Noi radical chic

Secondo il ministro dell’Istruzione, a manifestare oggi “sono solo poche radical chic”.

A parte che non eravamo poi così poche, e neppure pochi, cosa c’è di male ad essere radical chic?

Cosa c’è di abberante nell’essere intellettuali?

Parebbe che parole come intellettuali, chic, siano diventate improvvisamente degli insulti, delle sconcerie da cui tenersi lontani; secondo definizione del vocabolario italiano intellettuale significa: che concerne l’intelletto o le opere dell’intelletto od anche: chi esercita un’attività intellettuale o ha spiccati interessi culturali.

Sarò pure lenta di comprendonio ma non riesco a vederci neppure una stilla di vergogna e di rincrescimento nell’essere, più o meno intellettuali.

Dovrei, per contro, pensare che la Gelmini, la Santanchè che tanto detestano l’aggettivo e lo utilizzano come offesa si intendano, si considerino, l’esatto contrario ovvero: analfabete ed ignoranti (sempre dal vocabolario italiano).

D’altronde anche l’epiteto lanciato ad ingiuria di chic non mi vede affatto contraria dal momento che significa fine, elegante, raffinato per cui tenderei a considerarlo, piuttosto, un complimento, mentre loro considerano se stesse, invece, volgari, rozze e dozzinali.

Comunque brave; noi saremo anche intellettuali e chic ma sicuramente voi non siete particolarmente furbe, però siete sincere affermando di non essere nè intellettuali, nè chic!

Agorà e la storia di Ipazia

Ricevo e molto volentieri diffondo e pubblicizzo l’uscita di un film sulla figura di una donna straordinaria.

Ipazia di Alessandria.

Chi volesse vedere il trailer del film può vederlo qui.

Chi non conoscesse la storia forte, libera e di grande conoscenza di Ipazia può leggere qualcosa anche qui.

Per condividere su Facebook

Venerdì 23 aprile Agorà uscirà in tutta Italia. Il successo del film è strettamente legato al botteghino, in particolare quello del primo week end.

Se il film va bene, allora resterà più a lungo nelle sale, i media se ne dovranno occupare, chi l’ha visto ne parlerà ed altre persone andranno a vederlo.

Altrimenti sarà stato il sogno di un fine settimana. E Ipazia di Alessandria tornerà, in Italia ad essere conosciuta solo da quei pochi che già la conoscono.

Diamoci da fare perchè non sia così! da domani fino al giorno dell’uscita, parliamone in casa e in ufficio, inviamo email ad amici e conoscenti, lasciamo volantini, attacchiamo poster! qualsiasi iniziativa ed idea può essere utile.

Marciranno nei magazzini

Lascerò marcire la pillola RU486 nei magazzini.

Così dichiarò il neo presidente del Piemonte Cota il giorno dopo la sua elezione.

E’ certamente un argomento importante la pillola abortiva, prioritario, anche più della disoccupazione, anche più dei problemi della FIAT.

Certamente non ha nessuna importanza che il farmaco sia stato approvato dall’AIFA.

Certamente non ha nessuna importanza che si vada a ledere la libera scelta di migliaia di donne.

Certamente non ha nessuna importanza la salute del corpo femminile.

Certamente non ha nessuna importanza che avvenga una migrazione verso regioni che mettono, correttamente, in atto le politiche del servizio sanitario nazionale.

Tira una nuova aria in Piemonte, ma non è una buona aria.

Aspettatemi, che vado controcorrente

Ho partecipato all’evento mediatico dell’anno; sono stata al Paladozza, anzi per essere più esatti in piazza Azzarita (che non ho trovato un biglietto manco a pagarlo) ad assistere a “Rai per una notte”.

Mi ha interessato, soprattutto, per gli aspetti innovativi di fare rete attraverso mezzi che, solitamente, si ignorano, per l’utilizzo di mezzi non di massa che creano una massa, mi auguro, critica.

Ma non era tanto di questo che volevo parlare piuttosto di una malattia che rischia di tornare ad essere di massa.

