Tre tituli


In questo post mi occupo, decisamente di un argomento che non mi è congeniale: il calcio.

Ho visto la partita di Coppa dei Campioni a sprazzi, piccoli bocconi spizzicati tra una cosa e l’altra ma caso ha voluto che vedessi entrambi i gol di Milito.

A me l’Inter, pur non interessandomi di calcio, mi è sempre piaciuto.

Mi fanno piacere per Moratti questi tre tituli e, semplicemente, per una ragione umana.

Ho sempre paragonato Moratti a Mozart, capisco anche da sola la blasfemia del paragone, nell’avere un gigante, o ingigantito nella fantasia e nelle ossessioni, per padre.

Finalmente si è scrollato la scimmia dalla spalla, ha tolto di mezzo il fantasma del convitato di pietra che è stato, in tutti questi anni, suo padre e la sua inter dei record, potrà essere un uomo sereno, ora che ha eguagliato e superato i fasti di suo padre.

A volte anche il calcio può essere catartico e psicoanalitico.

Magari una psiconalisi un po’ lunga e costosa, ma Massimo Moratti se la può permettere.

Mi fa piacere anche per Roberto, il mio scrittore, interista da sempre.

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6 risposte a Tre tituli

  1. Franz ha detto:

    L’amore per il calcio mi ha accompagnato fin dall’infanzia e per quasi tutta la mia vita, a fasi alterne per quello ‘di club’, e in modo invece costante e appassionato per la Nazionale. Ma per essere corretti, dovrei dire “mi aveva accompagnato…”, perché da un po’ di tempo la considerazione degli aspetti deteriori di tutto ciò che è legato a quel bellissimo, a volte spettacolare, quasi artistico sport ha spento quel mio antico amore.
    Certo, occasioni come una finale di Champions League, ma ancora di più in un Campionato del mondo, possono rappresentare uno psicodramma collettivo in cui è bello calarsi, tutti, senza differenze di censo, di età, di genere, come è successo in tante occasioni passate. Ma la considerazione dell’inganno nascosto e veicolato dagli interessi economici (e da tutti gli altri interessi genericamente spurii) in ballo, che niente hanno in comune con lo sport, lo spettacolo e l’arte, mi rendono ormai difficile continuare a partecipare a quello psicodramma.
    E così ieri non ho assistito alla partita, e, lo confesso, speravo che l’Inter perdesse per evitare che le strade su cui stavo lavorando col taxi venissero invase dai soliti caroselli di tifosi ossessi e disumanati.
    E così, per la prima volta seguirò con molta freddezza i prossimi mondiali.
    E, ti assicuro, faccio quasi fatica a riconoscermi, in questo mio recente distacco…

    Un saluto e un abbraccio da tifosi della vita.

    • silvanascricci ha detto:

      Capisco il distacco e la disillusione che si può provare nel conoscere gli aspetti più deteriori dello sport, dal tifo sguaiato e violento alle pastoie economiche e politiche ad esso legato.
      Infatti il taglio dato a questo mio post non è propriamente calcistico quanto personale.
      Sii però un filino più indulgente nei confronti dei vari caroselli di tifosi, alemeno di quelli gioiosi e non violenti, che invadono le strade; io da tifosa baskettara l’ho fatto in occasione dei DUE scudetti fortitudini, per quanto scemo è una sorta di liberazione e di rito collettivo di comunanza.

  2. Bibi ha detto:

    Sarebbe tutto vero se non fosse che al banchetto con i proci c’era anche lui …solo che ne è uscito “pulito” ( forse è lui che ha chiuso le porte..).
    Il peccato originale accompagnerà per sempre qualsiasi risultato post 2006 di questo ex gentiluomo..
    a.y.s. Bibi ex tifoso (si puo definire così chi non è mai andato allo stadio???).

    • silvanascricci ha detto:

      Caro Bibi, non sto certo a dire che Moratti sia una verginella, dico solo che “psicanaliticamente” si è tolto un peso di dosso.

  3. Barabba Marlin ha detto:

    Roberto chi? Vecchioni? Il calcio desiderato da Franz è quello di Osvaldo Soriano. A tratti qualche scampolo c’è ancora, bisogna saper leggere tra le righe, Saviano ad esempio ha dedicato un capitolo de “la bellezza e l’inferno” a Messi. Anche se personaggi come Ezio Vendrame dubito torneranno, non così presto. Incollo l’icipit de “se mi mandi in tribuna godo”:
    “Non sono mai entrato in una cabina elettorale; uscivo di casa per andare a votare ma non trovavo mai la strada. I deboli su questa terra non sono rappresentati, per questo ho sempre odiato la Juventus, allora Boniperti, oggi Bettega: l’immagine dell’arroganza truccata da perbenismo. Per me vincere era un incidente di percorso, per loro una condanna. Basta indossare una maglia a striscie bianco-nere per non riuscire a capire la struggente bellezza della sconfitta.”

    • silvanascricci ha detto:

      Per me vincere era un incidente di percorso, per loro una condanna. Basta indossare una maglia a striscie bianco-nere per non riuscire a capire la struggente bellezza della sconfitta.”
      Questo stralcio della frase posso sottoscriverlo in toto, anche per noi fortitudini le vittorie erano incidenti di percorso ed i virtussini (bianconeri anch’essi) non capiscono la malinconia, la bellezza, il dolce dolore della sconfitta.

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