Stragi di Stato


Strage di via d’Amelio
Luogo Palermo
Data 19 luglio 1992
16.55
Tipologia Autobomba
Morti 6
Feriti 24
Compiuto da Cosa nostra
Sospetti R.O.S. (reparti operativi speciali dell’arma dei Carabinieri), Servizi segreti civili
Motivazione Rappresaglia contro la lotta alla mafia

La Strage di via d’Amelio fu un attentato di stampo mafioso operato il pomeriggio del 19 luglio 1992 a Paqlermo in cui persero la vita il giudice antimafia Paolo Borsellino e la sua scorta. L’attentato segue di pochi mesi quello contro l’altro giudice Giovanni Falcone, segnando uno dei momenti più tragici nella lotta alla mafia.

Una Fiat 126 imbottita di esplosivo deflagrò in via d’Amelio, strada in cui viveva la madre di Borsellino, dalla quale quella domenica il giudice si era recato in visita.

A detta degli agenti di scorta via d’Amelio era una strada pericolosa, tanto che era stato anche chiesto di mettere una zona di rimozione davanti alla casa: la richiesta però non fu accolta dal comune di Palermo.

Oltre a Paolo Borsellino morirono gli agenti di scorta Agostino Catalano (caposcorta), Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto è Antonino Vullo. La bomba venne radiocomandata a distanza ma ancora oggi non si è fatta chiarezza su come venne organizzata la strage, nonostante il giudice sapesse di un carico di esplosivi arrivato a Palermo appositamente per lui. C’è il sospetto che il detonatore che ha provocato l’esplosione sia stato azionato dal Castello Utveggio.

C’è, inoltre, un particolare più inquietante di tutti gli altri: l’agendina rossa di Borsellino non venne ritrovata, probabilmente sottratta da qualche investigatore giunto tra i primi sul posto.

A pochi giorni dal 15° anniversario dalla strage, la Procura di Caltanisetta ha aperto un nuovo fascicolo per scoprire se persone legate agli apparati deviati dei servizi segreti possano avere ricoperto un ruolo nella strage.

(Fonte Wikipedia)

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Oggi Totò Riina afferma, sul delitto Borsellino, “l’hanno ammazzato loro” riferendosi ovviamente a uomini dello stato ed inoltre aggiunge “non guardate sempre e solo me, guardatevi dentro anche voi”.

Evidentemente la procura di Caltanisetta non prendeva lucciole per lanterne e doveva avere (ha ancora?) indizi che attivavano in tal senso.

Come sempre, in questo paese, dobbiamo temere molto di più le stragi dello stato (nostro) che il terrorismo internazionale; ma è con quest’ultimo che fabbrichiamo il consenso nella popolazione, diffondiamo la paura, giustifichiamo l’esportazione della democrazia, della libertà e della pace con la guerra. E facciamo dimenticare i nostri panni sporchi.

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2 risposte a Stragi di Stato

  1. riccardo ha detto:

    Temo che anche quel massacro rischi di rimanere uno dei tanti misteri (si direbbe metafisici) d’Italia.
    Forse proprio perchè si sospetta un coinvolgimento dei servizi segreti.
    Le parole di Riina, secondo me, hanno finalità depistatorie, benchè in apparenza simili a quelle critiche e di ricerca della verità del fratello di Borsellino, Salvatore.
    Mi spiego.
    Il messaggio del boss è volto a far dire alla gente: l’ha detto Riina, ergo è falso. Solo che magari, è vero. Comunque i mafiosi sono astuti, ma l’intelligenza è un’altra cosa.
    Certo, così Riina “scagionerebbe” s è stesso, la mafia e chi, dei servizi, mancò al proprio dovere.
    La strada?
    Continuare ad investigare e pur senza criminalizzare nessuno, non continuare a credere alla solita favoletta di mafia uguale coppola e lupara. Che la mafia abbia… qualcosina a che fare anche con settori forse insospettabili, era un’intima convinzione di Falcone e Borsellino.
    Scusa il commento-fiume.
    Ciao.

    • silvanascricci ha detto:

      Caro Riccardo, grazie per il commento che non è affatto fiume e poi a me piacciono gli interventi articolati.
      Non volevo, se ne ho dato l’impressione, “scagionare” la mafia che ha comunque commesso materialmente il fatto ed era ben contenta di poterlo fare con assicurazioni dall’alto e per convergenza di interessi.
      D’altronde sono sempre stata convinta che quello che la mafia, o suoi esponenti, dicono e fanno sia sempre coerente con un disegno ed una strategia precisa.
      Questi non improvvisano mai, sono professionisti ed infatti la mafia può essere considerata la prima industria italiana (ahimè!!!)

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