Per quanto, di questi tempi, anche parlare di malattia significa parlare di politica dopo la mirabolante promessa di Berlusconi di sconfiggere, da solo e da novello taumaturgo onnipotente, il cancro in tre anni.

Che, a quel punto, il Nobel per la medicina gli spetterebbe di diritto.

Dopo questo lungo e poco pertinente prologo comunico di cosa voglio trattare in questo post: della tubercolosi.

La TBC ha una storia millenaria, si trovano resti del batterio, in alcuni resti fossili di animali, già nel paleozoico.

La TBC è una malattia che non è più di moda, non fa notizia nè audience eppure provoca, nel mondo, 4 morti al minuto.

La tubercolosi ha una storia culturale e sociale affascinante.

Già 1000 anni fa il medico arabo Avicenna se ne era occupato nel suo “Canone della medicina” capendo l’importanza dell’igiene e della quarantena per i colpiti da questa, allora, sconosciuta malattia.

Ma non è dell’aspetto prettamente medico che mi voglio occupare quanto della grande influenza della malattia in moltissimi settori della vita degli uomini.

Intorno alla malattia sono sorte le più fantasiose ed inverosimili interpretazioni e dicerie: che fosse dovuta al vampirismo, forse per la faces di estremo pallore, di arrossamento degli occhi e fotofobia che assumevano i malati; che fosse guaribile dall’imposizione delle mani dei re di Francia.

Un aspetto particolarmente interessante è il divenire una metafora della vita che ha influenzato pesantemente la cultura di parecchi secoli in tutti i suoi aspetti.

In letteratura è stata celebrata ne “La montagna incantata” di Thomas Mann, nella musica è sufficiente ricordare la miriade di opere liriche in cui la protagonista viene colpita dal mal sottile e ne muore, nella pittura i quadri cupi ed angoscianti di Munch, dal celebre “Urlo” a moltissimi altri, sono un vero ritratto di malati e malattia.

Altro volto del morbo è quello della superstizione legata alla sessualità, una sessualità anch’essa malata, sfrenata e poco incline ad assoggettarsi ai rigidi vincoli imposti dalla moralità ottocentesca.

E in questa particolare angolazione furono particolarmente coinvolte le donne, alle quali fu riservato non solo lo status di untore ma anche quello di sgualdrina.

Questo stretto rapporto tra malattia e femminilità è benissimo rappresentato dalle oper liriche dove il protagonista che muore di tale male è sempre una donna e per di più di facili costumi; donna che nella malattia trova sia l’espiazione dei proprio peccati che il giusto castigo del suo immorale comportamento.

Non succede mai che il protagonista maschile si ammali, pur supponendo che, con la suddetta, abbia o abbia avuto rapporti sessuali ed intimi, nè, tantomeno, muore o è costretto ad espiare gli stessi peccati sessuali della donna, o altri peccati ben più gravi, o la sua marcata idiozia e dabbenaggine.

Tale atteggiamento è fortemente sintomatico di una radicata mentalità che vede nella donna la portatrice di ogni male sebbene nello specifico caso, e doveva essere evidente anche all’epoca, il rapporto di malattia tra i due sessi sia nettamente a favore di quello femminile.

Anche in questo caso la TBC assume al forma di metafora sociale e sociologica della colpevolizzazione delle donne, del sesso e, soprattutto, del binomio donne e sesso.

Se mi guardo allo specchio

E’ inutile, non ce la può fare.

Scatta un meccanismo atavico e cede; quando si tratta di relazionarsi con persone che non la pensano come lui, ma esattamente come lui, perde le staffe, non ragiona, non evita di cedere all’impulso.

Soprattutto se son donne.

L’ennesima dichiarazione di Berlusconi non può prescindere dall’aspetto fisico dell’interlocutrice.

Con la frase sulla Bresso: “Sapete perché Bresso è sempre di cattivo umore? Perché al mattino quando si alza e si guarda allo specchio per truccarsi, si vede. E così si è già rovinata la giornata” aggiunge l’ennesima perla alla sua lunghissima carriera di gaffeurs.

