La lepre e la faina

Come dice la Littizzetto: la Carfagna sembra una lepre che ha visto i fari della macchina nella notte.

Mi pare un accostamento azzeccato.

E quindi me ne è venuto in mente un altro: la Minetti sembra la faina nel pollaio.

E’ piuttosto impressionante la somiglianza tra le due, sia nel pre-premier quando entrambe bazzicavano, con alterne fortune, nel mondo dello spettacolo (oddio, spettacolo è una parola grossa), diciamo che vagavano nello showbiz, sia nella fase post-premier ora che sono scese in campo nell’agone politico.

Non credo che sia un caso, deve essere l’imprinting estetico del premier a volerle tutte uguali senza uno sprazzo di personalità, anche estetica, autonoma.

Tanti bei burattini in fila per soddisfare le voglie del sultano.

 

8 marzo alla rovescia

Ma davvero sono tutte così in malafede?

Non ci si può credere, perché quando poi ci parli in privato, off record, lontano dai microfoni, dai palchi e dalle convention (a me con qualcuna di loro è capitato), le donne del Pdl lo ammettono: altro che gossip, il Ruby gate è uno scandalo politico.

Altro che chiacchiere e barzellette, Berlusconi è stato un disastro per le donne italiane, ha fatto più danni lui di una mandria di bufali in una cristalleria.

Allora perché poi non lo dicono apertamente?

Che domande… perché non vogliono farsi strumentalizzare dalla piazza antiberlusconiana, no?

E allora cosa fanno?

Si fanno strumentalizzare da chi della dignità e del corpo delle donne ha fatto carne da macello.

Da un nonnetto che negli ultimi dieci anni ha esortato le donne a fare le massaie, a sposarsi un miliardario, a farsi palpeggiare, vezzeggiare, smessaggiare come delle povere gallinelle, sempre pronte a vendere la propria avvenenza in cambio di qualcosa, che sia una farfallina, una Mini, una busta gonfia di bigliettoni o una poltrona.

Quindi per celebrare degnamente il centenario dell’8 marzo, cosa fanno le donne del Pdl?

Lo festeggiano alla rovescia.

E cioè si chiudono in una sala a cantarsela e suonarsela tra di loro e a leggere il messaggio del nonnetto, il quale manda a dire: “Chi cerca di strumentalizzare le donne non le difende, ma le mortifica”.

Davvero non ci si può credere.

Invece questo è il messaggio che Berlusconi ha avuto il coraggio di inviare al gentile consesso, dove le rappresentanti e le simpatizzanti si trincerano dietro le frasi di ordinanza: “Niente gossip”, “reati tutti da dimostrare”, “intercettazioni scandalose”.

Ecco, questo è il peggior servizio che si possa fare alle donne italiane.

Perché chi se ne frega di Ruby.

Non c’è bisogno di aspettare la sentenza sul sexy scandalo per poter affermare che il Cavaliere è la quintessenza del maschilismo, una machismo latino triste e poverello, dell’uomo semplice che ha in mente sempre e comunque un unico tipo di donna ed è quella “orizzontale” (uso la ormai celebre frase della Santanchè).

Tutto il resto derubricatelo pure a gossip, ma questo è un dato di fatto.

Una verità rivelata e sbandierata da lui stesso medesimo.

Ma ci saranno dentro il Pdl delle ragazze che vogliono fare politica davvero?

Ci saranno di quelle disposte a conquistarsi i voti nei rioni e nei mercati?

Pensate se nella giornata in cui si festeggia la liberazione della donna, le ragazze del Pdl mandassero a quel paese il vecchietto e dicessero una volta per tutte: basta Minetti, basta Ruby, basta oche e galline.

Noi vogliamo essere valorizzate non per le nostre doti fisiche ma per quello che siamo.

Non vogliamo più che qualcuno ci dica che siamo “belle e brave”.

Vogliamo avere i nostri uomini, le nostre famiglie, la nostra vita e non dover rendere conto delle nostre giornate e nottate un vecchietto bavoso.

Vogliamo lavoro, asili nido, aiuti fiscali, rispetto, tutto quello che ci può aiutare davvero ad essere indipendenti.

E indipendenti vuol dire non dover chiedere a un uomo la paghetta o il regalino o la macchina o qualunque cosa.

Ecco, se le donne del Pdl facessero un discorso del genere potrebbero scendere in piazza a testa alta con le altre donne italiane, senza bisogno di chiudersi in una sala, senza paura di strumentalizzazioni.

Perché queste sono cose che vanno oltre le divisioni di partito, di fazione e di parte politica.

E sono le cose di cui le donne italiane hanno davvero bisogno, senza distinzione di casacca.

