Lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano


Illustre Presidente, Dopo la sua decisione di ieri sera di firmare il decreto ‘interpretativo’, non posso che ritenermi irrimediabilmente delusa dalla sua persona. L’ultima cosa che mi rimane da fare, come cittadina, prima di dover accettare con dolore e con rabbia uno stato di cose che non può assolutamente rappresentare i miei ideali di Democrazia, Giustizia e Verità, uno stato di cose per cui persone che agiscono in palese violazione della Costituzione hanno creato un sistema di potere che sta progressivamente esautorando le istituzioni e gli organi di controllo, è farle delle semplici domande.

Innanzi tutto, chiamare quel decreto ‘interpretativo’ costituisce una presa in giro nei confronti del diritto, della Costituzione, della Repubblica delle persone che sono morte perché l’Italia potesse diventare una Repubblica e delle persone che sono morte per evitare che cessasse di esserlo. Lei ha avvalorato il comportamento di un gruppo di persone che, per rappresentare solo ed esclusivamente i propri interessi personali, ha utilizzato come scusa la parola ‘libertà’, commettendo un vero e proprio stupro della lingua, delle istituzioni e della storia di questo Paese. Uso il termine stupro per sottolineare la violenza di un simile atteggiamento, con cui si piegano il linguaggio e le regole con la violenza della mistificazione, della propaganda ideologica, dell’eliminazione mediatica dei nemici o dei personaggi scomodi e con forme di censura palesi e incontrovertibili. Lei è davvero convinto, ieri sera, di aver agito nell’interesse del popolo italiano?

La Storia della Repubblica Italiana, che da ieri sera, purtroppo, è diventata ex Repubblica Italiana, è costellata da una sanguinosa scia di martiri. Questi martiri sono quelle persone che hanno pagato con la vita l’adempimento a quell’ideale chiamato “servire lo Stato”, ideale che ogni funzionario pubblico, di qualunque ordine e grado, dovrebbe tenere presente, Parlo di persone come Ambrosoli, Livatino, Scopelliti, Borsellino, Falcone. Ieri sera lei ha avuto nelle mani la possibilità di non firmare, e di certo, credo, ciò non avrebbe messo a repentaglio la sua vita. Invece ha scelto di firmare. Presidente, lei ritiene di aver servito lo Stato? Ritiene di aver agito come garante della Costituzione Italiana, che è la fonte del nostro ordinamento giuridico, e quindi anche del decreto che Lei ieri sera ha firmato?

In internet sono facilmente reperibili i filmati in cui Milioni, l’uomo passato grottescamente alla storia come “quello del panino”, farfuglia le proprie scuse per dimostrare che era presente nell’ufficio competente al momento di depositare le firme, pur essendo uscito per andare a prendere un panino. Il video è un divertente caso di mancata dimostrazione del miracolo dell’ubiquità, a voler essere educati. Presidente Lei ha visto questo video? Lei ha letto i resoconti della stampa, le testimonianze di chi era presente quando è accaduto “l’affair Milioni”? Perché se ha letto gli articoli e visto il video, allora la domanda è: Presidente, lei pensa che gli italiani siano stupidi? Lei pensa che gli italiani non sappiano che incidenti del genere sono semplicemente l’emerso di lotte di potere interne ai partiti, che ormai si comportano come vere e proprie aziende, e stanno creando uno stato parafascista in cui invece di un partito solo, come ai tempi del ventennio, c’è un Giano Bifronte che divora i diritti del popolo italiano adescandolo con un meccanismo di finta alternanza e sostanziale collusione?

Presidente, lei proviene dal PCI. Oggi in Italia ‘comunista’ è usato come insulto da una parte consistente degli italiani. Questi italiani usano la parola ‘comunista’ come un razzista usa la parola ‘negro’ o ‘frocio’. Usano la parola ‘comunista’ svuotandola di ogni significato politico, storico, filosofico ed etico, come se fosse qualcosa di cui vergognarsi. Le persone le cui leggi, leggine e leggiucole lei continua a firmare, alimentano questo falso ideologico per ovvi fini personali, creando un clima di propaganda che sta avvelenando il paese come un cancro comunicativo che agevola la metastasi delle istituzioni. Nel “Piano di Rinascita Democratico” della P2, i cui membri ed ex membri occupano in alcuni casi posti importanti dell’amministrazione pubblica (uno di essi è Presidente del Consiglio) il Partito Comunista non è nemmeno nominato. Le sembra un caso? Presidente, Lei è ricattato?

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41 risposte a Lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

  1. cescocesto ha detto:

    quello che avevo da dire l’ho detto sul blog, ora aspettiamo la decisione del TAR, che dovrebbe essere resa nota alle 17. copio e incollo e invio anch’io al nostro caro presidente.

  2. Franz ha detto:

    Cara Silvana, penso che oggi sia nello stesso tempo un giorno molto cupo (ma non molto più di tanti altri di questi ultimi mesi) e un giorno estremamente lieto (al contrario, molto più dei precedenti).
    Credo che dovremmo riversarci immediatamente nelle piazze, come propone e organizza il popolo viola, non tanto per protestare indignati, quanto per festeggiare lo splendido regalo che, ahimé involontariamente, il presidente Ponzio Napolitano ha fatto alla democrazia, al ripristino della legalità, del senso civico, dell’osservanza delle regole condivise.
    Penso che un esito migliore, a questa grottesca vicenda di timbri e di panini, non ci si poteva augurare.
    Conosciamo fin troppo bene quei mostri, che ormai di umano non hanno più nemmeno i connotati fisici, tanto che ormai anche l’indignazione contro di loro costa uno sforzo di volontà.
    Ma la grande novità, la grande primavera, e non oso neanche sognarla in questo panorama di detriti, rovine e subdola violenza, oggi a me sembra decisamente più vicina.
    Perché tutte le persone ragionevoli, concentrate sull’ennesimo schiaffo, l’ennesima ferita, l’ennesima bomba “intelligente” sferrati dai nostri mostri sui fondamenti del vivere civile, sembrano dimenticarsi di un aspetto della realtà nazionale almeno altrettanto grave, ma forse di più.
    Parlo dell’assuefazione; della pigra, sonnolenta, cloroformizzata, grandefratellizzata, mariadefilippizzata, silenziosa ma complice accettazione del regime del sopruso e dell’arroganza da parte della maggioranza della nostra popolazione.
    Oggi, e da qualche giorno già i sondaggi ne rivelavano le prime nette avvisaglie, il grande torpore italico sembra scosso, difficile dire in quale misura, ma certo molto promettente.
    E l’esito di questa vicenda, molto più di una giusta esclusione dei mostri paninari polverini e ciellini, che avrebbe loro permesso di indossare i panni delle vittime, penso che davvero costituisca il miglior viatico a questo tardivo, e speriamo sufficiente, risveglio.
    E oggi sento in me più viva la speranza che presto, oltre “a mantenerci vivi” si possa riprendere a “costruir su macerie”.

    Un saluto e un festoso abbraccio.

    • silvanascricci ha detto:

      Caro Franz, sicuramente è una visione delle cose se non lieta, almeno ottimista.
      Anch’io ho letto di sondaggi che danno in ribasso le quotazioni del governo, e sono in ribasso per i gli elettori della lega a cui comincia ad andare un po’ di traverso questo mangiare merda sulla legalità in cambio di un federalismo che non arriva mai.
      Però, a guardare le manifestazioni per la Polverini piene di bandiere fasciste, di cori da “boia chi molla”, ed altre simili amenità una grande o piccola botta di ottimismo non mi è ancora venuta.
      Con affetto e un caro abbraccio
      S.

  3. Guglielmo ha detto:

    Illustrissimo Signor Presidente
    sono rimasto sorpreso e deluso dalla firma da Lei apposta al cosiddetto DL “salvaliste” perché ritengo che cambiare le regole in corso d’opera sia profondamente sbagliato.
    Faccio presente che far passare questo DL costituisce un brutto precedente che fa crollare l’edificio su cui si basa il rispetto delle leggi e delle regole a cui tutti dovremmo sottostare!
    Mi sono chiesto cosa possa aver pesato nella sua scelta di firmare questo decreto, ma non ho trovato un motivo valido al punto da giustificare il gesto secondo me molto grave per le ripercussioni future che potrà avere.
    Non era il diritto al voto ad essere in pericolo perchè niente avrebbe impedito agli elettori del centrodestra di votare una qualsiasi altra lista.
    In pericolo erano solo le poltrone dei candidati che si sono spartiti le liste furtivamente, generando questo enorme pasticcio.
    Sicuramente da oggi è il diritto alla legalità di tutti i cittadini ad essere negato, in quanto viene avallato un concetto di violazione delle regole e di irresponsabilità che inciderà sulla cultura italiana della corruzione e dell’impunità, ormai dilagante.
    Non voglio neanche prendere in considerazione l’idea che possano aver minacciato disordini di piazza nel caso di un suo rifiuto, perché altrimenti sarebbe legittimo affermare che siamo di fronte ad un nuovo fascismo!
    Io chiedo di sapere, pretendo una risposta dal Presidente di “tutti” i cittadini italiani.
    Rimango in attesa di una Sua risposta.
    RingraziandoLa cortesemente
    porgo i miei più cordiali saluti

  4. Ernest ha detto:

    Ciao Silvana
    napolitano ( e lo scrvivo minuscolo) va ad aggiungersi alla galleria degli orrori del nostro paese, dovrebbe andare a rete unificate a chiedere scusa ai cittadini onesti che ogni giorno rispettano anche le più piccole leggi!
    Lottiamo gente lottiamo!

