L’ultima volta

Vedremo soltanto una sfera di fuoco,
più grande del sole, più vasta del mondo;
nemmeno un grido risuonerà e solo il silenzio come un sudario si stenderà
fra il cielo e la terra, per mille secoli almeno,
ma noi non ci saremo, noi non ci saremo.

L’Ultima Thule attende al Nord estremo,
regno di ghiaccio eterno, senza vita,
e lassù questa mia sarà finita
nel freddo dove tutti finiremo.

L’Ultima Thule attende e dentro il fiordo
si spegnerà per sempre ogni passione,
si perderà in un’ultima canzone
di me e della mia nave anche il ricordo.

Gli ultimi versi della prima canzone “Noi non ci saremo” e gli ultimi versi dell’ultima canzone “L’ultima Thule” potrebbero essere cantati nel medesimo momento, gli ultimi, ideale continuazione e proseguio dei primi in un percorso artistico e personale di rara coerenza.
Quello che sarà l’ultimo album di Francesco Guccini è, davvero, il più gucciniano di tutti; una sorta di summa e compendio di quello che è stato, assieme a De Andrè e Gaber, il più grande cantautore di questo paese.
Questo sarà l’ultimo disco del Guccio e, almeno, lo sappiamo; così da toglierci quella patina di rimpianto che proviene dalle ultime volte che non abbiamo saputo essere tali e che abbiamo appena guardato senza sapere che non le avremmo perdute.
De Andrè è stata la colonna sonora della mia infanzia quando mi venivano cantate le sue ballate nella serenita e nel tepore del mio piccolo letto; Vecchioni è la colonna sonora di tutta la mia vita, ma Guccini rappresenta il mio essere adulta.
Per quarantacinque anni di ironia, rabbia, cultura, politica e passione: grazie.

Amore materno

Sapete cosa davvero rappresenta l’amore materno?

Andare in libreria, comperare l’ultimo libro di Loriano Macchiavelli e darlo alla propria figlia perchè lo legga per prima.

Sono ancora commossa per la mia bontà.

La vera utilità di facebook

Attraverso facebook ho recuperato amici che avevo perso da venti anni…

Poi mi sono cancellata da facebook e ho scoperto che di questi amici in effetti potevo fare a meno.

Come nei venti anni precedenti….

Liscia, gassata o ferrarelle?

Poichè continua un caldo infernale, di quelli che strozzano la gola alle rane, il corpo si sta squagliando e, quel che è peggio, si sta squagliando anche quel poco di cervello di cui madre natura mi ha dotato; i due neuroni superstiti (sempre uno in più dei leghisti) non riescono più a mettere insieme una mezza sinapsi perchè si sono fusi i circuiti cerebrali.

Tutto ‘sto pistolotto per dire che ho splendide, interessanti ed intelligenti idee (lo so che è strano…lo so) per dei post che, però, durano qualche secondo poi annegano nell’afa del mio cervello; ho quindi deciso di darmi alle idee cretine che, misteriosamente, permangono nella materia grigia più di quanto vorrei.

Uno degli argomenti che vanno per la maggiore (forse in vista anche della prova costume) è quello della depilazione.

A quanto pare ora più che mai è fatto obbligo morale e sociale la depilazione radicale, estrema, integralista.

Non deve essere visibile neppure un pelo…un pelino…una peluria, niente di niente deve essere sulla pelle.

Una volta erano solo le donne a dovere subire i dolori di una ceretta (calda o fredda che fosse) applicata da una sadica estetista che poi estirpava il pelame con soddisfazione nazista.

Ora sono pure gli uomini (solo quelli giovani a dire il vero) che conoscono l’atroce dolore di questa brutale e barbarica pratica.

Una volta, almeno, la tortura si limitava, per quelle meno irsute (ovvero la maggioranza delle donne), alle gambe dal ginocchio alla caviglia, alle ascelle e alle sopracciglia e, d’estate appunto, all’inguine per ciò che poteva fuoriuscire da un costume.

Ora no, pare diventato necessario avere una glabatura completa che comprende anche la coscia, braccia, avambraccia, torace ed organi genitali.

Infatti se vai dall’estetista la domanda di routine è normale, brasiliana o completa?

Non discuto sui gusti estetici di ognuno, ma mi rifiuto di adeguarmi alla moda della vagina nuda.

