Taglia 40 obbligatoria per le hostess

Cristina Coelin direttrice dei servizi di bordo e moglie dell’amministratore delegato di Meridiana, impone alle sue assistenti di volo d’indossare al massimo una taglia 40-42.

Le hostess della compagnia aerea protestano contro la dittatura della magrezza.

Fosse solo quello…

Secondo me c’è molto di più, l’idea di fondo che per le donne sia necessaria e sufficiente la sola bellezza, lo stereotipo della seduzione ad alta quota, lo svilimento del corpo femminile come strumento di vendita.

Solo per quello le donne servono sul mondo del lavoro.

La competenza, le conoscenze non hanno nessuna importanza, non servono e sono, persino di intralcio.

Queste scelte sono solamente altamente lesive della dignità femminile, marcatamente sessiste e discriminatorie.

Voglio sperare che qualche giudice del lavoro ritenga questa regola aziendale improponibile sia per ragioni etiche, di rispetto del lavoratore, che fisiologiche.

La lepre e la faina

Come dice la Littizzetto: la Carfagna sembra una lepre che ha visto i fari della macchina nella notte.

Mi pare un accostamento azzeccato.

E quindi me ne è venuto in mente un altro: la Minetti sembra la faina nel pollaio.

E’ piuttosto impressionante la somiglianza tra le due, sia nel pre-premier quando entrambe bazzicavano, con alterne fortune, nel mondo dello spettacolo (oddio, spettacolo è una parola grossa), diciamo che vagavano nello showbiz, sia nella fase post-premier ora che sono scese in campo nell’agone politico.

Non credo che sia un caso, deve essere l’imprinting estetico del premier a volerle tutte uguali senza uno sprazzo di personalità, anche estetica, autonoma.

Tanti bei burattini in fila per soddisfare le voglie del sultano.

 

Abbiamo sbagliato tutto

Care signore e signorine è ora di ammetterlo.

Mi dispiace, da vecchia e storica femminista, ammetterlo ma gli uomini sono più furbi di noi e sono molto più bravi a mettercelo nel didietro (non fosse altro che perché hanno gli attrezzi giusti).

Anni ed anni di lotte femminili ci hanno, semplicemente, portato a lavorare come muli dentro e fuori casa e basta.

Dobbiamo continuare a lavare, stirare, fare da mangiare, pulire casa, accudire i figli, asciugare le bave ed il resto a padri, madri, suoceri e suocere e servire come colf non retribuite i mariti e compagni dopo aver sgobbato per 8 ore in fabbrica e negli uffici.

Non abbiamo ottenuto un briciolo di dignità, siamo sempre più spesso trattate, nelle pubblicità, nelle televisioni, nei giornali e nell’immaginario collettivo come oggetti sessuali da sbattere e cambiare (almeno fino a che i transessuali non ci soppianteranno del tutto).

Non abbiamo una stilla di potere in più, non contiamo un cazzo né in politica né nei consigli di amministrazione.

Guadagniamo sempre meno dei nostri dirimpettai maschi che fanno il nostro stesso lavoro e che, spesso, hanno meno preparazione e meno studio.

Appena proviamo a prenderci spazi pubblici e privati ci danno della puttana che la dà via per far carriera oppure ci menano e ci ammazzano, senza venire minimamente puniti o stigmatizzati.

Allora riprendiamoci il titolo a pieno merito.

Ricominciamo a fare solo le mogliettine pretendendo di essere mantenute al meglio delle loro possibilità in cambio di una scopatina il sabato sera.

Ricominciamo a fare le grandi mantenute facendoci regalare averi mobili ed immobili in cambio di rapporti sessuali quasi esclusivi.

Ricominciamo a fare le puttane alla grande e sul serio facendoci pagare prima e bene in cambio dell’illusione di essere potenti e superdotati.

Ricominciamo a sfruttarli e smettiamola di sbatterci l’anima lavorando diciotto ore al giorno.

Saremo, sul serio, quello che ci considerano ma avremo un sacco di tempo in più per studiare, per coltivare il sapere, per creare una vera lobby di potere e riconquistare tutto.

Non ho una grande considerazione dell’intelligenza maschile ma ho una grande considerazione del genere femminile.