  5. rick-ione ha detto:

    Caro presidente, anzi no, togliamo il caro và, presidente, se lei si ritiene ancora un uomo degno di essere così chiamato, e le è rimasta ancora un pò di dignità, si dimetta immediatamente dopo la tornata elettorale.
    mi ha deluso piu per la risposta che lei ha dato sul sito del quirinale che non la firma di per se sul DL.
    lei ha detto che deve garantire il voto di tutti, ed ha perfettamente ragione, ma lei lo deve garantire quando cè una parte del paese che vorrebbe impedire all altra di esercitare il voto. non di intromettersi quando da una parte c’è una banda di cialtroni che non sa rispettare la legge. le chiedo: che senso ha avere una legge che regola la presentazione delle liste, quando poi alla prima mancanza s interviene con un DL?
    presidente SI VERGOGNI, SI DIMETTA!

    • silvanascricci ha detto:

      Caro Rick vedo che siamo in molti ad essere rimasti delusi, o meglio schifati, dalla posizione di Napolitano (a dire il vero l’ennesima), ormai abbiamo un presidente che firma qualsiasi cosa gli venga messa sotto il naso senza mai fare una piega.
      Proviamo a portargli una cambiale a nostro favore e vediamo se firma anche quella.
      Ciao

  6. caterina ha detto:

    siamo tutti delusi del comportamento del presidente.di chi dobbiamo fidarci ormai?

  7. riccardo ha detto:

    Il filosofo e pedagogista americano John Dewey (non CUBANO, si tranquillizzino i martiri del “libero mercato”) ricordava nella sua opera “Democrazia ed educazione” quanto leggevamo già in Platone… cioè che perfino i membri “di un’associazione di ladri” forniscono alla propria associazione un “ambiente educativo.”
    Perciò sono tenuti all’osservanza di un codice ed al rispetto di norme, leggi ecc., sia pure di tipo criminale.
    S. Agostino dichiarava nella “Città di Dio” che senza giustizia, gli Stati sono “magna latrocinia”, grandi associazioni di delinquenti.
    Ci si chiede se il nostro Paese non stia ormai scadendo al di sotto di certe associazioni…
    Occhi aperti, allora: e superato il disgusto (anche se non è facile, lo so) votiamo BENE.

    • silvanascricci ha detto:

      I tuoi commenti sono sempre molto puntuali, interessanti, pieni di spunti di riflessione.
      Grazie.
      Dopo avere diviso tutto, la fatica, la rabbia, lo schifo ed il volo andrò, come sempre, a votare per rispetto a tutti gli antifascisti, i partigiani che sono morti, finiti in prigione ed in esilio per darmi questa possibilità votando il meglio che questo tempo offre.

  8. rick-ione ha detto:

    mi chiedo e vi chiedo, qualè il meglio che oggi in italia possiamo votare? se proprio non potrete dirmi il meglio, almeno ditemi il meno peggio, quello che olezza di meno… amici miei, non so piu a che santo votarmi e se ve lo dice un ateo…. siamo messi davvero male

    • silvanascricci ha detto:

      Bella domanda!
      E’ difficilissimo capire cosa è il meglio, sempre che esista un meglio, avrei dovuto, più correttamente, scrivere il meno peggio.

  9. matteo platone ha detto:

    Cara Silvana,
    sono l’autore della lettera.
    ti ringrazio per aver accolto il mio appello, pubblicandola. Stamattina l’ha pubblicata anche l’Europarlamentare Luigi De Magistris, che ha prontamente accolto la mia richiesta, non senza sorprendermi, devo ammettere. La lettera, insomma, sta girando, e di blog in blog assume una dimensione meno individuale e più collettiva: spero diventi una benevola valanga democratica, la quale costringa il Presidente a prendere in esame il suo contenuto.

    • silvanascricci ha detto:

      Caro Matteo
      mi pareva un atto quasi dovuto; mi fa piacere che sia stata riportata anche da persone molto più note di noi e che possa fare il giro del web e non solo.
      Grazie a te
      S.

  10. Giovangualberto Ceri ha detto:

    E’ NECESSARIO RIBELLARSI CONTRO I BAVAGLI.
    PERCHE’?

    ecco illink:

  11. Giovangualberto Ceri ha detto:

    VIVA LA VERITA, VIVA LA LIBERTA’

    ecco il link:

  12. Giovangualberto Ceri ha detto:

    LA VERITA’ NON SI PUO’ DIRE NEMMENO SU DANTE.
    Egli è nato il 2 GIUGNO, come la nostra patria repubblicana.
    Perché?

    ecco ilt link:

  13. Giovangualberto Ceri ha detto:

    FESTEGGIAMENTI DEI 150 ANNI DELL’UNITA’ D’ITALIA?
    MEGLIO SE CON DANTE. ECCO IL PERCHÉ.
    Dante personaggio ci fa sapere nella DIVINA COMMEDIA di essere nato lo stesso giorno in cui è nata la nostra Patria Repubblicana. Dante nato il Martedì 2 Giugno 1265 e la nostra Repubblica Italiana nata la Domenica 2 Giugno 1946. Interessante? Utile? Sembrerebbe di no a giudicare dall’interesse mostrato dalle Università degli Studi e dagli uomini politici. Ma, per tacere, ci saranno dei gravi motivi?
    Recita Dante: “… in quant’io vidi ‘l segno / che segue il Tauro (cioè il segno del Toro che è seguito dal segno dei Gemelli) e fui dentro da esso. / O gloriose stelle, o lume pregno / di gran virtù, dal quale io riconosco / tutto, qual che si sia, il mio ingegno, / con voi nasceva e s’ascondeva vosco / quelli ch’è padre d’ogne mortal vita (cioè il Sole) , quand’io senti’ di prima l’aere tosco;/ (Par., XXII, 110 – 117).
    Una volta risolto questo enigma succederebbe una rivoluzione politico-culturale, per altro già assai temuta, capace di suscitare non solo stupore e meraviglia, ma problemi anche di portata religisa. Il problema posto si sviluppa così.
    Procedendo nei calcoli, che Dante impone di dover essere fatti da sette secoli, il Poeta personaggio risulta infatti essere nato il martedì 2 Giugno 1265. Per logica e scientifica esclusione, quindi oggettivamente, abbiamo che le “gloriose stelle” di cui lui riferisce in questi versi (c.XXII, vv. 110 – 117, del Paradiso) sono tre: la POLARE a 18°.20’ di longitudine nel segno dei Gemelli; la BETELGEUSE a 18°.30’; e la MENKALINAM a 19°.40’. Dante afferma, sempre in questi versi, che quando lui nacque il SOLE si trovava in congiunzione, ovviamente montante e nobile, con queste tre stelle:”con voi nasceva”, appunto, il Sole: cioè unito insieme a voi tre nasceva il mio Sole. Se si trovava in congiunzione con esse il Sole avrà avuto necessariamente la loro stessa longitudine in Gemelli e perciò questo Sole avrà avuto la longitudine di 18°.01’ in Gemelli. E che giorno era quando il Sole, ai tempi di Dante, raggiungeva 18°.01’ in Gemelli? Era, appunto, il 2 GIUGNO 1265, come testimonia anche il sapiente Ebreo Profazio, cioè Jacob ben Machir ben Tibbon, la più alta autorità astronomico-astrologica operante in Europa, a Montpellier, fra la fine ‘200 e gli inizi del ‘300 (cfr. Profhacii Judaei Montispessulani Almanach perpetuum – ad annum 1300 inchoatum – Codicis Laurentiani PL. XVIII sin. N. I). Dunque il Poeta della Patria è nato quando la nostra Patria Repubblicana, il 2 GIUGNO. Però, TUTTI ZITTI!!! Ma ci sarà un motivo, visto che dal 29 maggio 1993, cioè da quando io parlai del problema alla Classense di Ravenna, ai Dantisti, con in prima fila Francesco Mazzoni e Patrick Boyde, nessuno mi ha mai smentito. Presidente di turno Cesare Vasoli che, se pur scettico verso l’Accademia, ha trovato invece sempre la forza e il coraggio di darmi intimamente ragione.
    Veramente il Vaticano non può nemmeno sentir dire da lontano della possibilità di risoluzione di questo enigma poiché verrebbero fuori tutte le altre date astrologiche su Beatrice, nonché la maggiore importanza della Teologia liturgica “che piena è di tutta pace” (Convivio, II, XIV, 19), sull’Apologetica cristiana e sulla Teologia razionalista. Io ho riferito della questione in TV a Canale 10, qui allegata: YOUTUBE: http://www.youtube.com/watch?v=wV4vEG15yjA. Controllare.
    Dall’indicazione del 2 giugno 1265 verrebbe fuori infatti, e necessariamente, che la Commedia è anche un’opera rigorosamente astrologica per cento altre questioni e che dunque il ‘viaggio’ della Commedia avviene sicuramente nell’anno 1301, fuori del giubileo papale di Bonifacio VIII, e non affatto nel 1300. Di conseguenza il Vaticano dovrebbe anche ammettere, oltre al fatto che la Commedia è fuori del giubileo, che per studiare Dante, il medioevo e l’antichità, bisognerà riuscire a padroneggiare l’ASTROLOGIA di Claudio Tolomeo. Però il Vaticano ha ribadito, anche recentemente, che l’Astrologia va RESPINTA: art. 2116 del recente CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA (lib. Ed. Vaticana, 1992). Laici intellettuali e professori di sinistra continuate a dare una mano al Vaticano, magari continuando a tacere: voi che siete più furbi delle volpi!!!
    Ma se il martedì 2 giugno 1265, e quindi l’astrologia di Claudio Tolomeo e di Dante, vanno respinti, come potrà lo stesso Vaticano restare indifferente alle pressioni che essa venga studiata nelle Università Statali laiche, sia pure per questioni storico-esegetiche, e si arrivi conseguentemente alla soluzione dell’enigma? Mai potrebbe convenirgli. Troppo pericoloso. Ma il Vaticano comanda. Ma che sinistra è questa? Non gli importa proprio nulla delle verità scomode atte a scomodare la parte più “monocola e monocorde” della Chiesa? Cosa dice la ROSY BINDI?
    Oggi si sono aperti i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Ma come può fare il nostro SIGNOR PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, ON.LE GIORGIO NAPOLITANO, a dire che Dante è nato il 2 giugno come la Repubblica Italiana se gli studiosi, anche di sinistra, non entrano nel merito con un coraggioso sì?
    F.TO GIOVANGUALBERTO CERI

