Dovevo fare un bancomat: ho preso un giorno di ferie


Sarà capitato anche a voi, millanta volte, di fermarvi a fare un prelievo bancomat.

E’ operazione normale, usale e solita.

Mica sempre.

Chissà se è un problema solo di Bologna, se siamo lenti  come tartarughe morte a guidare la macchina, al bancomat siamo insuperabili.

Devi prendere un giorno di ferie perchè hai sempre davanti due tre persone che sono già in stato di progressiva ibernazione, perchè adesso, d’inverno, quando fa un freddo barbino, la gente è costretta a vivere una personale era glaciale in attesa che la fila smammi.

Ho visto pinguini chiaccherare a lungo fra di loro, piumini fare amicizia, pellicciotti darsi di gomito e colbacchi annoiarsi a morte.

Fuori dai bancomat c’è un zoo meraviglioso dove quasi nesuuno morde.

Ma potrebbero anche farlo, da un momento all’altro.

L’altro giorno ero in attesa allo zoo del bancomat di piazza Galvani.

I movimenti bancari di quello davanti allo sportello sono stati, nell’ordine:

1- frugarsi venti minuti nelle tasche per trovare il portafogli per poi trovare altre cose, tipo vecchi biglietti ed inchiodarsi a leggerli.

2- estrarre la tessera bancomat e capire in tre quattro minuti da che parte infilarla

3- digitare lentamente col ditone il codice che viene però prima controllato sul telefonino, ma lì bisogna trovare il telefonino, accenderlo, digitare il pin e se sul momento il pin non ti viene e al terzo tentativo ci vuole il puk, controllare il puk sull’agenda che è quasi sempre introvabile in una tasca o in una borsa (ma poi chi è che ha il puk?). Sono momenti difficili in cui il cliente può andare in confusione. Gli altri in bestia.

4- digitare le voci per arrivare al prelievo. Ma questo sarebbe niente, è che c’è gente che preleva, poi rifà tutta l’oprazione per vedere il conto, poi ripreleva, poi riguarda il saldo, poi si fa stampare gli ultimi venti movimenti, poi ripreleva altri 20 euro così come l’amarino di fine cena (tempo complessivo dell’operazione due anni e sei mesi perchè bisogna ogni volta uscire, reinserire la tessera e rifare tutte le belle cose di prima).

5- l’apparire delle cifre da prelevare di solito paralizza. Sul cliente scende la mannaia del dubbio. E così può essere che assuma la posizione della statua di Carducci, cioè con il mento appoggiato a una mano nell’atto di pensare. Può stare lì anche un’ora.

6- quando il prelievo finalmente è riuscito, la tessera ritirata e le banconote sfilate e riposte nel portafogli, ma sì, va facciamoci stampare gli ultimi movimenti.

Intanto in piazza Galvani siamo visitati dai turisti, nella nostra immobilità da congelamento, e veniamo difiniti dalla guida turistica “fossili ancora in fase di catalogazione”.

A questo punto , quando esce la strisciata dei movimenti, l’uomo o la donna non se ne vanno, nooooo (ma siamo pazzi?), si mette invece a controllare, fissi, lì davanti allo sportello, ogni voce al dettaglio e spesso li senti bonfochiare la frase: “Ben, perchè ho fatto un assegno da 200 euro? Mo quando? E poi a chi?”.

Lì può scattare, da parte di quelli in fila, se non sono già in fase di avanzata decomposizione, un aiuto di massa, una solidarietà da marinai sulla stessa barca.

“Signora, si rilassi, cerchi di ricordarsi… Chi ha visto la settimana scorsa?… Si concentri sulle ultime venti persone con cui ha parlato”

E ne scaturiscono interessanti sedute psicoanalitiche.

Una volta che è stato identificato il beneficiario dell’assegno, la signora se ne va.

Dalla folle esplode un boato di giubilo (qualcuno agita bandieroni) e la fila si sblocca.

Arriva un altro e l’entusiasmo sale alle stelle per poi afflosciarsi subito alla comparsa sullo schermo del bancomat della scritta FUORI SERVIZIO.

Qui la gente si sparpaglia in ordine casuale. E torna alle occupazioni di tutti i giorni.

Resta solo un omino, un pensionato, fermo, fisso, a osservare la macchina.

Chi gli passa accanto può sentire distintamente il suo bisbiglio: “L’è propri un bagaj”.

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7 risposte a Dovevo fare un bancomat: ho preso un giorno di ferie

  1. Antonio ha detto:

    Ciao Silvana, per confortarti ti assicuro che non capita solo a Bologna. Per cortesia mi spieghi cosa vuol dire la parola”bagaj”? Molte grazie. Ciao. Antonio.

  2. Marinella da Durban R.S.A. ha detto:

    Buon giorno Silvana, potresti venderla per barzelletta, io ho riso come una matta, ma nella realta’ ti verrebbe da bestemmiare in qualsiasi lingua. Qui e’ la stessa cosa (come vedi il mondo e’ piccolo) con l’aggravante dell’aplomb inglese che ogni tanto io sgarro perche’ come si dice a Roma “quando ce vo’ ce vo'”. Pero’ il finale del vecchietto e’ un’innegabile verita’: il bancomat le’ sol un bagj ……. buona giornata.

    • silvanascricci ha detto:

      E’ consolante sapere che ovunque fanno nello stesso modo, però ti viene lo scoramento.
      Buona giornata anche a te cara Marinella.
      S.

  3. Ernest ha detto:

    beh da me a genova non si capisce come mai ma quando hai zero euro in tasca e hai assolutamente bisogno di comprare una cosa in un negozio dove naturalmente il bancomat non c’è… metti la tessera e dopo qualche secondo “spiacenti operazioni non riuscita bamcomat fuoriuso”… forse ha ragione mio padre che continua a non volerlo la legge del “con quello in tasca si spende di più” mi sa che ha ragione… come sempre…

  4. Franz ha detto:

    Ho avuto un momento di grande delusione, quando nel tuo spassoso racconto è rimasto solo quell’omino (anzi quell’ “omarello”), e gli altri se ne sono andati.
    Mi ero già affezionato a quella varia umanità, statica, in un raro momento in cui non produce P.I.L.
    Gli sportelli bancomat come involontari prototipi della ‘decrescita’, anche se forse non proprio ‘felice’.
    Ma se ci dedichi un giorno di ferie anche un’attesa così, da pinguini inquadrati, può diventare felice…

    Sorriso e salutone.

    • silvanascricci ha detto:

      Sai Franz che hai ragione: omarello sarebbe stato un termine più azzeccato, più bolognese.
      In effetti non avevo pensato che mentre sei in coda per il bancomat non produci PIL, non produci crescita industriale, non produci nulla; un bel modo in fondo per evitare a questo sistema economico di conteggiarsi su dati e parametri che, ormai, valgono poco e niente.
      Per te un prelievo di abbracci.
      S.

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