Interno sera

Ore 19.55 circa.

Mentre sto in cucina a spadellare per preparare la cena, mio marito dorme, in sala, sul divano, rigorosamente con la televisione accesa (che concilia il sonno, dice), sintonizzato sul giochino scemo dell’eredità.

Lo sento russare dolcemente tra un assaggio ed una mescolatina, poi improvvisamente mi dice: “certo che per una che si chiama Maria Antonietta giocare alla ghigliottina…., l’ha già fatto una volta ed ha perso!”

Dorme sempre tutto, ma nell’unico momento in cui si sveglia, ha bellissimi sprazzi di ironia.

Gli spot del TG1 per le farmacie

Quanto ha fruttato ai farmacisti lo scandaloso servizio andato in onda questa sera al TG1 delle 20.00?

Il servizio riguardava il caso della signora morta in Puglia dopo l’assunzione di sorbitolo; il servizio parte anche in maniera decente con la giusta informazione di diffidare degli acquisti in internet di questo tipo di materiali e l’informazione altrettanto corretta che il sorbitolo non è un farmaco bensì un dolcificante ampiamente utilizzato nell’industria alimentare presente anche in molti frutti come ciliege, susine, pere e mele.

Il proseguio del servizio non è altrettanto corretto e morale, nel momento in cui viene detto che il solo luogo sicuro in cui acquistare farmaci ed integratori è la farmacia.

E le parafarmacie? che sono?

Spacci di sostanze dannose alla salute?

E i farmacisti che lavorano nelle parafarmacie sono apprendisti stregoni che giocano con la salute della popolazione?

La lobby delle farmacie ha ricevuto un ulteriore regalo forse, pure, a titolo gratuito.

Perchè non dire, altrettanto, che l’integratore, il farmaco da banco comperato nella parafaramacia (termine, oltrettutto, fuorviante) ha le stesse garanzie di quello preso in farmacia, ma con il piccolo, insignificante, trascurabile dettaglio di costare molto, molto meno?

La disinformazione del TG1 continua imperterrita, in maniera ancora più subdola dell’epoca Minzolini.

Patè de fois gras

Probabilmente quando sono nata pesavo 44-46 kg; nel senso che non ricordo di avere mai avuto un peso differente.

Sono rimasta incredibilmente costante per lunghi decenni della vita, due episodi a parte.

Il primo in un autunno di ventiquattro anni fa quando arrivai a pesarne 60, che, sulla mia altezza son chili non irrilevanti, ma ne avevo addosso quasi quattro di figlia, due di liquido amniotico, uno di placenta e tre di tette.

Il secondo in una primavera di molti anni fa dopo un digiuno di una settimana (e ben ragione aveva mia madre quando si preoccupò mortalmente dinanzi al mio drastico rifiuto di una ciotola di ciliegie), un intervento per peritonite con asportazione di una trentina di centimetri di intestino e quaranta giorni di dieta ferrea in cui arrivai a pesarne 39.

Tutto ‘sto preambolo per dirvi che sto ingrassando come un’oca da paté de foie gras.

Poichè questa stabilità mi ha permesso di non pesarmi praticamente mai, il fato, cinico e baro, mi stava aspettando al varco: la settimana scorsa mia madre, che ha il sacro terrore di dimagrire anche solo di qualche etto mi dice che devo guardare quanto pesa.

Vado a prendere la bilancia, la spoglio, la peso; dopodichè faccio la stessa cosa su di me (senza spogliarmi) e l’ago della bilancia mi sorprende in maniera sorprendente.

Fischio! peso ben 50 kg.

Indi per cui sono partiti i trip di spiegazione che, nell’ordine, sono stati:

1) la premenopausa

2) la tiroide

3) la rottura della bilancia nel tempo intercorso tra la discesa di mia madre e la salita della figlia

Mentre la prima e la seconda causa possono avere qualche barlume di credibilità, l’ultima è da escludersi.

Cinquanta chili sono la mia soglia psicologica per cui ho immediatamente pensato che dovevo, per la prima volta nella mia vita (peritonite a parte) mettermi a dieta; ed è per questo che, la stessa sera, nel coricarmi non mi sono portata sul comodino i ciccioli ed i salamini piccanti; mi sono limitata alla coppa di testa.

In un momento di lucidità ho pensato che, forse, non sono le tre cause di prima ad avermi ingrassato quanto piuttosto tutto quello di cui mi strafogo nel dopocena.

