Il dolore, il cancro, una lettera d’amore


Sono stata molto indecisa se scrivere o meno questo post.

Voglio, stasera, parlare del dolore; che non è propriamente un argomento bloggettaro o da calda ed afosa estate.

Il dolore comporta, in se stessi e negli altri delle modifiche comportamentali inevitabili.

Come acido scioglie legami, come covalente crea e rafforza relazioni.

Rende di un egoismo assoluto, sto male e quindi ho diritto a tutto: alla sopraffazione, alla prepotenza, al ricatto, all’assistenza, all’assolutismo.

Il dolore, si allarga, si crogiola di sè in un dolce, pericoloso e suadente piacere; si nutre di se stesso come se la sua cessazione portasse via l’attenzione, la premura, la gentilezza di cui ci si sente possessori di diritto.

Si arriva alla teatralizzazione del dolore, qualcosa, anche, di forzatamente esposto, persino recitato e scoperto all’altrui visione.

Esiste, poi, un’altra maniera di vivere il dolore; quello di non parlarne, di nasconderlo come vergogna impresentabile alla moderna società fatta solo di gioia di vivere (probabilmente falsa e anche questa recitata), di corpi belli, sani e perfetti che escludono la malattia e la morte.

Perchè il dolore rende, fatalmente, diversi.

Credo, invece, che il dolore vada vissuto e condiviso con il pudore che si deve ad una cosa importante che, in qualche momento della nostra esistenza, fa parte di noi e ci rende quello che siamo.

Il dolore va combattuto con umile fierezza, nemico guerreggiato a viso e in campo aperto senza pietisimi o falsi eroisimi, mostrando l’umana paura senza cercare la commiserazione negli altri.

Stringendo alleanze, brandendo tutte le armi che si trovano e non importa come e dove si trovano, venendo a patti con qualunque cosa ti possa aiutare.

Chiamando il dolore e la malattia con il proprio nome, senza eufemismi, perifrasi o pietose locuzioni; perchè battezzare il male con il suo nome aiuta a combatterlo, perchè ciò che fa veramente paura è ciò che non si conosce e ci è ignoto.

Io ho avuto il cancro.

Queste sono parte delle parole di una lettera che ho scritto a mia figlia e a mio marito quando ancora non sapevo se sarei vissuta o no.

Noi pensiamo che il nostro tempo sia infinito ed è per questo che dimentichiamo di dire alle persone che ci sono care: ti voglio bene; non terminiamo i lavori iniziati ed i percorsi intrapresi.

Io so che il mio tempo potrebbe essere breve ed è perciò che voglio dirvi che vi amo in ogni istante, che cercherò di terminare quello che ho iniziato, di percorrere con leggerezza la mia strada.

Il mio essere agnostica non è un modo di lasciare aperta una porta, di avere una possibilità (che non si sa mai…) è la semplice ammissione del dubbio.

Io, come tutti, non so cosa sarà “dopo” ma ho imparato, e me lo ripeto anche nei momenti di sconforto e paura, questo: “quello che per il bruco è la fine del mondo, per il resto del mondo è una farfalla”.

Voglio che mi vediate così in ogni cosa che vi circonda; nella terra e nel pane, nelle nebbie dei fiumi, nei pugni chiusi e nella rabbia, nella neve e nel vento.

Voglio che mi ricordiate con affetto, allegria ed ironia.

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9 risposte a Il dolore, il cancro, una lettera d’amore

  1. riri52 ha detto:

    Molto intenso questo tuo pensiero sul dolore. e penso sia importante che se ne parli, perchè la sofferenza fa parte della vita, mentre ora viviamo dentro lo specchio di una vita perfetta, quasi ascettica. Un abbraccio Riri52

  2. Franz Amato ha detto:

    Complimenti Silvia.
    La coscienza del dolore non è aspetto comune della vita odierna su questo pianeta. Tutto porta verso la superficie e quindi anche il dolore viene spesso visto in modo superficiale. Col risultato di viverlo in modo errato e non dare quindi alla sofferenza il significato che ha. Parole come le tue, dubbi come i tuoi, sono cosa cui la gente tende a non pensare, fino a quando il dolore li investe e allora è troppo tardi. Non si è addestrati. Grazie del tuo post.

  3. Franz Amato ha detto:

    Scusa, ho scritto Silvia anzi che Silvana. Lapsus delle dita frettolose e di un emisfero in vacanza.

    • silvanascricci ha detto:

      In fondo Silvia e Silvana sono abbastanza simili, e gli errori dovuti a mani frettolose sono il mio pane quotidiano.
      Grazie cmq, come detto nel post ero molto indecisa se scriverlo, ma mi conforta il fatto che sia riuscita a comunicare il mio pensiero e tu a coglierlo appieno. Ciao silvana

  4. Franz ha detto:

    Vorrei testimoniare il mio apprezzamento per le tue parole, che testimoniano una volta di più la tua maturità e la tua sensibilità, nonché la vicinanza che sento al tuo modo di essere e di sentire.
    Ma devo fermarmi qui: gli argomenti che tratti in questo post, (tutti), sono stati di scottante attualità negli ultimi tempi della mia vita, ma non sarei in grado di parlarne senza violare il rispetto comunque dovuto a chi ne è stata protagonista.
    Un saluto a te, con simpatia ed affetto.
    Franz

    • silvanascricci ha detto:

      Esatto Franz, la parola chiave è proprio rispetto: per se stessi, per gli altri, per il dolore.
      Un saluto affettuoso anche a te
      Silvana

  5. Cesco ha detto:

    non è mai facile mettere online parole così profondamente intime e nostre, ma tu hai deciso di condividerle con noi e quindi, personalmente, ti ringrazio.
    ho pianto leggendo le parole che hai scritto per vittoria e tuo marito, che mi hanno riportato alla mente quando sono andato a trovare mia mamma in ospedale, dopo “l’operazione”. ero troppo piccolo per capire cosa stesse succedendo, e l’ho capito e ne abbiamo parlato solo anni dopo. mi piace pensare che mi avrebbe detto qualcosa di simile..

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