meno quello regionale, o sulla prima pagina del Resto del Carlino Bologna, e che Wall Street avrebbe subito un crollo peggiore di quello del ’29 ed è cosa che non avrei potuto sopportare in questo momento di crisi nera.

Ho, inoltre, compreso come si formano le leggende metropolitane, perchè, attenzione, io non ho mai detto di non saper lavare, stirare, pulire e far da mangiare; anzi sono bravissima a fare queste cose, semplicemente non le ho mai più fatte da che ho preso marito; ma tutti han sempre creduto che, per il sol fatto di non farle, non ne fossi capace.

Insomma avevo applicato l’antico detto, di materno insegnamento, impara l’arte e mettila da parte; solo che io l’avevo messa molto, ma molto, da parte.

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25 risposte a Non dirò mai più la verità

  1. umberto ha detto:

    Bellissima!!!!!! ….. troppo divertente!!!!!!

    Un abbraccio forte forte alla lavatrice!!!! E’ stato un momento di dolore, ma passa!

  2. Giovanni Farzati ha detto:

    Che bello, la Silvana che stira, ramazza, cucina, pare sia una brava cuoca; le donne di levatura culturale come te, hanno una marcia in più anche nel sistemare casa.

  3. Tonino ha detto:

    Bastò un sol squillo del telefono per scuotere il torpore dei mangiaenergia.
    Dapprima ci fu una scossa ai neuroni che ,scossi, corsero ad introdurre le spine nelle prese .
    Fredda energia raggiunse motori, fredde spie del lontano oriente sbirluccicavano nuovamente ,resistenze teutoniche raggiunsero i cento gradi , caldaie mitteleuropee produssero grossi sbuffi di vapore infernale.
    Odori di tensioattivi ed ammorbidenti si miscelarono a quelli di appretti ,additivi ed i deodoranti a tempo produssero soffiate come una vecchia locomotiva.
    l’aere ne fu sopraffatta ed il vicinato non ebbe dubbi : avevano riaperto la vecchia distilleria in fondo alla via.
    Dall’alto del suo metro e sessanta una donna con dieci mani afferrava, spingeva,roteava,estraeva, pinzettava , indumenti, aspirava con energia la cera dei pavimenti, dei mobili della nonna insieme e tarli dormienti abbracciati ai ricordi di famiglia.
    L’energia divenne scarsa per gli eleboratori elettronici perennemente in funzione e in un solo istante tutto cessò ed il baccano del silenzio avvolse tutto, anche lungo la via fino ai margini del rione.
    Tanti si sporsero dalle finestre e dai balconi come non succedeva dall’ultima processione dei fedeli trent’anni prima e tutti con lo sguardo rivolto a quel balcone dal quale spuntava una fortissima luce rossa abbacinante per le pupille umane.
    Poi tutto tacque e così per tre giorni e tre notti fin quando il fumo che avvolgeva i cavi dell’alta tensione cessarono.
    Anche questa è una leggenda ,ma molti ci vogliono credere lo stesso.
    T.

  4. speradisole ha detto:

    Mi è piaciuta l’idea che la lavatrice si sia spaventata. La meraviglia è che funzioni ancora, nonostante la forzata inerzia.
    Ciao Silvana, un abbraccione e a presto.

  5. rasoiata ha detto:

    La mia lavastoviglie si chiama “Isaura”.
    Ed e’ l’unico elettrodomestico che riesco a a far funzionare.

    Per il resto anch’io utilizzo il sistema “lavaggio, stiraggio, asciugamento” presso altre dimore.

    Il che non evita la creazione del caos, anche solo dopo poche ore dal passaggio della Colf.

    Ciao,
    Zac

    • silvanascricci ha detto:

      Proprio per evitare il caos inevitabile durante il passaggio della colf io gli ho dato le chiavi (il mio è un colf maschio) e rientro quando tutto è finito ed in ordine.
      Per evitare il caos da roba “riportata” dalla stiratrice io utilizzo bellissime ceste di vimini in cui riporre ordinatamente la roba stirata per poi metterla negli armadi.
      Quello di dare nomi agli elettrodomestici è un vezzo di mia figlia; ha un nome quasi tutto in casa mia.

  6. cescocesto ha detto:

    quanto sei anticonformista silvana: invece di prendere marito e mollare il lavoro per fare le faccende domestiche a tempo pieno, tu ti sei tenuta stretta il lavoro e hai mollato le faccende. approvo a pieno. 😀

    ma mi pare che la lavatrice approvi un po’ meno, ed è rimasta shockata dal tuo ritorno a fare la massaia! (si è poi ripresa o continua a perdere acqua?)

    • silvanascricci ha detto:

      Non è tanto merito mio quanto del fatto che tutte le donne, per parte materna, della mia famiglia sono tutte anticonformiste, quindi è stata una trasmissione genetica.
      Chi per un verso chi per un altro hanno fatto e fanno tutte scelte molto particolari.

  7. Itaglianibravagente ha detto:

    È sempre un piacere leggerti. La tua sana ironia mi mette allegria. F.to una tua fan :=)

    • silvanascricci ha detto:

      Che bello mettere allegria alle persone, mi piace moltissimo; come mi piace moltissimo avere, adirittura una fan!!!

      • Itaglianibravagente ha detto:

        E’ cosi difficile trovare persone (auto)ironiche che quando ne scorgi una, diventi subito una sua sostenitrice e lettrice! Un caro saluto e a rileggerti presto.

  8. Nonsolopane ha detto:

    BRAVA!

  9. Giovanni Farzati ha detto:

    auguri cara Silvana, questa volta non commento, ma utilizzo lo spazio per dirti, felice feste, poi felice gennaio, poi felice febbraio e una lunghissima fila di mesi, infinita…fa freddo, tieni duro, arriverà il caldo della primavera, marzo, l’odore dell’erba portata dal vento del Cilento, dice che l’inverno è finito, per adesso coraggio devo avere

    • silvanascricci ha detto:

      Che bella l’immagine dell’odore dell’erba portata dal vento del Cilento…
      Tantissimi auguri anche a te per dei felici mesi del 2011 e di tutti gli anni a venire.

  10. Antonio ha detto:

    Ciao Silvana, meno male che ho letto tutto fino in fondo poichè verso la metà dell’articolo-ti confesso che ho pensato- “ma quale compagna sei? Ma va a và ‘nbicciere!” . Comunque sei una “compagna” molto molto fortunata ad avere tanti altri comagni e compagne al tuo sevizio. Complimenti a tuo marito che può farti fare la gran Signora! E comlimenti a tua madre che ti aveva fatto comprendere la necessità di applicare il vecchio adagio “impara l’arte e mettila da parte”. Riguardo alla verità, ti consiglio di dirla sempre anche a costo di finire nei commenti dei vari TG nazionali. n abbraccio. Antonio.

    • silvanascricci ha detto:

      Alt, fermo lì !!
      Non è mica merito di mio marito, il merito è mio che mi sono sbattuta come una pazza per avere un lavoro tale da permettermi di avere un numero di compagni che mi fanno tutte le faccende domestiche.
      Inolte essere una compagna di vita, per mio marito, non significa fare la colf, significa avere una donna a fianco che ti ami, ti sostenga e ti sproni ad affrontare l’avventura della vita.
      Quanto ai complimenti a mia madre sono d’accordo, gran donna mia madre che mi ha insegnato che non esiste nessuna indipendenza per una donna se non ha una sua propria indipendenza economica.

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