Le “cose”, la dignità e il prezzo: fenomenologia delle “Papi girls”

Giovani e carine lo sono tutte. Alcune veramente tanto giovani e tanto carine. Ma per il resto che dire… Spregiudicate? Arriviste? Ciniche? Disperate? Le ragazze del “bunga-bunga” sono tante e diverse. E cercare di generalizzare, forse, non porta da nessuna parte. Eppure c’è qualcosa che le accomuna tutte. Almeno tutte quelle che, più o meno volontariamente, si sono ripetutamente prestate al triste gioco delle serate di Arcore. Basta gettare un colpo d’occhio alle intercettazioni. Diamanti. Appartamenti. Bonifici bancari. Banconote. E poi qui e là qualche promessa… un posto in televisione… un’iscrizione su una lista elettorale… magari un giorno anche qualcosa in più…

L’importante è che questo qualcosa “brilli”. Un po’ come un vestito di strass che luccica davanti ad una telecamera o sotto i flash di qualche paparazzo. Con la paura che le altre siano più “brave” ed ottengano di più. “Praticamente mi ha dato uguale alle altre…”, dice l’una col broncio, perché anche se è solo all’inizio, non ne vuol sapere nulla di aspettare ancora. Mentre l’altra è già più contenta, perché sta per andare in un appartamento più grande. Magari intestato a lei, perché quell’altra ne ha già tre… “Lui ti cambia la vita”, dice l’una. “Deve solo sganciare”, risponde l’altra che comincia a spazientirsi perché il sultano sta diventato sempre più “brutto” e “vecchio”. Mentre qualcuna parla con la madre che la incita a continuare, anche se lei è in “condizioni pietose”, perché non si può mica dire di no davanti a “dodici miliori di vecchie lire”…

Le favorite, quelle che Nicole Minetti “briffava” e “confessava”, hanno almeno questo in comune: la speranza di cambiare qualcosa nella propria vita, uscire dall’anonimato e dalla miseria, passare da semplici figuranti a protagoniste indiscusse. In poche parole, “farcela”. E magari, un giorno, diventare come “Mara”. Cresciute in un mondo in cui i reality show sono più “veri” della “vita vera”, il mondo assomiglia, per molte di loro, ad un grande campo di battaglia dove solo i più sfrontati e i più cinici ce la fanno. Spinte talvolta da parenti e amici “fieri” di poterle un giorno incontrare per la strada a braccetto dei “potenti”, tutte hanno rapidamente imparato che nella vita “tutto si paga, tutto ha un prezzo”, come scriveva già Nietzsche per denunciare il trionfo dell’utilitarismo sociale che riduce i rapporti umani a semplici transazioni tra “creditori” e “debitori”. Ci si può allora veramente limitare a scagliare la pietra contro di loro e voltarsi altrove scandalizzati? Le ragazze del “bunga-bunga” non sono forse anche il sintomo emblematico di un mondo che va veramente male, perché si è definitivamente dimenticato, come spiegava Kant, che solo le “cose” hanno un “prezzo”, al contrario delle persone che dovrebbero sempre avere una “dignità”?

Ma parlare di dignità, oggi, non fa sognare quasi più nessuno. Sembra una nozione impolverata che solo alcuni moralisti da strapazzo possono aver voglia di ritirare fuori. Oggi, si insegna ai giovani che quello che conta veramente è “riuscire” e che, per “riuscire”, il fine giustifica i mezzi. Certo, c’è ancora chi si sforza di fare l’apologia del merito e dell’impegno. Ma sembra sempre sottinteso che, in fondo, basta che ognuno si “impegni” in quello che sa fare, anche se il “saper fare” consiste solo nell’essere belle e buttarsi via… Perché studiare e lavorare sodo, se per avere un bell’appartamento basta passare qualche notte ad Arcore? Perché rassegnarsi all’anonimato, quando basta chiudere gli occhi e spogliarsi, magari stringendo i denti perché non è poi così piacevole accontentare i capricci di un uomo che ha l’età di un padre o di un nonno?

Peccato che, nella vita, tutto lasci un segno, una traccia, una scia. E che, a differenza di quanto accade in un videogioco, non basti pigiare su un bottone per ricominciare da capo e fare “come se” nulla fosse mai successo… Prima o poi, la bellezza e la giovinezza svaniscono per tutti. Se non si ha altro e non si è fatto altro, col tempo, ci si ritrova solo con un pugno di polvere in mano. Magari in un grande appartamento, che però nessuno sarà più disposto a pagarci. Perché effettivamente, “tutto” ha un prezzo nella vita. Ma allora non sarebbe meglio insegnarlo alle più giovani, invece di illuderle che le cose possono essere facili e che, per ottenerle, bastano a volte solo poche notti?

