Pandemia di panico


Vorrei ritornare sull’argomento dell’influenza H1N1 meglio conosciuta come influenza suina o familiarmente influenza maiala con questa interessante lettera aperta ai genitori del pediatra Eugenio Serravalle.

Interessante soprattutto il punto sulla invenzione di nuove patologie (come già accaduto per la sindrome da deficit di attenzione ed iperattività che ha permesso un abuso sconsiderato di psicofarmaci nei bambini).

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Cari genitori,

i dubbie e le perplessità che ogni giorno mi eprimete, spaventati per la nuova influenza, mi spingono a scrivere questa lettera. Il suo scopo è cercare di esprimere più chiaramente possibile lo stato delle conoscenza attuali sull’influenza A. Per questo ho analizzato la letteratura medica sull’argomento, e ve ne fornisco una sintesi. Molti organismi pubblici, alcune società scientifiche ed i mezzi di comunicazione trasmettono messaggi differenti: avranno le loro ragioni.

L’influenza è una malattia virale che si diffonde in forma epidemica. E’ in genere una malattia lieve. Si presenta con febbre e sintomi vari, come mal di testa e dolori muscolari, malessere generale, tosse, nausea, diarrea. In genere si dice:”l’influenza dura una settimana ma, con le medicine, dura sette giorni”.

Non si usano antibiotici (sono inutili) ed i farmaci servono solo per ridurre i dolori e la febbre, quando raggiunge valori molto elevati. Non è l’unica patologia che colpisce i bambini in inverno: sono circa 500 (tra tipi e sottotipi) i virus che sono capaci di infettare i bambini nei primi anni di vita. E’ molto difficile stabilire di quale virus si tratti, ed anche i test rapidi per identificare il virus dell’influenza A hanno poca sensibilità (dal 10 al 60%). Il test quindi non garantisce con certezza se si tratti di influenza  A/H1N1. Questa epidemia, che è iniziata in Messico nel 2009, è di minor gravità rispetto a quella dell’influenza stagionale: il virus A/H1N1 si è dimostrato meno aggressivo della comune influenza stagionale. Sembra essere molto contagioso, ed è stato dichiarato lo stato di pandemia, modificando però i criteri della definizione (facendo cioè scomparire il criterio della mortalità). Tuttavia la contagiosità non ha relazione con la gravità, che è minore di qualunque  altra influenza del passato, occorsa sinora. Colpisce più persone, pare, ma provoca meno morti di qualunque altra influenza trascorsa. La mortalità, ossia il numero di persone morte rispetto ai casi segnalati, registrata finora nei paesi dove l’A/H1N1 è circolato ampiamente (dello 0,3% in Europa e 0,4% negli USA), potrebbe essere in realtà ancora inferiore. Perché generalmente i casi con sintomi lievi sfuggono la sorveglianza (e quindi i contagiati possono essere molto di più), ed alcuni decessi possono essere dovuti ad altre cause e non al virus (anche se adesso viene data la responsabilità).

Le cifre variano in base alla fonte dei dati, per esempio in Gran Bretagna sono stati registrati 30 morti su 100.000 casi e negli USA solo 302 su 1.000.000 di casi. Nell’inverno australe (che coincide con l’estate in Italia) in Argentina sono morte 350 persone, in Cile 128 ed in Nuova Zelanda 16. Quasi alla fine dell’inverno australe, sinora nel mondo intero si sono avuti 2501 decessi. Per fare un paragone, si calcola che in Spagna, durante un inverno “normale”, i decessi per influenza stagionale sono circa 1500 – 3000.

