Agorà e la storia di Ipazia


Ricevo e molto volentieri diffondo e pubblicizzo l’uscita di un film sulla figura di una donna straordinaria.

Ipazia di Alessandria.

Chi volesse vedere il trailer del film può vederlo qui.

Chi non conoscesse la storia forte, libera e di grande conoscenza di Ipazia può leggere qualcosa anche qui.

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Venerdì 23 aprile Agorà uscirà in tutta Italia. Il successo del film è strettamente legato al botteghino, in particolare quello del primo week end.

Se il film va bene, allora resterà più a lungo nelle sale, i media se ne dovranno occupare, chi l’ha visto ne parlerà ed altre persone andranno a vederlo.

Altrimenti sarà stato il sogno di un fine settimana. E Ipazia di Alessandria tornerà, in Italia ad essere conosciuta solo da quei pochi che già la conoscono.

Diamoci da fare perchè non sia così! da domani fino al giorno dell’uscita, parliamone in casa e in ufficio, inviamo email ad amici e conoscenti, lasciamo volantini, attacchiamo poster! qualsiasi iniziativa ed idea può essere utile.

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8 risposte a Agorà e la storia di Ipazia

  1. Ernest ha detto:

    la storia di Ipazia è davvero affascinante e importante, ricordo un tuo post un po’ di tempo fa.
    Il film è assolutamente da vedere.
    un saluto

    • silvanascricci ha detto:

      Sì infatti ne avevo scritto un po’ di tempo fa.
      E questo film cade a fagiolo in questi tempi bui per noi e per la chiesa.
      Un caro saluto anche a te

  2. Pingback: IPAZIA, LA SCIENZIATA DEL IV SECOLO, UCCISA PER INVIDIA « Speradisole's Blog

  3. cescocesto ha detto:

    ho già messo in moto mia mamma, che si era interessata alla storia di Ipazia perché nel parlarono qualche tempo fa su radio3.

  4. Antonio ha detto:

    Carissima Silvana, grazie a te, molti di noi (io non ho fatto studi umanistici), veniamo a conoscenza di storie e personaggi banditi dalla “cultura dominante”. Infatti, se ben ricordo, già mesi fa parlammo della bella e sfortunata filosofa/matematica Ipazia di Alessandria. Sarebbe bello vedere il film della sua vita! Grazie. Ciao. Antonio.

