La coscienza, la pietà e le leggi


Copio un post trovato al seguente indirizzo: http://raffaeleparente.wordpress.com che mi trova perfettamente d’accordo

A noi comuni cittadini stupisce che si continui a motivare l’intervento dell’esecutivo nella vicenda Englaro sulla base della Convenzione dell’ONU sui “Diritti delle persone con disabilità”.

Non si dovrebbe tirare in ballo la Convenzione nel caso di Eluana Englaro in modo sbagliato e strumentale in quanto l’Italia non l’ha’ ancora ratificata.

La Convenzione si occupa di affermare il diritto alla non discriminazione di quanti hanno minorazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali a lungo termine che in interazione con varie barriere possono impedire la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su una base di eguaglianza con gli altri.

Il riferimento ad Eluana Englaro è quindi fuori luogo. Ma se anche per assurdo volessimo applicare questi principi al suo caso, dovremmo giungere a conclusioni opposte a quelle tratte dal Ministero del Lavoro e della Salute.

Nell’articolo 25, laddove si invita a prevenire il rifiuto discriminatorio di cure e di cibo e liquidi, si richiede ai servizi sanitari di agire in base al consenso libero e informato delle persone: esattamente quanto contenuto nella sentenza della Cassazione.

Quello che accade con Eluana Englaro non è quello di impedire un rifiuto discriminatorio che non vi è, ma di cancellare per lei, in ragione della sua condizione, il principio della libertà terapeutica.

Vi è un padre che da 17 anni accudisce con amore e pietà il corpo inanimato della figlia Eluana, Beppino Englaro, ed egli ha chiesto se la legge degli uomini consentisse di rispettare la volontà, da lei espressa in vita, di sospendere le terapie che ne prolungano inutilmente l’agonia.

E la legge gli ha risposto di sì. Se questa legge consente l’omicidio, allora va cambiata. Se invece difende solamente la libertà e la dignità degli uomini malati dalle pretese dello Stato, va difesa. E io penso che bisogna difenderla.

Ma il Governo ed il Ministero della Salute sostengono che l’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere rifiutate dai soggetti interessati o sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi. Ed è su questa asserzione che hanno impostato la bozza di decreto per sospendere l’attuazione della sentenza della Corte di appello di Milano che autorizza l’interruzione della nutrizione artificiale.

Ancora il Ministero del Lavoro e della salute sottolinea che è paradossale che Eluana Englaro muoia per una volontà presunta e indirettamente ricostruita. Tutto ciò è in aperta contraddizione con quanto il centrodestra approvò in commissione al Senato nella legge del 2005 dove «si prevedeva che la volontà potesse essere anche ricostruita secondo le notorie convinzioni delle persone o quanto le persone avevano detto».

E’ pertanto chiaro che in campo così delicato ci vuole prudenza da parte dei medici e dei giudici, soprattutto nei casi di incertezza, ed è indispensabile che tutti gli argomenti della “ricostruzione indiretta” debba essere inserita all’interno di una legge sul “Testamento biologico”.

Personalmente ritengo che il decreto sia un errore politico, in quanto i rappresentanti delle istituzioni hanno il dovere di accettare la legge; le sentenze della Suprema Corte di Cassazione vanno rispettate.

Il caso di Eluana Englaro rischia di aprire, oltre alla battaglia morale, anche un duro conflitto istituzionale.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge con l’obiettivo di bloccare i medici che nella clinica di Udine stanno procedentod alla riduzione dell’alimentazione e dell’idratazione per la giovane in stato vegetativo da 17 anni motivando la scelta con l’affermazione che Eluana è una persona viva.

La scelta di procedere con il decreto è supportata dalla necessità ed urgenza, presupposti che sono affidati alla responsabilità del governo in base all’art. 77 della Costituzione: spetterà poi al parlamento decidere se confermare o meno questi presupposti.

La replica del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stata ferma nei toni e nei contenuti con una lettera che motiva la sua scelta di non firmare il decreto. In esso dichiara che il provvedimento è incostituzionale, in contrasto con sentenze passate in giudicato.