    • silvanascricci ha detto:

      Gent.mo,
      io tutto posso essere considerata tranne che intellettuale seppur mi piacerebbe sapere quali sono, attualmente, gli intellettuali di sinistra che lei cita, perchè io, da tempo, non ne vedo più.
      D’aldronde non posso neppure seguirla o contestarle nelle sue affermazioni, che pure trovo stimolanti, non possedendo conoscenze specifiche in merito ed essendo io estremamente restia a fare la tuttologa (come tanto va di moda oggi).
      Ma una cosa penso ossia che questo paese, oggi più che mai, abbia ceduto al sua profonda inclinazione di aderire all’ortodossia.
      Siamo un paese in cui il pensiero eretico non ha consuetudine poichè l’eresia, anche e soprattutto qualora voglia essere contraddetta, ha bisogno di impegno e conoscenza, cose in cui non siamo disposti ad investire e ad impiegare tempo.
      E questo vale ancora di più per i politici di sinistra che, nascendo da un’idea eretica, hanno immediatamente convertito in ortodossia l’eresia e alla quale non occorre contrapporre ulteriori eresie.
      Cordialmente
      Silvana

  14. Giovangualberto Ceri ha detto:

    Caro Gabriele Ara,

    chi Presiede la Corte Costituzionale? Credo un galantuomo. Io ho incontrato alcune volte, alla rivista NOTE DI CULTURA in via Gino Capponi a Firenze, il Presidente Ugo De Siervo. Era l’anno 1971 in cui io pubblicavo due articoli (sul n. 65 e n. 70) sull’inammissibile sistema della fuga di capitali all’estero e sull’inammissibile predominio del dollaro sull’oro. Allora una fotocopiatrice USA in dollari era come venti miniere d’oro: si fa per dire! A quei tempi De Siervo si mostrò intelligentissimo, lucido e sufficientemente schierato. Non capì però sufficientemente la mia lotta agli appalti del Dazio (Imposte di Consumo e attuale IVA) con fulcro Firenze e Palermo e in cui erano coinvolti, silenziosamente, mons. Bartoletti e, credo, anche Paolo VI. De Siervo, riferendosi a Napoli dove aveva avuto una certa esperienza, mi ricordo, se mi ricordo bene, che vedeva le tangenti e la corruzione annidarsi più nella speculazione edilizia che non nelle Imposte di Consumo. Però le nuove case pagavano ugualmente il Dazio, cioè una forte Imposta di Consumo (era discrezionale?), e dunque c’era un’affinità fra i due sistemi di corruzione. Napoli inoltre era già, ma forse temporaneamente, in Gestione Diretta. Comunque questa osservazione di De Siervo sul mio impegno politico mi fece dispiacere anche se mi sembrò mossa a cercare di agevolare il ritorno di Giorgio La Pira a Sindaco di Firenze. Effettivamente dimenticarsi del Dazio per La Pira sarebbe stata l’unica strada percorribile, aperta. Credo dunque che l’atteso verdetto della Suprema Corte sia intelligentemente ragionevole.
    Con un saluto,
    Giovangualberto Ceri 

  15. Giovangualberto Ceri ha detto:

    A Silvana Scricci.

    Grazie per la tua risposta del 9.01.2011, che condivido e mi ha fatto piacere.
    Buon 2011.

    Giovangualberto

  16. Giovangualberto Ceri ha detto:

    Mons. Enrico Bartoletti organizzò nel 1975 un convegno intitolato “MALI DI ROMA”. Prima che Bossi dicesse “Roma ladrona”. Oggi questo convegno mi induce alla seguente riflessione.

    La P2 scoprì che un regime dittatoriale può essere anche scomposto in tre o quattro pezzettini in maniera che possa essere percepito dai cittadini come ordinamento democratico. Orbene il BIPARTITISMO, con PREMIO DI MAGGIORANZA al 51 % e, infine, con NOMINA DIRETTA DEI PARLAMENTARI da parte dei partiti politici, è di tutta evidenza un regime dittatoriale percepito per ora, dai più come democratico. Chi sono i dittatori? In teoria le due segreterie dei partiti politici del bipartitismo e, in pratica, quel partito che ha ottenuto per legge il 51% dei deputati.
    Io ho poca fiducia nella magistratura. La riprova storica è che abbiamo avuto bisogno, ad un certo punto, di istituire il GIP. Ma che bisogno c’era se la magistratura avesse funzionato? Tuttavia meno male che, almeno lì, diversi credono ancora al proprio ruolo e al giuramento fatto. E lo stesso potremmo dire anche della polizia giudiziaria. Ma in questa incertezza chi può garantirci, anche in Italia, che non possa risuccedere quello che già successe al G8 di Genova in cui, per me, non poteva non esserci lo zampino anche della politica?
    Ma non l’avete ancora capito? Per impedire le disposizioni coercitive sul FINE VITA basta riproporre DANTE la cui Divina Commedia è stata paragonata da papa Benedetto XV nel 1921, simile ad un nostro QUINTO VANGELO. Dante addirittura MALEDICE (Convivio, IV, V, 9) quei CRISTIANI che non vedono nel paganesimo classico il presupposto per un autentico cristianesimo. Per sfondare bisogna ritornare al classicismo. come diceva F. Nietzche. Il pagano Catone l’Uticense, posto da Dante a guardia della risalita di tutte le anime del Purgatorio, risulta infatti a favore della libertà in generale e, specificatamente, di quella che consente il divorzio e il suicidio, e quindi l’eutanasia e l’aborto (Pur., I, 70 – 87).
    Cfr. anche YOUTUBE: http://www.youtube.com/watch?v=wV4vEG15yjA. Per gentilezza controllare.
    Viva i 150 anni dell’Unità dell’Italia !!!
    F.to Giovangualberto Ceri

    • silvanascricci ha detto:

      sinceramente non avevo mai pensato a Dante come matrice cattolica per il fine vita, ma ritengo che la libertà di scegliere se vivere una vita che non riteniamo degna di essere vissuta (e lavorando in oncologia, so di cosa parlo) sia un atto di civiltà, umanità ed anche di cristiana carità.
      La ringrazio nuovamente per i suoi interessanti commenti.
      A presto, se vuole
      Silvana