La mortalità per influenza A riguarda prevalentemente persone di età minore di 65 anni, in quanto i soggetti di età superiore sembrano avere un certo grado di protezione, a seguito di epidemie passate dovute a virus simili. Il 90% dei morti per influenza stagionale ha più di 65 anni, mentre per l’influenza A solo il 10% riguarda questa fascia di età. Ciò significa che il 90% della mortalità per influenza A è a carico di persone di età minore di 65 anni. Nonostante tutto, in numero assoluto, l’influenza A provoca pochi decessi nei giovani; per esempio, negli USA ogni anno muoiono circa 3600 persone di età minore di 65 anni per influenza stagionale, mentre sinora, per influenza A, sono morte 324 persone dello stesso gruppo di età. Si stima che negli USA muoiano circa 36.000 persone all’anno per influenza stagionale. L’alta mortalità negli USA probabilmente dipende dalla mancanza di copertura sanitaria per coloro che ne hanno più bisogno (i poveri ed i  soggetti ammalati). In Australia, dove ogni anno per influenza stagionale muoiono circa 310 persone minori di 65 anni, con l’inverno ormai terminato, ne sono morte 132 per influenza A, di cui circa 119 di età minore di 65 anni.

Nonostante questi dati, che certo non allarmano, si diffonde ancora una volta il panico tra la popolazione: ricordate le previsioni di inizio estate? Un crescendo: centinaia, migliaia, milioni di casi e di morti. Siamo arrivati oggi alla descrizione quasi in diretta di ogni caso grave, cosicché, chiunque legga, ascolti, guardi la televisione è portato a immaginare sé stesso ed i propri cari, colpiti dalla malattia, gravemente ammalati o morti.

Si tratta di un esempio classico di “invenzione delle malattie” (disease mongering), di trasformazione di un’influenza A, contagiosa ma non grave, in una influenza A virulenta e letale. Sono abili nel diffondere l’epidemia di panico. E non si tratta della prima volta, anche se adesso hanno affinato le strategie e sono diventati più convincenti. Nel 2005 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva previsto che sarebbero potuti morire fino a 7 milioni di persone per influenza aviaria. Alla fine i morti furono solo 262. Fu, come dire, un gravissimo errore prognostico. Si spera di non assistere alla ripetizione dello stesso errore. Quanto successo nei Paesi dell’Emisfero australe ci rassicura: è fondamentale evitare il panico. E’ assurdo di averlo di fronte all’influenza A, semplicemente perché arriverà a colpire (leggermente) molte persone.

Non esiste alcun trattamento preventivo: i farmaci antivirali, contro l’influenza non prevengono la malattia, né Oseltamivir (Tamiflu) e né Zanamivir (Relenza). Una volta che ci si ammala questi stessi farmaci sono quasi inutili (la loro azione dimostrata è di poter accorciare di mezza giornata la durata dei sintomi della malattia). Non esistono studi che ne dimostrino l’efficacia nell’influenza A. Inotre non va dimenticato che gli antivirali possono causare effetti collaterali importanti. Il 18% dei bambini in età scolare del Regno Unito a cui è stato somministrato l’Oseltamivir in occasione dell’epidemia di A/H1N1, ha presentato sintomi neuropsichiatrici ed il 40% sintomi gastroenterici.

Per curare l’influenza A occorre: riposo, una buona idratazione, un’alimentazione adeguata, una igiene corretta. Non si deve tossire davanti agli altri senza riparare nasoe bocca, bisogna evitare di toccarsi il naso, la bocca, gli occhi, facili vie di accesso dei virus, occorre lavarsi le mani spesso ed accuratamente con acqua e sapone. Non è dimostrato che l’uso di mascherine serva a limitare la propagazione dell’epidemia.

