Se 2000 euro vi sembrano pochi….

Se potessi avere mille lire al mese….

Oggi si potrebbe mutuare le mille lire con i mille euro, sono molti quelli che potrebbero cantare la vecchia canzone riveduta e corretta.

Qualche giorno fa ho parlato con il commercialista per sapere se aveva un’idea o, perlomeno, una mezza idea di quello che avrei speso con la nuova tassa immobiliare anche detta IMU.

Il poveretto, prostato dalle mille richieste simili alla mia, mi ha detto che, per quel poco che ancora si sa, potrei spendere, nella migliore delle ipotesi e con tutte le aliquote mirate al basso, circa 6.000 euro.

Dopo l’iniziale e comprensibile sbandata, seguita da giramento di testa e di ovaie, ho preso gli stipendi dell’anno scorso, il modello 730, le addizionali comunali e regionali, le ICI e ci ho aggiunto i circa 500 euro mensili di IMU.

E non voglio, per salvaguardare i miei nervi, calcolare gli incrementi di gas, luce, acqua ed IVA su beni di consumo.

Vista la somma potrei chiedere di avere come entrate le tasse anzichè lo stipendio.

Sabrina Ferrilli invoca Monti a smettere di far pagare le tasse ai ricchi (?!?) e cominciare a farle pagare ai poveri.

Volevo avvertire la signora di aggiornarsi, lo stanno già facendo, da sempre.

Una borsa d’oro

Qualche sera fa, su tutti i TG, è passata la notizia di una signora che, a Milano, ha scambiato il proprio acquisto con quella di un’altra.

In sè la notizia non sembrerebbe avere nulla di straordinario senonchè gli acquisti in questione ammontavano alla modica cifra di 34.000 euro….in borse.

In borse di Hermes (noblesse oblige); una del costo di quasi 2mila euro e la seconda di 32mila; nessuno, a quanto ne so, si è scandalizzato per l’enormità del fatto che una borsa possa costare quanto lo stipendio di due anni di un operaio o di un impiegato.

Allora ci meritiamo lo spread.

E forse non seppero il perchè

Mentre i fascisti a Roma utilizzano una frase de “La locomotiva” di Francesco Guccini (gli eroi son tutti giovani e belli) per celebrare i combattenti di Salò è alle porte un nuovo anniversario della Festa della Liberazione, liberazione dal nazi-fascismo e dalla guerra.

Per ricordarlo voglio utilizzare quanto scritto su una lapide di un piccolo paesino della montagna tosco-emiliana che commemora i caduti della grande guerra.

Quello che è notevole in questa lapide è la frase: “e forse non seppero perchè”.

Come ha scritto Smargiassi “Andare in guerra senza sapere il perchè della storia è costrizione della storia. La storia di chi subisce la storia, di chi la subisce da chi la fa”.

La guerra di liberazione partigiana aveva, almeno, la consapevolezza del perchè, ma il concetto rimane valido per tutti coloro che nella seconda guerra mondiale morirono sui vari fronti e sotto le bombe.

Chi salverà gli italiani?

Secondo me, Bersani non ha nessuna voglia e poca intenzione di tornare al governo dopo Monti.

Se, però, lo vuole, o lo deve fare, mi permetto di dargli alcuni consigli: non tiri troppo la corda con il suo elettorato; perchè è vero che magari non voteranno/voteremo per la destra, non voteranno neppure per Vendola, se ne staranno semplicemente a casa.

Chiaramente questo avrà lo stesso effetto che votare per la controparte, ma penseranno che non avrà importanza; non serve votare per un partito che appoggia tutto, ma proprio tutto di questo attuale governo; non serve votare a sinistra se la sinistra fa politica di destra.

L’elettorato di Bersani è stanco del discorso che bisogna rimettere in sesto il paese per fare arrivare il turno di quelli che pagano sempre, perchè quel turno non arriva mai.