Invece si accodano dietro alla ministra Mara Carfagna, la più bella d’Europa eh, quella che posava nuda sui calendari di Max ed è stata il modello per tante altre aspiranti politiche, ragazze che hanno deciso di spogliarsi perché se l’ha fatto lei perché noi no.

E proprio la Carfagna al raduno delle donne Pdl sabato diceva: “Noi siamo state elette per capacità, competenza, orgoglio, passione”.

Non si è alzata una grandissima pernacchia in quella sala.

E quel silenzio è il simbolo che una parte delle donne italiane si appresta a festeggiare un 8 marzo alla rovescia.

L’8 marzo di chi le vuole ancora una volta ricondurre ai soliti ruoli della santa (la mamma sempre e la sorella talvolta) e della puttana (tutte le altre).

(Caterina Soffici)

In principio fu Mara

Alla corte del sultano Silvio I, ora ci sono le Nicol, le Karima, le Michelle, le Terry, le Marystell (che se ci fate caso hanno tutti nomi esotici, mai che ci sia una Matilde, una Lavinia, una Camilla, una Adelaide – che nel nome sia già scritto un destino?) che sgallettano cinguettanti per un posto al sole del valore di qualche centinaio di migliaia di euro all’anno.

Tutte in fila, come belle statuine perfettamente intercambiabili, tutte con grandi occhiali da sole neri (anche in piena notte), tutte con borsoni Louis Viutton in cui celare qualunque cosa, tutte con alti stivali, vagamente sado-maso, in pelle lucida che sfiorano il ginocchio in un look omologante e riconoscibile, in un marchio di possesso.

Ma in origine fu Mara.

Il modello a cui tutte queste signorine buona notte aspirano è il ministro delle pari opportunità, ministro di un ministero che già nel nome la dice lunga; non le pari opportunità tra genere femminile e maschile, ma le pari opportunità all’interno di un genere dove il merito, le capacità non sono il motore di ricerca.

Pari opportunità di avere una visibilità e un bel po’ di soldi senza faticare granchè, senza impegnarsi con il cervello, che se non ce l’hai nessuno te lo può dare, mentre se un bel corpo non lo possiedi un bravo chirurgo te lo mette insieme.

Il modello Carfagna illude le fanciulle di poter assurgere ad una dignità di persona, ad un rango di autorevolezza, ad una condizione di smarcamento dal giogo del padrone, dal bunga-bunga, dai culi flaccidi, dai monolocali di squallore falso ricco dell’Olgettina.

Il modello Mara fa vagheggiare alle giovinette l’idea di avere un’autorevolezza di pensiero, di decisione, di considerazione della parte avversa, delle persone di potere.

Ma è un sogno, il modello Pari Opportunità, raggiunto così non porta a nulla, rimane nel servilismo del padrone che lascia al collo solo una corda un poco più lunga che dà l’impressione della libertà senza essere, mai, libertà.

Mara per sempre

Era da settembre dello scorso anno che non mi occupavo della Carfagna.

L’avevo citata di sghembo su alcuni post, ma nessuno a lei specificatamente dedicato.

Oggi mi tocca colmare la lacuna (o come è caro a Bossi senior la laguna; i  veneziani che mi leggono mi perdoneranno), non sono riuscita fino all’ora di cena di ascoltare un GR o di connettermi a internet e ho saputo della strabiliante notizia delle sue possibili dimissioni tra la preparazione di un risotto alla milanese e di un polpettone.

La Carfagna e Silvio sono un binomio indissolubile sono come Gianni e Pinotto, come la falce ed il martello, come Dolce e Gabbana, come il pane e la nutella; non puoi pensare ad uno senza che ti venga in mente, immediatamente, l’altro.

Lo stupore della notizia fa il paio con lo stupore che provo quando penso alla Carfagna ministro di questa repubblica; sono quelle cose che quando accadono lasciano basiti per la loro impossibilità ad avvenire.

Questa notizia dà la misura dello stato di decomposizione (ma non di morte, state attenti) del miglior premier di tutti i secoli e di tutti i mondi.

Sì perchè se anche una come la Carfagna, divenuta esponente politico, parlamentare e ministro per grazia ricevuta da Silvio riesce a permettersi di mandare a spendere il suo pigmalione significa che quest’ultimo è alla canna del gas.

A Silvio I gli è preso un coccolone tale che tra un po’ ci resta secco, ha mandato in culo i capi di stato di tutte le nazioni, al vertice NATO di Lisbona, che hanno aspettato per oltre mezz’ora il suo arrivo (anche se, secondo me, hanno fatto gli scongiuri perchè non arrivasse proprio) anche se questa volta, almeno la Merkel era seduta e non in piedi come una pisquana, perchè Silvio nostro in the sky doveva parlare con la Mara nazionale.

