Tra letteratura, storia e mitologia


E’ il fiore più cantato dai poeti e nominato dagli antichi scrittori.
Si trovano rappresentate nel Vecchio Testamento e nelle tombe egiziane.
Omero ci dice che Aurora, la dea del mattino, con “dita di rosa” dipinge di colore il mondo ad ogni alba. Saffo, Catullo, Anacreonte, Virgilio, Ovidio ed Erodoto, Plinio ed Ippocrate erano stregati dal suo fascino, i trovatori medioevali s’ispiravano al suo simbolo.
Dante paragona l’amore paradisiaco al centro di una rosa.
Lorenzo il Magnifico, Shakespeare, che ne parla nell’Enrico IV e in Molto Rumore per nulla, D’Annunzio, Pascoli, Pasolini e Eco non hanno saputo resistere alla tentazione di usarla come paragone per esseri umani o divini o come titolo di un’opera. Ma alla rosa venivano attribuiti anche significati magici.
Apuléio, nella favola dell’Asino d’oro, racconta come Lucio, stanco di essere condannato a restare nel corpo dell’animale, invochi Iside per ritornare uomo che gli consiglia di mangiare una corona di rose.
Nella Bella e la Bestia (o Belinda e il Mostro), Bella chiede “solo una rosa” al padre che parte per un viaggio; al suo ritorno la riceve, ed è una rosa magica che non appassisce mai, cresciuta nel giardino della Bestia e che la farà innamorare di lui.
Troviamo le rose anche nel Piccolo Principe di Saint-Exupéry: “Coltivano cinquemila rose in un unico, modesto giardino, e non trovano ciò che cercano. E pensare che quel che cercano lo possono trovare in un’unica rosa. Ma gli occhi sono ciechi, con il cuore bisogna cercare”

Considerata simbolo di eleganza, di bellezza e di fragilità, è coltivata dalla notte dei tempi.
Si dice, infatti, che sia stato Sargon I a promuoverne la coltivazione nel 2300 a.C. Cleopatra, invece, portava sempre al collo un cuscinetto ripieno di profumatissimi petali di rosa, come di petali erano sparsi mobili e letti. La regina invitava Cesare prima e Antonio poi a fare il bagno in uno strato di petali di rosa alto mezzo metro.
Nell’impero romano i petali di rosa venivano sparsi lungo il percorso dei vincitori e, poiché gli antichi romani erano grandi consumatori di rose e farle venire dall’Egitto, dove esistevano enormi coltivazioni, costava una fortuna, furono creati vivai nell’Italia del sud, come racconta Seneca. Sempre a lui dobbiamo la cronaca secondo la quale Nerone, patito delle rose, per una delle sue feste ne ordinò un quantitativo tale il cui prezzo, ai nostri giorni, si sarebbe aggirato attorno ai 50 mila euro.
Eliogabalo, addirittura, faceva scendere da aperture nascoste dei suoi saloni una tal pioggia di petali di rosa da sommergere gli invitati! Usanze che verranno riprese dal cristianesimo. Nell’antica Roma, testimoniate fin dal I secolo d.C., si tenevano le Rosalia o festa delle rose, che rientravano nel culto dei morti.
Ricorrevano tra l’11 maggio e il 15 luglio, perché la rosa era simbolo di rigenerazione; per questo venivano portate sulle tombe degli avi e offerte ai defunti. Ecate, dea degli inferi, era talvolta rappresentata coronata di rose a cinque petali: il cinque indica la fine di un ciclo (4) e l’inizio di uno nuovo (4+1).
Quest’uso si è conservato in alcune regioni d’Italia, dove la domenica di Pentecoste è detta “Pasqua delle rose”. Deriva anche dall’antica festa di Pentecoste dei primi cristiani, quando la rosa rappresentava anche lo Spirito Santo e petali di rose venivano fatti cadere sui fedeli dal lucernaio della cupola dell’antico Pantheon, diventato Santa Maria dei Martiri, a simboleggiare le lingue di fuoco della sapienza.
Sempre petali di rose bianchi erano fatti cadere il 5 agosto sui fedeli radunati in Santa Maria Maggiore a Roma, per ricordare la nevicata miracolosa che indicò il luogo dove, per volere della Madonna, si sarebbe dovuta costruire la chiesa.
Con l’inizio del cristianesimo la rosa è coltivata perché le sue spine ricordano la passione di Cristo; pian piano passa al culto della Madonna, il cui cuore è raffigurato trafitto da spine di rosa.
I giardini dei conventi sono pieni di rosai; santa Rosa da Lima cambia il proprio nome: da Isabella diventa Rosa ed è la “rosa del Nuovo Mondo”.
Simbolo anche della riservatezza una rosa stilizzata a cinque petali fu spesso utilizzata per ornare i confessionali con la scritta “sub rosa”, sotto il sigillo del silenzio e della discrezione. Quello dei Rosacroce fu un importante movimento esoterico nato in Germania agli inizi del XVII secolo che aveva come simbolo una croce al cui centro, al posto del cuore del Cristo, c’era una rosa.
La rosa entra anche nei conflitti.
Come dimenticare la “guerra delle rose”, che vide opposta la rosa bianca degli York alla rossa dei Lancaster?
Come simbolo è tra i più usati negli stemmi sia di casate sia di città.
La Rosa bianca era il movimento tedesco di opposizione al nazismo.
La Rosa bianca è l’ordine finlandese creato nel 1919 per ricompensare chi reca servigi al Paese. Tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800 Giuseppina Beauharnais, prima moglie di Napoleone, fa dei giardini della Malmaison l’invidia di tutta la Parigi che conta.
Fa arrivare le rose dall’Inghilterra e neppure la guerra, grazie a speciali salvacondotti, la ferma.
I suoi giardinieri sono abilissimi nel creare nuovi ibridi; il suo preferito era la Rosa spinosissima.
La rosa che ancora non si è riusciti ad ottenere?
La rosa blu naturale.
Ma, come si diceva un tempo, la rosa azzurra è il simbolo dell’impossibile!

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Una risposta a Tra letteratura, storia e mitologia

  1. raffaele ha detto:

    Dal mio poeta preferito da una lettera ad una dama nuorkese per la cui sorella Gibran ideò il simbolo della mano con la rosa: una mano aperta che tiene una rosa, o piuttosto un fiore che cresce in una mano aperta. Una mano aperta è già un bellissimo simbolo, e quando poni un fiore sul palmo di una mano aggiungi molto alla sua bellezza. Sia benedetta la tua mano sulla quale crescono le rose.

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