C’è, però, come in tutte le cose un lato positivo, mio marito dovrà smettere di dire che fa un minuto di silenzio davanti all’ossario tutte le volte che mi spoglio!

Sostiene Pereira

Se n’è andato anche Tabucchi, mentre Pereira rifletteva sulla morte.

Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell’imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il “Lisboa” aveva ormai una pagina culturale, e l’avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte.

Che differenza c’è tra Fornero e Monti?

Io, al cimitero, prima del loro naturale destino non voglio mandarci nessuno (a parte uno solo); la maglietta della signora non trasudava, certamente, buongusto; Diliberto non è stato certamente una volpe del deserto a farsi fotografare.

Però (un però c’è sempre) non facciamo le vergini puttane.

Capisco che la coerenza sia virtù di difficilissima applicazione, ma almeno proviamo.

Bossi (che simpaticone) ha detto che il nord ammazzerà Monti e nessuno ha fatto un plissè; tutti quelli che si offendono per la Fornero (Ferrara in testa, che dietro, in tutti i sensi, non può stare a nessuno) non hanno profferito verbo sull’uscita di quel mattacchione del presidente della lega, che ci aggiunge pure il fatto di essere un senatore e pure un ex ministro di governo.

La differenza, probabilmente, è tutta qui: Diliberto non è che un comune cittadino come la signora della fotografia, Bossi è parlamentare; ai primi nulla è concesso, ai secondi tutto.

Il paese dei servi

Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello. (Dante Alighieri)

I popoli vengono prontamente sedotti dalla servitù sol che ne sentano per così dire l’odore sotto il naso. E’ strabiliante osservare quanto prontamente vi cedano, per poco che li si alletti. Teatri, giochi, commedie, spettacoli, gladiatori, bestie feroci, medaglie e consimili droghe, erano per i popoli antichi l’esca per la servitù, il prezzo della loro libertà, gli strumenti della tirannide. In tal modo i popoli instupiditi, divertiti da un vano piacere che ne abbagliava la vista, s’abituavano a servire pedissequamente, peggio di come i bambini imparano a leggere guardano le immagini luccianti dei libri. (Étienne de La Boétie)

A questa nazione, giovine di ieri e vecchia di trenta secoli, manca del tutto l’idealità; la tradizione cioè delle tradizioni patre e la serena e non timida coscienza che sole affidano un popolo all’avvenire. Ma religione non può esserci dove uomini e partiti non hanno idee o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccoli interessi, barbagli di piccoli vantaggi: dove si baratta per genio, e per abililtà qualche cosa di peggio; dove tromba di legalità e alfiere dell’attualità è la vergogna sgattaiolante tra articolo e articolo del codice penale. (Giosuè Carducci)

Questo individualismo è proprio tale? Non partecipare alla vita collettiva significa forse non essere partigiani, non appartenere a nessun gruppo costituito? Nient’affatto. Significa che il partito politico o al sindacato economico moderni si preferiscono forme organizzative di altro tipo, e precisamente di tipo di malavita, quindi le cricche, le camorre, le mafie, sia popolari sia legate alle classi alte. (Antonio Gramsci)

C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, nè che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente, cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Di tanto in tanto, un tribunale decideva d’applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere. In questi casi il sentimento dominante anzichè di soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse di un regolamento di conti di un centro di potere contro un altro centro di potere. (Italo Calvino)

La libertà dei servi o dei sudditi consiste nel non essere ostacolati nel perseguimento dei nostri fini. La libertà del cittadino consiste invece nel non essere sottoposti al potere arbitrario o enorme di un uomo o di alcuni uomini. Poichè in Italia si è affermato un potere enorme, siamo – per il solo fatto che questo potere esiste – nella condizione dei servi. (Maurizio Viroli)

Dal 1300 di Dante ai giorni nostri, filosofi, intellettuali, poeti hanno così descritto il nostro paese.

Nei secoli nulla è cambiato, servi eravamo allora e servi siamo rimasti oggi; soffriamo della sindrome di “disagio della libertà”.

Il bel tempo andato

Ho appena terminato di leggere un libricino divertente ed ironico che mi sento di consigliare per passare un pomeriggio piacevole e distensivo.

