Ehi negher


Il marito allungò la mano verso il cuscino della moglie, anche lei dormiva ancora eppure erano quasi le otto del  mattino.

“Cosa è successo?, non ho sentito i bambini!”

La moglie corse nella stanza dei ragazzi. “Bambini è tardissimo, cosa fate ancora a letto, dove è finita Poichen, la tata”.

“Non ne ho idea mamma, si sarà rotta la sua sveglia”. “E ora i ragazzi chi li porta a scuola?”

Il marito scosse il capo “io non posso, ho un appuntamento al cantiere”, “Va beh, ho capito, vado io” disse la mamma; “e il nonno resta solo?; no, no tanto il filippino ha le chiavi”.

La signora si precipitò in macchina con i bambini, il traffico era stranamente ridotto, ma non davanti a scuola; decine di auto in doppia e tripla fila, bambini tutti fuori, genitori in subbuglio, le insegnanti al cancello a sbarrare l’ingresso.

“La scuola è chiusa, il provveditore ha soppresso alcune sezioni per mancanza di bambini”.

Gli alunni stranieri che alle elementari erano il 40%, spariti. Gli insegnanti rischiavano di perdere il posto, la signora chiamò casa per sincerarsi che almeno Felipe, il filippino che accudiva il nonno, fosse arrivato.

Il nonno era agitatissimo. “No che non è arrivato! e adesso chi mi porta a ritirare la pensione che è l’ultimo giorno?”; “Papà ci penso io, avverto l’ufficio che faccio tardi”.

Il capoufficio, al telefono era una belva: mancava la metà delle segretarie perchè non si trovano più le babysitter.

Anche le altre città erano nel caos. Nel modenese le fabbriche di piastrelle erano state chiuse all’improvviso per mancanza di operai africani; nel parmense la scomparsa degli indiani shik, abilissimi nell’allevamento delle vacche, aveva messo in crisi la distribuzione del latte e la lavorazione dei formaggi; lo stesso a Mondragone in Campania dove i ghanesi avevano disertato le fattorie e la produzione di mozzarelle di bufala si era bloccata; e a Villa Literno, nel casertano, i pomodori san marzano marcivano al sole; e a Reggio Emilia furono spenti gli altiforni delle fonderie per la repentina fuga degli operai egiziani; nelle provincie di Trento e Bolzano i minatori stagionali macedoni avevano lasciato le miniere di granito.

A Brescia, capitale del tondino, le fabbriche metalmeccaniche erano state costrette a fermare gli impianti e a sospendere le forniture per l’inaspettata defalliance di migliaia di lavoratori immigrati, a Venezia si registrò il romantico ma drammatico naufragio di una coppietta di sposini in viaggio di nozze colati a picco sotto il ponte di Rialto in una gondola mal costruita; il Canal Grande era occupato per protesta dai maestri artigiani gondolieri, nelle loro botteghe si formavano quasi soltanto apprendisti extra comunitari: gli unici rimasti a difendere la gloriosa tradizione della repubblica dei dogi.

A Catania, intanto, migliaia di ragazze mauriziane si erano involate dalle case della città nuova e un corteo spontaneo di signore della buona borghesia locale, armate di padelle antiaderenti, marciò per la città fino al consolato delle Mauritius reclamando il ritorno delle fidate colf; l’Osservatore Romano uscì’ in edizione straordinaria: titolo a nove colonne sulle oltre 500 parrocchie rimaste chiuse per la strana assenza di preti stranieri; a Genova, la città più anziana della penisola, la protezione civile dovette intervenire per assistere i vecchietti arteriosclerotici che, senza più gli accompagnatori asiatici, si aggiravano raminghi per i vicoli e i caruggi senza più trovare la via di casa; a Milano trecento ristoranti cinesi abbandonati erano stati occupati dai tifosi dell’Inter esasperati per il ritiro della squadra dal campionato e dalla Champion’s per mancanza di giocatori (tutti stranieri), l’unico italiano titolare, paradossalmente, era Ballottelli: ma come fare a farlo giocare da solo, con tutti quei fischi poi!.

Molti sindaci leghisti del nord est furono dotati di scorta armata, avendo più volte minacciato di cacciare gli extra comunitari rischiavano il linciaggio da parte di imprenditori e artigiani che li avevano presi sul serio ed erano stati costretti a chiudere bottega per mancanza di personale, ed ora accollavano a loro la responsabilità; altri sindaci, col fazzoletto verde, furono inseguiti per ore da mogli e mariti padani convinti che la scomparsa dei loro coniugi di colore fosse dovuta alla Lega.

Quella sera il ministro Tremonti si affacciò ai teleschermi terreo in volto per annunciare la catastrofe economica: tre milioni e mezzo di lavoratori dipendenti regolari scomparsi, settecentomila badanti, un milione di lavoratori irregolari, totale quattro milioni e mezzo di lavoratori spariti di botto, più della popolazione della Toscana, natalità sotto zero di nuovo, consumi a picco, inghittito di colpo il 9,2% del PIL con drammatica voragine fiscale e previdenziale; per l’INPS si apriva un buco di sette miliardi di euro, per il fisco tre miliardi di gettito in meno fra IRPEF, IVA e imposte sul lavoro autonomo e fabbricati; evaporato il triplo del ricavato dello scudo fiscale:

“Non ci resta che tagliare le pensioni e alzare le tasse del 10%” balbettò Tremonti in lacrime; Berlusconi che aveva appena promesso il taglio delle aliquote fu costretto a rimettersi i cerotti in faccia per non essere riconosciuto per la strada.

Intanto Feltri, Bossi, Calderoli e Maroni circondati da imprenditori padani piuttosto irrequieti lessero un appello a reti unificate:

“Oh negher, non fe’ mica i pirla! Turnè chi in Padania!”

(da Annozero)

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Varie ed eventuali e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Ehi negher

  1. Marinella da Durban R.S.A. ha detto:

    Cara Silvana sei stata superba in questo tuo racconto di semifantascienza che potrebbe, dico potrebbe, diventare una semirealta’; 1 Marzo 2010 Sciopero degli Stranieri – e che non sia solo un racconto ma soprattutto che non rimanga solo un sogno. Grande Silvana, grazie e buon fine settimana.

  2. Antonio ha detto:

    Brava Silvana, il tuo articolo si può sintetizzare con la massima “Chi la fa l’aspetti”. Oltre a ciò si evince la grande ipocrisia di certe persone che sono attaccate sempre e solo al loro incommensurabile e smodato tornaconto. Questa mia asserzione è racchiusa proprio nelle parole “Dai negher non fare il pirla…”
    Ciao. Antonio.

  3. Ernest ha detto:

    Davvero Silvana! Black out totale!
    un saluto

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...