Dobbiamo capirlo per svariate ragioni: perchè è abituato ad avere a che fare con la Carfagna, con le candidate veline, con gli avvocati signorsì, con Bondi, tanto da non essere più abituato a normali rapporti interpersonali fatti anche di critica e dissenso; perchè è vecchio e quindi con una mentalità da cabarettista; perchè è ancorato a stereotipi femminili da bordello.

Soprassiede, a fatica, sulla bellezza solo se le donne dicono sempre sì, e pazientando se la Polverini abbassa la media.

Non possiamo fargli una colpa di quello che, antropologicamente, culturalmente e geneticamente è.

Potremmo, però, non farlo presidente del consiglio.

Se vi interessa leggere qualche altra perla andate qui.

Non regalatemi mimose, please

Non regalatemi mimose, per favore, che mi incazzo.

Mi sono sfrantecata le ovaie di ‘sta storia delle mimose, lo avevo già scritto lo scorso anno anche se ero stata più soft.

Al primo, al secondo ed anche al terzo uomo che mi regala un rametto di mimose gliele sbrego sulla testa; un rituale trito ritrito come il prezzemolo congelato, un fiorellino e voilà amore mio: mandiamo in culo tutti i soprusi, le violenze, le prevaricazioni, le angherie fisiche e morali, gli stupri, i corpi utilizzati e venduti, il lavoro in nero e sottopagato con la lettera di licenziamento già firmata se rimango incinta.

Il fiorellin di mimosa al limite, ma molto al limite, lo accetto solo da una donna;  ma da donne che si rendano conto dello stato di “oggetto” femminile in cui siamo e, come da tempo, non eravamo così tanto.

Bologna, il candidato sindaco e gli “altri”

Partendo dal presupposto che Cazzola non mi è stato mai simpatico, per il fatto di essere stato presidente della virtus pallacanestro; e si sa che ai tifosi non funzionano molto razocinio e lucidità.

cazzola-foto

Mentre i presidenti di società sportive si possono valutare “di pancia” se si è tifosi della squadra opposta, per i candidati sindaci non si può applicare lo stesso metro di valutazione.

E tant’è che mi sono doverosamente informata sul programma di quello che è il maggiore competitore nella campagna elettorale alla nomina di sindaco della mia città.

Già così, il suo programma è molto vago, senza nulla dire e dicendo tutto; ma dopo le proposte consegnate alla stampa, oggi, sul welfare ho capito che forse il mio giudizio “di pancia” da  tifosa non era poi così sbagliato.

A volte, forse, bisogna dare retta alle sensazioni, alle percezioni, ai sentori non propriamente razionali.

Ecco il motivo del contendere: meno tasse alle famiglie normali; gli sconti sulle tariffe comunali vanno bene ma solo alle famiglie “costituzionali” cioè a quelle che hanno contratto un regolare matrimonio religioso o civile. (http://bologna.repubblica.it/dettaglio/cazzola-e-il-welfare-della-normalita/1643058)

Ci è già andata fatta bene, che non ha ulteriormente discriminato tra le coppie sposate con rito di santa romana chiesa e quelle il cui matrimonio è stato sancito “solo” dall’autorità civile; non si parli poi, dio ce ne liberi e scampi, di unioni ancora più anormali, diverse, illecite, immorali ed innaturali quali quelle omosessuali.

Peccato che gli attuali regolamenti comunali e regionali garantiscano uguali diritti alle coppie sposate e alle coppie di fatto; ed, ebbene sì, io quei regolamenti li voglio mantenere.

Ci sarebbe, poi, da discutere su cosa sia la normalità di come il concetto vari nel tempo e nei luoghi; la normalità è una rappresentazione mentale, un dato educativo e culturale, non un dato reale ed oggettivo in sè.