(Michela Marzano)

Venerata e disprezzata

iside
Perché io sono la prima e l’ ultima
Io sono la venerata e la disprezzata,
Io sono la prostituta e la santa,
Io sono la sposa e la vergine,
Io sono la madre e la figlia,
Io sono le braccia di mia madre,
Io sono la sterile, eppure sono numerosi i miei figli,
Io sono la donna sposata e la nubile,
Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,
Io sono la consolazione dei dolori del parto.
Io sono la sposa e lo sposo,
E fu il mio uomo che nutrì la mia fertilità,
Io sono la Madre di mio padre,
Io sono la sorella di mio marito,
Ed egli è il mio figliolo respinto.
Rispettatemi sempre,
Poiché io sono la Scandalosa e la Magnifica.
(Inno a Iside)

Zapatos rojos

Non è che abbia mai creduto molto alle giornate per e/o contro qualcosa, hanno un’utilità pari a zero, forse servono per impattare l’emozione di qualche giorno, se va bene, altrimenti di qualche minuto.

Poi svanisce.

Soprattutto questa che è una storia antica, antichissima ed in costante recrudescenza: la violenza sulle donne.

E che è storia antica, che la sensibilità, di pochi aveva già colto nei secoli passati.

“Per tutte le violenze consumate su di lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per tutto questo: in piedi, signori, davanti ad una donna”. (William Shakespeare)

A certi uomini va proprio detta la verità

Il massimo sono quelli che te la vogliono vendere con la biologia.

Son vecchi, son brutti, son presuntuosi, noiosi come l’Inquisitore dei fratelli Karamazov, variegati come la pianura padana con la nebbia, divertenti come l’Urlo di Munch.

Pretendono che tu gliela dia, e non una volta, solo perchè si ritengono potenti; potenti per modo di dire, che mica sono presidenti degli USA, direttori del KGB o banchieri che decidono i destini delle nazioni; sono solo dei primari di ospedale, dei baroni di università.

Il loro cosiddetto potere sta a quello vero come una formica sta ad un elefante.

Pretendono di averti per amante solo perchè si ritengono arrivati; anche qui, poi, arrivati dove? due fermate di autobus dopo casa loro.

Eppure ti dicono che è normale che tu voglia stare con con loro perchè le donne (anzi le femmine ha detto uno) cercano, biologicamente, l’uomo migliore per continuare la razza e poter essere mantenute.

In linea di massima il discorso potrebbe, e dico potrebbe, avere un suo percorso logico, ma ci sono alcune falle che sembra non abbiano, minimamente, preso in considerazione.

Per prima cosa mica voglio stare con loro, seconda cosa non ho intenzione di procreare e terzo sono vecchi quindi il loro seme non sarebbe, neppure biologicamente il migliore.

Quindi non passa neppure con la biologia; voglio pure anticiparli che non passa nemmeno con la sociologia.

Le donne hanno, per la prima volta, la possibilità di compiere liberamente delle scelte, non dobbiamo essere mogli o amanti per vivere, non dobbiamo fare figli per mantenere uno status sociale, anzi, a dirla tutta, non abbiamo neppure bisogno di un uomo per fare un figlio, quindi apriamo le gambe solo se ne abbiamo voglia e ci piace.

Ho compiuto cinquant’anni e tra le cose belle di questa età ci sono il poter dire la verità sul quel che si pensa: non mi interessa un uomo per i suoi soldi, li ho già di mio; non mi interessa la posizione sociale ho già trovato, e da sola, la mia e ci sto benissimo, non mi interessa la loro vecchiaia, la mia è più che sufficiente.

Se voglio scoparmi qualcuno voglio, almeno, che non sia mio nonno.

Uguali e diverse

Camellini e Pellegrini, in comune hanno medaglie olimpiche nel nuoto.

Poi una è diversamente abile, l’altra diversamente simpatica.

Minetti Annalisa e Minetti Nicole, in comune hanno il cognome ed una notevole dentatura.

Poi una è diversamente abile, l’altra diversamente zoccola.

Lacrime e glamour

“La gente vuole lacrime e glamour ed una grande esibizione ed io non sono mai stata brava in questo”.

Stavo riguardando The Queen con una straordinaria Helen Mirren e mi è venuto da pensare che, tutto sommato, esiste un minimo di raziocinio del tempo.

Gli anni hanno dimostrato ciò che in fondo sappiamo da molto, ossia che non basta essere belli e glamour per essere ricordati e mantenere fama nei decenni pure, e soprattutto, da morti.

Qualcosa bisogna pur aver fatto per diventare personaggi storici o miti; per fortuna non è sufficiente morire giovani e basta.

