L’Italia è un paese razzista? Sì


L’Italia è un paese razzista? Risposta: sì.

Parte il coro di proteste: ma va là, sono generalizzazioni inaccettabili!

I veri razzisti siete voi, privilegiati e snob, che ce l’avete con il popolo. Neanche ve lo immaginate cosa significhi vivere nel casermone di periferia con certi brutti ceffi, e magari il campo rom lì accanto alla fermata dell’autobus.

Se poi allo stadio parte il coro “non ci sono neri italiani”, subito arriva il ct della nazionale pronto a spiegare: suvvi, si tratta di quattro imbecilli, non confondiamo il razzismo con l’ignoranza che c’è sempre stata e sempre ci sarà.

La collezione dei “singoli” episodi, detti anche “casi isolati”, in cui una persona viene insultata, aggredita, discriminata per via della sua appartenenza etnico-religiosa o anche solo per il colore della sua pelle è ormai normalità che difficilmente fa notizia.

Quando proprio è inevitabile darne conto sui giornali, l’increscioso fatto di cronaca viene ascritto alla voce “esasperazione”: se la gente diventa razzista è perchè non ce la fa più a sopportare; reagisce all’ipocrisia di chi vorrebbe nascondere l’evidenza, cioè la propensione maggiore degli stranieri a commettere reati.

Un sociologo come Luca Ricolfi scrive editoriali sul tasso di “pericolosità” degli immigrati confrontato con quello della popolazione italiana.

Ma non è razzista, sia ben chiaro.

Al contrario, è coraggioso, perchè sfida la censura del politically correct.

Poi ci sono i pignoli. Ti spiegano che non bisogna parlare di razzismo ma semmai di xenofobia, cioè di ostilità allo straniero.

Grazie della precisazione davvero essenziale.

Ci mettiamol’animo in pace perchè il razzismo italiano contemporaneo non incorpora più – se non in settori marginali – le teorie del razzismo biologico otto-novencentesco secondo cui esisterebbero popoli superiori e popoli inferiori.

Per intenderci, ora nonsi dice più che i neri sono selvaggi, gli ebrei subdoli e gli ariani invece nobili; ci si mette a posto la coscienza precisando: apparteniamo tutti alla medesima razza umana, ma è meglio che quelli lì, anche per il loro bene, se ne stiano (tornino) a casa loro.

Vanno per la maggiore in tv e sui giornali i propagandisti della differenza. Amanti del parlar chiaro, loro sì vicini al popolo che incontrano al mercato e sulla metropolitana (mentre si sa che glia antirazzisti mandano il filippino a fare la spesa e viaggiano su limousine con l’autista).

Se i romeni stuprano noi lo scriviamo, va bene? Se gli zingari rubano perchè dovremmo nasconderlo? E se i mussulmani ci odiano perchè far finta di non vedere?

Così si alimenta e si legittima il circuito del nuovo razzismo italiano. Licenza di gridare il risentimento generalizzato contro intere comunità. Comprensione per chi trasferisce in gesti individuali o azioni organizzate l’ostilità. Lodi a chi promette riforme in senso discriminatorio del diritto.

A questo punto viene il bello. Perchè di fronte a denunce e proteste di coloro che vengono irrisi come buonisti (anche la bontà in questo paese è diventata una parolaccia) si leva l’accusa: ma come, non vi rendete conto che parlando a sproposito di razzismo voi non fate altro che favorirne la diffusione?

Placatevi. Minimizzate come noi.

Lasciate perdere le sparate paradossali di sindaci, ministri, deputati europei – sotto elezioni anche del presidente del consiglio schierato, udite, udite, contro la società multietnica – e pazienza se sono un po’ troppo colorite.

Non cadete nella trappola, lasciate che i capipopolo diano voce alla pancia del popolo.

Perchè? Perchè altrimenti sareti voi (sarmmo noi) a far crescere il razzismo in questo paese che prima ne era immune.

Un po’ come dire che se gli ebrei non si fossero allargati troppo, in Germania, quell’Hitler lì mica ce l’avrebbe fatta…

Il prossimo 6 luglio deporrò come parte lesa di fronte all’ottava sezione del tribunale di Milano, dove è stato rinviato a giudizio per diffamazione aggravata da istigazione all’odio razziale un redattore di radio padania libera.

Un tale che minacciava me, “nasone” di “venirmi a prendere in sinagoga per il collo, e non in senso figurato”, perchè colpevole di avere paragonato gli ebrei a “quella banda di ladri dei rom”.

Ebbene, sul Foglio mi hanno accusato di vigliaccheria perchè dall’alto del mio potere ho querelato un povero megafono di malumori popolari.

Già, perchè io sarei il privilegiato, l’ammanicato, l’amico dei banchieri (mica male come replica del più classico stereotipo antisemita), e con il mio comportamento arrogante ho anch’io favorito l’ascesa al potere delle camicie verdi.

Non avevo bisogno di questa conferma per riconoscere il grado di assuefazione cui siamo pervenuti, con l’aggravante dell’inconsapevolezza.

L’Italia è un paese razzista? Sì.

(Gad Lerner)

****

Anche Hitler e Goebbles, anche gli americani che respingevano gli italiani, anche il Ku Klus Klan, anche i Boeri facevano gli stessi razionamenti e prendevono gli stessi pretesti per giustificare il loro razzismo.

Ma si sa che noi siamo: italiani brava gente.

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Una risposta a L’Italia è un paese razzista? Sì

  1. calaminta ha detto:

    In proposito mi hai fatto venire in mente un monologo di Ascanio Celestini sul razzismo, visto tempo fa su YouTube. Credo abbia espresso benissimo il concetto!

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