Potrei dare giustificazione di ordine intellettuale e/o filosofico: solo nei film porno tutte le vagine ed i peni sono depilati; organi genitali senza un pelo sono infantili ecc…ecc…

No! mi rifiuto proprio per il dolore mostruoso che si prova; non oso pensare (che mi stanno già venendo brividi lungo la schiena, che mi scorrono sudori freddi per tutto il corpo) alle sensazioni di una depilazione sulle grandi labbra o nei dintorni delle piccole o del clitoride (oddio mi viene da piangere se mi ci immedesimo) o al prurito raccappriciante che si deve provare quando ricrescono i peli dopo avere scolpito una brasiliana a fulmine, a cuoricino, a fiorellino, a quadri o a picche.

Le fautrici di tale paurosa pratica dicono che così gli uomini trovano tutto e subito.

No scusate, ma questa mi sembra la scusa peggiore che si possa trovare.

Quasi tutte le donne fanno tutto: lavorano, studiano, puliscono la casa, accudiscono i figli, i genitori e gli suoceri, fanno la spesa, preparano da mangiare e tanto altro ancora senza il più piccolo aiuto da parte di mariti e compagni, e, adesso, dovremmo anche aiutarli a trovare la via giusta per scopare e per un cunnlingus.

Cominciano ad aver paura di perdersi nel bosco?

 

La torre del Mulino Parisio abbattuta ed il senso di quartiere

Li trovi, normalmente, davanti ai cantieri e commentano l’andamento, la modalità e la tempisitica dei lavori pubblici.

E non sono mai d’accordo nè fra di loro nè, tantomento, con quelli che i lavori sono preposti a farli.

Sono gli ùmarel di Bologna.

Sono un po’ di mattine che li vedo; sono fermi a cappanello con il naso all’insù.

Guardano tutti la torre del mio quartiere che, a causa dei recenti terremoti, è crepata e rischia di cadere.

Tutti hanno la loro personale opinione e non si esimono dall’esprimerla: “la casca, la casca…”, “an casca mega, la supportè anca i carr’armè”, “e anca al bomb”, “eh ma la crepa l’è bròtta, l’è bròtta dimondi”.

Vanno avanti tutta la giornata, sembra un film e starli ad ascoltare risulta alquanto divertente.

L’altra faccia della medaglia della situazione sono i fotografi (l’ho fatto pure io quindi non c’è ironia alcuna), la torre del Mulino Parisio nei suoi quattro secoli di storia non è mai stata tanto fotografata ed ammirata.

Come tutte le cose che abbiamo sotto gli occhi non la vedevamo neppure più; nel momento della perdita, improvvisamente, tutto il quartiere si rende conto della sua esistenza e del dispiacere nel non averla più davanti agli occhi.

Se ne stanno tutti con il naso in aria ad osservarla come se l’atto potesse sostenerla e puntellarla; persone che si portano le sedie da casa, si piazzano in mezzo alla strada, osservano e considerano.

Le strade limitrofe (compresa quella di casa mia) sono state completamente chiuse al traffico, si vedono scene di altri tempi: ragazzini che si rincorrono in bicicletta, altri che giocano a pallone, adulti che chiaccherano fra di loro, il tutto in mezzo alla strada; si sentono gli uccellini che cinguettano, i rumori di lavori domestici che escono dalle finestre aperte.

Se non fosse per la torre che oggi verrà abbattuta sarebbe perfetto, un quartiere restituito ai cittadini che lo occupano, lo vivono e lo godono.

Di botta in botta

Dopo le botte continue di terremoto che, sant’iddio, dovranno terminare prima o poi, arriva la botta del fisco.

Il primo colpo, il commercialista, lo assesta con il 730, il colpo di grazia arriva con l’importo dell’IMU.

A questo punto una povera ed ormai anzianotta signora che deve fare per tirarsi su il morale?

Svuota, del tutto, il conto corrente andando a fare shopping.

Ci sono varie cose che danno sollievo alla depressione delle signore ed in particolare a me e sono, nell’ordine:

1) comprare un libro

2) comperare un paio di scarpe

3) andare dal parrucchiere

4) fare la manicure

Il punto uno, forse, riguarda me ed altre quattro gatte, e poichè è un fatto quasi quotidiano parlerei più che di antidepressivo di terapia salvavita.

Il punto due, vi assicuro, è universale, il problema è che, oggi, non trovando un paio di scarpe che mi piacessero ho ripiegato sui vestiti, ma anche qui mi è andata male.

Ne avevo trovato uno bellissimo, color guscio d’uovo chiaro con un meraviglioso incrocio sulla schiena, quindi entro in camerino per provarlo e mi trovo con un problemino….cioè indossarlo.

