Inviti me al Quirinale

Egregio presidente Napolitano,

ho avuto notizia che domani, in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia incontrerà al Pantheon gli esponenti della ex casa reale. i Savoia.

Immagino che tra questi sarà presente anche Vittorio Emanuele che, per grazia di Dio e degli Italiani, non è diventato re d’Italia e non ci rappresenta come capo dello stato; saprà senz’altro delle numerose vicende giudiziarie che hanno coinvolto, a vario titolo, questo personaggio e saprà anche del recente video in cui Vittorio Emanuele, in carcere, ridendo si vantava di avere ammazzato il cittadino tedesco Dirk Hamer, nell’Isola di Cavallo nel 1978, e di averla fatta franca gabbando la giustizia.

So che la mia richiesta non le sarà mai nota e sarà disattesa, ma le chiedo, ugualmente, di non compiere tale gesto; non incontri chi è, ormai, a tutti gli effetti un comune cittadino.

Piuttosto, per celebrare degnamente l’unità del nostro paese inviti me al Quirinale o dove vuole.

La richiesta non nasce da un Io ipertrofico poichè io posso essere sostituita da uno qualunque dei cittadini italiani, onesti ed incensurati, che vivono e lavorano per il nostro paese.

Uno dei tanti cittadini che, tutte le mattine, si alzano, portano i figli a scuola, accudiscono familiari malati o non più autosufficienti, vanno in ufficio od in fabbrica, fanno la spesa nei mercati, restano imbottigliati nel traffico e vivono la loro vita con dignità, senza recar danno ad alcuno rispettando le leggi di questo sventurato, povero e bellissimo paese.

Credo che ognuno di noi rappresenti, quotidianamente, l’unità d’Italia.

Cordialmente

Silvana

Se ascolto Wagner mi viene voglia di invadere la Polonia

Nelle nostre vite, come in quelle di tutti, ci sono poche o pochissime certezze.

Una di queste, come l’influenza stagionale, è il concerto di Capodanno da Vienna, con i suoi valzer un poco demodè, con le immagini di Schonbrunn, e con la marcia di Radetzky.

Ogni anno vediamo un improbabile pubblico divertirsi come bambini in gita, battendo le mani a tempo ed un direttore d’orchestra giocare con le note libero dai paludamenti tradizionali e non ingessato dai rituali classici.

Ma qualcuno ha proposto di eliminarlo, o quantomeno, di eliminare la tradizionale “Marcia di Radetzky”, che chiude il concerto; marcia che per noi italiani significa ricordare l’oppressione subita dall’impero austroungarico.

“Perché mai noi italiani dovremmo iniziare il nuovo anno ascoltando orchestre e direttori suonare la Marcia di Radetzky mentre battiamo allegri le mani? Perché cominciare il 2011, e le celebrazioni per i 150 anni della nostra identità nazionale, rendendo omaggio a Josef Radetzky, il feldmaresciallo austriaco che nella battaglia di Curtatone massacrò centinaia di studenti toscani venuti a combattere per l’indipendenza? Che a Custoza umiliò il re Carlo Alberto, poi assediò e vinse per fame e colera la Repubblica veneziana del 1849 e, nominato Governatore generale del Lombardo Veneto, fece eseguire mille condanne a morte di patrioti e diede l’ordine di bastonare in pubblico e di saccheggiare le case e i palazzi di chi era sospettato di aver simpatizzato con i primi moti del Risorgimento? Come se i francesi celebrassero Bismarck, o i polacchi Stalin”.

Questo si chiede Sandro Cappelletto su La Stampa di qualche giorno fa.

Dal momento che il concerto si tiene a Vienna la vedo durissima convincere gli austriaci a non suonare quello che pare a loro, al massimo potremmo non comprare più i diritti per la trasmissione.

Inoltre vorrei sapere quanti sono quelli che, ascoltando il concerto, ricordano e sentono ancora nelle viscere l’onta e le angherie subite per ordine degli Asburgo, in un paese che non ricorda neppure quello che è successo il giorno prima, un paese che ha fatto “di Franza o de Spagna, purchè se magna” il suo motto.

Chissà, poi, se Cappelletto si è posto il problema di quale unità d’Italia stia parlando, dal momento che siamo in un’epoca in cui molti, che siedono al governo ed in parlamento, intendono pulirsi le parti intime con il vessillo tricolore ed aspirano a disunire il paese in un federalismo individualista e menefreghista, con o senza marcette austriache.

Non contento di simile trovata, Cappelletto propone poi un altro tema per le celebrazioni.

“Un tema forse a noi più caro e che meglio potrebbe rappresentarci è la ‘Marcetta’ di Nino Rota, composta per la scena finale di ’8½’ di Federico Fellini”.

Complimenti, questa sì che la vedo benissimo come metafora del paese che siamo: tutti in cerchio a correre intorno al nulla, uniti in una danza senza inizio e senza fine.

A me questa mania di essere politicamente corretti, soprattutto nelle cose meno importanti, sta facendo venire l’orticaria; applicarla poi anche alla musica…

Anche perchè  il metro di valutazione di ciò che sia opportuno o meno emendare dall’ascolto, è il politicamente corretto, risulta alquanto limitante, rischieremmo di ascoltare quasi nulla, a meno chè non venga anche a voi voglia di invadere la Polonia quando ascoltate Wagner.

Sarebbe servita una rivoluzione

Da qualche giorno mi frulla in testa un’idea che prende sempre più corpo.