Stia attento Bersani a non appoggiare mai completamente le politiche sul lavoro della CGIL, che si è visto che la Cassandra Landini ha, poi, spesso ragione.

Stia attento Bersani a seguire Casini, che si preferisce sempre l’originale ad una copia, per di più mal riuscita.

Se Bersani vuole, veramente, governare questo paese deve stare attento a non perdere i voti di quelli che glielo potrebbero permettere.

Stia attento Bersani a voler salvare l’Italia senza salvare gli italiani.

 

I capezzoli semoventi

Esiste un prodotto che eleva alla massima potenza la demenzialità dei pubblicitari.

Quella degli assorbenti per cicli mestruali; su questo prodotto si sbizzariscono con le cose più assurde, idiote, surreali che esistano, quasi che tutti quelli che  si occupano del prodotto siano esclusivamente uomini che mai, mai, nella loro vita siano stati con una donna per più di 24-27 giorni (tempo medio di un ciclo) per potere sperimentare di prima mano che durante quei “fatidici” 4-7 giorni le donne non hanno nessuna intenzione di paracadutarsi da aerei, che non gli passa per l’anticamera di cervello di fare bungee jumping dai cavalcavia.

Questo era sempre stato un punto fisso, una stella polare, una delle poche certezze ormai rimaste.

Mi sono dovuta ricredere.

Aspettavo, l’altra sera, il caricamento di un video su youtube, e mentre attendevo mi salta fuori la pubblicità di un biberon (credo della Chicco), all’inizio dello spot si glorifica l’utlità dell’allattamento al seno, ma rassegnata ed un po’ depressa la voce fuori campo ammette che questo non sempre può accadere ed è necessario ricorrere a surrogati.

E fin qui non c’era nulla di strano, improvvisamente con tono gaudente ed allegro la voce ci sussurra che da ora in poi la tettarella perfetta esiste; ne esistono addirittura tre per adattarsi alla sua crescita.

Tre?

La prima con orientamento della tettarella verso il basso, la seconda con orientamento al centro e la terza con lo scartamento laterale.

Se allatti al seno sempre quelle due tette hai, sempre due capezzoli tieni, e ‘sti due mica si adattano alla crescita del figlio, eventualmente è il figlio che si adatta alla forma del capezzolo materno e, comunque, il fanciullo si industria da solo per cavarne del latte.

Io ho allattato mia figlia per nove mesi e non ho mai notato che i miei capezzoli si spostassero di 30 gradi a nord ovest nei primi tre mesi, di 15 a sud est nei successivi tre, per tornare, trionfalmente, anche per la gioia del papà, al centro.

Ma a voi i capezzoli si sono spostati e adattati o erano solo i miei che vivevano nella più totale anarchia continuando a rimanere fissi al loro posto?

Due parole alla Camusso

Che senso ha lo sciopero promosso dalla CGIL per il prossimo venerdì?

E’ una domanda che mi frulla in testa da qualche giorno, e non devo essere l’unica a pormela dal momento che, anche per mestiere, devo chiedere a parte del personale della mia azienda chi aderisce.

Saranno pochissimi ad aderire e non perchè non siano convinti della necessità di dare una risposta alle proposte del governo che, malinconicamente, prevedono sacrifici pesanti sempre ai soliti e non a tutti.

Quello che contestano, infatti, è la poca incisività che ha questa proposta.

Non è che non vogliono lo sciopero, ne vogliono di più.

Non sono d’accordo nel farsi detrarre una giornata di stipendio senza che questo abbia un vero impatto; sarebbero disponibili a perdere molte più giornate.

Vorrebbero, cioè, uno sciopero ad oltranza.

Mi dicono: impariamo dagli altri; dai camionisti, dai taxisti, dai farmacisti.

Blocchiamo davvero tutto perchè tutti imparino che esistiamo anche noi e che, anche noi, siamo importanti nell’economia e per il benessere del paese.

Questo vorrei dire alla Camusso, non basta un giorno di sciopero.