Nonostante le perplessità espresse dal Presidente Napolitano, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al provvedimento.

A seguito del motivato rifiuto della firma un Consiglio dei Ministri straordinario ha dato il via libera la provvedimento.

A seguito del motivato riufiuto della firma un Consiglio dei Ministri straordinario ha varato u disegno di legge.

Un’altra figura istituzionale, il presidente della Camera si è schierato con il Presidente Napolitano, dichiarando la sua forte preoccupazione sul fatto che il Consiglio dei ministri non abbia accolto l’invito del capo dello Stato, ampiamente motivato sotto il profilo costituzionale e giuridicco, a non emettere il decreto.

L’azione del governo ha invece ottenuto il plauso dell Chiesa Cattolica con la motivazione che il Governo ha fatto un gesto di grande coraggio, che sarà apprezzato dalla maggioranza dei cittadini italiani.

L’opposizione ha criticato duramente la decisione dell’esecutivo che cerca un “incidente istituzionale” e usa un comportamento totalmente irresponsabile, definendo la sfida lanciata al presidente della Repubblica come una vera e propria offesa.

In conclusione penso che il conflitto istituzionale in atto tra il Presidente della Repubblica ed il Governo sia di estrema gravità e non può non suscitare preoccupazione in chi ha a cuore i principi della Costituzione e i valori fondanti la nostra democrazia.

Condivido, quindi, le iniziative di sostegno al Capo dello Stato e di denuncia delle forzature costituzionali da parte della Presidenza del Consiglio.

Il Presidente della Repubblica, nella sua autonomia, ha agito correttamente rifiutando di firmare un provvedimento che riteneva incostituzionale, mentre è inaccettabile la scelta del Presidente del Consiglio di voler insistere con la strada del decreto (poi diventata proposta di Legge), scegliendo consapevolmente di aprire un conflitto tra poteri dello Stato, per di più su un tema tanto delicato.

La complessità della materia in questione, sia sotto il profilo etico, ma anche medico-scientifico e giuridico, è tale che dovrebbe essere affrontata secondo i principi laici della prudenza e del dubbio.

Riporto integralmente un post trovato sul seguente sito: http://raffaeleparente.wordpress.com che mi trova d’accordo in ogni sua parte, e mi conforta sapere che anche nel centro destra ci sono persone capaci di critica, umanità ed equilibrio

Se si è arrivati a un tale livello di scontro è a causa dei ritardi della politica, finora incapace di dettare un quadro normativo sul fine vita, ma anche di chi ha voluto trasformare una vicenda intima e privata in un caso pubblico, favorendo così strumentalizzazioni e forzature.

Auspico che il Parlamento possa varare al più presto una normativa ampiamente condivisa, in grado di trovare un giusto punto di equilibrio tra il principio costituzionale della libertà di autodeterminazione e quello della difesa della vita.

3 pensieri su “La coscienza, la pietà e le leggi

  1. cribbio, non accendo il pc per una settimana e guarda che marea di interventi! devo dire che la faccenda ti ha ispirata (e alterata ^^) davvero molto. ci sarebbe così tanto da dire, sull’osceno calabrone e il suo modo di condurre il su portone a portone, sulle fesserie sparate dal beneamato PdC (macchina per figli, Eluana deglutisce, la Costituzione pseudo-comunista..) e sull’ingerenza di governo e chiesa. ma, inaspettatamente, stasera è finito tutto, ed è giusto che cali il silenzio (che da SUBITO avrebbe dovuto caratterizzare la vicenda) sul dolore di una famiglia e di un padre che finalmente ha esaudito le volontà della figlia.

  2. Sì effettivamente è una faccenda che mi ha molto coinvolto, per una questione di libertà personale, libertà dello stato e libertà della nazione.
    Inoltre ho trovato il modo, in cui è stato trattato il tutto dalla televisione e dal partlamento, in modo osceno.
    Come osceno sarà, purtroppo, lo sfruttamento della morte di questa donna.

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