Di tutti e di nessuno


di-tutti-e-di-nessuno

C’è un dolore dei luoghi che non se ne va nemmeno in questa giornata soleggiata.

Erano gli anni dei bomboloni caldi all’alba nel Forno di Idice, delle gare domenicali di motocross; dei comizi in piazza, sotto la pioggia, di Berlinguer; gli anni dei weekend al mare schizzandoci con l’acqua e cantando la pubbilicità dei Mastrolindo; gli anni del mitico concerto dei Clash.

Erano gli anni delle canzoni di Claudio Lolli; gli anni in cui Gregory Corso lesse in Piazza Maggiore una poesia dedicata alla strage del 2 agosto. Gli anni in cui bastava mettere uno ska dei Madness per avere voglia di conoscere persone nuove e organizzare feste a sorpresa “alla Steinbeck”.

Erano gli anni in cui i giochi elettronici si chiamavano “marzianini”; in cui al liceo studiavo la teoria del clinamen di Epicuro; gli anni delle collette per qualche grammo di libanese; delle cento lire che gonfiavano le pance dei flipper; quando l’amicizia era bere dalla stessa bottiglia e masticare la stessa gomma alla fragola; gli anni in cui Ada sognava di sposare Carmelo Bene e io David Bowie.

Erano gli anni del calcio brasiliano, dei tornei di goriziana, del primo concerto di Pino Daniele.

Gli anni di Maledetti vi amerò! e La città delle donne; gli anni dei tafferugli con la polizia davanti al Palazzo dello sport; gli anni in cui giocavamo a poker di sigarette e sapevamo a memoria brani da Di qua dal paradiso e Morte nel pomeriggio.

Gli anni del referendum sull’aborto e della sconfitta del Movimento per la vita. Gli anni del dramma di Alfredino e del concerto dei Dire Straits di cui sentimmo, da fuori, solo gli echi…

Erano gli anni in cui alla fine di ogni incontro ci salutavamo con un addio, e io ci mettevo una tale enfasi nel pronunciare quella parola da sembrare l’imitazione perfetta di un’attrice quando leggeva Hemingway ad alta voce: “Addio, pensò, questa è una bella parola. Suona bene, pensò. Addio, un lungo addio e portalo con te dovunque tu vada, completo con gli accessori e tutto”.

Quell’estate l’Italia battè il Brasile 3 a 2 con tre reti di Paolo Rossi, e infine la Germania per 3 a 1. Campioni del mondo significò fare il bagno nella fontana del Nettuno, perderci nella folla e non rivederci mai più.

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2 risposte a Di tutti e di nessuno

  1. Bibi ha detto:

    Porca paletta..quell’anno è stato un anno spettacolare..
    Mi hai ricordato un periodo intenso..del resto mi sa che non siamo lontani in quanto a date di comcepimento.
    a.y.s. Bibi
    P.S. non so a chi sarebbe andata meglio tra te ed Ada…

  2. Franz ha detto:

    Il tuo sguardo nostalgico, di sobria intensità, su ‘quegli anni’, colpisce sicuramente corde profonde in chiunque li abbia attraversati, condividendone, in piccola o grande parte, quegli scorci di vita vissuta.
    Malinconia, certo, ma forse più per quello che non ho condiviso, ingessato com’ero in una cultura cattolica, la cui presunta intransigenza mi fece prendere le distanze da molte di quelle importanti esperienze di socializzazione, impegno politico, svago, ebbrezza.
    La prossima vita starò attento a non farmi fregare…

    Un abbraccio.
    Franz

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