La donna nelle religioni

Vorrei gentilmente dire alle signorine che hanno comunicato la loro conversione, dopo l’illuminazione sulla via di Damasco a seguito dell’incontro con Mu’Ammar Gheddafi, che settanta euro e anche infinitamente di più non valgono una religione che considera le donne come oggetti, come bestie, come possesso (anche se pure la religione cattolica, in merito, ha ben poco da insegnare).

Leggevo della violenta reazione che ha avuto il giornale iraniano Kayhan verso la premiere dame de France, Carla Bruni.

Ognuno di noi può avere, della Bruni, l’opinione che preferisce; può piacere o meno, può godere di maggiore o minore considerazione, ma il livello raggiunto nell’editoriale di oggi del direttore del giornale (e non è un caso che sia nominato dalla guida suprema religiosa Khamanei) è di quelli veramente scandalosi verso il quale ognuno di noi, maschio o femmina che sia, dovrebbe avere una viscerale reazione di avversione.

La colpa della Bruni è di avere chiesto la revisione del processo e la sospensione della pena di morte per Ashtiani, rea di adulterio e che ha già subito la pena di 99 (ah la meravigliosa ipocrisia del 99) frustate sulla pubblica piazza, con queste parole: “Versare il tuo sangue, privare i tuoi figli di una madre? Perché? Perché hai vissuto, perché hai amato, perché sei una donna, un iraniana? Ogni parte di me rifiuta di accettare questo”.

E la pena che il giornalista chiede per questa interperanza verbale della signora Carla è la morte, e la chiede con questa motivazione: “Prostitute francesi partecipano alle proteste sui diritti umani”,  imputandole il divorzio del presidente francese Nicolas Sarkozy dalla precedente moglie.

Ma rincara la dose commentando: “Il passato di Carla Bruni mostra chiaramente la ragione per cui questa donna senza morale sostiene una donna iraniana condannata a morte per aver commesso un adulterio che ha poi portato all’omicidio del marito e, infatti, lei stessa merita di morire”.

Tutto questo io non riesco ad accettarlo, mi si rivolta lo stomaco verso uomini che pretendono di giudicare, di essere padroni, di lapidare, torturare ed ammazzare le donne per il loro corpo, le loro parole, i loro pensieri e l’uso che di questi ne fanno.

E non pensiate che l’Iran, con le sue abberazioni, sia tanto lontano da casa nostra; anche da noi la religione, la politica, la morale desidererebbero avere il controllo delle nostre azioni, se, non ancora, dei nostri pensieri.

Come scrissi qualche tempo fa in un mio post tra il niquab e lo sfruttamento pornografico del corpo della donna non c’è alcuna differenza; è la negazione del nostro esistere.

Le frustrate, le punizioni corporali, financo la morte ne sono, solo, una logica conseguenza.

Stato laico e stato clericale

Il parlamento francese ha approvato, con un solo voto contrario, il divieto di indossare il burqa e il niqab.

Sono perfettamente d’accordo con la decisione transalpina, non mi piace la negazione del corpo delle donne, la negazione dell’esistenza stessa della donna come entità corporale, politica e culturale che tali vestimenti presupppongono.

D’altronde non mi piace, in egual misura, l’estremo opposto della nostra cultura occidentale, ed italiana in particolare, l’esposizione mercantile del corpo nudo o meramente spogliato delle donne; ci vedo la stessa ragione di base: la negazione del corpo.

Tornando alla questione di partenza mi sono chiesta perchè in Francia è possibile l’approvazione di una tale legge mentre nel nostro paese sarebbe imparaticabile.

Non si tratta, tanto, del fatto che da noi ci sarebbero veti incrociati dettati da presunte libertà di religione o da guerre politiche che nulla avrebbero a che vedere con la question.

Si tratta, secondo me, di laicità dello stato.

Si vieta l’esposizione di qualsiasi simbolo religioso; da quelli islamici, a quelli cattolici passando per gli ebraici, i buddisti e quant’altro si voglia nei pubblici uffici.

Si ribadisce il concetto di laicità dello stato che deve appartenere a tutti i componenti la comunità, senza escluderne nessuno.

Si fa un’inclusione dei cittadini anzichè una loro esclusione; ma per fare tutto ciò è necessaria una coscienza di stato, una forte percezione della nazione di cittadinanza che noi non possediamo.

I valori religiosi di ognuno si ribadiscono se non se ne accetta, in particolare, nessuno.