  17. NOTARE.
    Ma la prima colpa non è di Berlusconi. E’ della struttura politico-legislativa che gli ha permesso di rimanere lì “ad libitum”. Se andiamo poi a vedere notiamo che questa struttura è stata voluta soprattutto dal PD. Avevano fatto male i calcoli, ma non si rimedia senza un solenne “mea culpa, mea culpa, mea massima culpa!!!” Inoltre più nessuno dice che in ITALIA esistono, come minimo, 60.000 milioni di euro l’anno di TANGENTI pari a 60 miliardi. Se, anche in questo momento non lo dice più nessuno, allora “gatta ci cova”. E l’evasione fiscale? Per le IMPOSTE non c’è nessuna volontà di accertarle pienamente poiché, altrimenti, basterebbe fare come in U.S.A. Approvare una legge che autorizzi la Pubblica Amministrazione a mandare in giro clienti fasulli per mettere gli evasori alla prova. Io non dico come Bartali, però molte cose sono da buttare.
    OSSERVAZIONE
    POLITICA e CULTURA: DALLA “LINEA BARTOLETTI” alla “LINEA RUINI” e da MORO e LA PIRA, a BERLUSCONI
    FOTO: ILARIA DEL CARRETTO. Vedi:
    http://www.facebook.com/media/set/?set=a.228902670488564.62602.100001064993213&l=48437d71c1&type=1
    Quando, il 15 settembre 1958, Mons. ENRICO BARTOLETTI arrivò a Lucca quale vescovo Ausiliare aveva in mente due cose. La tomba di Ilaria del Carretto e la scritta, in greco, che si trovava sulla parete al lato della stessa tomba. Si leggeva in greco: “Tànatos, atànatos, tà loipà tnetà”, che mi spiegò voleva dire: “La morte immortale, il resto di tutte le cose, mortali”. Non essendo lui disposto a soggiacere a cose periture, per non dire effimere, da vescovo puntava tutto sulla meditazione della morte quale essenza di immortalità. Il Bartoletti, in quei mesi, intimamente si identificava con Ilaria del Carretto, morta anche lei, appunto. La prima volta che andai a trovarlo a Lucca mi disse di guardare bene la tomba poiché, oltre a lui (Ilaria), ci sarei stato anch’io. Guardai bene, in san Martino, il sacro monumento di Jacopo Della Quercia ma non riuscii mai a vedermi. La prima volta che ritornai a Lucca comunque mi domandò: “ti sei visto?” Gli risposi: “o guardato bene ma non mi sono visto da nessuna parte”, e lui zitto. Solo dopo alcuni anni dalla morte del Bartoletti, avvenuta nel 1976, riguardando la tomba riuscii a capire dove mi aveva collocato. Mi identificava nel cagnolino che si trova ai suoi piedi, non so ancora se per un sentimento di affettività verso Ilaria, oppure a sua difesa. Ultimamente, dopo la pubblicazione, nel 1994, delle due lettere di don Milani al Bartoletti (10/09/1958 e 1°/10/1958), ritengo anche a Sua difesa. Infatti esistono dei cani addestrati anche per la difesa personale. Ma tutto ciò non si sarebbe verificato se, dopo la morte di papa ALBINO LUICIANI, non si fosse passati, alla C.E.I. e in Vaticano, dalla “LINEA BARTOLETTI” per una Chiesa profetica e povera (e per Aldo Moro), alla “LINEA RUINI” per una Chiesa temuta, trionfante ed assistenzialista (e per Silvio Berlusconi), come lascia intendere anche l’Enciclopedia Wikipedia alla voce “E. Bartoletti”. Cfr. FOTO su Facebook a Giovangualberto Ceri. F.to GIOVANGUALBERTO CERI
    1 – RICORDI
    Disse, forse, a Firenze pubblicamente queste parole il Cardinale ERMENEGILDO FLORIT, nel 1976 dopo morto Mons. ENRICO BARTOLETTI: cioè mi sembra proprio durante l’ESEQUIE. Ho io qui scritto adesso, “forse”, perché ancora non mi risulta che alcuno, la frase che citerò, se la sia ricordata, e quindi potrei anche essermela sognata.
    Disse dunque, forse, il Cardinale Florit: “Questo è il caso, tutto unico, in cui il SUCESSORE fa l’esequie del suo PREDECESSORE.” Florit con ciò alludeva al fatto che, venendo Egli a Firenze, aveva avuto piena contezza che il Cardinale ELIA DALLA COSTA aveva indicato il Bartoletti come suo degno successore e non Lui, cioè Florit, e volle con questa frase farne nobilmente ammenda. Se fosse vero, e io non me la fossi inventata, l’apprezzerei molto detta dal Cardinale Florit.
    Molto tempo prima, proprio il giorno in cui i quotidiani pubblicavano a Firenze la nomina del Bartoletti ad Ausiliare dell’Arcivescovo di Lucca, credo fosse una domenica mattina di piena estate 1958, io incontrai per caso il Bartoletti in Via de’ Pecori e, fra le altre cose, fece scivolare questa frase: “PERCUOTERANNO IL PASTORE E IL GREGGE SARÀ DISPERSO”, ma non so dove l’avesse letta. Questa sua frase combacia però stranamente con quella di Florit all’esequie. Sarà per caso?
    F.to GIOVANGUALBERTO CERI

    2 – RICORDI
    LA STORIA DE ‘I DUE CANARINI DEL SINDACO DI FIRENZE PROFESSOR GIORGIO LA PIRA’.
    La stampa li fece diventare famosi. Nella causa per la sua beatifica zio e non se ne parla. Glieli aveva dati però, a Lucca, un altro futuro santo: Monsignor Enrico Bartoletti. Perché?
    Una delle molte volte che sono andato a trovare a Lucca, all’arcivescovado, Mons. Bartoletti, e cioè dopo il 1958, entrato nella sua stanza, che ha una finestra che guarda il dietro della Cattedrale di san Martino, lui mi fece notare di avere due canarini in gabbia: quasi mi volesse indicare un nostro simbolo autobiografico. Mi venne da rimanerne sorpreso è dissi, più o meno: “Ma come si fa a tenere degli uccellini in gabbia. Io non vorrei starci. Liberiamoli!!! Lui, della mia meraviglia, quasi se ne offese e mi rispose: “Se gli liberassi morirebbero, non saprebbero dove andare a dormire, e anche per procurarsi il cibo. Ma come puoi pensare che una persona come me, tanto amante della LIBERTÀ, possa, non so per quale motivo, tenere due animali prigionieri?” Capii che aveva respinto indignato l’osservazione al mittente, ma non si dimostrò adirato. Quando la volta dopo ritornai i due canarini però non c’erano più. Li aveva regalati al professor La Pira in quale credo li tenesse a Palazzo Vecchio. Anche i giornali ne parlarono.
    La volta prima dell’incidente dei due canarini Mons. Bartoletti mi aveva fatto notare che io e Giorgio La Pira arrivavamo sempre senza prima avvertire, ed eravamo gli unici. Ma, per lui, disse che tutto ciò andava bene lo stesso, ovviamente trattandosi di noi. Anzi, riempiendomi di orgoglio trovò il modo di dirmi anche che, fra me e Giorgio La Pira, preferiva me, mentre fra me e Giuseppe Dossetti preferiva Dossetti. Dopo dettolo, notò che io ero rimasto male, che avevo fatto il broncio, e perciò aggiunse: “Questo lo penso io, ma non è detto che universalmente, oggettivamente, debba essere così.” E poi cambiò discorso.
    Cosa ne fece il Sindaco La Pira, poi, dei due canarini? Dove andarono a finire? Forse una risposta potrebbero darcela il fratelli GIOVANNONI, O GIANNI, O GIORGIO, che, di La Pira, conoscevano tutti i particolari mentre io l’avevo visto sempre da lontano, o di sfuggita, anche perché non era effettivamente il mio tipo, né io il suo, pur essendomi io stesso rovinata l’esistenza per aver seguito la sua delibera. E si tratta della delibera dell’Amministrazione La Pira contro gli APPALTI del DAZIO, o Imposte di Consumo. E si tratta della Deliberazione Consiliare 5 ottobre 1964, n. 5555/710/C e del coraggiosissimo ricorso di La Pira, in data 16 Gennaio 1965, contro il Prefetto di Firenze che l’aveva bocciata, all’uopo ovviamente autorizzato con deliberazione d’urgenza della Giunta Comunale in data 15 Gennaio 1965, n.383. Gran parte di questa storia, che sta all’origine dell’approvazione in ITALIA dell’ IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) non appaltabile, al posto dell’ I.C.O. appaltabile, ovviamente il tutto per l’intervento del Bartoletti, è stata pubblicata sulla rivista ‘SOTTO IL VELAME’, dell’Associazione Studi Danteschi e Tradizionali, di Torino diretta da RENZO GUERCI ( Il leone Verde Edizioni – Torino, Settembre 2005, n. VI, pp. 147 – 163). Questo numero VI della rivista potrà ancor oggi essere ricevuto da tutti telefonando a Torino, a RENZO GUERCI, al n. 011 22.64.721. Email: dantesca@tin.it. Sarebbe però interessante infine sapere anche chi, a Lucca, regalò i due canarini a Mons. Enrico Bartoletti, se, chi lo fece, è ancora vivo, o qualcuno ne sa qualcosa. Siamo di fronte a due futuri santi uniti anche dalla storia di questi due canarini in gabbia. F.to GIOVANGUALBERTO CERI

  18. Silvana, grazie!!!

    AGGIUNGO ADESSO.

    GIOVANGUALBERTO CERI

    IPAZIA e DANTE

    Dal cristianesimo, al laicismo, all’autentica, futura e completa cristianizzazione del mondo pagano-classico.

    Commento filosofico-astrologico-liturgico.

