Donne, razza nemica

Questa è una lettera che ho trovato su una chat leggermente delirante:

Buongiorno a tutti,
sinceramente se avessi la possibilità di scegliere preferirei che la donna della mia vita fosse VERGINE.
Mi da un po’ fastidio infatti pensare che qualcuno prima di me ne abbia goduto delle grazie, oltre che colpito nell’orgoglio mi sentirei ferito nel cuore.
Con questo non voglio dire che le “già deflorate” siano incapaci di amare, sto soltanto dicendo che mi darebbe fastidio pensare che la donna che amo sia stata a letto con altri prima di conoscere me, e chissa cosa ha combinato (o le hanno combinato)
E poi dalle discussioni aperte anche in molti forum sembra che per le donne sia molto importante la prima volta, lascia infatti un ricordo molto impresso nella memoria delle ragazze, ed io sinceramente ne sarei molto geloso, soprattutto perchè le donne generalmente si concedono agli uomini che “ci hanno saputo fare” e che dopo magari ridono delle loro polle che ci sono cascate in pieno.
Un bravo ragazzo timido e sincero come me, nel vedere e sentire queste cose soffre, soprattutto se si parla della ragazza che amo.

E poi le donne dicono che la prima volta deve essere con una persona speciale, ora non vedo per quale motivo io non possa desiderare di essere quella persona per la donna che amo.
Spero venga apprezzata la sincerità

E questa è una risposta presa ad esempio per tutte (che sono all’incirca sulla stessa lunghezza d’onda):

E’ normale pensare questo…
Anche a me dà fastidio essere sempre in “competizione” e sapere che la donna con cui faccio certe cose è già stata violata precedentemente… credo però che la cosa che mi darebbe più fastidio sarebbe scoprire che si è concessa con me meno di quanto ha fatto con altri… credo che questa sia una di quelle cose che difficilmente manderei giù.
Considera comunque che una ragazza inesperta è molto più impacciata, inesperta e meno disinvolta. Anche le donne più “esperte” hanno i loro vantaggi…

Quindi non ha da stupir molto l’articolo di Fini pubblicato qualche giorno fa sul Fatto Quotidiano:

Le donne sono una razza nemica. Bisognerebbe capirlo subito. Invece ci si mette una vita, quando non serve più. Mascherate da “sesso debole” sono quello forte. Attrezzate per partorire sono molto più robuste dell’uomo e vivono sette anni di più, anche se vanno in pensione prima. Hanno la lingua biforcuta. L’uomo è diretto, la donna trasversale. L’uomo è lineare, la donna serpentina. Per l’uomo la linea più breve per congiungere due punti è la retta, per la donna l’arabesco. Lei è insondabile, sfuggente, imprevedibile. Al suo confronto il maschio è un bambino elementare che, a parità di condizioni, lei si fa su come vuole. E se, nonostante tutto, si trova in difficoltà, allora ci sono le lacrime, eterno e impareggiabile strumento di seduzione, d’inganno e di ricatto femminile. Al primo singhiozzo bisognerebbe estrarre la pistola, invece ci si arrende senza condizioni.
Sul sesso hanno fondato il loro potere mettendoci dalla parte della domanda, anche se la cosa, a ben vedere, interessa e piace molto più a lei che a lui. Il suo godimento – quando le cose funzionano – è totale, il nostro solo settoriale, al limite mentale (“Hanno sempre da guadagnarci con quella loro bocca pelosa” scrive Sartre). La donna è baccante, orgiastica, dionisiaca, caotica, per lei nessuna regola, nessun principio può valere più di un istinto vitale. E quindi totalmente inaffidabile. Per questo, per secoli o millenni, l’uomo ha cercato di irreggimentarla, di circoscriverla, di limitarla, perché nessuna società regolata può basarsi sul caso femminile. Ma adesso che si sono finalmente “liberate” sono diventate davvero insopportabili.
Sono micragnose, burocratiche, causidiche su ogni loro preteso diritto. Han perso, per qualche carrieruccia da segretaria, ogni femminilità, ogni dolcezza, ogni istinto materno nei confronti del marito o compagno che sia, e spesso anche dei figli quando si degnano ancora di farli. Stan lì a “chiagne” ogni momento sulla loro condizione di inferiorità e sono piene zeppe di privilegi, a cominciare dal diritto di famiglia dove, nel 95% dei casi di separazione, si tengono figli e casa, mentre il marito è l’unico soggetto che può essere sbattuto da un giorno all’altro sulla strada. E pretendono da costui, ridotto a un bilocale al Pilastro, alla Garbatella, a Sesto San Giovanni, lo stesso tenore di vita di prima.
Non fan che provocare, sculando in bikini, in tanga, in mini (“si vede tutto e di più” cantano gli 883), ma se in ufficio le fai un’innocente carezza sui capelli è già molestia sessuale, se dopo che ti ha dato il suo cellulare la chiami due volte è già stalking, se in strada, vedendola passare con aria imperiale, le fai un fischio, cosa di cui dovrebbero essere solo contente e che rimpiangeranno quando non accadrà più siamo già ai limiti dello stupro. Basta. Meglio soddisfarsi da soli dietro una siepe.

Tutti questi esempi hanno una nota di fondo in comune: il sacro terrore di perdere posizioni di vantaggio, il millenario controllo da parte dell’uomo dell’universo femminile, la terrificante possibilità del confronto che le donne possono fare sulle loro prestazioni.

Credo, purtroppo, che queste posizioni siano molto più diffuse di quanto appaia.

Anche negli uomini di sinistra che spesso e volentieri sono compagni in piazza e fascisti a letto.

Verrebbe la tentazione, in noi donne, di far da sè.

In fondo gli uomini non ci servono più di tanto, siamo capacissime di badare a noi stesse, di viaggiare, lavorare, guadagnare, sappiamo leggere scrivere e far di conto, sappiamo fare i chirurghi, le spazzine, le elettriciste, le biochimiche, le astronaute, non esiste campo in cui qualche donna non abbia un’altissima formazione e professionalità, non ci servite (in fisicità costastante) per fare figli e tanto meno per allevarli.

Non ci servite neppure per fare sesso, al minimo basterà un qualunque vibratore ben attrezzato.

Qualcuno mi dirà: ma manca il contatto umano, mancano i sentimenti.

Se questo ha da essere il contatto umano, se questi hanno da essere i sentimenti, grazie ne faccio volentieri a meno.