Ti amo da morire, ti amo da ammazzarti

Si chiamano Michelina, Eleonora, Maria, Sonia, Debora, Simona, Chiara; ma potrebbero chiamarsi Francesca, Claudia, Patrizia, Lorena, Antonia, Paola.

Hanno 17, 16, 30, 45 anni; ma potrebbero averne 25, 40, 60, 70 anni.

Sono impiegate, commesse, bancarie, parrucchiere; ma potrebbero essere avvocati, giornaliste, casalinghe, commercianti.

Sono donne normali, comuni, semplici; ma potrebbero essere sante o puttane, martiri o terroriste.

Non ha nessuna importanza; sono donne.

E sono morte; sono morte non per le tante causalità che la vita pone davanti, malattie, incidenti; sono morte ammazzate, ammazzate da conoscenti, fidanzati, mariti.

Morte assassinate perchè hanno detto no.

No ad un bacio, no ad una avance, no ad una relazione; semplicemente no ad un uomo.

Quegli uomini che non sono più capaci di accettare un rifiuto, un diniego, una storia che finisce.

Ma non diciamo che sono morte d’amore; perchè l’amore in queste storie non c’entra nulla, non esiste, non c’è.

Quello che è costantemente presente è il possesso, la proprietà, il dominio dell’altro.

Non parliamo di malattia e disagio mentale, non è sufficiente a spiegare un fenomeno che, oggi, forse, sta subendo un’impennata ma che è costantemente presente da anni; parliamo piuttosto della realtà dell’altra metà del cielo.

Un disagio maschile che nasce da un ritorno della figura femminile vista e raccontata come cosa di cui si può disporre; come carne da macello da mangiucchiare, sbocconcellare e poi buttare.

Ma l’immagine creata, voluta, agognata non corrisponde alla realtà delle donne, le donne che oggi non sono più costrette a subire, nel nome sacro della famiglia e nell’esigenza economica del quotidiano, una relazione; ad avere mariti, compagni, amanti se questi non le soddisfano più, non corrispondono più a ciò che cercano e vogliono.

Ma questo manda in tilt i processi cerebrali e culturali di moltissimi uomini; li sconcerta l’incorrispondenza al modello; li disorienta la possibilità del confronto; e, privi di mezzi di difesa uccidono.

Sono donne morte per sogni, per aspirazioni, per esigenze in cui loro non sono più presenti, a cui non partecipano più.

Sono uomini che non sono stati colti dal famoso, e che tutto giustifica, raptus; sono uomini che hanno scientemente, costantemente, volontariamente perseguitato le loro propietà per mesi ed anni, nell’assoluta indifferenza od impotenza delle forze dell’ordine.

Perchè non è di questo tipo di criminalità che si ha paura, non è questa l’emergenza sicurezza di cui si va cianciando da anni e con cui si vincono le elezioni.

L’orco non viene sempre da lontano, spesso, sempre più spesso è presente proprio nella cerchia degli affetti, delle amicalità, delle conoscenze.

Le donne muoiono perchè ci sono baci che annientano e portano al coltello, al collo, alla pistola.

Il principe azzurro non è mai esistito, ma oggi, sicuramente e sempre di più, esiste il principe rosso.

Sangue.

Agorà e la storia di Ipazia

Ricevo e molto volentieri diffondo e pubblicizzo l’uscita di un film sulla figura di una donna straordinaria.

Ipazia di Alessandria.

Chi volesse vedere il trailer del film può vederlo qui.

Chi non conoscesse la storia forte, libera e di grande conoscenza di Ipazia può leggere qualcosa anche qui.

Per condividere su Facebook

Venerdì 23 aprile Agorà uscirà in tutta Italia. Il successo del film è strettamente legato al botteghino, in particolare quello del primo week end.

Se il film va bene, allora resterà più a lungo nelle sale, i media se ne dovranno occupare, chi l’ha visto ne parlerà ed altre persone andranno a vederlo.

Altrimenti sarà stato il sogno di un fine settimana. E Ipazia di Alessandria tornerà, in Italia ad essere conosciuta solo da quei pochi che già la conoscono.

Diamoci da fare perchè non sia così! da domani fino al giorno dell’uscita, parliamone in casa e in ufficio, inviamo email ad amici e conoscenti, lasciamo volantini, attacchiamo poster! qualsiasi iniziativa ed idea può essere utile.