    Gentili lettrici e lettori,

    personalmente ritengo che sia vero! Nonostante siano trascorsi duemila anni dalla venuta di Cristo o, similmente, dall’inizio dell’èra volgare, o èra cristiana, alcune fascinanti e feconde idee e comportamenti del mondo pagano-classico, su cui il cristianesimo ha dovuto innestarsi, si sono trascinate nel ricordo fino a noi senza però venire adeguatamente integrate. Probabilmente questo è dovuto ad un malinteso che si è subito creato fra la mentalità greco-romana e la mentalità dei cristiani dei primi secoli, e forse non solo a causa delle persecuzioni. Io vorrei poter dissolvere questa incomprensione, cercare di capire, seguendo soprattutto Ipazia e Dante quali simboli di questa lunga fase di tragica integrazione. Cercare di colmare tale vuoto mi è parso, appena mi sono reso conto di tale possibilità, molto positivo per l’evoluzione della nostra civiltà, se pur tale stessa incresciosa situazione di vuoto culturale comunemente non sia stata esaminata, almeno in età moderna, né semplicemente ricordata. Se tale vuoto ha creato un senso di nostalgia in Goethe, o in Friedrich Nietzsche, per esempio, è stato perché loro non erano, appunto, persone comuni.
    I gentili, per ciò che ci riguarda qui direttamente, e cioè per la parte più profonda e coinvolgente del loro stile di vita, possiamo affermare che amassero soprattutto una cosa: la libertà di coscienza, la libertà di ricerca personale della verità in ogni campo che, effettivamente, costituisce anche un incommensurabile piacere esistenziale, oltre che essere il motore della nostra civiltà. Ed è stato per questo loro desiderio di continuare a godere di un tale piacere, di un tale stile di vita, che i pagani, almeno oltre un certo livello ontologico-vissuto, sono stati presi di mira dai cristiani e si sono trovati ad essere in conflitto col cristianesimo, o meglio, con l’idea che i cristiani si erano fatti delle verità contenute nel Vangelo, quasi che la divulgazione del Vangelo stesso esigesse una rinuncia, a monte, della ricerca personale. La vita, il pensiero e il crudele assassinio, ad opera dei cristiani legati al vescovo Cirillo, della neoplatonica Ipazia di Alessandria (370 – 415 d.C.) e, analogamente, la condanna a morte, ad essere bruciato vivo, emessa contro Dante Alighieri (1265 – 1321 [1322 ?]) anche per essersi opposto a papa Bonifacio VIII, trovano una convincente spiegazione dentro questo contesto, o contrasto di idee, che ha per epicentro la continua negazione, o la negoziazione, durante questi nostri duemila anni di storia, della libertà di ricerca personale.
    Allo scopo di subito mostrare al lettore un reperto sintomatico della dialettica in questione faccio osservare che nei poeti del medioevo fino a Dante già si era cercato di integrare, con successo, questa libertà personale. Essa veniva sintetizzata dall’idea di nobiltà di comportamento che era un’insieme combinato, e incarnato, di libertà personale da una parte, e di grande virtù dall’altra. Per i poeti medievali e la cavalleria non si dava infatti nobiltà, o cortesia, al di fuori di un comportamento che non fosse risultato fin dall’inizio, cioè prima di tutto, autenticamente libero: per cui quando loro indicavano “nobile”, come fa Dante tanto nella Commedia, che nel Convivio, che nella Vita Nuova, non indicavano solo altamente virtuoso ma, prima di tutto, “libero”. Sembrerà paradossale ma questi intellettuali-poeti stimavano la libertà più necessaria all’umanità di quanto non la reputassero così gli scettici dell’Umanesimo-Rinascimento e poi gli Illuministi e il Romanticismo. Con la sua idea di nobiltà il medioevo era già entrato in comunione, ad un tempo, con il classicismo da una parte e con l’autentico spirito evangelico dall’altra, si pure attraverso l’inaugurazione, del tutto originaria, di un modo cristiano di essere del mondo del tutto inatteso, il suo. Di lì a poco non fu però più possibile seguire l’evoluzione ontologica architettata da Dante e dai suoi predecessori a causa soprattutto, io credo, del risorgere di una mal celata antipatia della chiesa verso la libertà, verso le libere iniziative anche caritatevoli nei confronti dei poeti medievali, di quelli cavallereschi, dei provenzali, degli stilnovisti e di quanti erano stati presenti alla corte di Federico II. Faceva paura soprattutto una cosa: l’emergere di una strada concreta per la spiritualizzazione dell’anima che si appellasse all’amore sessuale inteso sia come gioco, sia come scienza della soggettività in generale. Faceva paura perché la chiesa mirava a relegare l’amore verso l’altro sesso in un campo spiritualmente inferiore poiché si sarebbe trattato di un’occupazione del tutto laica che trovava la sua giustificazione naturale e morale soprattutto nella procreazione. Quindi faceva paura soprattutto che la spiritualizzazione dell’anima potesse poggiarsi su una condotta intima e personalissima del rapporto amoroso e che questa fosse simile ad un’opera d’arte, ad una scienza inerente l’ontologia vissuta fondata soprattutto, ed ovviamente, sulla libertà di scelta. Con i poeti cavallereschi, provenzali e stilnovisti, la chiesa avrebbe avuto meno da controllare, insegnare e redarguire. Si sarebbe trovata in contrasto come nel primo secolo si trovarono in contrasto i vescovi, nelle Comunità seguaci della Dottrina della Didaché, di fronte ai profeti, persone completamente libere di agire in tutto, e al tempo con pari dignità e poteri dei vescovi. Anche Dante del resto si ritiene un profeta, e prima di orientare definitivamente la sua mente verso la bellissima, giovanissima ed eterna Beatrice, non per caso ci fa sapere di avere avuto dei rapporti amorosi con donne giovanissime, come del resto anche Raimondo Lullo prima di prendere i voti. Forse per san Francesco fu diverso? Tali rapporti avrebbero costituito una caduta, da mettere però in inventario, durante il tragitto di libera ricerca della verità la quale, come risulta anche dal Convivio e dalla Vita Nuova, faceva comunque parte di una scienza: quella del nono cielo riguardante la cristiana MORALE FILOSOFIA quale integrazione della pagana FILOSOFIA DI PITAGORA (Convivio, II, XV, 12; II, II, 1; Vita Nuova XXXV). Trattandosi di scienze inerenti la soggettività in generale come avrebbero potuto praticarsi se non in piena libertà personale? Con il rapporto stretto fra Filosofia pitagorica e Morale Filosofia noi abbiamo già messo in luce il livello di integrazione paganesimo cristianesimo presente, per cultura, in certi ambianti dell’epoca di Dante e la conseguente accettazione di presupposti di libera ricerca personale. Un decisivo ed importantissimo passo in avanti era stato compiuto dai tempi dell’assassinio di Ipazia di Alessandria e quelli di Dante, la l’invidia e i contrasti non erano stati affatto vinti. Si può parlare di invidia poiché chi insegnasse con successo una strada spirituale al di fuori del contesto degli insegnamenti delle gerarchie ecclesiastiche e ipotizzabile che potesse andare incontro a venire invidiato, e si tratterebbe di una specificità tutta infernale (Inf., I, 109 – 111). Relativamente all’esperienza indicata da Dante e alla via dantesca verso la salvezza, non sarebbe fuori luogo un’ampia libertà di ricerca e quindi il seguire i propri suggerimenti intimi e personali, le proprie passioni, al posto dei “Decretali” del Vaticano (Par., IX, 133 – 135). Recita Dante: “Non ti dovea gravar le penne in giuso, / ad aspettar più colpi, o pargoletta / o altra vanità con sì breve uso” (Purg., XXXI, 58 – 60)”. In affetti col medioevo dell’epoca fino a Dante compreso L’arresto della marcia in avanti è inoltre anche da imputare, più in generale, alla mancanza, nella classe dominante, di un’autentica nobiltà: sia che tale stessa classe fosse gerarchicamente riconducibile all’Imperatore, o al Papa, o alla nascente borghesia. Così si esprime Dante dolorosamente criticando la nobiltà di casta, cioè legata alla genealogia del suo tempo: “O poca nostra nobiltà di sangue,/ se gloriar di te la gente fai / qua giù dove l’affetto nostro langue, mirabil cosa non mi sarà moi” (Par. XVI, 1- 4 ): con ciò puntando però anche l’indice sull’importanza di una vera nobiltà per l’evoluzione della umanità.
    Alle gerarchie ecclesiastiche il concetto di piena libertà personale, anche se congeniale al crescere dello spirito nobile, è sempre dispiaciuto poiché per loro sarebbe solo esclusivamente nell’idea di virtù che, successivamente, avrebbe potuto concretizzarsi quello di libertà: per cui, per essere liberi, non restava altro, per la chiesa, che essere prima virtuosi. E questa idea si è purtroppo trascinata fino a noi. La chiesa aveva capovolto l’ordine ontologico-spirituale dando man forte al potere di Cesare: quel potere che Gesù Cristo si era raccomandato di tenere separato dalla diritta via spirituale. In cosa consistesse poi la virtù a cui la chiesa si rifaceva veniva indicato, o imposto, dalla interpretazione che lei stessa dava via via del Vangelo. Il giusto modo di pensare e di comportarsi, già esaltato dai poeti medievali, veniva con ciò stravolto poiché gli insegnamenti della Chiesa, rispetto all’essenza dell’essere umano, finivano per fungere da protesi e quindi per inibire la “queste du graal”. Sarai libero, incalzava la chiesa, quando te lo meriterai. Ma nell’attesa di meritarselo, l’essere umano, in assenza di libertà, non sarebbe mai arrivato alla maturazione. Questa infatti non si dà senza quel rischio implicito ad ogni crescita, mentre la chiesa mirava proprio a ridurlo, non foss’altro che per rafforzare, per invadenza culturale, il proprio dominio. In assenza del rischio, e la libertà è un rischio!, non potendo l’essere umano mettersi liberamente davanti alla prova, egli non cresce: ma la libertà davanti alla prova sarebbe stata anche nello spirito del Vangelo. La virtù anteposta alla libertà funge da protesi esistenziale, e fin tanto si ricorre alle protesi si impedisce che un organo possa crescere, o rinnovarsi: in questo caso l’uomo nuovo. Il neoplatonismo, insieme a Ipazia e a Dante, partendo dalla libertà di ricerca, miravano ad una più alta virtù e nonostante questo loro sacro indirizzo di vita, la chiesa volle ugualmente perseguitarli entrambi. Essa fu offuscata dal desiderio di dominio sulla mente degli uomini e dai vantaggi che ne ricavava, o invece non ebbe sufficiente fiducia in loro né, soprattutto, pazienza? L’interrogativo è grave, pesante ed essenzializzante gran parte della nostra storia occidentale.
