Cosa si può fare dopo 32 anni lo so.
Essere presenti, sempre.
Anche se può sembrare anacronistico, fuori tempo massimo, vecchio ed antiquato.
Perchè, in realtà, serve tantissimo; serve a gente come Fioravanti che sostiene, oggi come allora, che l’associazione delle vittime serve solo per sfondare in politica, a gente come Gelli che dichiara, con oscena tracotanza, essere un mozzicone di sigaretta la causa dell’esplosione della stazione di Bologna.
Dà un enorme fastidio, a questi soggetti nulli, la presenza costante e continua dei cittadini, perchè solo attraverso l’oblio si perpetua la paura e la morte.
Cosa si può dire dopo 32 anni lo lascio fare ad altri.
Che cosa rispondere a Fioravanti lo lascio a Lidia Secci (vedova di Torquato): “un unico errore hanno fatto: mettere la bomba a Bologna”; cosa rispondere a Gelli lo lascio al Peppone di Guareschi: “c’at gnéss un canchèr”.
Che quando ci vuole, ci vuole!

me lo ricordo ancora. Io ragazzino al mare che guardavo da dentro la tv di un bar e chiedevo a mia nonna “ma cosa è successo? ma perchè?”
Ci ricordiamo un po’ tutti quello che stavamo facendo in quel momento; come avvenne per gli americani al momento dell’attentato di JFK.
Noi come gli americani non abbiamo ancora saputo il perchè e neppure chi ha detto di premere il grilletto.
Hai riportato le parole più giuste, Silvana. Soprattutto quelle di Peppone.
Ciao.
Non saranno parole di spirito cristiano e perdono, ma certe cose non si devono e non si possono perdonare.
Ciao