Là dove le aquile non osano più


Fortitudo%20pallacanestro

Dal 1983 ho visto migliaia di partite della Fortitudo Basket

Dal 1983 ho percorso centinaia di migliaia di chilometri in giro per l’Italia e per l’Europa, in macchina, in pulmann, in treno, in aereo; quando eravamo la “squadra ascensore”, quando giocavamo su campetti ignoti al grande basket, quando i commenti li faceva ancora Aldo Giordani, quando sfiorammo l’abisso della B1 da dove ci soccorse Teo Alibegovic in un dolcissimo pomeriggio di aprile a Reggio Emilia, in trasferta, perchè nel palazzo di casa c’era il congresso del partito comunista.

Dal 1983 ho tifato per una squadra snobbata e vilipesa cui cantavano, e ci cantavamo orgogliosamente, “non abbiamo mai vinto un c…”, per una squadra di sfigati che hanno sempre dato il massimo e di più di quello che, poco, avevano.

Dal 1983 ho tutti gli abbonamenti e i biglietti delle partite giocate, vinte e perse, tutte le magliette di Nino Pellacani da quella “odio il brodo” a quella “4T2DO” a quella “-30 il grande freddo” a quella dove c’erano tutte le lettere dell’alfabeto tranne la v, a quella… a quella… a quella…

Ho ancora il pallone firmato da Leon Douglas, Zatti, Dalla Mora, Bucci, ecc… che la  squadra mi regalò nel 1987 quando nacque mia figlia.

Poi vennero gli anni aurei dell’emiro Seragnoli, gran maraglio, ma uno che ci ha creduto tantissimo e ci ha speso una vagonata di soldi; da quei dodici anni abbiamo spremuto un ritorno in A1, due scudetti, una coppa Italia, una super coppa, due final four di coppa dei campioni e dieci finali scudetto.

Per gente come noi, non poca roba.

Noi che eravamo abituati a far nozze con fichi secchi, noi che salvavamo la stagione con la vittoria nel derby, noi che abbiamo visto Teo piangere sotto la Fossa con la maglia dell’alba Berlino scusandosi perchè aveva vinto, noi che passavamo le nottate in sacco a pelo per un biglietto in casa virtus, noi che abbiamo sofferto spesso, noi che abbiamo riso e gioito poco.

Noi che non abbiamo parlato, con nessuno neanche in casa, per una settimana, dopo il tiro da tre piu fallo di Wilkins su Danilovic in un derby di finale scudetto.

Noi che c’eravamo e abbiamo pianto, ci siamo abbracciati tra sconosciuti,  il 31 maggio 2000 quando vincemmo il primo scudetto, noi che per la prima volta abbiamo messo la maglia bianco-blù al “Nettuno”.

Noi che, oggi, come si dice a Bologna “c’abbiamo il magone”.

Noi che, allora, eravamo giovani.

Noi che, allora, abbiamo visto la “F” al PalaDozza.

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scudetto1

coppaitalia

A tutti i “miei ” allenatori:

A tutti i “miei” capitani:

E SOPRATTUTTO A:

ANDREA “MICIO” BLASI

GARY “BARONE” SCHULL

TEO ALIBEGOVIC

VINCENZO ESPOSITO

alibegovicesposito

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5 risposte a Là dove le aquile non osano più

  1. dado ha detto:

    non molliamo….

  2. silvanascricci ha detto:

    Hai ragione, saremo più forti di tutto e di tutti!
    Ciao
    Silvana

  3. mi sono commossa. :,-( a, da parte mia, aggiungerei, noi che abbiamo passato la maggior parte delle domeniche dell’infanzia al paladozza con il cotone nelle orecchie.
    e con una cotta a 3 anni per dallamora.

  4. Pingback: Addio. Ma è stato per amore, solo per amore « Silvanascricci's Weblog

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