Questa lunga telefonata intercorsa tra i due la dice lunga sulle condizioni del premier; a lui non interessa un accidente delle problematiche internazionali in cui è coinvolto anche il nostro paese; a lui interessa molto di più salvare la carega, i suoi interessi personali e giudiziari.

Inoltre deve essergli bruciata moltissimo, la possibile defezione maranina, anche come uomo.

Ma come, lui, il miglior amante nei secoli dei secoli, il Casanova di Arcore che si fa fregare la sua creatura da uno come Bocchino?

Suvvia, è un affronto intollerabile!

Già l’ossessione della sua vita, Rosy Bindi, piuttosto che dargliela se la cuce ed ora anche il voltafaccia della Carfagna che lo molla per mettersi con uno che porta pure gli occhialini di titanio ed ha la faccia dello studentello liceale…

Decisamente è un periodo che gli dice malissimo tutto.

Mara ti prego, torna da lui; non si uccidono così anche i cavalli?

Le pupe di villa Certosa

Vediamo che cosa è successo a tutta la miriade di veline, escort, grandi sorelle, piccole ninfette che hanno, vorticosamente, girato intorno al premier soprattutto negli ultimi 24-36 mesi.

Le carriere, in alcuni casi, sono state inesistenti, in altri casi pallide; ed anche quelle che sono riuscite ad entrare nei parlamenti nazionali e locali sono rimaste poco più che ectoplasmi.

Insomma si conferma che per avere visibilità vera bisogna, come in tutti i campi, essere le prime, avere il marchio del precursore; in caso contrario si è sempre, e per sempre, quelle che copiano il compito dalle compagne del primo banco.

E per loro, alla fin fine, non c’è una gran storia e, neppure, un gran guadagno.

Certo, obietterete voi, più di quello che si meritano.

Siete sicuri?

Perchè, secondo me, darla a Berlusconi dovrebbe essere remunerato come non mai.

Parafrasando una nota pubblicità: “dover andare a letto con Silvio non ha prezzo, per tutto il resto c’è Mastercard”.

Francesca Pascale (consigliere provinciale): L’ex “velina” di Telecafone, e fondatrice del club partenopeo “Silvio ci manchi” è stata eletta consigliere provinciale a Napoli, raccogliendo 7500 voti. Prima aveva lavorato nell’ufficio stampa di Forza Italia, poi con il sottosegretario Francesco Giro.

Giovanna Del Giudice (assessore provinciale): L’ex meteorina che fu già ragazza immagine del Bilionaire di Briatore, arrivata penultima nella competizione elettorale regionale della Campania è stata proposta come assessore alle pari oppurtunità della provincia di Napoli.

Noemi Letizia (diciannovenne): Il copyright “Papi” è della ragazza di Casoria, che quest’anno, dopo aver gonfiato con la chirurgia estetica labbra e seno, si è anche diplomata in ragioneria. Studia dizione e canto, e si prepara a lanciare una linea di abbigliamento e profuni sotto l’etichetta “Noemi L.”.

Barbara Montereale (ragazza immagine): Non è decollata la carriera di una delle protagoniste delle serate a Palazzo Grazioli. Ha girato una pubblicità per una catena di negozi di Bari assieme a Corrado Tedeschi e a Gigi.

Nunzia De Girolamo (deputata): La “Carfagna del Sannio” sta facendo un po’ di carriera politica. Dopo le dimissioni di Cosentino potrebbe succederli nel coordinamento del PDL campano.

Patrizia D’Addario (escort): Ha interrotto la professione che l’ha resa nota; ha scritto due libri e un piccolo tour con uno spettacolo. Gli si è pure sbloccata la pratica della licenza edilizia per costurire un residence. Quella per la quale era andata a letto con il premier.

Graziana Capone (modella): La “Angelina Jolie” di Bari, che dichiarò di essere la preferita del premier lavora assieme a Roberto Gasparotti, ex teleoperatore Finivest, che oggi è responsabile dell’immagine del premier.

Angela Sozio (ex grande sorella): Diventata celebre per essere stata sulle ginocchia del premier in Sardegna lavora, ora, per Mediaset ed è stata giurata de “la pupa e il secchione”.

Sabina Began (attrice): L’ape regina che sulla caviglia ha tatuata la frase: “l’incontro che ha cambiato la mia vita: S.B.” , ha fatto una piccola parte in “il falco e la colomba” e un’altra in un film horror. Tutte produzione di cui il pubblico non ha memoria alcuna.

