I padroni nel piatto


L’acqua, il cibo ed i sentimenti.

Si sono presi l’acqua; privatizzando l’utilizzo di un bene che non hanno prodotto, di un bene assoluto che deve essere e rimanere proprietà della natura e nella disponibilità degli uomini.

Si sono presi ciò da cui il cibo nasce e da ciò che lo alimenta: le sementi ed i mangimi; oggi le multinazionali tentano un passo in più: brevettare, acquisire e diventare padroni del cibo finito; dai broccoli ai vitelli, dall’insalata al maiale.

La Monsanto ed altre multinazionali hanno fatto richiesta di comprare brevetto e licenza di tutta la catena alimentare, di tutto ciò che mettiamo nel piatto.

La battaglia per decidere chi saranno i padroni delle nostre cucine ha un codice: WO 2009/097403, il numero di protocollo della richiesta della Monsanto che, alle proteste degli ambientalisti di Greenpeace, di Equivita risponde “We’re out of the pig business”.

Ne sono tanto fuori da non lasciare dubbi nel testo della richesta di brevetto quando cita testualmente “si chiede la licenza di utilizzo commerciale delle applicazione dell’invenzione” (ossia le sementi ed i mangimi transgenici).

D’altronde l’elenco da sottoporre a brevetto è dettagliatissimo e puntiglioso: “pancetta, prosciutto, lonza, costolette, bistecche, lardo, ciccioli”; “bistecche, latte, formaggio”.

Con un salto logico ardito ed impressionante la Monsanto pretende di avere “inventato” il maiale ed i bovini; se il cibo di cui si nutre il maiale ed il bovino è una mia invenzione coperta da regolare brevetto ergo anche il maiale e la mucca in toto sono una mia invenzione che deve essere coperta da regolare brevetto.

Stesso discorso, anche più stringente, per gli ortaggi nati dalle sementi targati Monsanto.

Capitalisticamente ed economicamente parlando non fa una piega.

Potranno dettare, a quel punto, le condizioni di allevamento e di ogni fase della lavorazione, della produzione e della vendita ottenendo una percentuale di guadagno ad ogni passaggio.

E non è una mia pessimistica previsione; anche qui esiste, sempre da parte della Monsanto, la richiesta di brevetto del metodo di indagine genetica per scoprire quali animali siano predisposti ad un certo tipo di allevamento estendendo la licenza a tutti gli animali che abbiano quel determinato profilo genetico anche se questo è già stato ottenuto con la normale tecnica degli incroci; in un’altra richiesta presentata da Seminis (una controllata della Monsanto) si sollecita il brevetto su metodi di produzione delle carote, sulla coltivazione della carota e sulla raccolta delle carote.

Oltre ad avere abiti, mobili, tegami, automobili griffati saremo costretti ad avere anche cibo con il logo.

Ora mi aspetto, da parte di qualche multinazionale, la richiesta di brevetto per i sentimenti: l’odio, l’amore, l’amicizia, il rancore, la fratellanza, l’invidia, la generosità targate Monsalto o qualunque altra marchio vogliate inventarvi.

Non è, neppure questo, uno scenario alla Asimov; in fondo hanno già il controllo delle nostre idee e delle nostre coscienze.

(fonte dei dati: la Repubblica)

9 pensieri su “I padroni nel piatto

  1. Giovanni Farzati reporter rsf Italia; Silvana, io sono di Salerno, provincia, dirigo un free press, faccio anche la radio su Campania, Basilicata; tu da dove scrivi, di dove sei? scusa se chiedo!

    Brevettiamo i peti, la frittata di asparagi, le capriole, le cornacchie, i corvi, i morti, i vivi, i cani, ma andate a morire di pellagra!… perchè non brevettano anche l’aria che respiriamo, la cosa nasce da multinazionali che hanno poer la testa un turbine di idee bislacche, utili a fare cassetta per loro, in questi casi il legislatore, se non fosse in altre faccende affaccendato, dovrebbe dare una dritta, frutto esclusivamente del buon senso; ma poilitica, finanza, i confinti sono labili econfusi ei fessi siamo noi, messi male.
    ciao Silvana

  2. Ciao Silvana siamo giunti a vedere realizzata in concreto un’idea fantascientifica ed orribile come quella preconizzata da Orwel nel romanzo intitolato 1983 (non sono sicuro dell’anno), comunque mi riferisco a quello che parla de “Il grande fratello”. Hai ragione quando dici che si sono già IMPOSSESSATI ti tutto e perfino dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti! Ma dove finirà l’Umanità e tutto il Creato di questo passo?! Se davvero esiste l’inferno, dobbiamo renderci conto che noi tutti stiamo scontando qualche pena- piccola o grande- su questa mondo vilipeso, sconquassato ed imbarbarito dalla sete di possesso di pochi GRANDI LESTOFANTI. Un abbraccio. Antonio.

  3. questi signori come fanno a guardarsi allo specchio la mattina?
    io non concepisco che esista perversione più grande che voler mettere le mani su una cosa come questa.

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