Ci pensi, la Camusso e ci pensino anche gli altri sindacati, forse siamo ancora in tempo.

Forse.

L’agenda del Trota

Ore 06.00 – Apre gli occhi, si alza e fa una doccia.

Ore 08.15 - Partecipa ad una conferenza stampa, ad un dibattito interno e ad una riunione del direttivo della lega

Ore 08.45 – Finalmente si sveglia

Ore 10.00 – Approfitta del tempo libero per una visita dall’optometrista

Ore 11.30 – Dopo un’ora e mezza davanti al cartello dell’ottico è giunto quasi a metà della prima riga. Decide di non finirla: aspetta che esca il film

Ore 13.00 – Viene chiamato come testimonial per uno spot del Cepu. Lui deve interpretare il “prima”.

Ore 14.00 – Si dimentica di aver dato le dimissioni, così, come tutte le mattine, non va al palazzo della regione

Ore 16.00 – Si reca al bancomat per la prima volta in vita sua, scoprendo con orrore, che non funziona inserendo la tessera della lega

Ore 19.00 – Prepara un curriculum da spedire ad alcune aziende. Ma mentre stava colorando il sole, purtroppo, si scarica il pennarello giallo

Ore 22.00 – Al termine di una giornata infinita, va a dormire. Per prendere sonno conta le inchieste sulla lega, ringraziando che siano solo tre

(G’day)

Ritorno all’infanzia ovvero l’inzio del rincoglionimento

Avete presente quelle pellicole di plastica trasparente che ricoprono i componenti delicati delle tv, dei pc, dei telefonini, degli oggetti d’argento e di un sacco di altre cose?

Io ci ho una passione insana, ma scema scema, per quelle pellicole, mi piace da matti toglierle, lentamente, molto lentamente come se spogliassi un amante.

Poichè in casa sanno di questa mia perversione, ogni volta che qualcuno compra qualcosa che abbia siffatta pellicola mi viene concesso lo spogliarello.

A parte questa strana, ma innocua, depravazione  non ho altre manie insolite, e, certamente, non ho quella di fare collezioni o, tantomeno, raccolte punti.

Ma…c’è sempre un ma nella vita, un mesetto fa la coop ha pensato di mettere in commercio un album con le relative figurine (ogni dieci euro di spesa te ne danno un pacchetto).

Proprio un album come quelli Panini della nostra infanzia (oddio, proprio uguali no, ‘sto album ha la copertina cartonata e le pagine patinate).

Non mi era passato neppure per l’anticamera del cervello di mettermi a fare la raccolta delle figurine (che non l’ho mai fatta neppure da bambina) senonchè mio marito ha visto le locandine pubblicitarie durante una sessione di spesa e non c’è più stata pace.

Mi ha frantumato i cabassisi, mi ha mantecato le ovaie, finchè, esausta, non ho pronunciato il secondo, fatidico sì.

Inizialmente ho pensato che a parte mio marito fossero solo i bambini dai tre ai nove anni a dedicarsi, anima e corpo, alla raccolta, all’incollaggio ed allo scambio frenetico di figurine.

Celo, celo, manca!

Col cavolo!

Ho scoperto, sorpresa e stranita, che sono un mare le persone che lo fanno ed hanno tutte, o quasi, dai trenta ai sessant’anni; ho scoperto esserci, in ospedale, una specie di mercato delle figurine, uno scambio frenetico di leoni, zebre, gazzelle, tonni dalle pinne gialle, storioni del Danubio come se piovesse.

Esiste una vera e propria borsa delle quotazioni: il rarissimo tarsio delle filippine vale dalle sei alle nove figurine con tendenza al rialzo; la litoria infofrenata vale quattro/sei figurine, il cane della prateria dalla coda nera te lo tirano dietro, il pesce spatola viene trattato come i titoli tossici della Grecia.