Donne, razza nemica

Questa è una lettera che ho trovato su una chat leggermente delirante:

Buongiorno a tutti,
sinceramente se avessi la possibilità di scegliere preferirei che la donna della mia vita fosse VERGINE.
Mi da un po’ fastidio infatti pensare che qualcuno prima di me ne abbia goduto delle grazie, oltre che colpito nell’orgoglio mi sentirei ferito nel cuore.
Con questo non voglio dire che le “già deflorate” siano incapaci di amare, sto soltanto dicendo che mi darebbe fastidio pensare che la donna che amo sia stata a letto con altri prima di conoscere me, e chissa cosa ha combinato (o le hanno combinato)
E poi dalle discussioni aperte anche in molti forum sembra che per le donne sia molto importante la prima volta, lascia infatti un ricordo molto impresso nella memoria delle ragazze, ed io sinceramente ne sarei molto geloso, soprattutto perchè le donne generalmente si concedono agli uomini che “ci hanno saputo fare” e che dopo magari ridono delle loro polle che ci sono cascate in pieno.
Un bravo ragazzo timido e sincero come me, nel vedere e sentire queste cose soffre, soprattutto se si parla della ragazza che amo.

E poi le donne dicono che la prima volta deve essere con una persona speciale, ora non vedo per quale motivo io non possa desiderare di essere quella persona per la donna che amo.
Spero venga apprezzata la sincerità

E questa è una risposta presa ad esempio per tutte (che sono all’incirca sulla stessa lunghezza d’onda):

E’ normale pensare questo…
Anche a me dà fastidio essere sempre in “competizione” e sapere che la donna con cui faccio certe cose è già stata violata precedentemente… credo però che la cosa che mi darebbe più fastidio sarebbe scoprire che si è concessa con me meno di quanto ha fatto con altri… credo che questa sia una di quelle cose che difficilmente manderei giù.
Considera comunque che una ragazza inesperta è molto più impacciata, inesperta e meno disinvolta. Anche le donne più “esperte” hanno i loro vantaggi…

Quindi non ha da stupir molto l’articolo di Fini pubblicato qualche giorno fa sul Fatto Quotidiano:

Le donne sono una razza nemica. Bisognerebbe capirlo subito. Invece ci si mette una vita, quando non serve più. Mascherate da “sesso debole” sono quello forte. Attrezzate per partorire sono molto più robuste dell’uomo e vivono sette anni di più, anche se vanno in pensione prima. Hanno la lingua biforcuta. L’uomo è diretto, la donna trasversale. L’uomo è lineare, la donna serpentina. Per l’uomo la linea più breve per congiungere due punti è la retta, per la donna l’arabesco. Lei è insondabile, sfuggente, imprevedibile. Al suo confronto il maschio è un bambino elementare che, a parità di condizioni, lei si fa su come vuole. E se, nonostante tutto, si trova in difficoltà, allora ci sono le lacrime, eterno e impareggiabile strumento di seduzione, d’inganno e di ricatto femminile. Al primo singhiozzo bisognerebbe estrarre la pistola, invece ci si arrende senza condizioni.
Sul sesso hanno fondato il loro potere mettendoci dalla parte della domanda, anche se la cosa, a ben vedere, interessa e piace molto più a lei che a lui. Il suo godimento – quando le cose funzionano – è totale, il nostro solo settoriale, al limite mentale (“Hanno sempre da guadagnarci con quella loro bocca pelosa” scrive Sartre). La donna è baccante, orgiastica, dionisiaca, caotica, per lei nessuna regola, nessun principio può valere più di un istinto vitale. E quindi totalmente inaffidabile. Per questo, per secoli o millenni, l’uomo ha cercato di irreggimentarla, di circoscriverla, di limitarla, perché nessuna società regolata può basarsi sul caso femminile. Ma adesso che si sono finalmente “liberate” sono diventate davvero insopportabili.
Sono micragnose, burocratiche, causidiche su ogni loro preteso diritto. Han perso, per qualche carrieruccia da segretaria, ogni femminilità, ogni dolcezza, ogni istinto materno nei confronti del marito o compagno che sia, e spesso anche dei figli quando si degnano ancora di farli. Stan lì a “chiagne” ogni momento sulla loro condizione di inferiorità e sono piene zeppe di privilegi, a cominciare dal diritto di famiglia dove, nel 95% dei casi di separazione, si tengono figli e casa, mentre il marito è l’unico soggetto che può essere sbattuto da un giorno all’altro sulla strada. E pretendono da costui, ridotto a un bilocale al Pilastro, alla Garbatella, a Sesto San Giovanni, lo stesso tenore di vita di prima.
Non fan che provocare, sculando in bikini, in tanga, in mini (“si vede tutto e di più” cantano gli 883), ma se in ufficio le fai un’innocente carezza sui capelli è già molestia sessuale, se dopo che ti ha dato il suo cellulare la chiami due volte è già stalking, se in strada, vedendola passare con aria imperiale, le fai un fischio, cosa di cui dovrebbero essere solo contente e che rimpiangeranno quando non accadrà più siamo già ai limiti dello stupro. Basta. Meglio soddisfarsi da soli dietro una siepe.