Certo è singolare come al momento, la cultura della normalità e della libertà porti sempre verso una direzione: la libertà e la normalità sono le mie, non quelle altrui, non quelle diverse da me.

Solo la mia è la verità, la libertà, la normalità.


Centesimo post e mio compleanno

Torta2Torta3

Questo blog sta prendendo una piega che, inizialmente, non avevo considerato nè previsto; essendo, esso, nato per scherzo e per imparare cose nuove del web.

Sono tornata ad essere arrabbiata e combattiva,

come ero stata nella mia giovinezza “anagrafica”, sul tema della violenza alle donne, sul sessismo e sulla prevaricazione culturale e fisica, sulla dismorfofobia imposta da pubblicitari e mercanti.

Trovo che questo mio sdegno sia uno tra i migliori regali che potessi farmi per il mio quarantasettesimo compleanno.

Quindi auguri a me stessa e a tutte le donne.

(le foto sono state scattate e, gentilmente concesse, da mia figlia.

Affari di famiglia?

Da: La Repubblica

La moglie del premier attacca dopo l’articolo su “Fare Futuro”
“Io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione”

Veronica Lario: “Le veline candidate?
“Ciarpame senza pudore per il potere”

Difende il ruolo delle donne nella politica “da Nilde Jotti alla Prestigiacomo”
“Ma qui emerge la sfrontatezza e la mancanza di pudore”

Veronica Lario: "Le veline candidate? "Ciarpame senza pudore per il potere"Veronica Lario con Silvio Berlusconi

ROMA – “Ciarpame senza pudore”. Il vaso si è colmato di nuovo e Veronica Lario esplode come già fece alla fine di gennaio di due anni fa con la famosa lettera a Repubblica. Questa volta, la moglie del premier attacca sull’uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo per le elezioni europee.

Questa volta, Veronica Lario ha deciso di mettere per iscritto in una mail – in risposta ad alcune domande poste dall’Ansa sul dibattito aperto dall’articolo pubblicato ieri dalla Fondazione Farefuturo – il suo stato d’animo di fronte a ciò che hanno scritto oggi i giornali sulle possibili candidate del Pdl alle europee. “Voglio che sia chiaro – spiega – che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire”.

Alla domanda su cosa pensa del ruolo delle donne in politica, alla luce delle polemiche di queste ore, Veronica Lario risponde: “Per fortuna da tempo c’è un futuro al femminile sia nell’imprenditoria che nella politica e questa è una realtà globale. C’è stata la Thatcher e oggi abbiamo la Merkel, giusto per citare alcune donne, per potere dire che esiste una carriera politica al femminile”.

“In Italia – aggiunge la moglie del presidente del Consiglio – la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti”.

“Qualcuno – osserva Veronica Lario – ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere”.La signora Berlusconi prende anche l’iniziativa di parlare della notizia, pubblicata oggi da la Repubblica, secondo cui il premier sarebbe stato domenica notte in una discoteca di Napoli a una festa di compleanno d’una ragazza di 18 anni: “Che cosa ne penso? La cosa mi ha sorpreso molto, anche perchè non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur essendo stato invitato”.

Berlusconi: “Candidature inventate”. E proprio poche ore prima, lo stesso premier era intervenuto da Varsavia sul tema sollevato da “Fare Futuro”. Berlusconi definisce “deludenti” le polemiche sulle “soubrette” nelle liste del Pdl: “Le candidature che ho letto sui giornali sono quasi tutte inventate. E’ veramente assurdo – continua – che se una persona ha una o due lauree e conosce due o tre lingue, per il solo motivo che sia stato in tv o abbia fatto cose nell’informazione o nello spettacolo sia da considerarsi preclusa per quanto riguarda la politica”.

Il premier si lamenta delle critiche: “Si dice sempre che si vuole il 50 per cento di donne. Poi quando vai a prendere candidate, che non ho scelto io, e che vengono a fare un corso, per il semplice motivo che hanno un aspetto gradevole si polemizza. È Una delusione totale. Escludo comunque che ci sia qualche candidata che non sia stata attiva in An o in Forza Italia”. Berlusconi ‘sponsorizza’ però uno dei nomi usciti sulla stampa. “Sono supporter di Lara Comi, è bravissima”.

