Se un parlamentare non se la può permettere


Leggo sul “Fatto quotidiano” di oggi la lettera del parlamentare Roberto Castelli in risposta ad un articolo apparso ieri sul medesimo giornale che citava l’ex ministro come uno dei tanti inquilini dell’Ensarco.

Di tale risposta ho notato, particolarmente, il seguente punto:

“A giugno 2006, terminato il mio incarico di ministro della Giustizia pro-tempore, ho come ovvio lasciato l’appartamento che occupavo, per ragioni di sicurezza, a Regina Coeli, e ho cercato un appartamento in affitto non potendomi permettere un acquisto, dati i prezzi in quel di Roma”.

Vista l’importanza della dichiarazione e ben capendo il problema dei costi degli immobili, mi sono talmente immedesimata nella situazione del senatore da sentirmi in obbligo di fare due conti.

Sono andata a verificare quanto guadagna un parlamentare: 19.150 euro al mese, cioè 229.800 euro all’anno tutto spesato poiché i viaggi, il telefonino, il barbiere, i giornali, il vitto e, financo, il cinema sono completamente gratuiti; e non ho calcolato (per stare nel minimo) l’indennità di ministro che Castelli ha, comunque, percepito.

Non conosco le esigenze immobiliari di Castelli né, tanto meno, il suo conto in banca al momento della decisione acquisto/affitto; faccio, perciò, una mera ipotesi.

Poniamo che al momento della decisione Castelli (od un qualunque parlamentare) avesse 0 euro in banca ed un’esigenza di appartamento da 1.000.000 di euro (che per un leghista duro e puro come lui dovrebbe essere sufficiente), ci avrebbe impiegato esattamente 4 anni a ripagarsela, mettendo da parte, ogni mese, per l’obiettivo 16.600 euro, tenendosi in tasca, per le piccole spese non coperte dalla repubblica italiana ed il mantenimento della famiglia, 2.550 euro al mese, che è molto di più di quello che la maggioranza delle famiglie italiane guadagnano.

Ognuno di noi è libero, anzi liberissimo, di farsi i propri conti in tasca e di scegliere come investire il proprio denaro, se comprare casa, se restare in affitto, se giocarseli ai dadi, se tenerseli sotto il materasso ma una lettera aperta di risposta ad un giornale deve contenere motivazioni serie e non una presa, ulteriore, per i fondelli.

Il governo e Berlusconi, nel caso Scajola-Anemone-case regalate – rischia grosso.

Perché gli italiani non capiranno un accidente, come me, di scatole cinesi, di società offshore, di conti cifrati all’estero, poiché la materia è complessa anche per esperti e guardia di finanza, ma conoscono benissimo come si compra o si affitta una casa e relativi prezzi di mercato poichè lì80% di noi l’ha fatto.

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