Perchè dicono no Strada e Gabanelli

Gabanelli-Strada

Il no di Milena Gabanelli

“Mi rivolgo ai tanti cittadini che hanno visto in me una professionista sopra le parti e quindi adeguata a rappresentare l’inizio di un cambiamento nel Paese. Sono giornalista da 30 anni e ho cercato sempre, in buona fede, di fare il mio mestiere al meglio; il riconoscimento che in questi giorni ho ricevuto mi commuove, e mi imbarazza.
Certamente non mi sono mai trovata in una situazione dove sottrarsi è un tradimento e dichiararsi disponibile un segno di vanità. Forse non si sta parlando di me, ma dell’urgenza di dare un volto a un’aspettativa troppo a lungo tradita.
Che io non avessi le competenze per aspirare alla Presidenza della Repubblica mi era chiaro sin da ieri, ma ho comunque ritenuto che la questione meritasse qualche ora di riflessione. E non è stata una riflessione serena.
Quello che mi ha messo più in difficoltà in questa scelta è stato il timore di sembrare una che volta le spalle, che spinge gli altri a cambiare le cose ma che poi quando tocca a lei se ne lava le mani. Il mio mestiere è quello di presentare i fatti, far riflettere i cittadini e spronarli anche ad agire in prima persona. Ma quell’agire in prima persona è tanto più efficace quanto più si realizza attraverso le cose che ognuno di noi sa fare al meglio.
Io sono una giornalista, e solo attraverso il mio lavoro – che amo profondamente – provo a cambiare le cose, ad agire in prima persona, appunto.

E quello di Gino Strada

“A proposito della candidatura al Colle, credo che il mio nome, avanzato dal M5S, sia un grande segno di apprezzamento per il lavoro di Emergency, e di questo sono grato e orgoglioso. Emergency non si tira indietro quando c’è bisogno: lo dimostriamo da vent’anni nei paesi vittime della guerra e della povertà, lo dimostriamo tutti i giorni con il nostro lavoro in Italia, per assistere italiani e stranieri che oggi si trovano in difficoltà perché lo Stato non garantisce a tutti il diritto alla cura come pure è sancito dalla Costituzione.
Il mio lavoro, il lavoro di Emergency, è questo. E penso che il modo in cui possiamo essere più utili a questo Paese, oggi, sia continuare a farlo, continuare a curare chi ha bisogno, continuare a cercare e proporre soluzioni per correggere il sistema e diventare finalmente inutili, perché è grave che nel 2013, in Italia, ci sia bisogno dei medici di Emergency. Magari potremo anche raccontare al prossimo governo, se ci vorrà ascoltare, la nostra esperienza ventennale di medicina di qualità, gratuita, e aperta a tutti, una medicina basata sui diritti umani, una medicina che vorremmo vedere anche qui.
Credo anche che questo Paese abbia urgente bisogno di cambiare rotta: a partire dal lavoro, la sanità, la scuola, che sono i pilastri della nostra società. Credo che ci sia bisogno di ripartire dalla Costituzione Italiana, la più bella del mondo, per ricostruire diritti. E per questo motivo, personalmente sono convinto che ci sia la grande occasione, oggi, di portare al Colle una persona che crede, rispetta e difende la Costituzione come Stefano Rodotà. Lo conosco, e so che con lui i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione potrebbero tornare ad essere il centro della vita pubblica di questo Paese.
Il lavoro, la sanità gratuita per tutti, la scuola pubblica, l’uguaglianza e il rispetto dei diritti umani, il ripudio della guerra tornerebbero ad essere i mattoni su cui si costruisce una società sana e bella da vivere. Per questi motivi credo sia meglio continuare con Emergency a fare il mio lavoro, che è quello di curare persone, e faccio tanti auguri a Stefano Rodotà”.

Non so l’età

Abbiamo trovato una nuova gaffeurs.

La Roberta Lombardi cento ne fa ed una la pensa.

Quella di oggi a Radio Radicale non è, però, una gaffe; è peggio.

Il dichiarare che non c’è scritto in costituzione quanti anni deve avere il presidente della repubblica (art. 84) è un fatto piuttosto grave.

Non solo perchè issa è parlamentare (e qui possiamo passarci sopra perchè se lo chiediamo a Razzi e Scilipoti non è che ne sappiano tanto di più), ma perchè questa è laureata in giurisprudenza, dove, diritto costituzionale, è uno degli esami obbligatori e fondamentali.

Ha cercato di arrampicarsi sugli specchi tentando uno scartamento: «Vabbè, non è che c’è scritto dagli 80 anni o dai 70 anni in su che poi è l’età media dei candidati…»

Ha prestato il fianco alla rete dove persino il PD è riuscito a fare una cosa divertente con un ironico “Non so l’età”, e dietro l’immagine di Gigliola Cinquetti.

Seguito dall’intero articolo 84 della Costituzione, e da una chiusa inclemente: «Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura della nostra Costituzione».

Con tanto di link.

Chi di rete ferisce, di rete perisce: bisogna stare in campana.

 

Le “cose”, la dignità e il prezzo: fenomenologia delle “Papi girls”

Giovani e carine lo sono tutte. Alcune veramente tanto giovani e tanto carine. Ma per il resto che dire… Spregiudicate? Arriviste? Ciniche? Disperate? Le ragazze del “bunga-bunga” sono tante e diverse. E cercare di generalizzare, forse, non porta da nessuna parte. Eppure c’è qualcosa che le accomuna tutte. Almeno tutte quelle che, più o meno volontariamente, si sono ripetutamente prestate al triste gioco delle serate di Arcore. Basta gettare un colpo d’occhio alle intercettazioni. Diamanti. Appartamenti. Bonifici bancari. Banconote. E poi qui e là qualche promessa… un posto in televisione… un’iscrizione su una lista elettorale… magari un giorno anche qualcosa in più…

L’importante è che questo qualcosa “brilli”. Un po’ come un vestito di strass che luccica davanti ad una telecamera o sotto i flash di qualche paparazzo. Con la paura che le altre siano più “brave” ed ottengano di più. “Praticamente mi ha dato uguale alle altre…”, dice l’una col broncio, perché anche se è solo all’inizio, non ne vuol sapere nulla di aspettare ancora. Mentre l’altra è già più contenta, perché sta per andare in un appartamento più grande. Magari intestato a lei, perché quell’altra ne ha già tre… “Lui ti cambia la vita”, dice l’una. “Deve solo sganciare”, risponde l’altra che comincia a spazientirsi perché il sultano sta diventato sempre più “brutto” e “vecchio”. Mentre qualcuna parla con la madre che la incita a continuare, anche se lei è in “condizioni pietose”, perché non si può mica dire di no davanti a “dodici miliori di vecchie lire”…

Le favorite, quelle che Nicole Minetti “briffava” e “confessava”, hanno almeno questo in comune: la speranza di cambiare qualcosa nella propria vita, uscire dall’anonimato e dalla miseria, passare da semplici figuranti a protagoniste indiscusse. In poche parole, “farcela”. E magari, un giorno, diventare come “Mara”. Cresciute in un mondo in cui i reality show sono più “veri” della “vita vera”, il mondo assomiglia, per molte di loro, ad un grande campo di battaglia dove solo i più sfrontati e i più cinici ce la fanno. Spinte talvolta da parenti e amici “fieri” di poterle un giorno incontrare per la strada a braccetto dei “potenti”, tutte hanno rapidamente imparato che nella vita “tutto si paga, tutto ha un prezzo”, come scriveva già Nietzsche per denunciare il trionfo dell’utilitarismo sociale che riduce i rapporti umani a semplici transazioni tra “creditori” e “debitori”. Ci si può allora veramente limitare a scagliare la pietra contro di loro e voltarsi altrove scandalizzati? Le ragazze del “bunga-bunga” non sono forse anche il sintomo emblematico di un mondo che va veramente male, perché si è definitivamente dimenticato, come spiegava Kant, che solo le “cose” hanno un “prezzo”, al contrario delle persone che dovrebbero sempre avere una “dignità”?

Ma parlare di dignità, oggi, non fa sognare quasi più nessuno. Sembra una nozione impolverata che solo alcuni moralisti da strapazzo possono aver voglia di ritirare fuori. Oggi, si insegna ai giovani che quello che conta veramente è “riuscire” e che, per “riuscire”, il fine giustifica i mezzi. Certo, c’è ancora chi si sforza di fare l’apologia del merito e dell’impegno. Ma sembra sempre sottinteso che, in fondo, basta che ognuno si “impegni” in quello che sa fare, anche se il “saper fare” consiste solo nell’essere belle e buttarsi via… Perché studiare e lavorare sodo, se per avere un bell’appartamento basta passare qualche notte ad Arcore? Perché rassegnarsi all’anonimato, quando basta chiudere gli occhi e spogliarsi, magari stringendo i denti perché non è poi così piacevole accontentare i capricci di un uomo che ha l’età di un padre o di un nonno?

Peccato che, nella vita, tutto lasci un segno, una traccia, una scia. E che, a differenza di quanto accade in un videogioco, non basti pigiare su un bottone per ricominciare da capo e fare “come se” nulla fosse mai successo… Prima o poi, la bellezza e la giovinezza svaniscono per tutti. Se non si ha altro e non si è fatto altro, col tempo, ci si ritrova solo con un pugno di polvere in mano. Magari in un grande appartamento, che però nessuno sarà più disposto a pagarci. Perché effettivamente, “tutto” ha un prezzo nella vita. Ma allora non sarebbe meglio insegnarlo alle più giovani, invece di illuderle che le cose possono essere facili e che, per ottenerle, bastano a volte solo poche notti?

(Michela Marzano)

Tre soluzioni

formule matematiche

Tra pochi giorni si aprono le danze per eleggere il presidente della republica.

Io avrei tre opzioni:

1) votare la Cancellieri: quando parla si mangia tutte le parole e quindi non si capisce letteramente una mazza quindi non si potrà dire che parla contro o a favore di qualcuno

2) Votare Prodi: parla talmente lentamente che sarà in grado di addormentare anche lo spread.

3) Prendere a caso qualcuno dalle liste elettorali: andrà sempre meglio di Amato, D’Alema o Violante.

Dio è morto, Marx è in crisi e anche la Germania non si sente tanto bene

germania-jpg_181417

Dio è morto, Marx è in crisi e anch’io non mi sento molto bene.

Questa storica e splendida battuta di Woody Allen potrebbe applicarsi anche, udite udite, alla Germania; quella Germania che ha imposto a tutti (e con il felice benestare dei governi locali) noi europei una cura che ci ha ammazzato.

Ebbene, ora, la stessa cura sta cominciando ad avere effetti collaterali sulla stessa Germania.

A febbraio il PIL tedesco del quarto trimestre 2012 è sceso dello 0,6%, attestandosi su base annua vicino allo zero, quindi piena stagnazione.

Un contrasto netto, se si prendono i dati degli anni precedenti: nel 2011 e nel 2010 il PIL era rispettivamente del 3% e del 4,2%.

Il motivo? Il crollo delle esportazioni.

Una conseguenza ovvia se si pensa che i principali importatori di prodotti tedeschi erano Italia, Grecia, Spagna e Portogallo, attualmente in profonda crisi.

Non sarebbe il caso, per il bene di tutti, piantarla lì con l’economia che fa la politica e ricominciare a far sì che la politica faccia l’economia.

Quale è il vero voto utile?

Forse è il caso di smettere di dire che se si perde è colpa degli elettori.

Una particina di responsabilità sta anche nell’ignoranza dei votanti, ma la responsabilità maggiore è di chi si propone.

Vuoi perchè non hai saputo spiegarti, vuoi perchè non hai nulla da spiegare o forse perchè quello che pretendi l’hai buttato via già tante volte.

La fiducia, la credibilità te la devi conquistare prima, non chiederla, sempre, acriticamente al momento del voto.

Ho votato a sinistra tutta la mia vita, il PCI prima e il PD dopo; questa volta ho detto no.

Non voglio e non posso più farmi prendere per i fondelli dal mio partito.

Ritengo che il mio non voto al PD sia stato il vero voto utile; utile al mio partito perchè capisca, una volta per tutte che non ha credibilità a fondo perduto.

Prima capisce cosa è successo e perchè ha preso una legnata bestiale dal movimento a 5 stelle e meglio è.

Per il suo e nostro bene.

Non ripeta l’errore che ha fatto con la lega più di vent’anni fa.

Allora perse tutto il voto operaio, ora rischia di perdere tutto il voto giovanile, informato ed informatico.

Non si può sentire il discorso di Fassino: “facciano un partito e poi vediamo quanti voti prendono”….l’abbiamo visto, Fassino, cazzo se l’abbiamo visto.

Non sputiamo sul voto di una massa impressionante di gente che chiede, fondamentalmente, onestà e trasparenza.

Non facciamo gli arroganti considerandoli dei celebrolesi che si fanno infinocchiare; non chiamiamoli con schifo “grillusconi”; se pensiamo che abbiano votato nel verso sbagliato, convinciamoli; portiamoli a pensare che il PD sia il partito che cercano.

Sputarci sopra non serve a nulla, solo a sembrare arroganti.

Però tutto questo bisogna farlo prima delle elezioni, magari spendere il tempo nelle sezioni anzichè nelle fondazioni, usare la rete come dio comanda anzichè le banche.

Ma sopra ogni cosa non bisogna solo essere onesti, bisogna anche sembrarlo; e dopo il Monte dei Paschi non solo non lo sembriamo, ma temo non siamo neppure.

Quello che viene perdonato a destra non verrà mai perdonato a sinistra, e trovo che sia giustissimo così.

Come non si perdona più la mancata legge sul conflitto di interessi, non si perdona di avere, in fondo, accettato la porcellum che, ipocritamente, si pensava tornasse a buon conto; l’ondeggiare continuo tra centro e sinistra.

Adesso serriamo i ranghi, cerchiamo un accordo con il M5S che è meno lontano di quanto non sembri (e moltissimi voti dal PD sono finiti lì, ma sono anche pronti a tornare).

E sopra ogni cosa evitiamo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la testa di fare, o anche solo di avere la tentazione di fare un governo con la destra e con Berlusconi.

Quella sarebbe la sola, vera unione contro natura.

Quella sarebbe la sola, unica cosa che non mi farebbe mai più tornare a casa.