    Predicato il Vangelo, nella misura in cui i cristiani hanno preteso il rispetto generalizzato di alcuni suoi principi, delle virtù in esso contenute, questi stessi cristiani hanno finito, da un punto di vista esistenziale, o fenomenologico trascendentale, per indurre nell’umanità una mentalità servile, volgare e al tempo stesso prepotente e depotenziata. Conseguentemente anche invidiosa della libertà altrui. Probabilmente essa ha invidiato quello che essa stessa impediva che l’umanità ottenesse. Una cattiva interpreazione di come e di quando sentirsi, o giudicarsi, liberi può indurre veramente a tutto questo disastro? Credo che la storia di questi duemila anni occidentali dica, molto spesso: sì. In seguito al lento crearsi nel mondo cristiano di tale negativa situazione ontologico-vissuta la sorte subita, nel V secolo, dalla neoplatonica Ipazia di Alessandria appare invece dipendere da una sua indole sommamente nobile, poiché non volle piegarsi, non volle rinunciare alla sua libertà di ricerca. Certi cristiani dei suoi tempi possiamo invece sostenere che si siano comportati volgarmente, servilmente, oltre che in maniera crudele e illegittima, con ciò dimostrando di rifiutare il paganesimo e, al tempo stesso, anche lo spirito del Vangelo.
    La libertà amata dai gentili si legava a due loro peculiarità culturali.
    Prima: a quella dipendente della ricerca scientifica, empirico-intuitiva e logico-razionale, inaugurata dai presocratici, da Platone ed Aristotele e che finiva per influenzare anche la letteratura greco-romana. È di tutta evidenza che il Parmenide di Palatone e la figura di Socrate, da cui ancor oggi noi siamo fortemente attratti, costituiscono anche un inno alla libertà personale. Per quanto attiene all’indagine ontologico-vissuta, cioè della psiche umana realizzata con la letteratura classica, nell’antichità, ma anche nel medioevo, essa veniva sempre considerata su base scientifica: e questo data la concezione unitaria e gerarchica di tutto il cosmo. Si proponeva un fatto simbolico-letterario al fine di produrre piacere nella gente per il fatto che le loro coscienze finivano per aderirvi o, comunque, per riconoscerlo autentico. Con ciò si faceva subire all’umanità, intenzionalmente anche se per cultura, una spinta alla crescita ontologico-spirituale e, da qui, la componente scientifica all’indirizzo della soggettività universale. In tale modo anche Dante concepirà la Divina Commedia e la Vita Nuova, se pur all’insaputa dell’esegesi accademica e tradizionale. L’indagine ontologico-vissuta della tragedia greca, che ha per scopo di procurare piacere nello spettatore per maturazione della propria coscienza, sarebbe stata però impossibile senza che vi fosse a monte una forte tensione-intenzione per la libertà di ricerca della verità.
    Seconda: a quella ancorata alla Mitologia e alla devozione verso le Divinità dell’Olimpo celebrate, per la parte più significativa, nel Pantheon. Le divinità dell’Olimpo erano concepite poi anche quali rappresentazioni simboliche degli influssi esercitati dagli astri, sia superiori (Cielo Stellato e zodiaco delle costellazioni), che inferiori (i sette pianeti: Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove e Saturno), in base al loro proprio moto in cielo e sullo zodiaco dei segni. La sacra LITURGIA PAGANA, ma poi anche la sacra LITURGIA CRISTIANA che involontariamente, o inavvertitamente, la rispecchia, risultano oggettivamente sempre su base astrologico-liturgica: e può essere un indizio della tesi che sto sostenendo, e cioè che mentre un’integrazione in certa misura ci fu, anche se non con spirito pacifico, poi si negò che ci fosse stata, come se non avesse lasciato tracce, e questo perché non si voleva concedere ai pagani alcun riconoscimento. Con la celebrazione dei suoi riti la liturgia pagana esaltava, per esempio, il moto annuale del Sole sullo zodiaco dei segni, cioè il suo passaggio, o pasqua, dai quattro angoli del cielo e, particolarmente, dall’angolo del solstizio d’inverno, ritenuto freddo e umido (Dante, Convivio, IV, XXIII, 7 – 10), e da quello dell’equinozio di primavera, ritenuto umido e caldo, e perciò, iuxta sentetiam Ptholemaei, particolarmente fecondo e attivo (Tetrabiblos, I, V, 1; I, VIII, 1-2). Non sarà per caso che la pasqua di Resurrezione i cristiani l’abbiano posta proprio su questo virtuosissimo e pagano angolo del cielo, il 1° grado dell’Ariete dello zodiaco dei segni la cui virtus verrà catturata (virtus contracta), per essere poi riversata giù sulla Terra, dal successivo plenilunio, oppure anche, potrebbe essere, dal successivo novilunio, iuxta sentetiam Ptholemaei (Tetrabiblos, II, XI, 5 – 7; I, XI, 5). Quando Ipazia, nella sua scuola di Alessandria, sta ipotizzando che il moto dei pianeti sugli eccentrici e sugli epicicli di Tolomeo non sia circolare ma ellittico, essa cerca di controllare meglio il fenomeno ma non solo per ragioni matematiche, o astronomiche, ma, soprattutto devozionali e ontologico-spiritulai. Le scuole neoplatoniche, tutte in continua comunicazione fra di loro attraverso il girovagare degli allievi, avevano infatti per fine ultimo la Mistagogia, cioè una crescita spirituale e di coscienza. Il cristianissimo Dante, nel suo tentativo di integrazione del paganesimo, celebrerà, all’inizio del Purgatorio, su indicazione del libertario e pagano Catone l’Uticense e per mano di Virgilio, il rito pagano di sottomissione alla grazia divina con brillante il cielo, e non per caso e per semplici ragioni poetiche, unicamente la lucentissima stella di Venere mattutina, o Lucifero, o Citerea (Pur. I, 19 – 135), tutta umida e calda per essere passata da poco dal perigeo umidicatore. Sempre sotto questa stessa Venere mattutina il Poeta sarà incoronato, dal pagano Virgilio, re e gran sacerdote al termine della risalita del Purgatorio (Pur., XXVII, 94 – 142), per quanto gli esegeti non vi abbiano ancora fatto caso, sia per la loro ignoranza dell’astrologia tolemaica, sia per non avere messo bene a fuoco il forte impegno di Dante nel riuscire ad integrare il paganesimo nel cristianesimo che è poi anche lo scopo di questo mio lavoro. Fra Ipazia e Dante, circa l’intenzione delle loro ricerche e l’adozione di un certo metodo di ricerca, io non trovo grosse differenze. La tensione ontologica e la stessa anche se gerarchizzabile: cioè anche se il mondo di Dante è gerarchicamente più importante di quello di Ipazia, tuttavia senza questo suo mondo, il mondo stesso del nostro Poeta, compresa la sua poesia, mai avrebbe potuto essere concepito, mai avrebbe potuto crescere. Questo per dire che nonostante la repressione del paganesimo ad opera del cristianesimo, il paganesimo stesso, soprattutto attraverso le sue scienze, ebbe ugualmente una funzione illuminante.
    La Mitologia pagana ricordava, per esempio, simbolicamente il Sole nella figura di Adone. Dal solstizio d’Inverno al solstizio d’estate il pianeta si trovava in fase montante, crescente e nobile, e perciò veniva posto nelle braccia di Venere; dal solstizio d’estate a quello d’inverno, cioè fino al Natalis Solis invicti escluso, o giorno della Natività di Cristo, nelle braccia di Proserpina. Il cristianesimo, quando nacque, si trovò dunque d’avanti un tale contesto culturale.
    I cristiani, interpreti della vita di Gesù Cristo, del Vangelo, della Bibbia e della testimonianza dei Dodici Apostoli, mirando ad una totale cristianizzazione del mondo, tendevano invece a considerare questa mentalità libertaria dei gentili un ostacolo all’unità della Chiesa, della cristianità, e al progetto di divulgazione del Vangelo nel mondo, cioè di ostacolo alla formazione di una civiltà completamente nuova, quella cristiana. Essi si sbagliarono? La civiltà cristiana veniva immaginata, per lo più, sotto il vessillo della Chiesa e del papa di Roma quale unico rappresentante in terra di Gesù Cristo, e tale disegno, per come veniva realizzato, lasciava poco spazio alla ricerca soggettiva, o personale, circa l’assetto del mondo e le credenze che l’essere umano avrebbe potuto scegliere di seguire. Conseguentemente assistiamo, fin dai Padri della Chiesa, ad un attacco alle divinità pagane e all’astrologia proprio perché custodi di una certa discrezionalità di comportamento, oltre che quali possibili concorrenti del messaggio cristiano. Ma questo soprattutto per i cristiani che avevano frainteso il Vangelo. L’attacco al paganesimo, da un punto di vista letterario verrà sferrato, soprattutto, all’Apologetica cristiana che si ispirava, per convincere senza possibilità di appello logico-razionale, alla logica dialettica di Aristotele. Da questo momento il conflitto paganesimo-cristianesimo sarà aperto e durerà, attraverso alterne vicende e sottili tesi filosofiche, fino a noi, cioè durerà in occidente per tutto il nostro periodo. Le discussioni durante il recente CONCILIO VATICANO II avrebbero teso a ridare spazio alla libertà di coscienza, alla sensibilità laica e pagana e a riconoscere, conseguentemente, anche l’importanza della religione Protestane ancorata a Martin Lutero (1483 – 1546), ma poi tale indirizzo, in quanto tendeva, fra le altre cose, a giustificare il divorzio coniugale, l’aborto e l’eutanasia, dopo la morte di papa Albino Luiciani venne di fatto lasciato cadere. Si perse l’occasione di poter dire al mondo agnostico, ateo, eretico o diversamente religioso, di essere in speranzosa attesa di vedere cosa questo, in piena libertà, sarebbe stato capace di fare. Non ci si fidò, ma forse anche per paura della perdita di potere, di vedere cadere un ruolo sociale di controllo superiore posseduto per secoli.
    Intanto mi preme osservare che tutte le grandi civiltà antiche hanno avuto le loro particolari divinità e tutte si sono interessate all’astrologia. Come pensare, da cristiani, se seguiamo la logica e il buon senso, ma anche un’idea di giustizia verso la mentalità altrui, di poter soppiantare ogni cosa senza arrecare gravi danni alla sensibilità umana e all’umanità dell’uomo? Se il Vangelo ha ragione, quale che sia la sua contingente interpreazione, perché non attendere di vederlo spontaneamente imporsi ricorrendo semplicemente alla sua libera divulgazione e all’esempio dato dai fedeli?