Sono passati quindici anni dalla morte di Diana Spencer, quindici anni da quei cinque giorni di delirio collettivo per una persona che oltre ad essere belloccia, glamour, e parecchio cornuta, non ha fatto molto altro che morire scansando quei doveri che facevano da contraltare ai privilegi, alla ricchezza, senza pagare il prezzo all’anacronismo di una corona e di un trono.

Volere stare fuori dalla gabbia dorata mantenendo tutti i vantaggi della doratura.

Decisamente la mia simpatia va ad Elisabetta (e non sicuramente alla monarchia) che quella gabbia dorata l’ha goduta, ma anche accettata con un minimo di sacrosanta coerenza, dovendosi per sovrappiù di prezzo sopportare un figuro come Filippo.

Preferisco mille volte Elisabetta, non bella, non giovane, per nulla glamour, ma una vera professionista.

A distanza di quindici anni pochi ricordano Diana Spencer mentre Elisabetta è sulla breccia; a distanza di quindici anni le parti si sono invertite: allora uno su quattro non voleva più saperne di Elisabetta; oggi uno su quattro non sa chi sia Diana.

Il re è morto, viva il re!

Liscia, gassata o ferrarelle?

Poichè continua un caldo infernale, di quelli che strozzano la gola alle rane, il corpo si sta squagliando e, quel che è peggio, si sta squagliando anche quel poco di cervello di cui madre natura mi ha dotato; i due neuroni superstiti (sempre uno in più dei leghisti) non riescono più a mettere insieme una mezza sinapsi perchè si sono fusi i circuiti cerebrali.

Tutto ‘sto pistolotto per dire che ho splendide, interessanti ed intelligenti idee (lo so che è strano…lo so) per dei post che, però, durano qualche secondo poi annegano nell’afa del mio cervello; ho quindi deciso di darmi alle idee cretine che, misteriosamente, permangono nella materia grigia più di quanto vorrei.

Uno degli argomenti che vanno per la maggiore (forse in vista anche della prova costume) è quello della depilazione.

A quanto pare ora più che mai è fatto obbligo morale e sociale la depilazione radicale, estrema, integralista.

Non deve essere visibile neppure un pelo…un pelino…una peluria, niente di niente deve essere sulla pelle.

Una volta erano solo le donne a dovere subire i dolori di una ceretta (calda o fredda che fosse) applicata da una sadica estetista che poi estirpava il pelame con soddisfazione nazista.

Ora sono pure gli uomini (solo quelli giovani a dire il vero) che conoscono l’atroce dolore di questa brutale e barbarica pratica.

Una volta, almeno, la tortura si limitava, per quelle meno irsute (ovvero la maggioranza delle donne), alle gambe dal ginocchio alla caviglia, alle ascelle e alle sopracciglia e, d’estate appunto, all’inguine per ciò che poteva fuoriuscire da un costume.

Ora no, pare diventato necessario avere una glabatura completa che comprende anche la coscia, braccia, avambraccia, torace ed organi genitali.

Infatti se vai dall’estetista la domanda di routine è normale, brasiliana o completa?

Non discuto sui gusti estetici di ognuno, ma mi rifiuto di adeguarmi alla moda della vagina nuda.

Potrei dare giustificazione di ordine intellettuale e/o filosofico: solo nei film porno tutte le vagine ed i peni sono depilati; organi genitali senza un pelo sono infantili ecc…ecc…

No! mi rifiuto proprio per il dolore mostruoso che si prova; non oso pensare (che mi stanno già venendo brividi lungo la schiena, che mi scorrono sudori freddi per tutto il corpo) alle sensazioni di una depilazione sulle grandi labbra o nei dintorni delle piccole o del clitoride (oddio mi viene da piangere se mi ci immedesimo) o al prurito raccappriciante che si deve provare quando ricrescono i peli dopo avere scolpito una brasiliana a fulmine, a cuoricino, a fiorellino, a quadri o a picche.

Le fautrici di tale paurosa pratica dicono che così gli uomini trovano tutto e subito.

No scusate, ma questa mi sembra la scusa peggiore che si possa trovare.

Quasi tutte le donne fanno tutto: lavorano, studiano, puliscono la casa, accudiscono i figli, i genitori e gli suoceri, fanno la spesa, preparano da mangiare e tanto altro ancora senza il più piccolo aiuto da parte di mariti e compagni, e, adesso, dovremmo anche aiutarli a trovare la via giusta per scopare e per un cunnlingus.

Cominciano ad aver paura di perdersi nel bosco?

 

La vera vita di Barbie

Non sono abbastanza giovane ed abbastanza americana per avere avuto, nell’infanzia, una Barbie.

