Quando decideranno che potremmo di nuovo votare, riguardiamoci i discorsi di Robert Kennedy e di Berlinguer.
Poi scegliamo.
Se avremo ancora il coraggio di votare.
Il meglio della diretta è un salto nel tempo.
Un fotogramma.
In evidenza, Bianca Berlinguer, intervistata da Daria Bignardi alle Invasioni Barbariche.
Sul vidiwall alle sue spalle, il padre Enrico, in primissimo piano, in un vecchio “Mixer” del 1983.
Un’immagine che condensa quasi trent’anni di storia.
Un concentrato di com’eravamo e come siamo.
“La qualità a cui è più affezionato?” chiede Gianni Minoli.
E Berlinguer: “Quella di essere rimasto fedele agli ideali della mia gioventù”.
“E la cosa che le dà più fastidio sentir dire di lei?”
Il leader del Pci ci pensa un attimo, poi le labbra si aprono in un sorriso: “Che…che sarei triste”.
Il giovane giornalista televisivo di successo; il segretario del più grande partito comunista d’occidente; sua figlia che a distanza di ventotto anni ne osserva l’immagine, trattenendo le lacrime.
In fondo, non è trascorso un tempo così lungo, ma l’accelerazione impressa dalla storia negli ultimi anni proietta quelli in una lontana sempre più remota, al punto che si può parlare di mondi quasi inconciliabili e di diversi linguaggi televisivi, che si confrontano.
Berlinguer parlava di ideali della gioventù cui era rimasto fedele; oggi i giovani, disincantati e disorientati, hanno da tempo smesso di coltivare sogni, ma l’abbandono delle illusioni e l’aderenza concreta alle cose, purtroppo, non li ripaga.
Il politico in tv, allora, non era soggiogato dalla smania dell’apparire, non indugiava sulla risposta, non utilizzava lo scettro dell’oratore come occasione di propaganda, anzi, sembrava quasi volersene liberare al più presto.
Oggi, al contrario, chi conquista il microfono non lo lascia più, con il risultato che ciò che di ciò che dice non resta nulla, mentre quelle poche, scabre risposte di Berlinguer resistono negli anni: laconiche, ma del tutto informative.
Anche del personaggio.
Che la natura intimistica dell’intervista cerca di far emergere, scrostando lo stereotipo, la patina dell’uomo che non ride mai, rivelando la qualità della mitezza allegra, dello sguardo pensoso ma mai davvero triste.
Chi osasse ancora pensare che il barzellettiere logorroico di Arcore sia un personaggio carismatico, si riguardi attentamente quell’intervista: forse anche i più maldisposti riusciranno a intuire che il vero carisma non va confuso con la furbizia, il denaro e il populismo sovraeccitato.
Bianca è oggi la direttrice del Rg3, e il meglio di sé lo offre come conduttrice di “Linea Notte”.
Ospita spesso dei politici, come La Rissa o Di Pietro, che tratta quasi come degli scolaretti, con bacchetta e note sul registro: lei in piedi e loro seduti, lei severa che riposta l’ordine in classe alzando la voce, loro indisciplinati e ciarlieri che si battibeccano e in qualche caso abbandonano l’aula.
Siparietti che la Bignardi mostra facendoci apprezzare una Berlinguer volitiva e autorevole.
Nell’affettuoso e commosso sguardo rivolto verso l’immagine di suo padre, c’è un misto di riconoscenza e di private memorie, che rappresentano qualcosa di troppo intimo per poter essere indagato.
Tuttavia, se possibile, avremmo voglia idealmente di condividerle.
(Luigi Galella – Il fatto quotidiano)
L’altra sera stavo guardando Exit di Ilaria D’Amico che aveva un collegamento con alcuni sostenitori di Silvio Berlusconi; e fin qui nulla di particolare, ma mi ha colpito, ancora una volta, in maniera alquanto sgradevole un elemento.
L’adorazione.
Perchè io capisco, perfettamente, la partigianeria politica e d’altronde l’etimo del lemma partito significa “di parte”, quindi nulla di stravagante od insolito.
Quello che mi infastidisce è proprio la devozione quasi religiosa che questi esprimono.
Ve lo immaginate un elettore del PD o anche del SEL che parla di Bersani (oh, ragazzi…) od anche di Vendola con toni messianici dichiarando, senza neppure una nota di pudore, “‘è la mia vita”, piuttosto che “è come Dio”?
Io, proprio, non ci riesco; all’elettore di sinistra verrebbe, laicamente, da ridere mentre lo dice, non riuscirebbe ad atteggiare neppure il viso a compunta serietà.
Noi siamo piuttosto inclini alla feroce critica, al ghigno ironico, al saggio distacco; se proprio vogliamo essere generosi tendiamo alla stima; oltre non andiamo.