    … seguono pp. 170.
    F.to Giovangualberto Ceri

  19. Giovangualberto Ceri ha detto:

    Quando i vertici della sinistra inventarono il parlamentino fatto di NOMINATI pensarono di poterne usufruire solo loro. Poi non andò così poiché, in parlamento, con tale furbesca invenzione, Berlusconi si è reso inamovibile. E meno male che non è peggio di come è!!! Poiché ci può essere sempre un peggio. Adesso chi inventò i NOMINATI vorrebbe cambiare questa sua antica ed originale idea al fine di meglio riciclarsi. Io dico che chi sbagliò, compromettendo gravemente la democrazia con effetti sociali ed economico-finanziari disastrosi, deve essere mandato a casa, non deve farsi più rivedere in giro. Diversamente ci prendiamo per il sellino e io non andrò a votare. F.to Giovangualberto Ceri

  20. Giovangualberto Ceri ha detto:

    Mi associo!!! OK. Con Auguri di Buon Natale 2011. Aggiungo: e pensare che Dante sostiene, in chiusura della Quaestio di aqua et de terra, che CRISTO è nato una DOMENICA 25 Dicembre, proprio come eccezionalmente avviene quest’anno Domenica 25 Dicembre 2011, però TUTTI ZITTI, compreso il nostro Signor Presidemte della Repubblica. Ci sarà pur ben una ragione. Perché? Io penso per non scontentare il Vaticano come sull’ICI. Ma ignorare la Domenica 25 dicembre è oggetticamente peggio che non richiedere al Vaticano l’ICI per una serie di ragioni che ben pochi possono immaginare. Sembrerà assurdo? Eureka!!!
    F.to Giovangualberto Ceri

  21. alvi ha detto:

    Leggo solo ora (purtoppo) quello che scrive Giovangualberto e, senza la sua ampia preparazione e la profondiità del suo pensiero e della sua ricerca, vorrei aggiungere qualche piccola riflessione.
    La questione della libertà è centrale per l’evoluzione del singolo o dell’insieme (che poi è lo stesso) e va, secondo me, associata alla disciplina: occorre trovare il modo di assoggettarsi liberamente alla disciplina per cercare la centratura che produca il miglioramento o, al contrario, sottrarsi alla schivutù dei bisogni temporanei che ci strascinano in mille direzioni disperdendo le nostre energie, lasciandoci esanimi lontano dal nostro sole, illudendoci di esser liberi, in realtà licenziosi.
    la novità è il Cristo, la speranza certa che diverremo altro con un salto inimmaginabile rispetto all’impegno ‘pagano’ di seguire al meglio il fluire della vita naturale.
    l’insegnamento del Vangelo presuppone una consapevolezza di sè che non è naturale e deriva da uno sforzo volontario: sembra che chiesa da lungo tempo abbia rinunciato a questo percorso e predichi una generica e vuota virtù di manifestazione che non può esser raggiunta se mancha la virtù di ciò che si manifesta. Per errore? per sfiducia? per convenienza?
    Su tutto il mistero della grazia
    Caro Giovangualberto salvezza per grazia o salvezza per opere?
    grazie a tutti a chi scrive a chi legge e a silvy che anima un luogo per cose sempre diverse e mai banali.

    • silvanascricci ha detto:

      Persona decisamente non banale Guidi e mi fa sempre piacere ricevere i suoi stimolanti commenti.
      Grazie Alvi, anche a nome di tutti gli altri, per i complimenti.
      Silvana

  22. giulio contilli ha detto:

    scrivo un commento al caro presidente della repubblica.io sono un ragazzo di 40 anni con moglie e 3 figlie,volevo dire al caro presidente chè quello chè stanno facendo con noi invalidi non è bello ,adesso gli racconto la mia storia,io sono stato riconosciuto inv civ al 100%con accompagnamento,a febbraio dell anno scorso dovevo passare la revisione ma non so com’è l’hanno passata dopo 6 mesi e dandomi il 75% quindi non prendendo niente perchè prendendo l’accompagnamento e superando il reddito le 270 euro non li prendo.io dico prima l’hanno data a cani e porci anche a chi non era invalido ma si mettano le mani sulla coscienza queste persone visto dopo tutto tutti questi falsi invalidi che anno scoperto ci dobbiamo andare dì mezzo noi veri invalidi con gravi patologie e neanche ti riconoscono più l invalidità.volevo dire che ci farei vivere loro del parlamento senza niente e trovarsi come mì trovo io con bollette non pagate affitti arretrati ecc.loro non lo sanno perchè non ci sono passati e noi ci stiamo passando ancora,ci vuole che si sveglino un pò e ridare la pensione di invalidità a chi spetta veramente e non chiamarci sempre a visita,perchè le patologie che uno ha non si guariscono anzi uno più si invecchia e più si peggiora.saluto il caro nostro presidente della repubblica giorgio napolitano.

  23. Ho riscritto al SINDACO di Firenze sulle PRIMARIE di coalizione e su Benigni e Dante.

    Caro Matteo Renzi Sindaco di Firenze,
    scriveva CARTESIO: “Io, pur non disprezzando la gloria come fanno i Cinici, non tengo però in nessun conto di quella che soltanto con falsi titoli si può acquistare” (CARTESIO, Discorso sul metodo, Parte seconda – Con Introduzione di Eugenio Garin – Laterza, Bari, 1975, p.8). Se lei la pensasse così e si percepisse che in tale modo la pensa, ebbene per me sarebbe da porsi al vertice del PD, ed anzi, arriverebbe a porsi in cima a tale piramide, ovviamente nell’interesse degli Italiani. Ma potrà la CULTURA in Italia, ivi compresa quella distribuita dalla nostra Pubblica Amministrazione, dalle varie Fondazioni, e dalle nostre Università Statali, andar d’accordo con questo epitaffio cartesiano? Io ho i miei dubbi da quando il Caro Professor CESARE VASOLI, dopo aver ripetutamente parlato, con estrema convinzione, delle mie scoperte dantesche all’Accademia Nazionale dei Lincei, ebbe poi a dirmi: “Ceri, io ne ho parlato all’Accademia ma, così facendo, si è fatto ancor più nemici di prima!”. Il Vasoli credo sia ancora vivo e lei potrà controllare di persona se quello che lo ho detto è vero.
    Caro Renzi,
    Lei è sindaco di Firenze e Dante era fiorentino. Si creerà dei nemici ma, politicamente in senso platonico, ed eticamente in senso cartesiano, se vuole avere successo deve mettere nella sua lista per la spesa anche di spendere qualcosa per le mie scoperte che, fra le altre cose, sono in grado anche di integrare l’idea che noi abbiamo di CALENDARIO STILE FIORENTINO. Ne esistono infatti due, come lascia chiaramente intendere anche Giovanni Boccaccio. Uno semplicemente “stile fiorentino”, e l’altro “stile antico fiorentino” che viene ignorato (GIOVANNI BOCCACCIO, Esposizioni sopra la Comedia di Dante, a cura di Giorgio Padoan, Milano, Mondadori, 1965, p. 150 in relazione al c. XXI, vv. 112- 114, dell’Inferno). Benigni è un genio! Ma non affatto un eroe. Vedrà che quando ad Agosto prossimo venturo, a Firenze, Roberto Benigni esporrà questo canto XXI dell’Inferno, mi auguro che anche lei sia presente!, ignorerà quello che dice il Boccaccio: e penserei al fine di risparmiarsi dei nemici. La buona politica non funziona però in maniera tale: ha più bisogno di eroi che di geni. Ci vuole coraggio. Sono a Sua disposizione per ogni ulteriore chiarimento. Enumero adesso le mie scoperte in grado di far tremare tutte le università del mondo. Non sono affatto matto! Ed ho già avuto dalla mia anche il Professor Giorgio Barberi Squarotti di Torino e il Professor Enzo Esposito de “La Sapienza” di Roma.
    SU DANTE e DINTORNI in omaggio a quella CULTURA che vuole essere autentica.
    Cfr. DVD TV CANALE 10 Google su YOUTUBE: http://www.youtube.com/watch?v=wV4vEG15yjA.

    DATE DA ME SCOPERTE CHE CORRISPONDONO SEMPRE AD IMPORTANTI FESTE LITURGICHE POICHÉ, PER DANTE, LA SCIENZA PIÙ ALTA ED ULTIMA CHE LUI PONE NEL DECIMO CIELO EMPIREO È, ALL’INSAPUTA DELL’ESEGESI TRADIZIONALE, LA SACRA TEOLOGIA LITURGICA. EGLI, ATTRAVERSO QUESTE DATE, VUOLE DUNQUE CHE ARRIVIAMO ALLE RELATIVE FESTE LITURGICHE E PERCIÒ A CELEBRARLE CON LA PIÙ ALTA SCIENZA MEDIEVALE, LA TEOLOGIA LITURGICA.

