Le sorprese dell’autobus


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Io sono una prsona che usa spessisimo i mezzi pubblici e spesso i mezzi propri (leggasi proprie gambe e propri piedi).

Io lavoro fuori porta ed abito sui colli ma per tornare a casa, la sera, passo per il centro; io (di crucca origine) vivo a Bologna da ormai 37 anni e ancora mi emozionano i portici, le luci ed i colori di questa città.

Questa sera su un autobus moderatamente pieno ho smesso di leggere, complici i sobbalzi del bus sull’aciottolato, mi sono smarrita ad osservare i palazzi, i monumenti, le luci all’interno delle case.

Mi piace stare seduta, verso sera, ed ascoltare gli spezzoni dei discorsi delle persone, le risposte al cellulare dalle quali si può inventare un discorso compiuto, i suoni delle varie lingue a volte gutturali altre morbidi.

Quello che non sempre mi piace sono gli olezzi che si è costretti ad odorare; ma stasera c’è stata un’inaspettata variazione sul tema.

Alla fermata dei Garganelli è salita una signora non più giovane e, improvvisamente, l’autobus si è impregnato non della fragranza di qualche profumo costoso e ricercato ma di un travolgente, soave e magnifico aroma di caffè appena tostato, mentre un ragazzo al cellulare parlava di trasferirsi in Argentina.

Stasera doveva essre una serata magica, perchè due fermate dopo all’effluvio del caffè si è aggiunto l’incanto e la delicatezza dell’odore del pane fresco.

A volte, il bus ci dona inaspettati regali.

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8 risposte a Le sorprese dell’autobus

  1. Bibi ha detto:

    Bello, mi hai riportato indietro nel tempo quando “pendolarizzavo” per raggiungere l’univeristà con il treno.
    Anche allora gli odori non erano dei migliori solitamente ma il lasciarsi cullare dalle voci dei vicini guardando fuori dal finestrino era molto simile.
    a.y.s. Bibi

  2. Franz ha detto:

    E allora grazie, per aver condiviso con i tuoi affezionati lettori i regali olfattivi ricevuti dentro un autobus della nostra bella città, in questo post che mi è piaciuto in modo particolare (vabbé, lo ammetto, è un giudizio ‘di parte’).
    Non amo troppo gli autobus, perché con la loro mole esagerata per le nostre strade (e in certi orari anche per le poche persone che ospitano), ostacolano sempre il mio lavoro di tassista.
    Capisco però, e in certi casi l’ho provato anch’io, che, da dentro, rappresentano un ottimo osservatorio della vita, dei suoi ritmi, delle sue voci, e a volte dei suoi profumi.
    Anche perchè quei pochi o molti minuti di inattività a cui costringono i passeggeri, si prestano bene allo scopo, per chi è curioso della vita.

    Ciao Silvana, un salutone.
    Franz

  3. Antonio ha detto:

    Ciao Silvana, mi hai riportanto indietro nel tempo di quando ero pendolare tra casa mia ed il posto di lavoro in città (NA).Allora nonostante il panorana mi fosse familiare, ogni mattina indugiavo ad osservare la costiera sorrentina e l’isola di Capri, da un lato e dall’altro mi godevo il panoranma dello “sterminator Vesevo”(G.Leopardi).In centro prendevo il bus o il tram e, a parte l’affollamento, si provavano sensazioni come quelle da te descritte, ma, a volte, bisognava spostarsi per il lezzo che emanava qualche ascella. Oltre a ciò bisognava stare sempre vigili alle piccole bande di “sfilatori di portafogli”. Una volta ne riconobbi uno e lo costrinsi a scendere dal bus, dopo di averlo redarguito tanto civilmente che lo feci piangere. Era un giovane magrebino che fu sorpreso di sentisi apostrofato in arabo.Oh questi bus quante sorprese e quante sensazioni possono offrirci! Ci si potrebbe divertire a scrivere dei racconti brevi. Comunque Grazie Silvana, sei una donna molto sensibile e gentile. Un abbraccio. Antonio.

  4. Cesco ha detto:

    che post delicato, che ricorda che c’è poesia in ogni cosa.
    mi hai allietato la giornata :).

  5. rovinerò l’atmosfera e la delicatezza del post, ma perché a me l’atc mi regala autobus che arrivano in ritardo, puzze micidiali, pazzi che mi attaccano la pezza, e gente evidentemente in sovrappeso che mi sale sui piedi?

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