Oggi, spronata anche da questo post alquanto pessimista di Speradisole, provo a tracciarne le linee.

Ci sarebbe servita una rivoluzione, il nostro paese, la nostra coscienza nazionale doveva essere forgiata da una rivoluzione che sancisse nettamente un prima e un dopo.

Uno strappo forte che delineasse inequivocabilmente un confine, che creasse una netta demarcazione culturale; una rivoluzione come quella francese.

Siamo, invece, passati per un continuo divenire, creato da politici, costruito dai poteri e seguito da pochi del popolo.

E’ stato così per il risorgimento in cui si è passati da tanti staterelli ad un unico stato senza modificare forma di governo che rimaneva quella monarchica, il risorgimento, d’altronde, ha soffocato ed inglobato quelle che erano i vari tentativi di repubblica.

E’ stato così per la resistenza, fatta da un manipolo non tanto vasto di uomini e donne coraggiosi che le grandi potenze alleate hanno aiutato anche per un loro gioco politico e strategico.

In questi due eventi il popolo non ha partecipato, ha seguito la corrente, ha cercato di nuotare sott’acqua riemergendo quando tutto era finito.

Un attimo prima delle vittorie di Garibaldi erano tutti antisabaudi, un attimo dopo tutti italiani.

Il 24 aprile erano ancora tutti fascisti, il 25 aprile non ne trovavi più uno.

Abbiamo avuto cambiamenti, anche importanti, ma mai una rivoluzione, un capovolgimento appunto, un mutamento improvviso e profondo che comporta la rottura di un modello precedente e il sorgere di un nuovo modello.

Siamo come un gas: prende la forma del contenitore.

Non siamo solidi che cambiano la forma quando questa non li contiene più.

Noemi e la Patria

A Noemi Letizia, in occasione del suo recente compleanno, è stata fatta l’ennesima domanda intelligente ed originale: a quale modello ti ispiri?

La risposta è stata altrettanto intelligente ed originale: a Sophia Loren.

Quello che mi ha sconcertato è stata la motivazione: perchè è della mia stessa PATRIA.

Vuoi vedere che frequentare il papi rende informazioni sconosciute a noi mortali.

Mi era sfuggito il dettaglio che la Lega avesse già fatto la secessione della Padania ed avesse restaurato il Regno delle due Sicilie con i relativi domini al di qua e al di là del Faro.

E proprio nel centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia; ma forse era comicità involontaria.

Camillo conte di Cavour benso che abbia ancora ragione

cavour

Caro, vecchio conte Camillo Benso di Cavour.

Come aveva ragione, nonostante tutte le schifezze, le stragi, gli infangamenti, i depistaggi, le puttanate, le false politiche siamo ancora quelli di secoli fa; non abbiamo imparato nulla dai nostri errori e continuiamo a fare sempre gli stessi spacciandoli per nuovi.

Fatta l’Italia dobbiamo ancora fare gli italiani.

La Serenissima Repubblica di Venezia che unifica l’Italia

flag and coat of arms of venice A volte, la sera, prima di prender sonno penso a come sarebbe stato il mio paese se alcuni eventi della storia fossero andati in maniera diversa, e sarebbe anche stato possibile anche se non probabile.

Lo so che la storia non si fa con i “se”, con i “ma” e tanto meno con i “te l’avevo detto”;  c’è chi per addormentarsi conta le pecore, chi prende sonniferi, chi beve una tisana, io reinvento la storia.

Immaginavo, alcune notti fa, se l’unificazione d’Italia fosse avvenuta non sotto i Savoia bensì per merito della Serenissima Repubblica di Venezia.

Innanzitutto avremmo avuto circa 350 anni di nazionalità e governo comune in più, secondariamente la avremmo avuta non sotto forma monarchica piuttosto oligarchica con alcuni lievi tratti di democrazia.

La avremmo avuta con una legislazione e concezione politica molto più libertaria, tollerante e laica.

Il doge veniva eletto con un sistema complesso al fine di evitare brogli elettorali, rappresentava la repubblica ma aveva scarso potere reale poichè la sovranità veniva esercitata dal Maggior Consiglio (sorta di parlamento composto da circa 1000 membri).

I magistrati non erano di carriera e dovevano tener conto della giurisprudenza, dell’avvocato di parte (anche con patrocinio gratuito per i non possidenti), delle sentenze precedenti negando l’applicabilità di norme, che poi decadevano, se ledevano i principi superiori di giustizia, verità e buon senso; ed esistevano due gradi di giudizio.

Le università non erano soggette a restrizioni di tipo religioso, governativo o superstizioso, facevano ricerca e sperimentazione tutelando i docenti che, a volte, lì si rifugiavano per evitare condanne ed abiure imposte in altri stati italiani.

Ma i veneziani guardavano ad oriente ed ai commerci senza eccessive mire espansionistiche verso molti degli stati italiani considerati mercati non fruttiferi.

Il vero motto della Serenissima era sempre stato, e pare essere rimasto, gli schei s’è schei.

Però che gran peccato, non avremmo avuto Bossi a farneticare una fantomatica e mai esistita Padania; non avremmo avuto Berlusconi re  e papa (ops Papi) e non avremmo avuto la sede di Santa Romana Chiesa in casa.

Ma non preoccupatevi tutto ciò non è mai accaduto, sono solo i sogni ed i vaneggiamenti che precedono il sonno.

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