Non sapeva ancora che Veronica Lario era pronta a lanciare il suo secondo grande attacco.

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Duro attacco di FareFuturo dopo le candidature volute dal Cavaliere
“Le donne non sono gingilli da usare come specchietti per allodole

“Basta veline in politica”
L’altolà della fondazione di Fini

Il presidente della Camera non sconfessa ma frena: “Comprensibile, ma eccessivo”
di MATTEO TONELLI

"Basta veline in politica" L'altolà della fondazione di FiniBarbara Matera

ROMA – I distinguo tra Fini e il Cavaliere non sono una novità. Ma stavolta l’affondo di FareFuturo, fondazione animata dal presidente della Camera, punta su donne e televisione. Ovvero due dei punti nevralgici della visione del mondo berlusconiana. “Le donne non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole, non sono nemmeno fragili esserini bisognosi di protezione e promozione da parte di generosi e paterni signori maschi, le donne sono, banalmente, persone. Vorremmo che chi ha importanti responsabilità politiche qualche volta lo ricordasse”. Parole come pietre, firmate da Sofia Ventura sul magazine della fondazione. Al punto che, alcune ore più tardi, lo stesso Gianfranco Fini deve puntualizzare definendo “copmprensibili, ma eccessive e non totalmente condivisibili” le opionioni della Ventura.

Da tempo, la ricerca dello smarcamento dal premier è strategia quotidiana del presidente della Camera. E, come in passato, Farefuturo è lo strumento per mandare precisi segnali. Ora è il turno del personalissimo modo con cui il premier utilizza le donne in politica, le procedure di scelta e il retroterra da cui provengono. Veline, velinismo e simili, insomma.

Una scelta rilanciata con forza dal premier per l’ultima infornata di candidature del Pdl per le Europee. Nell’ordine ci sono Barbara Matera, già “letteronza”, Angela Sozio, ex del Grande Fratello, Camilla Ferranti, reduce da Incantesimo, Eleonora Gaggioli, direttamente dai set di Don Matteo ed Elisa di Rivombrosa. “Volti nuovi e freschi” nelle intenzioni del Cavaliere. Destinati a rappresentare l’Italia in Europa. In quel Parlamento europeo che con le ribalte televisive ha poco da spartire. O almeno dovrebbe.


Il giudizio di Farefuturo è duro. Si parla di “una pratica di cooptazione di giovani signore con un background che difficilmente può giustificare la loro presenza in un’assemblea elettiva come la Camera dei deputati o anche in ruoli di maggiore responsabilità”.

E che nessuno parli di ricerca di volti nuovi, di nuove pratiche di selezione. Di rottura con le liturgie partitiche. “Qui assistiamo ad una dirigenza di partito che fa uso dei bei volti e dei bei corpi di persone che con la politica non hanno molto a che fare, allo scopo di proiettare una (falsa) immagine di freschezza e rinnovamento – continua Farefuturo -. Questo uso strumentale del corpo femminile, al quale naturalmente le protagoniste si prestano con estrema disinvoltura, denota uno scarso rispetto da un lato per quanti, uomini e donne, hanno conquistato uno spazio con le proprie capacità e il proprio lavoro, dall’altro per le istituzioni e per la sovranità popolare che le legittima”.

Nessuna valorizzazione, insomma, semmai un uso spregiudicato del “corpo delle donne” che ottiene l’effetto opposto. A fronte di numeri che fotografano una presenza femminile in politica ancorata a livelli minimi, infatti, la risposta del Cavaliere è un “velinismo” che “rilancia uno stereotipo femminile mortificante, accuratamente coltivato dalla nostra televisione (che è, a questo proposito, un unicum nel contesto europeo-occidentale) e drammaticamente diseducativo per le nuove generazioni”.