“Dizionario delle cose perdute (quando al cinema pioveva) – Francesco Guccini

Proprio partendo da questo pensavo quanto sia divertente tuffarsi nel bel tempo che fu e riemergerne rinfrancati.

Perchè siamo proprio sicuri che si stesse meglio un tempo di adesso?

Si stava davvero meglio quando l’aria era più pulita, quando le mele sapevano di mele, quando non c’erano macchine industriali e ci si caricava come muli?

E si moriva a 60-70 anni?

Non voglio cadere nell’opposto ed elogiare il consumismo però qualche dubbio mi viene; e mi viene pure pensando a quello che sta dicendo la Fornero ed altri ministri: siccome siamo obesi il calo dei consumi alimentari è un bene.

La decrescita felice è una cosa il declino è tutt’altro.

Da Darwin alla Divina Commedia

La richiesta di eliminare dai programmi scolastici la Divina Commedia ha la stessa matrice idiota di quelli che vogliono eliminare le terorie darwiniane dai libri scolastici di scienze.

La politica del togliere anzichè dell’aggiungere mi pare non solo oscurantista, ma francamente stupida; con questo ragionamento dovremmo pure eliminare Shakespeare e mai più ascoltare muscia di Wagner.

Poi sulla Divina Commedia c’è da dire che la si studia in una età in cui metà non ci capiscono una cippa, un quarto la detesta ed il restante quarto se la dorme tutta (qualche brivido qua e là lo procura solo il canto V, ma a quel punto tutte le donne dovrebbero inferocirsi per istigazione al femminicidio).

Per fortuna che, più tardi, qualcuno la riprende in mano e, qualcun’altro, ascolta Benigni.

I pantaloni li lavano le donne

Voglio festeggiare l’otto marzo con questa immagine:

per ricordare agli uomini che non basta un fiore di mimosa e alle donne di tenere alta la guardia tutti i giorni dell’anno.

Sempre.

Far West sull’autobus

Venerdì mi sono concessa un giorno di ferie da passare all’ufficio comunale per l’ICI poichè il mio comune mi ha mandato una bella letterina dicendo che devo pagare una sovratassa poichè ho chiesto la deduzione prima casa su un immobile in cui non risulto residente.

Capite che una tale contestazione mi fa girare subito i ball, perchè in quell’appartamento io risiedo, ininterrottamente, da 27 anni, come testimonia pure il mio certificato di residenza.

Come non bastasse il suddetto ufficio sita in via Capramozza che, come nome, è tutt’altro che rassicurante; senti già la scure del fisco che si abbatte sull’esile collo, deve essere simile alla sensazione che provò Maria Antonietta.

Aspetto l’autobus, il solito, a cui è pure dedicata una sezione di questo blog, salgo e trovo da sedere; mentre sono assorta nelle mie incazzature sento una signora, circa settantenne, che urla ad un signore, circa quarantenne, “togli le mani, altrimenti ti faccio una foto col cellulare”, “toglile subito, immediatamente, brutto stronzo”.

A porta Santo Stefano l’autista apre le porte per fare scendere la gente e la signora urla: “quello stronzo ha rubato il portafoglio a questo vecchietto!!!”

A quel punto scende anche la signora accompagnata da un ragazzo giovane e corrono dietro al ladro e, dopo pochi metri, lo inchiodano.

Ovviamente il ladro ha mollato per terra il malloppo che viene recuperato dal vecchietto che era sull’orlo del pianto, ma che si ringalluzzisce e si spertica in ringraziamenti dopo aver scoperto che non mancava neppure un centesimo.

Direte voi che è un episodio di civica collaborazione tra cittadini che si trovano, senza volerlo, insieme in uno spazio ristretto ed angusto; ed avete anche ragione, ma non è finita qui.

Dall’autobus si vedono il ragazzo e la signora che dice: “che faccio, chiamo la polizia?” ed il ragazzo che risponde: “non importa” e molla un cartone al ladro che, preso alla sprovvista, barcolla; a quel punto la signora fa un cenno col capo al ragazzo che annuisce e parte, dalla gamba della signora, una ginocchiata terrifficante nei bassifondi del ladro.

Segue ululato del ladro con relativo piegamento in due e risalita sul mezzo pubblico della signora e del ragazzo.

Devo complimentarmi con la signora per lo spirito di osservazione e l’atletismo, condivido anche la ginocchiata nelle parti basse, il cartone nei denti lo avrei, però, evitato.