Sant’Agata o santa Milena?


Mi rendo conto che questo post, già dal titolo, potrà sembrare a molti blasfemo o in odor di blasfemia.

Potrei citare anche Martin Lutero e capire qual’indignazione dovette prenderlo alla vista continuata della vendita delle indulgenze.

Ebbene sì, questa sera ho visto la prima puntata della nuova serie di Report; uno dei pochi esempi di televisione di servizio pubblico fatta da uno staff di giornalisti degni di tale nome.

Trovo impudico il commercio, gli intrallazzi tra potere, mafia e chiesa che stanno attorno, sopra, sotto e dentro la festa della santa patrona di Catania. Le offerte, il pizzo, da pagarsi affinchè la candelora si fermi davanti al proprio negozio; la scompostezza dei devoti urlanti e scalmanati, la dorata carrozza con cui il sindaco arriva davanti al duomo; la chiesa che ricicla e vende, senza fattura, agli artigiani la cera caduta da queste immense candele (80-100-120 kg) tutto questo lo trovo indegno di un paese che ha l’arroganza di chiamarsi civile.

Trovo indecente un sindaco che produce in quasi due mandati un miliardo di euro di debiti, turpe che questo paese promuova questi personaggi et similia a deputati e senatori della Repubblica.

Trovo sconcia la condotta finanziaria di questi amministratori che vivono alle spalle dei pochi contribuenti italiani e dei comuni virtuosi e che a questi fanno pagare tutte le loro illegalità.

Trovo osceno un editore che si inginocchia, per il proprio tornaconto personale, al potere e all’impotenza eliminando, letteralmente, la concorrenza nella cronaca locale.

Trovo incredibile che i catanesi non si guardino attorno, non vedano nulla, non si accorgano delle condizioni in cui vivono e continuino imperterriti a stare benissimo nel guano.

Faccio seguire il riassunto del tema trattato nella puntata “I Vicerè” dal sito di Report: http://www.report.rai.it

Il professore Umberto Scapagnini, medico di fiducia di Silvio Berlusconi ha amministrato Catania per otto lunghi anni, dal 2000 al 2008. Avrebbe voluto somministrare l’elisir di lunga vita anche alla città oltre che al premier. Non gli è riuscito: ha lasciato un buco di bilancio di oltre 360 milioni di euro e un indebitamento complessivo di circa un miliardo di euro. Lo scorso inverno a causa delle casse vuote, Catania è rimasta al buio. L’ha temporaneamente salvata un decreto del Governo che ha destinato i 140 milioni che il Cipe aveva concesso per la realizzazione di alcune opere urgenti, alla copertura dei disavanzi di bilancio degli anni passati evitando così all’amministrazione siciliana la dichiarazione di dissesto finanziario. Il comune non aveva pagato le bollette all’Enel: il segno più evidente di una città sull’orlo del fallimento. Duecento aziende fornitrici non sono state pagate, gli automezzi del trasporto urbano hanno viaggiato con l’assicurazione scaduta e a singhiozzo perché non avevano i soldi per pagare il gasolio, i servizi sociali non erano più in grado di fornire assistenza, ancora oggi uffici giudiziari, scuole, commissariati rischiano lo sfratto perché il comune da mesi non paga l’affitto. Come si è arrivati a questo? Come sono stati spesi i soldi che hanno provocato il buco? Con una gestione fatta di opere inutili e abbandonate, con milioni di euro spesi per i piccoli appalti alcuni dei quali finiti in mano ai clan, oppure per consulenze e progetti mai realizzati, o con una gestione dei 4 mila dipendenti comunali che ha trasformato l’amministrazione siciliana in un gigantesco pachiderma che costa 400 mila euro al giorno. Umberto Scapagnini è stato poi nominato commissario straordinario per il traffico e per l’emergenza sismica: ma ha lasciato l’ ufficio con poche opere realizzate, molti debiti causati dall’appetito dei soliti imprenditori. Soldi spesi sempre alla ricerca del consenso elettorale. Tutto in una città dove l’informazione è in regime di monopolio e ha un nome ben preciso: Mario Ciancio editore e direttore de “La Sicilia”. La salverà la patrona Sant’Agata?

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