    1a – Sabato 25/03/1301, festa dell’Annunciazione a Maria, giorno di inizio del viaggio della Commedia, e giorno di inizio a Firenze e per Dante, dell’anno ma anche del XIV secolo “ab incarnatione Domini”. Perché a Firenze il 25 marzo 1301 del nostro computo storico si apriva il XIV secolo, e non dunque si era aperto l’anno prima? Per accertarlo basta prendere per buona l’informazione fornita in chiusura della QUAESTIO DE ACQUA ET DE TERRA secondo la quale Cristo, da un punto di vista culturale e calendariale, sarebbe nato di domenica come, sempre di domenica, è poi anche risorto. In tal caso il Suo giorno di Nascita simbolico e calendariale corrisponderebbe alla domenica 25 dicembre del 1° anno dopo Cristo del nostro computo storico; quello della Sua Incarnazione al venerdì 25 marzo del 1° dopo Cristo; il giorno di inizio dell’anno e quello della nostra èra volgare, o cristiana, in base al Calendario giuliano stile comune, cioè al Calendario giuliano vero e proprio che partiva dall’insediamento dei consoli romani, in questo caso corrisponderebbe al sabato 1° gennaio del 1° anno dopo Cristo del nostro computo storico, o odierno. In base a questo computo calendariale Cristo, il lunedì 26 dicembre del 1° dopo Cristo, avrebbe avuto solo un giorno di età e non un anno ed un giorno come risulta dal nostro computo storico. Io credo che sia venuto il momento in cui anche il Manuale di ADRIANO CAPPELLI, “Cronologia, Cronografia e Calendario perpetuo”, arrivi ad indicare questo Calendario stile antico fiorentino adottato da Dante e di cui riferiscono, sia Giovanni Boccaccio come ho già detto, sia Andrea Lancia (1290 [?] – 1360 [?]), detto l’ OTTIMO, notaio al servizio del Comune di Firenze. La presa d’atto di questa verità calendariale, poiché qui non c’è nulla da accertare ma solo da prendere atto, porrebbe fine a tante questioni esegetiche e di datazioni storiche attinenti a Filologia dantesca in cui esiste una differenza conclamata di un solo intero anno. Anzi bisognerebbe prendere per norma, che nei secoli fino alla metà del XIV secolo, quando i dati non tornano e la differenza è di un solo anno, non si tratta di un errore, come fino ad oggi gli studiosi hanno ingenuamente pensato, ma dall’avere essi computato seguendo il semplice e noto “stile fiorentino” e non lo “stile antico fiorentino” del tutto ignorato poiché caduto da secoli nell’ombra. Ammessa questa verità si potrà calcolare e capire perché il XIV secolo a Firenze iniziava nel nostro 1301 e più precisamente il sabato 25 marzo 1301 del nostro computo odierno: perché per Dante e per l’antica cultura fiorentina legata ai canonici di Santa Reparata questo giorno corrispondeva per loro al sabato 25 marzo 1300. Ed è in questo giorno liturgico, e perciò dopo calato il Sole sul venerdì 24 marzo 1301 del nostro computo storico, che può solennemente e liturgicamente iniziare il viaggio della Commedia: primo giorno dell’anno a Firenze ma anche, qui, primo giorno del nuovo secolo, il XIV, ab Incarnatione.

    2a – Venerdì santo 31/03/1301, ore 12 – 15, festa della morte di Cristo in croce per l’Umanità e fine solenne, e liturgicamente più che eloquente, del viaggio della Commedia. Si legge infatti: “ quos pretioso sanguine redemisti” (TE DEUM, 22). Non sappiamo se Dante abbia conosciuto Iacopone da Todi (1230 – 1306), però la sua Commedia termina proprio nel momento del STABAT MATER di Iacopone. “Stabat Mater dolorosa / Juxta crucem lacrimosa, / Dum pendebat Filius. / … “ (c.1.). Dante e Iacopone hanno però in comune la poca simpatia verso papa Bonifacio VIII. Bisogna che il VATICANO se ne faccia un’idea. Il viaggio della DIVINA COMMEDIA è posto fuori per periodo giubilare di Bonifacio VIII che andava dal 25/12/1299 al 24-25/12/1300 del nostro computo storico. “UBI EST VERITAS DEUS IBI EST”: e di questo anche il Sommo Pontefice dovrà prendere atto.

    3a – Martedì 2/6/1265, festa dei santi martiri Marcellino, Pietro ed Erasmo e giorno di nascita di Dante personaggio (Par., XXII, 110 – 117). La liturgia di questo giorno sintetizza tutta la biografia di Dante, come le date e le feste che riguardano Beatrice spiegheranno il senso via, via da attribuire alla giovane, bella, nobile, gloriosa e beata Beatrice.

    4a – Venerdì 2/10/1265, festa dei Santi Angeli custodi (allora ad libitum perché messa di recente in vigore su iniziativa di san Bernardo di Chiaravalle) e giorno nascita di Beatrice personaggio (Vita Nuova, II, 1-2) in cui la liturgia cristiana recita: “Haec dicit Dominus Deus: Ecce ego MITTAM Angelum meum, qui preceda te, et custodiat in via” (cfr. congruità con Inf. I, 1-3; Inf. II, 52 – 108).

    5a – Venerdì 2/02/1274, festa della Presentazione di Gesù bambino al tempio in braccio alla Madonna e giorno in cui Beatrice appare a Dante per la prima volta (Vita Nuova, II, 1-2). Recita la liturgia di questo giorno: “Haec dicit Dominus Deus: Ecce ego MITTO Angelum et praeparabit viam ante faciem meam”.

    6a – Venerdì 26/12/1264, festa di santo Stefano protomartire e giorno di concepimento di Beatrice in cui la liturgia recita: “Beati immaculati in via, qui ambulant in lege Domini” (Vita Nuova, XXIX, 2).

    7a – Venerdì (liturgico) 9/06/1290, festa dei santi martiri Primo e Feliciano e giorno liturgico di morte di Beatrice (Vita Nuova, XXIX, 1), in cui la liturgia cristiana recita: “Haec est vera fraternitas, quae vicit mundi crimina”. Questo passo ci riconduce ai versi in cui Dante e Beatrice sono insieme in Paradiso (Par., XXII, 151 – 154) che così recitano: ”L’aiuola che ci fa tanto feroci, / volgendom’io con li etterni Gemelli, / tutta m’apparve da’ colli a le foci. / Poscia rivolsi li occhi a li occhi belli (di Beatrice)”.

    8a – Martedì 2/02/1283, festa della Presentazione di Gesù bambino al tempio in braccio alla Madonna e giorno in cui Dante fu salutato per la prima volta da Beatrice (Vita Nuova, III, 1-2).

    9a – Martedì 14/09/1322, festa dell’Esaltazione della Santa Croce e giorno di morte di Dante personaggio (1321, e va bene!, però stile antico fiorentino!). Per me si tratta del giorno esclusivamente simbolico-liturgico di morte di Dante personaggio, e quindi non di quello reale di Dante persona (GIOVANNI BOCCACCIO, Vite di Dante, Prima redazione, 86; oscar Mondadori, Milano, 2002, p. 24 e nota n. 379 a p. 134). La scelta del Poeta di farsi morire in questo giorno richiama il giorno della fine del viaggio, il Venerdì Santo 31/03/1301.

    10a – Sabato-Domenica 15-16/08/1293, festa, peculiarmente medievale, dell’Assunzione della Beata Vergine al cielo (probabilmente Dante intende il IX Cielo cristallino, acqueo e di Maria, dimora simbolica della Beata Vergine a cui dobbiamo un esclusivo culto di iperdulia) e, il giorno successivo, festa di san Giacinto confessore, nonché giorni in cui Dante vide, e fu visto, dalla “gentile donna giovane e bella molto” (Vita Nuova, XXXV, 2) corrispondente alla scienza cristiana della “MORALE FILOSOFIA” e anche alla scienza pagana della “FILOSOFIA DI PITTAGORA” (Convivio, II, XV, 12), la quale scienza è “figlia de lo Imperadore de lo universo”, Gesù Cristo (Convivio, II, XV, 12; II, II, 1), analogamente a anche Maria è chiamata dal Poeta figlia di Gesù Cristo (Par., XXXIII, 1). Tale scienza del IX Cielo cristallino e di Maria, per il suo moto (Cielo primo mobile) fa poi muovere tutto l’Universo.

    Tutte le feste liturgiche celebrate in questi giorni sono inoltre in relazione, tanto alla Commedia, che alla Vita Nuova, che al Convivio. Da notare che i giorni che riguardano Beatrice cadono tutti di VENERDÌ e quelli di Dante di MARTEDÌ per l’analogia simbolica fra Venere (Lei- BEATRICE) e Marte (Lui – DANTE): un’analogia ricordata anche dal quadro di Sandro Botticelli “Venere e Marte”. Ma ci vogliamo dare una mossa… Intuitivamente, lo capirà anche Lei, la verità è chiarissima. C’è solo da prendere in considerazione come io sono arrivato scientificamente, oggettivamente, a raggiungerla. E’ scomoda? Ma tutto ciò che riguarda il nostro futuro, con le sue novità, è scomodo, però è quello che noi saremo. Puerile, sciocco chiudere gli occhi. Meraviglioso aprirli se si aspira ad un nuovo modo del mondo, ma anche di fare politica, specialmente a partire da Firenze.
    18 giugno 2012
    Con un saluto.
    GIOVANGUALBERTO CERI

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