Avrei avuto bisogno, come minimo, di una schiera di ingegneri per infilarlo al primo colpo; giuro che, una volta tirata giù la cerniera, non si capiva una cippa di quale fosse il fianco, il dietro ed il davanti e come diavolo fare ad infilarlo mantenendo l’incrocio delle fasce di stoffa sulla schiena.

Dopo tentacolari tentativi, contorsioni degne di circensi cinesi e russe sono riuscita ad infilarlo con senso compiuto; non mi stava neppure male, ma ho deciso di lasciare perdere.

Immaginate di dovervi togliere tale vestito in un impeto di passione, ora che avete trovato l’uscita dal labirinto di stoffa si è spenta la passione fosse stata pure innescata da una roba tipo incendio di Cicago, ma, prospettiva ancora più drammatica è quella di doverselo rimettere in fretta e furia, a quel punto non ritrovereste il diritto ed il rovescio neppure con il filo di Arianna.

A quel punto si ripiega sul punto tre e siccome siete dal vostro parrucchiere di sempre le cose filano lisce e poichè siete già nel posto giusto vi fate fare anche la manicure.

Siccome oggi avevo bisogno di una dose rinforzata di energia mi sono fatta pure fare i…guanti di paraffina.

Considerato che non ho ancora sparato a nessuno non sono, neppure, dovuta passare per il commissariato di zona o per il RIS di Parma.

Fare queste cose, singolarmente o tutte insieme, aiuta moltissimo a patto di non commettere un grave, gravissimo errore: farlo con il marito o il fidanzato.

Il pover’uomo non avrà alcun problema nè mostrerà segni di insofferenza finchè siete in libreria.

Al momento delle scarpe o dell’abito vi dirà che tutto, ma proprio tutto, vi sta bene fossero anche scarpe spaiate o sacchi di iuta, pur di uscire in fretta dai negozi.

Dal parrucchiere resisterà finchè avrà terminato di tagliarsi i capelli poi comincerà a passeggiare avanti e indietro, guardare l’orologio come fosse in attesa in sala parto.

Arrivati ai guanti di paraffina non avrete più problemi perchè sarà caduto svenuto per terra a vedere, al posto delle mani, due moncherini coperti di cera come le statue di madame Tussauds incellophanate molto simili a due enormi preservativi.

Gli uomini non sono adatti agli spettacoli forti.

Aemilia

Le Alpi, si sa, sono un muro di sasso, una diga confusa, fanno tabula rasa
di noi che qui sotto, lontano, più in basso, abbiamo la casa;
la casa ed i piedi in questa spianata di sole che strozza la gola alle rane,
di nebbia compatta, scabrosa, stirata che sembra di pane
ed una strada antica come l’ uomo marcata ai bordi dalla fantasie di un duomo
e fiumi, falsi avventurieri che trasformano i padani in marinai non veri…

Emilia sdraiata fra i campi e sui prati, lagune e piroghe delle terramare,
guerrieri del Nord dai capelli gessati, ne hai visti passare!
Emilia allungata fra l’ olmo e il vigneto, voltata a cercare quel mare mancante
e il monte Appennino rivela il segreto e diventa un gigante.
Lungo la strada fra una piazza e un duomo hai messo al mondo questa specie d’ uomo:

vero, aperto, finto, strano, chiuso, anarchico, verdiano… brutta razza, l’ emiliano!

Emilia sognante fra l’ oggi e il domani, di cibo, motori, di lusso e balere,
Emilia di facce, di grida, di mani, sarà un grande piacere
vedere in futuro da un mondo lontano quaggiù sulla terra una macchia di verde
e sentire il mio cuore che batte più piano e là dentro si perde…
passeggia un cane e abbaia al vento un uomo…

Ora ti saluto, è quasi sera, si fa tardi, si va a vivere o a dormire da Las Vegas a Piacenza,
fari per chilometri ti accecano testardi, ma io sento che hai pazienza, dovrai ancora sopportarci….

Recensione su un uomo

Non ti ascolto più come un tempo, un tempo in cui passavo minuti interi a farlo, o sbriciolavo i giorni tra le tue parole.

Ieri sera, mentre ti guardavo, ho ricominciato a farlo.

Le tue rughe sono sempre più marcate, il fisico sempre più magro, le labbra sempre più strette, gli occhi sempre più liquorosi; invecchi in fretta, più in fretta di quanto mi sia mai sembrato.

Ho distolto il mio sguardo contrariato; ho girato il viso e ho visto la tua ombra proiettata sul muro; nella tua ombra c’era la giovinezza, il profilo nitido, pulito; nel tuo Dorian Gray c’era il mio passato.