Antonella Troise (attrice): La “pazza pericolosa” come la definì il Cavaliere quest’anno ha girato la fiction per canale 5 “negli occhi dell’assassino” e ha avuto una piccola parte in un’altra serie di quattro puntate.

(Le mini biografie sono tratte dal settimanale “L’Espresso”.

Faccia di bronzo

Siamo un paese in cerca d’autore, con obbligo di dire che la merda è buona.

Avrei potuto dirlo, alla maniera di Minzolini, con un giro di parole, avrei potuto scrivere che il prodotto della defecazione è sano, naturale, proteico, privo di additivi e non fa ingrassare.

E non è sufficiente dirlo, bisogna farlo con convinzione e faccia raggiante ed entusiasta, come al raggiungimento dell’orgasmo.

Proprio questa è l’accusa rivolta da Minzolini a Maria Luisa Busi e Tiziana Ferrario: porto abusivo di faccia.

Secondo l’esimio direttore del TG1 le due: “accompagnano le notizie con la mimica facciale e danno giudizi indiretti: questa è positiva, questa è negativa”.

E, insomma, un poco di professionalità, ragazze!

In fondo le notizie che vi tocca dare sono fantastiche:

- meglio dimagrire in fretta che un po’ alla volta

- è stato inventato il pedibus, è un sistema per accompagnare i bambini a scuola senza autobus

- l’abbronzatura artificiale può dare dipendenza

- che fine ha fatto la primavera?

- allarme obesità a Mosca

- siamo il paese con il governo migliore del mondo tanto che siamo noi a fare paura alla crisi che si tiene ben lontana dai nostri amati lidi

- la guerra in Afghanistan ha provocato qualche decina di morti, ma son morti mussulmani quindi ben vengano, così imparano la democrazia; e quando i morti sono italiano sono eroi

- c’è stata una catastrofe naturale, ma nessun problema il prode Bertolaso che tutto sa e tutto risolve è giunto sul posto

Se proprio non riuscite a fare, per via naturale, una faccia felice da oche giulive ricorrete alla chirurgia plastica, ad iniezioni di botulino; vi daranno quell’espressione di eterna sorpresa e viva felicità che vi è richiesta.

Carfagna docet.

Ok d’accordo la Carfagna e la Yespica non son la stessa cosa

Voglio fare ammenda di un mio errore, pare gravissimo errore.

Ossia di aver messo una foto di Aida Yespica in un articolo in cui si parlava della Carfagna tra le donne del cavaliere, ora pare che lo scandalo non sia per quello che ho scritto ma per l’imperdonabile scambio di foto fatto.

Perchè mi è arrivato più di un commento piccato in cui mi si faceva notare l’orrore dell’errore.

E’ che, effettivamente, tra queste due immagini io, che son grossolana e poco avvezza a notar differenze rilevanti, non vedo ‘sta gran diversità di contenuti e di profondità della comunicazione politica non verbale della Carfagna rispetto al mostrare di tette per maschili sollazzi della Yespica.

Yespica

Carfagna

Aggiornamento della gara

Continuando il giochino poco serio di vedere quale tipo di donna è ricercata nel web vedo che la situazione della “gara” di numero di ricerche tra la Carfagna e la Montalcini è sempre più inquietante.

A marzo il punteggio era:

Carfagna 199 Montalcini 13 con uno scarto di 186 ricerche

A settembre il punteggio si consolidava:

Carfagna 6969 Montalcini 38 con uno scarto di 6931 ricerche

A novembre il punteggio è drammaticamente così:

Carfagna 18.258 Montalcini 97 con uno scarto di 18.162 ricerche

vorrà dire qualcosa? A noi e ai posteri la sentenza

Le due Carfagna

In questo post semi-serio voglio rilevare le differenze che ha subito la signorina Mara Carfagna dopo la sua discesa nell’agone politico.

Prima una bella ragazzotta, in carne sorridente e solare; una fanciulla in fiore che non aveva timore a mostrarsi come mamma l’aveva fatta.

Che piaceva ai sani e robusti camionisti, garagisti e maschi italici.

mara carfagna6mara carfagna7

MaraCarfagna9Mara Carfagna8

Dopo essere Dopo essere passate per le mani della politica e la cura dell’unto dal signore la troviamo magra, col sorriso tirato, smunta quasi anoressica, con gli occhi sbarrati dall’orrore di ciò che ha dovuto vedere e sopportare, castigata come una suora o come la Pivetti prima maniera con la croce della Vandea.

Adesso piace solo ai fantasmi baciapile di Bondi, Binetti e alle dame della Confraternita di San Vincenzo.

Mara Carfagna3Mara Carfagna5

mara carfagna2mara carfagna4

Ma siamo proprio sicuri che la politica faccia bene alla salute della Mara?