C’era una volta


Uno dei motivi che suscita clamore, in questi giorni, nella mia città è lo stravolgimento della viabilità cittadina per i lavori di messa in opera del Civis.

Io sono contraria al Civis perchè non serve a nulla, non risolve i problemi della viabilità e neppure il problema degli spostamenti sui mezzi pubblici.

Il risultato è la deviazione di tantissime linee di autobus, via Murri chiusa per metà, in un senso di marcia, ma, soprattutto, via SanVitale chiusa al traffico tout court.

Via San Vitale chiusa ha provocato, sui quotidiani cittadini, una marea di polemiche, proteste, incazzature; leggendo i giornali trovavi commercianti sul piede di guerra, bolognesi esasperati, sit in di protesta, lenzuolate alle finestre, ecc… ecc…

Pareva, insieme all’emergenza graffiti e l’emergenza pisciate, un caso di rilevanza nazionale, degno di stravolgere gli equilibri politici dell’intero paese e di provocare una crisi di governo nazionale con tanto di prolcami terroristici di emergenza “caduta due torri” (e per chi non si scansa in tempo è fatta).

Volevo, quindi, sincerarmi di persona della situazione ed, eventualmente, dare una mano per placare animi sovraeccitati da cotanta emergenza.

Complice il fatto di essere andata in ferie presto ed essere tornata quando tutti stanno sbaraccando riesco ad uscire dal lavoro ad orari più che dignitosi, mi incammino per via Massarenti con l’animo già disposto a trovarmi in una baraonda cacofonica di protesta.

E mi ritrovo in un’atmosfera surreale di tanti anni fa.

In via S. Vitale c’è una calma assoluta; un silenzio riposante e distensivo.

Arrivano, dalle finestre aperte, le risate dei ragazzi, i suoni di musica e degli strumenti; si sentono, da sotto i portici, le discussione dei giocatori di carte nei bar; si vedono i bambini che, sotto le ombre dei collonati, giocano a pallone sul granito; osservo, all’incrocio con via Broccaindosso, alcune vecchie signore che, portate fuori di casa le sedie, chiaccherano tranquillamente con i bottegai della zona.

Immagini di una Bologna di quarant’anni fa dove, nei pomeriggi assolati e caldi, si viveva tranquilli in modo conviviale; una Bologna tranquilla, paciosa e socievole.

Un incanto.

Fino al torresotto di Piazza Aldrovandi, dove la strada riapre al traffico, dove i motorini stridono, le macchine strombazzano, la gente s’incazza e gli olezzi dei tubi di scarico riempono le volte delle logge.

Vorrei che i lavori del Civis non finissero mai e si estendessero a tutto il centro.

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