Tutti questi esempi hanno una nota di fondo in comune: il sacro terrore di perdere posizioni di vantaggio, il millenario controllo da parte dell’uomo dell’universo femminile, la terrificante possibilità del confronto che le donne possono fare sulle loro prestazioni.

Credo, purtroppo, che queste posizioni siano molto più diffuse di quanto appaia.

Anche negli uomini di sinistra che spesso e volentieri sono compagni in piazza e fascisti a letto.

Verrebbe la tentazione, in noi donne, di far da sè.

In fondo gli uomini non ci servono più di tanto, siamo capacissime di badare a noi stesse, di viaggiare, lavorare, guadagnare, sappiamo leggere scrivere e far di conto, sappiamo fare i chirurghi, le spazzine, le elettriciste, le biochimiche, le astronaute, non esiste campo in cui qualche donna non abbia un’altissima formazione e professionalità, non ci servite (in fisicità costastante) per fare figli e tanto meno per allevarli.

Non ci servite neppure per fare sesso, al minimo basterà un qualunque vibratore ben attrezzato.

Qualcuno mi dirà: ma manca il contatto umano, mancano i sentimenti.

Se questo ha da essere il contatto umano, se questi hanno da essere i sentimenti, grazie ne faccio volentieri a meno.

Gradisca Presidente

Ho appena terminato di leggere il libro di Patrizia D’Addario.

Ieri sera mentre ero alla Coop a fare la spesa mi è capitato tra le mani e l’ho comperato.

Se uno si aspetta rivelazioni pruriginose, si aspetta racconti di letti sfatti e di performance sessuali non lo compri.

E’ tutt’altro.

E’ la storia di una donna, di tante donne che per scelta, per caso. per costrizione fanno le prostitute.

Ma, ancora di più, è la storia di uomini; tanti uomini che hanno in comune tutti lo stesso tratto: l’istinto della sopraffazione e dell’harem, dell’utilizzo del corpo delle donne come merce di scambio, come denaro sonante, come un mezzo per arrivare ad un fine.

E’ un libro che narra lo squallore del potere e la profonda, sua, impotenza.

Sono rimasta stupita.

Il corpo delle donne

anna magnani

Diceva Anna Magnani al truccatore che prima del ciak stava per coprirle le rughe del volto “lasciamele tutte, non me ne togliere nemmeno una, ci ho messo una vita a farmele”.

***************

Pier Paolo Pasolini aveva capito in anticipo che la televisione stava per distruggere la poetica potenzialmente espressa dal volto umano.

Pasolini aveva un senso acuto della realtà del volto umano come luogo d’incontro di energie ineffabili che esplodono nell’espressione; cioè in qualche cosa di assimetrico, di individuale, di impuro, di composito, insomma il contrario del tipico.

Che ne è dei volti delle donne e del femminile espresso da ogni volto nella sua unicità?

***************

Invecchiando io rivelo il mio carattere dove per carattere devo intendere tutto il vissuto che ha plasmato la mia faccia.

“Onora la faccia del vecchio” è scritto nel Levitico; non è da poco il danno che si produce quando le facce che invecchiano hanno scarsa visibilità, quando esposte alla pubblica vista sono soltanto facce depilate, truccate, rese telegeniche per garantire un prodotto sia esso mercantile o politico.

***************

Per vedere il documentario per intero l’indirizzo è:

http://www.ilcorpodelledonne.it/documentario/index.html

http://www.ilcorpodelledonne.it/documentario/index.html