  5. Giovangualberto Ceri ha detto:

    Gentilissima Signora,

    nel Film “AGORA'” su IPAZIA – JOHN TOLAND, Ipazia, Editrice Clinamen, Firenze, 2010 – mancano assolutamente i riferimenti ASTROLOGICI: ed è gravissimo!!! Le scuole neoplatoniche dei primi secoli non erano guidate in tale modo. Il film è stato comunque culturalmente molto utile, se pur, da un punto di vista artistico, criticabile. Comunque ne andrebbero messi in scena altri.
    L’ utilità del film avrebbe potuto essere evidenziata anche da MARINO discepolo di PROCLO, poiché egli racconta che Proclo stesso, per aver custodito in casa sua la dea Atena, avrebbe poi rischiato di fare la stessa fine di Ipazia. Così erano diventate molte sette cristiane finite le prime comunità apostoliche, della DIDACHE’.
    Fino a Dante, e perciò anche nelle antiche scuole neoplatoniche di Atene e di Alessandria, non esistevano comunque lezioni astronomiche senza riferimenti all’astrologia tolemaica e, conseguentemente, senza l’identificazione dei quattro umori, UMIDO, CALDO – fecondi e attivi – , e SECCO e FREDDO – distruttivi e passivi – (Tetrabiblos, I, V, 1-2; I, VIII, 1-2).
    Il problema della teorizzazione del movimento ELLITTICO dei pianeti, a migliore giustificazione delle loro apparenze in cielo, è importante, ricorda la passione per la ricerca dei neoplatonici, ma questa loro passione andava ben oltre questo aspetto a noi tanto caro. Essi erano impegnati anche nel problema della spiritualizzazione dell’anima: problema i cui tentativi di risoluzione venivano ugualmente sottoposti ad osservazione scientifica, empirica, sia pure sotto il profilo della soggettività.
    Inoltre i pianeti ontologicamente influenti erano i primi cinque in base a CLAUDIO TOLOMEO (e a Dante) e andavano gerarchicamente, anche per Dante, dalla Luna a Marte (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte). La Luna è assai vicino alla terra e alla sua fertilità e il suo angelo, non per caso, è GABRIELE. Ma sulla Terra esiste un problema riguardante SATANA: cioè la non volontà di resurrezione.
    Marte è invece assai più vicino al più alto dei cieli, è lontano dalla Terra, e inclina al versamento del sangue per la verità e alla musica (Convivio, II, XIII, 8; Commedia, Par., XIV, 103-108). Per arrivare a tanto bisognerà però che prima l’essere umano discenda dal cielo di Marte per incarnarsi sulla Terra, vinca la non volontà di incarnazione: ed è qui che può essere aiutato dagli influssi della Luna. Man mano che saliamo nei cieli, sotto il profilo ontologico, esiste infatti una non volontà di incarnazione che è in ordine a LUCIFERO. SATANA e LUCIFERO sono due campi di forza opposti scientificamente utili alla maturazione dell’uomo completo.
    Allora quando il nostro allievo dedica ad Ipazia, nell’agorà, la sua musica è simigliante al cielo di Marte e sottostà perciò al problema di una non volontà di incarnazione, ovviamente: Ipazia l’ha capito. Quando invece Ipazia contraccambia didatticamente l’omaggio con il suo fazzoletto macchiato del suo mestruo è invece simigliante al cielo della Luna e al problema di una non volontà di resurrezione. I due campi di forza della NON VOLONTA’, per tentazione reciproca, danno perciò luogo alla Croce di Cristo che, se intesa come simbolo di scienza, diventa e simboleggia la contemporanea volontà di incarnazione e di resurrezione. Cristo, l’UOMO, è infatti volontà al tempo stesso di incarnazione e di resurrezione: da qui la croce di cristo come simbolo di una scienza della soggettività in generale e dell’evoluzione della persona.

    In altre parole Ipazia, regalando il suo mestruo, invita l’allievo neoplatonico a scendere dalla musica presente nel cielo di Marte e ad incarnarsi misurandosi con la Luna, cioè approfittandone per diventare un vero uomo. Ipazia, sotto il profilo scientifico-spirituale, cioè della ricerca della verità, è paradossalmente perciò già più cristiana di lui.
    E’ interessante ricordare anzi che Dante dichiaratamente MALEDICE nel Convivio quei cristiani che non vedono nella paganità classica la spinta necessaria per essere autentici cristiani. Egli scrive: “Maledetti siate voi, e la vostra presunzione, e chi a voi crede” (Convivio, IV, V, 9).
    Non si può studiare il medioevo e la classicità, come anche gli egizi e i caldei, solo riempiendosi la mente di avvenimenti, di episodi storici e di cronaca e di date poiché tale indirizzo è parziale, intimamente deludente, e infine finisce per impoverire lo studente e la cultura. Per studiare con autentico profitto culturale bisognerà invece cercare prima di tutto di impadronirsi delle scienze dell’epoca di cui intendiamo riferire poiché è di esse stesse che ha vissuto l’umanità di cui vogliamo riferire. Il compito è difficile e rischioso ma possibile, comunque ineludibile. Scriveva Eugenio Garin che l’università delle Scienze Umane, sotto questo profilo, fa pena. Io ho condiviso il suo sentimento e ho cercato di porre alcuni qualificanti rimedi con lunghi e faticosissimi studi. Il risultato didattico è però rimasto inascoltato. Perché?
    Con un saluto.
    Firenze, 26 giugno 2010,

    Giovangualberto Ceri –
    Tel. 055 – 650.55.37 –
    cell. 333.396.1191

    • silvanascricci ha detto:

      Gent.mo sig. Ceri,
      le sono davvero grata per il suo commento dettagliato e piuttosto interessante; mi riservo una risposta esauriente più avanti dopo aver meditato su quanto da lei scritto.
      Cordialmente
      Silvana

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