Non abbiamo venerato neppure Berlinguer, che era Berlinguer e non un cavaliere qualunque; lo abbiamo, anche, amato, ma mai venerato.
Perchè in politica la venerazione è pericolosa, il politico va giudicato, contestato e valutato in base alle decisione che prende e alle azioni che compie; la devozione impedisce una chiara visione dell’operato.
La deferenza non permette di giudicare ed il giudizio è l’elemento fondante della democrazia.
Solo nelle dittature esiste il culto e l’adorazione del capo; il genitore lasciamolo ai bambini, agli adulti serve un pari con cui confrontarsi.
E poi, vogliamo parlarne, se Berlusconi è la tua vita, la tua vita è una malinconia.
L’altro giorno a pranzo con un amico parlavo di politica.
Lui è stato candidato nelle liste del PDL alle recenti regionali emiliane, figlio di un socialista vero che si è fatto la galera, è transitato per il partito socialista per arrivare alla quasi “naturale” casa della libertà.
Ovviamente non eravamo, come sempre, d’accordo su quasi nulla e, mentre discutevamo, mi è uscita una frase che non pronunciavo più con tanta convinzione e soddisfazione da tempo: ma io sono comunista.
Ed è vero, lì mi sono scoperta ancora tanto, soprattutto oggi, comunista.
Oggi che nessuno si vergogna delle passate origini fasciste, perchè dovrei vergognarmi io di essere comunista?
Oggi, che chiamare comunista qualcuno è un insulto, insultatemi pure, sono comunista.
E state tranquilli, essere chiamata così è per me un onore; essere stata rappresentata da un grande uomo, ancora prima che un grande politico, come Enrico Berlinguer è per me motivo di soddisfazione ed orgoglio.
Sono comunista perchè ho dignità, sono comunista perchè ho onestà, sono comunista perchè ho decoro, sono comunista perchè ho stima e considerazione di me stessa.
Sono comunista perchè sogno una libertà diversa da quella americana, sono comunista perchè penso di poter essere viva e felice solo se lo sono anche gli altri, sono comunista perchè sento la necessità di una morale diversa, sono comunista perchè è una forza, un volo, un sogno, uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Sono comunista perchè è un ideale difficile da perseguire, spessissimo utilizzato impropiamente da tanti professatisi tali.
Sono comunista perchè concetti di eguaglianza, solidarietà sociale, partecipazione, sviluppo etico ancor prima che idee politiche sono idee di umanità consapevole e vera, appartengono alla società civile e non a quella bestiale.
Sono comunista perchè ci sono stati uomini come Che Guevara che hanno rinunciato al potere, all’ossequio, al denaro e sono andati a farsi ammazzare per portare ovunque un sogno ed un’utopia.
Sono comunista perchè, a me, la pelle d’oca viene ad ascoltare a Santa Clara “Hasta siempre comandante” e non a sentire “Per fortuna che Silvio c’è” a Cologno Monzese.
Sono comunista perchè, quella sera, a Cienfuegos, il vecchio cubano non mi ha parlato di Castro, mi ha parlato solamente di Fulgencio Batista, di Ramon Grau San Martin e tanto, tanto di Josè Martì.
Sono comunista perchè a sinistra ho rappresentanti come D’Alema, Veltroni, Bersani che un discorso del genere non sono mai stati capaci di farlo e non saranno mai più capaci di farlo:
Intervista ad Enrico Berlinguer del 28 luglio 1981
I partiti non fanno più politica, sono soprattutto macchine di potere e di clientela, idee ideali e programmi pochi e vaghi, sentimenti e passione civile zero.
Gestiscono interessi senza alcun rapporto con il bene comune non sono più organizzatori del popolo, sono federazioni di correnti, camarille ognuno con un boss ed un sotto boss.
I partiti hanno occupato lo stato e tutte le sue istituzioni a partire dal governo, hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la rai tv, alcuni grandi giornali.
Il risultato è drammatico, tutte le operazioni che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito della corrente o del clan a cui si deve la carica; un credito bancario viene concesso se utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata solo se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi.
Anche quando si tratta solamente di riconoscimenti dovuti.
Molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni, ma gran parte di loro è sotto ricatto hanno ricevuto vantaggi, magari dovuti, o sperano di ottenerne.
La questione morale non si esaurisce nel fatto che essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori devono essere denunciati e andare in galera, la questione morale nell’Italia di oggi fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro che vanno semplicemente abbandonati e superati.
Quando si chiedono sacrifici al paese e si comincia con il chiederli ai lavoratori mentre si ha alle spalle una questione come la P2 è assai difficile ricevere ascolto, ed essere credibili; quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi ed intollerabili privilegi.
Se questi elementi non ci sono l’operazione non può riuscire, se si continua in questo modo in Italia la democrazia rischia di restringersi non di allargarsi e svilupparsi.
