Il sostanzialmente e il formalmente


Sempre restando sull’argomento delle firme e degli atteggiamenti del presidente della repubblica e relative conseguenze riporto due interventi a mio avviso molto interessanti.

Il primo è di Vittorio Zucconi da Sostanzialmente e dice:

Si potrebbero suggerire alcune interessanti applicazioni alla nuova giurisprudenza prodotta dal Governo per salvare le liste di Pippo, Pluto, Cugino Ciccio, Polveroni e Formighini, quando distingue fra la “sostanza” delle regole e la “forma”, entrando in un’aria rarefatta che va ben oltre il diritto e la filosofia del diritto per volare nel cielo della filosofia sofistica. Un tiro che rimbalza dalla traversa sulla linea di porta a portiere battuto andrà considerato sostanzialmente gol, anche se formalmente non l’aveva oltrepassata: il tiro aveva superato il portiere e il pallone aveva chiaramente dimostrato la propria onesta intenzione di entrare. Uno stipendio al quale l’ufficio paghe e contributi sottrae cinquanta euro dai mille e 500 dovuti è sostanzialmente corretto, perchè trattasi di una piccolezza formale che non intacca la sostanza del rapporto di lavoro. Una dichiarazione dei redditi formalmente inviata, ma senza pagamento delle tasse, è sostanzialmente accettabile, perchè l’intenzione era corretta, dimostrata dall’invio della dichiarazione. La rata del mutuo non pagata va considerata sostanzialmente versata, senza penalità e interessi di mora, se il debitore si presenta in banca con i soldi alla scadenza giusta, ma poi esce senza versarli perchè colto da improvviso e lancinante mal di denti o da acuto desiderio di un cornetto, dunque formalmente è in ritardo. Una firma falsa su un assegno sarà giudicata sostanzialmente autentica, perchè il falsario aveva chiesto il permesso del vero firmatario che, essendo occupato a friggersi due uova, lo aveva autorizzato a falsificare la firma. L’appuntamento dal medico previsto per le 15 sarà da considerare sostanzialmente rispettato, anche se il paziente, arrivato puntuale in studio, si sarà stufato di sfogliare settimanali di nautica vecchi di tre anni e si sarà allontanato per qualche ora per tornare alle 17, formalmente in ritardo. Il medico dovrà sostanzialmente vsitarlo. Per i treni italiani, la distinzione fra il rispetto formale e sostanziale dell’orario è stata da tempo, e con grande lungimiranza, superata. Come aveva scritto il Giornale di Berlusconi, dichiarando Mills “praticamente assolto” (più timido del Minzculpop che invece lo aveva “assolto” tout court) così da ieri l’osservanza delle norme e delle regole sulle quali dovrebbe reggersi la vita di una comunità, come una gara sportiva si regge ed esiste su regolamenti magari bizzarri e arbitrari ma accettati dai partecipanti per non finire in un bordello, è affidata agli avverbi, una delle maledizioni della lingua e della cultura italiana. Lei, imputato Rossi, è formalmente un criminale, ma sostanzialmente innocente. Vada, vada pure. Nel frattempo, osserviamo con interesse da entomologo come le forze politiche di opposizione a questo regime di pecioni, di briganti e di cioccolatai abbiano già cominciato, con DiPietro in testa che sbraita di cose che non conosce come l’ “impeachment”, istituto che in Italia non esiste, e sposta l’attenzione su Giorgio Napolitano anzichè tenerla ben a fuoco sui caciottari romani e milanesi del Pdl, la consueta operazione “harakiri”, ovvero come perdere elezioni che l’avversario stava facendo il possibile per regalarti demolendo la propria falsa immagine di efficenza e di laboriosità fattiva. Formalmente opposizione, sostanzialmente questi sono i migliori alleati del regime, con il loro dissennato comportamento autodistruttivo e il loro vuoto “sound and fury”, rumori e grida. (PS: Grazie a tutti coloro che mi hanno inviato note affettuose per la nascita della, obbiettivamente…, bellissima Francesca, nata formalmente alle 12 e 15 ma sostanzialmente già nata da prima. Mi sono vilmente aggrappato ai suoi tre chili e mezzo per non annegare nello sconforto della cronaca politica italiana).

Il secondo è di Diego Cugia da L\’inganno e la speranza e dice:

Un giorno chiesi a un vecchio amico, un libraio ebreo che aveva vent’anni nella notte dei cristalli e viveva in Germania: «Come mai non sei fuggito? Non vi rendevate conto delle atrocità che i nazisti stavano per farvi?» Lui rispose con due parole: «L’inganno e la speranza.» L’inganno, mi spiegò, sta nel non svelare tutto e subito. «Se Hitler avesse manifestato pubblicamente l’intenzione di deportare milioni di ebrei per gasarli nei campi di concentramento, se avesse svelato la “soluzione finale”, nessuno di noi sarebbe rimasto in casa, tantomeno in Germania, che era la nostra patria, e, forse, si sarebbe sollevato il mondo intero. L’arguzia nazista fu di procedere per giri di vite. Oggi non potete più fare questo commercio, domani dovete appuntarvi una stella, qualche giorno dopo i figli non potevano più frequentare la scuola, il mese dopo un’altra limitazione, sempre più illecita, sempre più iniqua, e a ogni minaccia progressiva, a ogni ingannevole giro di vite, si era indotti a pensare “Non oseranno altro, è impossibile”, si cade vittime, cioè, della speranza, la speranza che è insita nella natura umana. L’inganno e la speranza, appunto, la peggiore delle trappole.»
Quel mio amico non c’è più, e noi abbiamo avuto esistenze più agevolate delle loro, vite costellate di scandali e corruzioni politiche, insabbiamenti, anni di piombo, tangenti, mafie, stragi, ma imparagonabili con l’Olocausto, anche se i crimini del regime sovietico o gli eccidi nella ex Jugoslavia si sono cronologicamente fusi con i nostri più giovani destini. E ne portiamo, anche se involontariamente, la macchia.
Noi abbiamo vissuto in una molto sofferta democrazia. Da qualche tempo stiamo provando un brivido brutto. Ogni giorno che scorre siamo meno liberi. E ieri, leggendo sui giornali che il vertice delle istituzioni, la presidenza del Consiglio, ha dichiarato che i nostri magistrati sono dei “talebani”, mi sono ricordato del mio amico antico, di quel libraio ebreo, perché, per un’ennesima volta, stavo facendo il callo anche a questa scalmanata esternazione, a questo immenso danno di un premier che distrugge sistematicamente quei poteri che salvaguardano la nostra democrazia. Mi sono tornate alla mente le due parole: inganno e speranza.
Lo so bene che è una bestemmia paragonare le due epoche e me ne guardo bene. Ma la maligna arguzia di quella “strategia dei giri di vite” è proprio la stessa. Chi è scomodo, nella pubblica opinione, viene silenziato. Il Parlamento è ormai il salvacondotto dei politici inquisiti. Il Capo si sottrae alle leggi e nomina i suoi avvocati onorevoli, perché ne promulghino di nuove per salvarlo. I telegiornali hanno smarrito l’obiettività e la completezza dell’informazione. Sull’impoverimento delle famiglie italiane e su tutto quanto possa dispiacere al “manovratore” si maschera, si omette, si tacita la notizia sgradevole, si spacca il Paese in due inverosimili partiti: quello dell’Amore e quello dell’Odio.
Viviamo in un’atmosfera orwelliana, da “Fattoria degli Animali”, ma c’è molta più assuefazione che rivolta, un’indolenza atavica, un menefreghismo mediterraneo e un dissennato egocentrismo, ci stanno imbambolando fatalmente. Credo che dovremmo stare tutti molto attenti, coscienti, in guardia. La Storia non presenta mai gli stessi piatti, il male è scaltro, e puntualmente si irride chi l’annuncia liquidandolo da apocalittico e visionario. Però io lo vedo, lo vedo ogni giorno, in televisione e nelle strade, che posso farci? Per me un presidente del consiglio che considera “talebana” tutta la magistratura è un sovversivo e chi tace è un suo complice. Con la legge sulle intercettazioni il potere d’indagine dei magistrati sarà reso inoffensivo. Tutti gli italiani onesti saranno più indifesi dal dilagante strapotere dei corrotti, in politica e nella finanza, e da quello dei criminali comuni.
L’inganno è storicamente il solito: trasformare le vittime in persecutori e chiamare il giro di vite “libertà”. Per quanto riguarda le intercettazioni: definire il nostro come “uno stato di polizia”, che è esattamente il fine che s’intende conseguire. Polizia mediatica. Informazione in divisa e manganello. La speranza ormai è ridotta a un dovere: illuminare la coscienza di quanta più gente possibile, e tenere accesa la nostra. Dio solo sa quanto mi manca la testimonianza e la luce di quel mio vecchio amico libraio, l’intelligenza, l’esperienza, la sensibilità di tutti i nostri padri che sembrano scomparsi dalla faccia del Paese. Non lamentiamoci, anche in nome loro, non rassegniamoci, non andiamocene via dall’Italia. Deve fare le valigie chi la sta riducendo così. E noi dobbiamo accompagnarli alla porta prima dei prossimi giri di vite, perché ci saranno.

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2 risposte a Il sostanzialmente e il formalmente

  1. rick-ione ha detto:

    mamma mia che belli questi due articoli, peccato che questo post sia passato inosservato, forse oscurato da quello sul presidente firmatutto…
    due articoli veramente belli, ma altrettanto amari… in 15 anni quel nano ha distrutto un paese… dopo di lui resteranno solo macerie legislative ed economiche… e a pagare il conto toccherà sempre ai soliti bischeri…
    cara silvana ho scoperto da poco questo blog ma ogni gg mi piace sempre piu, brava!

    • silvanascricci ha detto:

      Sono molto diversi tra di loro ma raccontano benissimo lo stato in cui versiamo.
      Il non accorgerci della perdita progressiva dei diritti, le libertà che vengono erose giorno dopo giorno…
      Poi sono scritti benissimo.
      Ciao e grazie per i complimenti, che poi arrossisco…..

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