Ultimamente sono apparsi, nelle bacheche aziendali dedicate alle informazioni tra dipendenti, annunci disperati in cui si cedano la 138, la 125, la 2, la 179, la 25, la 33 in cambio della 9.

Robe da matti anche su FB, dove conoscenti parlano un linguaggio spionistico-esoterico di baratto di figurine del desiderio.

Il colmo di questo parossismo di raccolta ci sarà nella penultima domenica di aprile, giorno in cui le coop della città faranno la giornata dello scambio.

Immagino con terrore la scena….e mio marito ha già detto che “dovremo” andarci; dovremo? perchè dovremo? al massimo dovrà; se la mattina dell’ultimo giorno di aprile leggerete sui giornali di un efferato omicidio alla coop saprete che sono stata io.

Sono piuttosto perplessa, non so se considerare tutto questo come un allegro ritorno alle gioie dell’infanzia o considerarlo, piuttosto, un vistoso rincoglionimento generale.

Grana padana

Non so perchè non mi stupisce poi moltissimo che anche la lega nord sia assimilabile a tutti i partiti della prima, seconda e, temo, future repubbliche.

Non mi stupisce neppure che anche Umberto Bossi abbia pronunciato la frase, celebre ed abusata, “a mia insaputa”.

Rispetto al mitico Scajola che si trovava proprietario di case a sua insaputa, Bossi è andato oltre.

Già è difficile comprare case senza averne coscienza, ma ristrutturare case dove abiti senza venirlo a sapere ha del mitologico.

Che era: tre distraevano i padroni di casa e sette, intanto, ristrutturavano, buttando giù muri, pavimentando, cambiando sanitari?

Noi ingenui, infine, avevamo pensato che il diploma del Trota gli fosse stato, alfine, concesso perchè si chiamava Bossi e perchè i professori non vedevano l’ora di dire “for dai ball”; ed invece no, il diploma del trota è stato comperato.

Per diplomarlo non era sufficiente il nome, non bastava l’esasperazione, per diplomare un simile soggetto bisognava proprio pagare, altrimenti non c’era cristo che tenesse.

 

I cancelli del paradiso

Michelangelo Manini, chi era costui?

Già dice poco ai bolognesi, ancor meno dirà ad altri italiani, ma ciò che produceva è noto a moltissimi, in Italia e all’estero.

Il signore in questione era propietario della Faac, cancelli automatizzati, ed è passato a miglior vita qualche giorno fa.

L’apertura del testamento ha lasciato sbigottiti molti, moltissimi; non noto per essere un benefattore ha lasciato alla curia bolognese, oltre agli averi personali, la società.

La curia ha già provveduto a nominare un suo rappresentante nel consiglio di amministrazione e a rifiutare la modesta cifra di 1 miliardo e 100 milioni di euro proposta da una cordata per rilevare la quota aziendale ecclesiastica.

Nobile motivazione: dobbiamo rispettare le volontà del testatore e salvare i 200 posti di lavoro a Zola Predosa e gli oltre 1000 sparsi nel mondo, testualmente “Nel rigoroso rispetto delle leggi dello Stato la Chiesa di Bologna utilizzerà quei beni, così provvidenzialmente pervenuti, conformemente alle indicazioni della dottrina Sociale della Chiesa, alle norme del Diritto canonico, alla prassi plurisecolare della sollecitudine verso le necessità della comunità umana, secondo il comandamento evangelico della carità”.

Siccome son acida mi è venuto il sospetto che la ragione possa essere ricondotta pure nel fatto che l’azienda ha un fatturato anno di circa 214 milioni euro; siccome sono pure bastarda mi chiedo se sia proprio necessario versare l’8/ooo ad enti e al vaticano che hanno miliardate e miliardate di soldi.

La divina provvidenza ha, quindi, provveduto anche ad automatizzare i cancelli del paradiso per evitare di perdere le chiavi e di sudare per aprirli.

Questa è, comunque, la segreta reazione alla lettura del testamento: