Primato assoluto

Ci mancava anche questa…

Dopo essere stato il più grande presidente del consiglio di tutti i tempi e di tutto l’universo (per autonomina) il presidente italiano ottiene un altro invidiabile primato, quello di essere il primo “primo ministro” ad essere inserito nella lista nera americana di traffico di minori, citato nel rapporto annuale del dipartimento di stato degli USA, per il caso Ruby.

Oddio per considerare Ruby una povera minorenne sfruttata ci vuole un discreto pelo sullo stomaco, però sempre minorenne rimane e questo inserimento la dice lunga sulla grande considerazione che il nostro premier ed il nostro paese ha in ambito internazionale.

Chissà cosa penserà la signora Hilary Clinton che del Dipartimento di Stato americano è la titolare quando dovrà trattare e parlare con Berlusconi.

Prima potevamo immaginare cosa ne pensasse, ora lo ha messo nero su bianco.

Dopo le risatine di Merkel e Sarkozy, ora la segnalazione nel rapporto annuale, cosa ci dobbiamo aspettare ancora?

Il redentore

Per incastrare B. non è necessario intercettarlo: basta lasciarlo parlare.

Nelle dichiarazioni spontanee del 2003 al processo SME, dov’era accusato di un bonifico da un suo conto svizzero a uno di Previti a uno di Squillante, tenne al tribunale una memorabile lezione su come si corrompe un giudice pagandolo cash: “Ma vi pare che, se uno versa 500 milioni destinati a un fine illecito, fa un versamento da conto a conto in modo che sia facilissimo ricostruirlo? Ma anche il più ingenuo dei manager sa che questa dazione illecita si deve fare con un versamento in contanti”. Quindi la cosa più normale era che uno si mettesse la mano in tasca e tirasse fuori dei soldi senza nessuna registrazione”.

Si capiva che parlava per esperienza.

Infatti non gli venne proprio in mente di dire: ma vi pare che un uomo onesto come me possa anche solo pensare di corrompere un giudice?

L’onorevole Pecorella, seduto al suo fianco, sudava e pregava sottovoce che finisse presto.

Poi lo prese di peso e, prima che confessasse anche il resto, lo trascinò via. Ieri, in passerella al processo Mediaste, B. s’è un po’ confuso, ha parlato di un altro, il processo Ruby.

Da mesi un esercito di avvocati, parlamentari, giornalisti e intellettuali da riporto ripetevano a macchinetta che lui non lo sapeva che Ruby fosse una prostituta, anzi pensava che fosse la nipote di Mubarak.

I più temerari (tipo Ferrara, Sgarbi e Squacquadanio) negavano addirittura che Ruby avesse mai fatto la prostituta, anzi “sono i pm che diffamano quella povera ragazza dandole della puttana”.

Poi, tomo tomo cacchio cacchio, arriva lui.

E, fresco come una rosa, se ne esce con un’altra confessione delle sue: “pagavo Ruby perché non facesse più la prostituta e aprisse un centro estetico per la depilazione”.

In pochi centesimi di secondo, vanno in fumo mesi di lavoro dei suoi trombettieri.

Tutto da rifare.

La nuova versione, per quanto tragicomica, non è nuova negli ambienti della papponeria.

I mattinali sono pieni di gentiluomini che han visto Pretty Woman e, sorpresi dalla polizia in un boschetto con la patta aperta e i soldi in mano in compagnia di certe tipe in abiti succinti, si travestano da redentori: “tutto regolare, agente, stavo appunto pagando la signorina per salvarla dal marciapiede”.

In ogni caso, senz’accorgersene, B. ammette che Ruby si prostituiva e lui lo sapeva. Tant’è che la pagava perché smettesse.

Resta da capire perché, oltre ai soldi cash e alle buste di Spinelli, la riempisse pure di gioielli per centinai di migliaia di euro.

Da quando in qua si addobba una ragazza di collane, braccialetti, monili, orologi pregiatissimi perché apra un centro estetico?

O forse era una gioielleria?

Già che c’è B. ripete che pure lui la credeva la nipote di Mubarak.

Prostituta e contemporaneamente nipote.

Meno male che Mubarak è un po’, diciamo così, impedito, altrimenti marcerebbe su Arcore per chiederli spiegazioni: come ti permetti di insinuare che mia nipote batte i marciapiedi? Ma guardati la tua, di famiglia.

Non vorremmo essere nei panni degli on. avv. Ghedini e Longo, costretti ogni giorno ricalibrare la difesa in base agli ultimi deliri del cliente.

Da ieri lo loro Maginot si può riassumere come segue: B. riceve a casa sua una quindicina di volte una prostituta minorenne, che dopo eleganti bunga-bunga si ferma dormire da lui; poi la copre d’oro per salvarla dalla prostituzione: poi la polizia la ferma per un furto e lui – avvertito da un’altra prostituta che il suo numero di cellulare perché lui sta cercando di salvare anche lei – chiama la questura per farla affidare alla Minetti che, per salvarla meglio, la consegna a un’altra prostituta; e lui, per essere più persuasivo, non dice che la ragazza va liberata perché è una prostituta minorenne che lui sta cercando di salvare, ma che è la nipote del presidente egiziano anche se è marocchina: e lui ne è davvero convinto, come del resto 314 deputati.

Alla peggio, come al suo attentatore Tartaglia, gli danno l’infermità mentale.

(Marco Travaglio – Il fatto quotidiano)

RubyVecchi

La nota Ruby Rubacuori ha partecipato a Vienna al ballo delle debuttanti invitata dal magnate austriaco Richard Lugner che ha commentato: “avrei una possibilità anch’io con Ruby”.

Non c’è alcun dubbio!

Per non essere cattive non dico “basta pagare”, ma semplicemente che l’età per entrare nelle grazie della giovane marocchina è quella giusta.

Alla cara Ruby Vecchi, piacciono stagionati.

Il bugiardo ed il bischero

Non voglio entrare più di tanto nel merito della questione ma vi pongo la questione come la vedo io.

Parlo del fatto che Berlusconi ha dichiarato ed il parlamento ha avvallato che Karima El Mahroug (meglio nota ai più, a Berlusconi non so, come Ruby Rubacuori) fosse sul serio la nipote di Mubarak, faraone d’Egitto, attualmente, in disgrazia.

E che lui l’ha tirara fuori di galera, conoscendola come augusta parente di capo di stato, per evitare un incidente diplomatico con lo stato meditteraneo.

Qui si si aprono due scenari:

1) abbiamo un presidente del consiglio che crede a qualunque cosa gli viene detta dalla prima che incontra; se fosse il mio panettiere non avrebbe tantissimi mezzi per sapere se la fanciulla dice la verità o fa del millantato credito ma il presidente del consiglio, di fronte ad una siffatta dichiarazione, ha modo e maniera di sapere se la dichiarazione risponde al vero oppure no.

Nel caso non lo faccia si può parlare di credulità ingenua e, in un uomo di potere, imbarazzante; ergo, come direbbero i toscani, egli è un bischero.

2) abbiamo un presidente del consiglio che sapeva benissimo che la suddetta ragazza non aveva il minimo grado di parentela con un qualunque capo di stato, che il suo arresto non avrebbe, assolutamente, messo in crisi i rapporti bilaterali tra i due stati e non ci sarebbe stata nessuna crisi diplomatica.

Nel caso, quindi, è un bugiardo.

In entrambi i casi non siamo messi bene.

Il Diluvio

Vaglielo a dire a Berlusconi, Bossi, Maroni, Cicchito ecc.., e olimpicamente a Napolitano e specularmente a Bersani che forse ha ragione l’Ecclesiaste, il quale non vota e dunque non costituisce un pericolo imminente.

Vaglielo a spiegare che c’è un tempo per la semina e un tempo per il raccolto, e tutto il repertorio stagionale che magari consideriamo “ciofeca” superata e invece è ancora lì, a reggere il mondo.

Vaglielo a dire che non è neppure sorprendente che spunti alla fin fine un Saviano post televisivo che spiegabilmente infiammi la piazza del Palasharp, con quell’eloquio calmo e un po’ raffazzonato che arriva più penetrante della sua pagina scritta, con quel volto da Inri contemporaneo e/o da camorrista buono, una specie di cura omeopatica contro i Casalesi e tutta quella gentaglia che ce l’ha con lui, ma almeno altrettanto con noi, con quelli che intendono diversamente il rapporto tra le persone.

Vaglielo a ripetere che la piazza deflagra comunque, quando il disagio è eccessivo, quando la politica è vuota, quando non si capisce un beneamato di alcun programma e persino sul famoso, famigerato o fatidico federalismo fiscale non torna un conto che è uno, quando il futuro è stato polverizzato ed il presente dura un istante e a volte neppure quello in assenza di uno straccio memoria storica.

Vaglielo a dire che i 150 anni di Unità (d’Italia) sono una gran bella cosa che ancora migliore sarebbe una nuova spedizione dei Mille tra il mediatico e il pizzaiolo perché altrimenti tutto resta chiuso in un Palazzo grigissimo che non dà più risposte da un pezzo e le folle grandi e piccole si chiedono “che fare?” a Lenin ultrasepolto e in attesa motivatamente spasmodica di fare a meno anche di Berlusconi?.

Dopo, per tornare all’Ecclesiaste e alle sue stagioni, dopo che accadrà?

Oppure la paura che Berlusconi sopravviva a se stesso è tanto forte da rimuovere anche questa cruciale domanda?

Allora sì che ci sarebbe un berlusconismo a livelli industriali senza il prototipo… con Saviano o senza di lui (mentre dalla penombra si affacciano i berluschini della politica di entrambi gli schieramenti con aggiunta di terzipoli, dell’imprenditoria, della finanza, dell’editoria).

Nel frattempo si dispiega mediaticamente la paura della piazza e che ne scrive come sto facendo è quasi obbligato a premettere (o post-mettere, nel caso) che è “contro ogni violenza” in una tiritera che dovrebbe essere acquisita e suonare offensiva per chiunque abbia un poco di memoria per gli anni di piombo e un poco di sensibilità per questi anni di merda.

Certo, sono contro la violenza, e temo ogni strumentalizzazione della piazza.

Ma non al punto di additare la piazza come il nemico pubblico principale di uno status quo truffaldino che ci ha ridotti così.

Basterebbe riprendere in mano qualche pagina di Macchiavelli, per esempio quelle delle “istorie fiorentine”.

Da sempre c’è stato un “palagio” cui però si opponeva una “piazza”, dal latino platea: era il Rinascimento.

Oggi in una Seconda Repubblica che è diventata semplicemente una Deprivata c’è il Palazzo o i Palazzi o il Residence del potere ma la piazza è stata sostituita dalla piazza/tv, dalla sua farsesca e annichilente riproduzione mediatica.

Adesso sembra vicina la resa dei conti e ve ne meravigliavate?

Davvero si pensava che potesse durare così all’infinito?

E non dipenderà da Ruby e dalle minorenni, ma dall’Ecclesiaste e dai tempi maturi: in “Dopo di lui il diluvio”, maggio 2010, ed. Chiarelettere, cito dai verbali della D’Addario sul lettone di Putin le parole testuali del premier che le dice “pisciami addosso” motivando il titolo del pamphlet.

Non era un reato penale, perlomeno non in senso proprio, no.

Semplicemente il momento dell’Ecclesiaste (e di Saviano) non era ancora giunto.

(Oliviero Beha)

La discarica di Arcore

Ho cercato invano qualche cosa da dire su questa storia del “bunga bunga”, ma non trovo niente che non sia desolatamente ovvio. pompei1La miseria umana di questa corte di vecchi che si tengono mano l’uno con l’ altro, procurando ragazze anche minorenni per orgette geriatriche a casa del Caro Porcello puntellati da pillole e iniezioni, richiederebbe il Petronio Arbitro del “Satyricon”, il Giovenale delle “Satire”, lo Svetonio delle “Vite dei Cesari” , per raccontare lo squallore della corte del Trimalcione brianzolo fra prostitute e prostituti di corpo e di spirito. Un giornalista non ce la fa, deve lasciare che i fatti si raccontino da soli. Chiederemo a mons. Fisichella, uno dei cappellani del berlusconismo, se anche questa storia sia, come la bestemmia, da “contestualizzare”.

Dunque, da Palazzo Chigi, dalla presidenza del Consiglio dei ministri, chiamano la Questura di Milano – è confermato – per, diciamo così, informarsi sulla situazione di una ragazza fermata e interrogata con la quale, ci garantisce la sempre divertente Santanchè, il presidente dello stesso Consiglio non aveva mai avuto alcun tipo di rapporto e che nemmeno conosceva.

(dal Blog di Vittorio Zucconi)