Ma, appena parli, scompaiono le rughe, sul viso e sulle labbra rimangono solo le tue emozioni così emozionate da risultare scabrose; nei tuoi occhi solo le lacrime sfrontate ed insolenti.

Scabrose e senza ritegno, senza neppure un fantasma di pudore.

Ascoltandoti e guardando l’ombra dell’uomo che è sei stato mi sono resa conto che le tue manifestate emozioni mi danno persino malessere perchè per controllare il mio mondo sono diventata cinica, volgare, un muro di distacco.

Per non avere più dolore ho lasciato fuori le emozioni ed i turbamenti, e mi da fastidio che tu me lo ricordi, che tu mi metta davanti la realtà che non voglio vedere.

Certo siamo cambiati tutti e due, ci siamo moderati e impigriti; un tempo bastava un prato, ora ci servono poltrone comode e velluti.

A te sono rimaste parole d’amore che continui a scrivere, io di amore non voglio neppure più sentire parlare perchè ho voglia di ascoltarle.

Forse capirò, prima che sia troppo tardi, che in quella tabaccheria c’era più vita di quanto ce ne fosse in tutta la tua poesia.

Ritorno all’infanzia ovvero l’inzio del rincoglionimento

Avete presente quelle pellicole di plastica trasparente che ricoprono i componenti delicati delle tv, dei pc, dei telefonini, degli oggetti d’argento e di un sacco di altre cose?

Io ci ho una passione insana, ma scema scema, per quelle pellicole, mi piace da matti toglierle, lentamente, molto lentamente come se spogliassi un amante.

Poichè in casa sanno di questa mia perversione, ogni volta che qualcuno compra qualcosa che abbia siffatta pellicola mi viene concesso lo spogliarello.

A parte questa strana, ma innocua, depravazione  non ho altre manie insolite, e, certamente, non ho quella di fare collezioni o, tantomeno, raccolte punti.

Ma…c’è sempre un ma nella vita, un mesetto fa la coop ha pensato di mettere in commercio un album con le relative figurine (ogni dieci euro di spesa te ne danno un pacchetto).

Proprio un album come quelli Panini della nostra infanzia (oddio, proprio uguali no, ‘sto album ha la copertina cartonata e le pagine patinate).

Non mi era passato neppure per l’anticamera del cervello di mettermi a fare la raccolta delle figurine (che non l’ho mai fatta neppure da bambina) senonchè mio marito ha visto le locandine pubblicitarie durante una sessione di spesa e non c’è più stata pace.

Mi ha frantumato i cabassisi, mi ha mantecato le ovaie, finchè, esausta, non ho pronunciato il secondo, fatidico sì.

Inizialmente ho pensato che a parte mio marito fossero solo i bambini dai tre ai nove anni a dedicarsi, anima e corpo, alla raccolta, all’incollaggio ed allo scambio frenetico di figurine.

Celo, celo, manca!

Col cavolo!

Ho scoperto, sorpresa e stranita, che sono un mare le persone che lo fanno ed hanno tutte, o quasi, dai trenta ai sessant’anni; ho scoperto esserci, in ospedale, una specie di mercato delle figurine, uno scambio frenetico di leoni, zebre, gazzelle, tonni dalle pinne gialle, storioni del Danubio come se piovesse.

Esiste una vera e propria borsa delle quotazioni: il rarissimo tarsio delle filippine vale dalle sei alle nove figurine con tendenza al rialzo; la litoria infofrenata vale quattro/sei figurine, il cane della prateria dalla coda nera te lo tirano dietro, il pesce spatola viene trattato come i titoli tossici della Grecia.

Ultimamente sono apparsi, nelle bacheche aziendali dedicate alle informazioni tra dipendenti, annunci disperati in cui si cedano la 138, la 125, la 2, la 179, la 25, la 33 in cambio della 9.

Robe da matti anche su FB, dove conoscenti parlano un linguaggio spionistico-esoterico di baratto di figurine del desiderio.

Il colmo di questo parossismo di raccolta ci sarà nella penultima domenica di aprile, giorno in cui le coop della città faranno la giornata dello scambio.

Immagino con terrore la scena….e mio marito ha già detto che “dovremo” andarci; dovremo? perchè dovremo? al massimo dovrà; se la mattina dell’ultimo giorno di aprile leggerete sui giornali di un efferato omicidio alla coop saprete che sono stata io.

Sono piuttosto perplessa, non so se considerare tutto questo come un allegro ritorno alle gioie dell’infanzia o considerarlo, piuttosto, un vistoso rincoglionimento generale.