La piana di Gioia Tauro


C’è stato chi, oggi a Rosarno ieri a Castelvolturno ha sparato contro extracomunitari. Presumo definendo a caso chi era regolare o no, in quanto ritengo difficile capirlo “a vista”.

Gli extracomunitari si sono incazzati e hanno risposto con la violenza alla violenza, il che se non leggittimo è quanto meno prevedibile e comprensibile.

Gli abitanti di Rosario parlano di legalità, di lavoro nero come se in quelle zone del paese i fenomeni della criminalità e dello sfruttamento del lavoro in nero fossero presenti soltanto da quando esiste la migrazione di massa; come se in quelle e tante altre zone del paese, nord compreso, la mafia, la camorra e le altre associazioni criminali fossero verginelle che solo ora hanno capito l’importanza del caporalato e della delinquenza.

Ora tutti questi bravi cittadini vogliono giustizia e legalità, ma dove sono stati in tutti questi decenni, dove vivevano? in una qualche bolla leibniziana? perchè non ho mai visto o avuto notizia di aggressioni, sparatorie e caccia all’uomo nei confronti di bianchi italiani che facevano, allora, quello che oggi fanno gli africani; non ho mai visto e non vedo tutt’ora sparatorie e caccia all’uomo nei confronti di chi sfrutta, oggi come allora, la miseria e la disperazione di persone, bianche o nere che siano, italiani o africani che siano.

Nessuna protesta o ribellione di massa dei cittadini nei confronti di chi tiene le redini di questo commercio umano, nessuna protesta o ribellione di massa dei cittadini nei confronti di chi gestisce il racket; anzi moltissimi a genuflettersi e a baciare le mani ai capi e capetti, capi mandamento dell’onorata società.

Perchè il problema delle mafie è sicuramente un problema di ordine pubblico, di polizia ma è anche un problema di atteggiamento mentale e sudditanza psicologica delle persone che vivono in quelle zone.

Le persone che si ribellano vengono lasciate sole non soltanto dallo stato ma, in primis, dagli stessi cittadini ed abitanti del sud d’Italia che invece di sostenerli in massa e di sposare lo stesso atteggiamento e la stessa protesta vengono lasciati soli a morire come cani.

Ma, come sempre, è immensamente più facile girare il volto dall’altra parte quando un imprenditore o un commerciante vengono ammazzati per non avere pagato il pizzo o essersi ribellati alle mafie; è molto più facile prendersela con l’africano ed utilizzarlo come capro espiatorio di un cancro che ha metastizzato anche grazie alla collaborazione e all’omertà della maggioranza dei bravi cittadini.

Intanto, baciamo le mani….

(se avete voglia leggetevi l’interessante articolo pubblicato a questo link: Giornalettismo).

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9 risposte a La piana di Gioia Tauro

  1. Ernest ha detto:

    è agghiacciante come il ministro Maroni sta trattando il problema… parla di immigrazione e di troppa tolleranza, non parla di crimnalità organizzata.

    • silvanascricci ha detto:

      Quella è approvata e alla pancia della gente da meno fastidio, poi è molto più difficile da sgominare perchè fa parte del nostro tessuto sociale e della nostra economia.
      S.

  2. cescocesto ha detto:

    “troppa tolleranza”.. stiamo scherzando?
    avessi visto una trasmissione una parlare delle condizioni in cui lavora e vive questa gente. e no, primo piano di rai3 non vale perchè è in notturna.
    il massimo è stato toccato quando un signore ha osservato “non li vogliamo.. e puzzano!”.

    • silvanascricci ha detto:

      E poi senti da che pulpito viene la predica, da una terra dove, purtroppo, l’illegalità è pane quotidiano a tutti i livelli per moltissimi

  3. Marinella da Durban R.S.A. ha detto:

    Cara Silvana, non solo la Calabria e’ terra di illegalita’ ma anche di emigrazione, quando sara’ che la gente muovera’ il culo e invece di fare le vacanze da sogno in Kenia (albergo 5 stelle) andra’ in giro per l’Africa a vedere veramente in quali condizioni vivono quelli che scappano sui barconi nel Mediterraneo, che non e’ un fiume. Ah gia’ dimenticavo e’ meglio fare i Safari che vedere le townships, comunque anche i Calabresi si sono dimenticati come venivano trattati da migranti. Vergogna!

    • silvanascricci ha detto:

      Cara Marinella, una delle cose che mi fa inviperire maggiormente è proprio questa di dimenticare che, da sempre, siamo stati una terra di migranti e dimenticare costantemente come siamo stati trattati e considerati dai paesi in cui ci recavano.
      Dicevano, allora, di noi le stesse cose che questi “personaggi” dicono, oggi, degli extracomunitari; so che come paese non abbiamo memoria storica ma mi rammarica verificare che non abbiamo memoria nemmeno personale e dei nosti nonni e bisnonni.
      Che gran tristezza e rabbia.

  4. Marinella da Durban R.S.A. ha detto:

    Cara Silvana, la mia vita da migrante e’ molto diversa da quella che vediamo quotidianamente ma e’ pur sempre un cambiamento di cultura, casa, scuola e a volte di lingua. Siamo stati considerati stranieri in Sicilia e Piemonte e questo mi ha ferito molto profondamente perche’ significa che fatta l’Italia abbiamo ancora molto lavoro per fare gli Italiani. Ogni spostamento lo viviamo con entusiasmo perche’ avere la FORTUNA di conoscere altre culture arricchisce e non snatura il nostro essere. Questo vale per me e mio marito ma soprattutto per i nostri figli che si ritroveranno nel mondo del lavoro aperti a qualsiasi Paese, Razza, Religione, Cultura e Lingua. Altra cosa importante e’ tramandare la memoria storica dell’Italia ricordando costantemente che la liberta’ e la democrazia si sono ottenute con il sangue e le idee e che va costantemente alimentata se non la si vuole perdere. Viviamo attualmente in una giovane democrazia sudafricana con pregi e difetti, con reminescenze di vecchio white-racism e il nuovo black-racism, che fa comunque parte del loro percorso naturale, questa sara’ una buona Scuola per i miei figli nati nella bambagia. Il colore della pelle, la differenza di lingua e cultura non fa un ESSERE UMANO pericoloso, L’EMARGINAZIONE E LA DISCRIMINAZIONE SI’ specialmente quando non penseresti mai di trovarla nel cosiddetto mondo civile e industrializzato come l’Europa. MAI DIMENTICARE IL PROPRIO PASSATO PER AVERE UN FUTURO MIGLIORE. Grazie del tuo tempo e di questo tuo spazio. Un abbraccio.

  5. Bibi ha detto:

    L’argomento è serio e sicuramente non è possibile inserire un commento esaustivo.
    Da come la vedo è la classica guerra tra poveri e prima o poi ci dovevamo arrivare. Prima i “neri” non davano fastidio perchè servivano, ora che non servono più….danno fastidio.
    E questo avviene al nord ed al sud, indifferentemente. La differenza è dovuta al fatto che al sud lo stato non ha assolutamente il controllo del territorio e della società.
    Nonostante i “successi” della lotta contro la mafia che sventola Maroni, la realtà è che lo stato è sempre di rincorsa…come nel Palio di siena.
    a.y.s. Bibi

    • silvanascricci ha detto:

      La cosa che mi infastidisce maggiormente è quanto facilmente dimentichiamo di essere stati un popolo di migranti.
      Soprattutto la gente del sud e del veneto leghista.
      S.

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