Gli inventori di malattie fanno buoni affari vendendo i farmaci per curare le patologie da loro inventate. La stima dei guadagni, in questo caso, effettuata da una delle maggiori banche di affari del mondo (JP Morgan) è superiore ai 10 miliardi di dollari. Il panico non conosce recessione. I vaccini, dopo gli antivirali, diventano lo strumento per proteggerci da questa epidemia di panico. In realtà i vaccini contro il nuovo virus A/H1N1 sono ancora in fase di sperimentazione. Nessumo è in grado di sapere se e quando saranno efficaci e sicuri. Se il virus dovesse cambiare (per mutazione, o per riassortimento con altri virus – si tratta solo di ipotesi), i vaccini mirati al virus attuale non sarebbero efficaci. Sulla sicurezza sia l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che l’Agenzia del Farmaco Europea (EMEA), fanno presente la necessità di un’attenta sorveglianza post marketing per rilevare eventuali effetti collaterali che potrebbero manifestarsi con l’uso su grandi numeri, anche perché alcuni vaccini sono allestiti con tecnologie nuove. Un gigantesco esperimento di massa sulla salute di inconsapevoli sperimentatori. Perché i vaccini che verranno somministrati saranno stati testati su poche centinaia di bambini ed adulti volontari, e soltanto per pochi giorni.

Se dobbiamo fare un raffronto con il vaccino che conosciamo bene, quello contro l’influenza stagionale, sappiamo che questo è poco utile nei bambini e negli adolescenti. La sua efficacia è del 33% in queste fasce d’età ed è assolutamente inutile nei minori di due anni. Esistono anche dubbi circa la sua efficacia negli adulti e negli anziani.

Non conosciamo la sicurezza del vaccino perl’influenza A, ma ricordiamo che nel 1976 negli USA fu prodotto un vaccino simile, anche allora con una gran fretta per un pericolo di pandemia, ed il risultato fu un’epidemia di reazioni avverse gravi (sindrome di Guillan-Barré, una malattia neurologica), per cui la campagna di vaccinazione fu subito sospesa. La fretta non è mai utile a nessuno, tantopiù per fermare un’influenza come quella A, la cui mortalità è così bassa. Conviene non ripetere l’errore del 1976. Un’altra motivazione a favore della vaccinazione è il cercare di ridurre la circolazione del virus A/H1N1 per diminuire le opportunità di ricombinazione con altri sottotipi. Ma attualmente non esistono strumenti (e nemmeno modelli teorici) perprevedere quale tipo di mutazione o ricombinazione possa causare un’evoluzione pericolosa del virus. Anzi, almeno sul piano teorico, proprio la vaccinazione di centinaia di milioni di persone può rappresentare uno stimolo del virus a mutare in una forma più aggressiva.

Se decidete comunque per la vaccinazione, vi verrà richiesto di firmare “il consenso informato”, una informativa sui rischi. Leggetelo bene, prima di decidere. Informatevi con precisione. Data l’urgenza di produrre il vaccino, chiedete informazioni scritte sui benefici ed i rischi.Chiedete e chiediamo insieme, per tutti i vaccinati, che sia attivato un programma di sorveglianza attivo, capace davvero di registrare, comunicare e trattare i gravi problemi di salute che possono presentarsi dopo la vaccinazione. Chiedete e chiediamo che si prevedano risorse economiche per l’indennizzo ai danneggiati. Chiediamo di non speculare sulla salute e sulla paura.

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Nota: per la stesura della lettera ho utilizzato quanto scritto dal Dr. J. Gérvas: http://www.equipocesca.org/actividades-preventivas/gripe-a-paciencia-y-tranquilidad/ e la Lettera Aperta sulla nuova influenza dell’Associazione Culturale Pediatri.

L’autore: Eugenio Serravalle è medico specialista in Pediatria Preventiva, Puericultura e Patologia Neonatale. Ha pubblicato svariati libri, tra i quali “La salute è servita” (Paideia 2006), “Vaccinare contro il papillomavirus?” (con Roberto Gava, Salus Infirmorum 2008), “Tutto quello che occorre sapere prima di vaccinare il proprio bambino” (SI 2009), “Bambini super-vaccinati” (Il leone verde 2009).

fonte: NEXUS nr. 82, pagg. 72 sgg

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2 risposte a Pandemia di panico

  1. Cesco ha detto:

    clap, clap, clap.

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