La nostra democrazia rischia di soffocare in una palude.
Aprendimos a quererte Abbiamo imparato ad amarti
desde la historica altura sulla storica altura
donde el sol de tu bravura dove il sole del tuo coraggio
le puso cerco a la muerte. ha posto un confine alla morte.
Aqui se queda la clara, Qui rimane la limpida
la entranable trasparencia penetrante trasparenza
de tu querida presencia, della tua amata presenza,
comandante Che Guevara. comandante Che Guevara.
Tu mano gloriosa y fuerte La tua mano gloriosa e forte
sobra la historia dispara, spara sulla storia
cuando todo Santa Clara quando tutta Santa Clara
se despierta para verte. si sveglia per vederti
Vienes quemando la brisa Vieni bruciando la nebbia
con soles de primavera come il sole di primavera
para plantar la bandera per piantare la bandiera
con la luz de tu sonrisa. con la luce del tuo sorriso.
Tu amor revolucionario il tuo amore rivoluzionario
te conduce a nueva empresa, ti spinge verso una nuova impresa,
donde esperan la firmeza dove aspettano la fermezza
de tu brazo libertario. del tuo braccio liberatore.
Seguiremos adelande Continueremo ad andare avanti
como junto a ti seguimos come fossimo insieme a te
y con Fidel te decimos: ed insieme a Fidel ti diciamo:
“Hasta siempre comandante!” “Per sempre comandante!”
Perchè come dice Francesco Guccini: da qualche parte un giorno, dove non si saprà, dove non l’aspettate, il “Che” ritornerà.
Per capire bene cosa significa un milione di persone
dal blog di Metilparaben
Per capire bene cosa non significa un milione di persone
dal blog di Politica e società
Un piccolissimo post di oggi, un piccolo cammeo di Spera di Sole (http://speradisole.wordpress.com/2009/10/05/nostalgia-di-un-amore-ora-piu-che-mai/)
mi ha di nuovo fatto ricordare quest’uomo.
Questo uomo che mi accompagna ancora, che ogni tanto fa ancora capolino nella mia mente e nel mio cuore.
E’ anche grazie a questa classe politica di destra come di pseudo-sinistra, che oggi, come non mai, non mi vergogno di essere stata e chiamarmi ancora comunista.
E allora: grazie e ciao Enrico, ancora, di nuovo, per sempre.
Sono passati 25 anni dalla morte di Enrico Berlinguer e, ancora, mi colpiscono le parole, la modernità dei concetti espressi, la consapevole compostezza ed il coraggio di procedere nell’istante della propria morte.
Avremmo ancora bisogno di politici “aristocratici”: l’aristocrazia di chi crede in quello che fa e fa quello che dice; l’aristocrazia della dignità del proprio lavoro umile o grandioso che sia; l’aristocrazia del pensiero pensato; l’aristocrazia del pudore dei propri sentimenti; l’aristocrazia del decoro privo di sola immagine; l’aristocrazia dell’idea che non fluisce nell’interesse personale; l’aristocrazia della misura, della sobrietà, della decenza e dell’onestà.
Per me, Enrico Berlinguer è una foto in bianco e nero

Per me, Enrico Berlinguer è un’emozione ed un sentimento
Per me, Enrico Berlinguer è il ricordo di mio padre.

(qualcuno era comunista perchè Berlinguer era una brava persona – Gaber)
(chiudo gli occhi e penso a te, dolce Enrico – Venditti)
Dopo la manifestazione di sabato scorso del PD mi viene in mente solo questo (nonostante le contraddizioni, nonostante tutto):
Dolce Enrico
Enrico se tu ci fossi ancora
ci basterebbe un sorriso
per un abbraccio di un’ora
il mondo cambia
ha scelto la bandiera
l’unica cosa che resta
e’ un’ingiustizia piu’ vera
qui tutti gridano
qui tutti noi siamo diversi
ma se li senti parlare
sono da sempre gli stessi
quante bugie
quanti segreti in fondo al mare
pensi davvero che un giorno
noi li vedremo affiorare
oh no non dirmi no
dimmi che quel giorno ci saro’
chiudo gli occhi e penso a te
dolce Enrico
nel mio cuore accanto a me
tu sei vivo
chiudo gli occhi e tu ci sei
dolce Enrico
tu sorridi accanto a me
a san giovanni stanotte
la piazza e’ tutta vuota
ma quanta gente che c’e’
sotto la grande bandiera
e quante bugie
quanti segreti in fondo al mare
pensi davvero che un giorno
noi li vedremo affiorare
oh no non dirmi no
dimmi che quel giorno ci saro’
chiudo gli occhi e penso a te
dolce Enrico
nel mio cuore accanto a me
tu sei vivo
chiudo gli occhi e tu ci sei
dolce Enrico
tu sorridi accanto a me
tu sorridi accanto a me
Antonello Venditti