A dire la verità ho sempre avuto pure poche bambole (una per l’esattezza) che era tutta l’opposto della filiforme, modaiola e plastificata bambola/donna.

Quando sono diventata mamma qualche Barbie in casa ha transitato (poca roba, che pure mia figlia non ha ha mai avuto gran feeling con le bambole), devo però ammettere che mi hanno sempre un po’ inquietato ed infastidito.

A parte la filosofia e la sociologia epresse attraverso queste bambole (essere perfette, in pratica) mi sono sempre chiesta che razza di vita sentimentale e sessuale potesse avere una tipa del genere che sta con un fidanzato come Ken.

Diciamoci la verità, tutte, ma proprio tutte, abbiamo sempre pensato che Ken fosse omosessuale, quanto meno latente, e che avesse molti, molti problemi a relazionarsi con Barbie, che si capisce pure, in questa ottica,  perchè si dedichi 18 ore al giorno allo shopping ed al pettegolezzo (anche se io suggerirei a tutte le Barbie consigli più drastici e divertenti).

Quando mi sono imbattuta nelle immagini della fotografa canadese Dina Goldstein, nel progetto “In the doll house” ho trovato perfettamente riprodotta l’immagine che ci siamo fatte, in tutti questi anni, della vita privata di Barbie e Ken.

Pure con la fine di Barbie, quella che avremmo voluto facesse e quella che nella realtà delle stanzette infantili hanno fatto tutte le Barbie. (

Qui le altre foto della mostra:

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Vagina è parola che non si può usare

«Quello che ha detto era offensivo. Così offensivo che non voglio nemmeno ripeterlo di fronte a delle signore. Non lo direi nemmeno se ci fossero degli uomini».

Così si espresse il portavoce repubblicano al parlamento del Michigan su una parola detta durante un dibattito sull’aborto dalla democratica Lisa Brown.

La parola detta dalla signora, che è stata punita e sanzionata per averla pronunciata, e considerata tanto offensiva e blasfema è…vagina.

Or bene noterete come la rappresentante democratica ha utilizzato un termine tecnico e neutro, oltrettutto mentre si parlava di un argomento in cui la vagina ha una sua buona parte di voce in capitolo.

E’ poi alquanto bizzarro che si ritenga che davanti alle signore non si possa, per decoro, parlare di vagine, visto che le signore in questione sanno bene di cosa si sta parlando possedendono, tutte, almeno una.

Probabilmente i puritanti parlamentari (maschi) del Michigan sono talmente abituati a parlare dell’organo genitale femminile in altri termini, forse, più offensivi e triviali da rimanere spiazzati davanti ad una denominazione sconosciuta.

Il commento in conferenza stampa della democratica è perfetto: «Se non posso dire “vagina”, perché stiamo legiferando sulle vagine?»

Sposati e stai sottomessa

Sento dire sempre più spesso che le donne dovrebbero tornare a casa, procreare il più possibile, accudire marito e figli in esclusiva, occuparsi della casa soltanto.

Che gli uomini costretti ad aiutare nelle faccende domestiche e ad accudire i bambini sono minati nella loro virilità e, soprattutto, nella loro autorevolezza, mentre le donne ci sono “naturalmente” portate (devo essere una mosca bianca, una pecora nera perchè io non ci sono portata per nulla, mentre sono portatissima nella professione).

Secondo me, uno scenario da incubo, una sorta di ritorno agli anni ’50, alle atmosfere de “La donna perfetta”.

Probabilmente io non sono giudice imparziale, ho un terribile conflitto d’interesse perchè la mia famiglia materna è, da sempre, fondata sul matriarcato.

Tutte le donne della mia famiglia hanno sempre lavorato, sono sempre state economicamente indipendenti, psicologicamente forti.

A cominciare da mia nonna, donna dell’ottocento, che mi ha sempre detto che per tutti, ma ancora di più per una donna, non esiste indipendenza e libertà senza indipendenza e libertà economica.

Ed il bello della questione è che, tutte, hanno avuto matrimoni lunghissimi, appaganti, felici e sereni.

Non importa essere o diventare ricche, si tratta di essere autosufficienti per potere fare scelte non condizionate da esigenze di tipo economico.

Consiglio a tutte di analizzare, davvero e a fondo, ciò che desiderano senza tenere conto di ciò che desiderano quelli che stanno attorno.

Dopo di che decidere; se davvero si vuole fare la casalinga a tempo pieno è perfetto; in caso contrario usufruire dei servizi sociali laddove disponibili altrimenti meglio spendersi lo stipendio in baby sitter perchè i figli crescono, se ne vanno e non sarà rimasto un granchè in mano.