A new York il caldo è un clandestino


Avranno anche tutto ma gli manca il “soccia che caldo”. Anche se è un caldo boia.

Anche se la scarpa da tennis s’impanatana nell’asfalto molle e lascia l’impronta come sul marciapiede di Los Angeles, quello delle star.

Solo che intorno non c’è la stella e non ci puoi mettere il nome perchè si mescolerebbe con le cicche pestate e qualche biglietto della metro fossilizzato da anni.

A New York, in estate, c’è un caldo che è quasi comico dal gran che è caldo. Eppure nessuno lo dice.

Se entri in un negozio non succede come da noi a Bologna dove scatta subito la parola d’ordine: “oggi è peggio di ieri, eh signora?”.

Oppure: “ha sentito che roba oggi? e poi dicono che domani è peggio”.

New York produce un caldo che non ce lo sognamo neanche ma tira dritto e se ne frega, come di tante altre cose.

Nessuno, in un negozio, ti dirà mai che è caldo.

Neanche un taxista.

Anche se attaccano discorso molto di più che in via Rizzoli o sotto la Galleria.

How are you? come sta?, da dove viene? anch’io avevo un nonno italiano, eccetera.

Ma il tema del caldo, che noi usiamo come pretesto iniziale di qualsiasi bottone, viene ignorato.

Anche perchè a NY, a differenza di Bologna, esiste la famosa “pacca”. La nemica numero uno del caldo.

The dark side of the chèld. La pacca è quella che prendi se entri in qualsiasi supermercato, negozio, store, banca o locale al chiuso.

L’aria condizionata a NY, posto dove tutto è più grande, è maestosa, imponente; nel senso che si passa da 40 gradi appiccicosi di un marciapiede a -3. Forse non a -3, ma la sensazione è quella.

L’italiano lo riconosci perchè appena mette piede in un posto al chiuso si blocca per un attimo, come incenerito.

E se è bolognese dice: “Soccia!” fra i denti. E’ perchè ha preso la pacca. La nemica numero uno del caldo.

New York è fatta di grattacieli e di ghiacciaie in cui entri ed esci con apparente disinvoltura.

Loro sono abituati ma noi no ed il sudore sul collo o sulla schiena subisce quell’immediato congelamento che è appunto caratteristico della pacca.

Se avessimo noi quell’aria condizionata a manetta, diventerebbe subito un motivo di dialogo: “ha sentito che aria condizionata stamattina?”, “ohi, e poi han detto che domani è peggio”.

Come fosse una condizione ambientale.

A NY gli americani, che sono comunque dei fanatici del meteo (ma solo in funzione del sabato e domenica) non parlano del caldo e nemmeno del freddo.

Vanno veloci.

Non hanno la cultura della chiacchera da negozio.

Non c’è la bottega, non c’è il tempo, c’è solo il verbo brulicare.

Io brulico, tu brulichi, egli brulica; si brulica senza commentare.

Noi sentiamo nei negozi frasi tipo: “a Ozzano hanno detto che ci sono 42 gradi”; là non si sentirà mai dire: “han detto che nel New Jersy gli suda la lingua in bocca” che sarebbe “I sweat the language in mouth”.

Oppure “nel Bronx nevica, ho visto le macchine con il bianco sopra”, come facciamo noi riferiti a Loiano (a Loiano nevica, è un classico).

Per difendersi dalla pacca, comunque, l’unica cosa da fare è andare in giro, mentre ci sono 40 gradi, con un loden e appena entri in un  posto te lo infili insieme ad una cuffia.

Va che la sta gòba l’aria condizionè!

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4 risposte a A new York il caldo è un clandestino

  1. Tonino ha detto:

    ”Soccia” che bollette !
    Ma loro hanno tanta energia, nucleare,termo,solare, gas ecc. da alimentare ,normalmente, il continente africano.
    La società degli sprechi : energia ,in più, per raffreddare o riscaldare l’aria.
    L’aria che va sù ,si disperde,non riproducibile,non contenibile e và, si combina,buca l’ozono per un benessere ,poco,evitabile, in più.

  2. cescocesto ha detto:

    la cosa bella è che l’aria condizionata a manetta nei negozi fa pure aumentare il caldo all’esterno.. però c’è molta poca umidità, sarà questo che li salva?

    ps. io comunque a new york il terzo giorno avevo un mal di gola boia.

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